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Spartan: Total Warrior (versione analizzata: PS2)
per PS2, Xbox, GameCube

Nella furia della battaglia solo uno scopo: uccidere!
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Si stava meglio quando si stava peggio
Creatori del più recente Viking: Battle for Asgard (disponibile per le console next-generation PlayStation 3 e Xbox 360), i The Creative Assembly sfornarono nel 2005 un titolo dal forte potenziale, caratterizzato da un’atmosfera e da un’ambientazione unica. Si tratta di Spartan: Total Warrior, uno degli action game più esaltanti ed adrenalinici della passata generazione, che i fan non potranno che ricordare nostalgicamente dopo aver giocato al già citato Viking, dimostratosi un titolo riuscito solo a metà. Il buon vecchio Spartan era, invece, un prodotto abbastanza riuscito, seppur non propriamente originale sotto l’aspetto meramente ludico. La domanda che viene da porsi, è quindi, la seguente: a distanza di circa cinque anni e dopo un salto di generazione avrà ancora lo stesso appeal e fascino di un tempo o le sue meccaniche risultano essere, ormai, datate?
Lo chiamavano lo Spartano
Ma andiamo con ordine; innanzitutto è bene descrivere a grandi linee la trama del gioco, che seppur presenti luoghi e personaggi storici (al tempo dell'Impero Romano) è completamente frutto della fantasia degli autori. Ci troviamo a Sparta (come facilmente intuibile dal titolo): l’esercito romano, guidato dal generale Crasso e sotto il comando dell’imperatore Tiberio, assedia la città. Re Leonida (che non ha niente a che vedere con quello visto nel film 300) prepara i suoi uomini alla battaglia imminente. Tra essi, uno in particolare è dotato di grandi abilità da guerriero: un soldato solitario e di poche parole, un soldato di cui nessuno sa l’origine e il nome, un soldato conosciuto semplicemente come lo Spartano. Inutile dire che è costui che il giocatore impersonerà durante l’intera vicenda e che il suo scopo è quello di porre fine all’avanzata dell’Impero Romano. Tralasciando gli elementi fantasy/mitologici inseriti dagli sviluppatori per rendere il gioco maggiormente appetibile agli occhi di un pubblico più ampio possibile (pur apparendo, almeno per il sottoscritto, a tratti quasi frustanti), si può dire che la trama di Spartan: Total Warrior, nonostante non raggiunga mai vette di eccellenza, riesce bene nel suo intento. Gli svariati colpi di scena mantengono l’interesse sempre attivo e anche la varietà degli scenari ci mette del suo per rendere il tutto più soddisfacente. In generale, quindi, la storia appare molto godibile (specialmente nelle battute iniziali, davvero emozionanti) ed è arricchita da questi contenuti fantasy (utili, più che altro, ad allungare il “brodo” e a rendere la vicenda più avvincente e meno ripetitiva possibile), che contaminano fortemente anche il gameplay.
Corri, uccidi, muori; corri, uccidi, muori...
