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Final Fight
per Coin Op

Piacchiare duro è un lavoro duro

Andore Junior è rimasto nei cuori di tutti, così come il bombolesco Rolento e il sempreverde Sodom: stiamo parlando di un gioco grande quanto una città infestata dalla malavita, un titolo di quelli che sono in grado di abbattere muri come se fossero carta e mantenere a distanza di anni un feeling unico. Eh già, per chi non lo avesse capito o non avesse letto il titolo (ma allora per quale motivo state leggendo il resto se non sapete nemmeno di cosa si parla), il giochetto del giorno è Final Fight, ovvero la risposta di Capcom a Double Dragon. Qualche giapponese si deve essere svegliato in una mattina del 1989 con questa idea in testa: "facciamo un picchiaduro tosto, pieno di teppisti da annodare e boss grandi come palazzi". Nacque così Final Fight, picchiarollo che inizia con il rapimento della figlia del Sindaco da parte di una gang mafiosa. Ma siccome stiamo nel mondo dei videogiochi, si scopre che il Primo Cittadino è un ex wrestler pronto a tutto pur di salvare la figliozza... quello che nel frattempo accadrà all'ammistrazione cittadina non è ben chiaro. In ogni caso, il signor Haggar chiama suo genero Cody (tanto per restare in famiglia) e l'amico Guy, la cui unica motivazione sembra essere quella di avvitare le teste altrui. I tre si mettono in marcia attravero la pittoresca cittadina, per sgominare i criminali a suon di mazzate. Nulla di nuovo sotto il sole, se non fosse che questo capolavorozzo era condito da tanti bonus da recuperare, come i famosi polli arrosto da raccogliere per ripristinare l'energia (nella realtà sarebbe aumentato solo il colesterolo) e le tonnellate di armi proprie e improprie da accudire gelosamente: prendere possesso di un bel palo della gronda per farsi largo tra la folla all'epoca era una bella soddisfazione. E non parliamo del bestiaro nemico, fatto di tipi poco raccomandabili davvero niente male: a partire dal sopracitato Andore, gigantesco "capoccione" definito Junior da qualche amico privo della vista, fino ad arrivare agli storici boss del calibro di Damnd, cafone anni '80 con l'hobby di infestare l'uscita della metropolitana, e l'esplosivo Rolento (vi auguro sinceramente di non trovarvelo in ascensore).

Grafica tosta per giochi duri

Il nome Capcom è una garanzia: quando fu rilasciato Final Fight rimasero tutti di stucco, grazie alla poderosa grafica 2D che di fatto inaugurava una nuova generazione di avvita-collo dal grande gameplay. Lo stile arcade del titolo ne decretò il successo mondiale, senza contare le ghiotte soprese nascoste (no, no sto parlando del roast-beef): innanzitutto le location, che spaziavano dalla metro ai sobborghi, da alti grattacieli a quartierini carini da fracassare senza preoccuparsi troppo (e se il Sindaco in persona si comporta così, figuratevi il resto dei cittadini). Il gioco ha provocato una valanga di cloni, come Captain Commando e il giurassico Cadillac & Dinosaurus, così come una lunga serie di meritati seguiti. Insomma, picchiare sodo è sempre un bello sport, soprattutto educativo e sano, quindi il colosso Capcom viene promosso a pieni voti a distanza di 17 anni. Inoltre, il gioco ci insegna quali devono essere le virtù politiche di un bravo funzionario pubblico: il che, con i tempi che corrono, non è poco. Quindi la morale è: se vi rapiscono la ragazza, chiamate pure il vostro sindaco... o giocate a Final Fight e non pensateci più!

A cura di : Cesare "Meteo" Arietti

Haggar supplex final fight cody final fight barili di olio
Scheda Tecnica
SVILUPPATORE
Capcom
GENERE
Picchiaduro
CONSOLE
Coin Op
Pagella
Voto Attuale: 90
Voto Passato: 95



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