Come introdotto dal titolo del paragrafo, la giocabilità di Spartan: Total Warrior è piuttosto riduttiva in termini di libertà. La visuale è, come in ogni action, in terza persona. Le azioni concesse al giocatore sono davvero molto poche, tanto che volendo essere drastici l’unica cosa richiesta è uccidere: in sostanza il tutto si riduce a premere in continuazione il tasto di attacco, senza nessun ripensamento. Infatti, i nemici cadono senza troppa difficoltà sotto i fendenti della spada dello Spartano e le pochissime missioni secondarie si limitano a fare soltanto da contorno, apparendo decisamente poco incisive e, in pratica, inutili. Va comunque detto che nella modalità di difficoltà più elevata è importante saper utilizzare la difesa al meglio: con lo scudo si possono, infatti, sferrare anche potenti contrattacchi. Tuttavia non è presente alcun tipo di approccio tattico o strategico, che avrebbe contribuito notevolmente a rendere le caotiche battaglie più interattive per il giocatore. Ma allora perchè il titolo appare così gradevole da giocare? La risposta è: immedesimazione. Seppur, come appena finito di dire, il giocatore non abbia molte possibilità (le mosse sono davvero poche), l’abilità con cui gli sviluppatori sono riusciti a rendere ogni battaglia unica è sensazione. Il coinvolgimento in moltissime occasioni tocca vette altissime, tanto che (complice anche l’intuitivo sistema di controllo) sembra di trovarsi realmente su un campo di battaglia al fianco dei propri compagni spartani. Nella maggior parte dei livelli del gioco, inoltre, si ha l’impressione di essere utile ai fini della riuscita delle battaglie; che contano fino a un centinaio, circa, di personaggi su schermo contemporaneamente. Il ritmo, poi, è adrenalinico come non mai. Per fare un esempio, in un livello (uno dei più notevoli) si deve espugnare una fortezza nemica: l’azione inizialmente incentrata su una battaglia in campo aperto si sposta successivamente all’interno delle mura e gli obbiettivi mutano di conseguenza, facendo sembrare ogni scontro sempre vivo (si fa per dire) e realistico, nonostante sia ben definito dagli sviluppatori. Semplicemente, poi, massacrare i romani si rivela davvero appagante e soprattutto divertente. L’obbiettiva linearità viene quindi aggirata con semplici ma efficaci soluzioni di gameplay: attivare una catapulta o un calderone, usare delle baliste, eliminare un determinato nemico, difendere un compagno, utilizzare esplosivi rudimentali e via di questo passo. La conclusione è, comunque, sempre la medesima (uccidere), ma è mascherata da una "finta" varietà. In ogni caso, per arricchire il tutto sono stati inseriti vari tipi di armi (c’è anche l’arco) e diverse magie (ecco un esempio di elementi fantasy), sbloccabili man mano che si procede nella storia. Superata la metà di gioco, tuttavia, le magagne iniziano a farsi sentire; soprattutto di questi tempi, dove un gameplay troppo rigido è, per molti, sintomo di un prodotto non qualitativamente sufficiente. Ma la qualità in Spartan: Total Warrior c’è e si vede. Infatti anche l’aspetto grafico non delude, pur rimanendo nella media dei giochi per PlayStation 2 a causa di texture non sempre ben definite e di una modellazione poligonale non esaltante. Nonostante ciò, tecnicamente è stato fatto un incredibile lavoro: il motore di gioco non lascia spazio a rallentamenti, riuscendo a mantenere l’azione sempre fluida malgrado la presenza così massiccia di oggetti e personaggi sullo schermo. Infine un elogio al sonoro, che contribuisce moltissimo a rendere l’esperienza così immersiva e appassionante. Tra urla, spade che cozzano, frecce che sibilano e quanto altro, le battaglie appaiono sufficientemente realistiche. Buono anche il doppiaggio, completamente in italiano, ma nulla di particolarmente eccezionale.
La guerra è vinta!
Spartan: Total Warrior si riconferma tutt'oggi un titolo divertente ed immersivo. La giocabilità punta tutto sull’azione frenetica e ad un divertimento immediato, ma lascia però poca libertà al giocatore, che potrebbe annoiarsi dopo qualche ora di gioco; se abituato a titoli action di ultima generazione che presentano moltissime combo. Il comparto tecnico si assesta sulla media dei giochi old-gen non risultando particolarmente d’impatto e la trama svolge il suo dovere in modo sufficiente. In conclusione, pur perdendo in parte il suo fascino, Total Warrior si dimostra un gioco piacevole da giocare, ma non in grado di garantire una longevità (e una rigiocabilità) adeguata a soddisfare le esigenze di un giocatore che ricerca un gameplay complesso. Tuttavia se preso per quello che è e non pretendendo troppo, è in grado di regalare ancora oggi grandi soddisfazioni. |
A cura di : Filippo "Fatum92"
Barbuscia
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Scheda Tecnica
SVILUPPATORE
The Creative Assembly
GENERE Azione
CONSOLE PS2, Xbox, GameCube
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Pagella
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Voto Attuale:
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71 |
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Voto Passato:
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75 |
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