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Wolfenstein 3D
per MS-DOS

Il precursore degli sparatutto in soggettiva


Un nuovo inizio

L’introduzione della visuale in soggettiva nei videogiochi è stato uno dei passi che più li ha avvicinati alla tanto agognata idea di realtà virtuale, in cui spaziare con il proprio sguardo in un immaginario mondo tridimensionale, come se ci fossimo realmente dentro. Ma in verità non è stata la visuale in soggettiva in se stessa a dare una nuova e decisa direzione per lo sviluppo di un inedito tipo di videogiochi, ma l'idea di associare ad essa l'azione di sparare mettendo in primo piano un braccio teso con una mano che stringe un'arma perennemente spianata e pronta a far fuoco: così, il genere già tradizionale dello "sparatutto", è rinato nella nuova realtà dalle tre dimensioni, evolvendosi nel "first person shooter" o "FPS" o "sparatutto in soggettiva", ad oggi uno dei più prolifici e venduti. Wolfenstein 3D della id Software è stato il titolo che nel 1992, imponendosi con successo sul mercato, ha posto le prime basi degli "FPS", finendo con l'essere considerato col tempo come il primo classico del genere.

Ed è subito Grande Guerra

Il castello Wolfenstein è una base dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, dove si ritrova imprigionata la spia B.J. Blazkowicz durante un'operazione di infiltrazione. Nel corso dei tre capitoli che compongono il gioco, dovremo guidare B.J. nella sua fuga dal castello e nell'eliminare quasi tutto il Terzo Reich per impedire la realizzazione dei suoi malefici progetti. Progetti piuttosto fantasiosi, visto che gli ideatori hanno preferito lavorare di immaginazione più che sugli eventi storici, scrivendo una trama basata sulla leggenda metropolitana secondo cui i nazisti avevano un piano segreto per creare invincibili soldati mutanti e portandoci ad un confronto finale contro Hitler in carne, pixel e baffetti, che apparirà prima come una sorta di stregone e poi armato come un terminator. La sconfitta del dittatore investirà B.J. dell'improbabile onore di avere concluso con le sue sole mani l'intero conflitto mondiale. Aldilà delle concessioni creative, gli sviluppatori si sono dati da fare a rendere credibile la messa in scena spargendo copiosamente per i livelli svastiche e memorabilia nazista, che non hanno mancato di far fioccare critiche e censure, e quando un videogioco colpisce in questo modo l'opinione pubblica è di solito conferma del successo che ha sul mercato. Anzi, col tempo si è dimostrato più che un semlice successo di vendite, considerando come Wolfenstein 3D sembra quasi che abbia marchiato a fuoco la fantasia degli sviluppatori fino ai giorni nostri nell'inventare ambientazioni e storie per gli sparatutto. Se il prossimo titolo FPS in uscita ci farà crivellare per l'ennesima volta mostruosi soldati nazisti durante la Grande Guerra, adesso sapete di chi è la responsabilità.

La semplicità del prototipo

Wolfenstein 3D ha dato un bello scossone al mondo dei videogiochi alla sua uscita, ma a guardarlo dopo quindici anni con occhi più smaliziati, sotto non pochi aspetti si notano i tipici limiti del prototipo. Quella del castello nazista è una serie che ha esordito all'inizio degli anni ottanta, le cui prime uscite meritano di essere ricordate per aver usato per la prima volta un gameplay basato sull'azione stealth. Nella sua nuova incarnazione, come in molti videogiochi pubblicati nel primo periodo di transizione, l'aggiunta della sigla "3D" che campeggia nel titolo serviva a sottolineare il passaggio dalle ambientazioni bidimensionali, con visuale dall'alto in basso e grafica ad 8 bit, a quelle tridimensionali. Il rivoluzionario motore grafico programmato da John Carmack non aveva il primato di aver introdotto la visuale in soggettiva, ma aveva il pregio di essere ben ottimizzato per le risorse hardware a suo tempo disponibili; Wolfenstein 3D in realtà non mette in scena entità poligonali, come siamo abituati a vedere nei videogiochi più recenti, ma simula il 3D con tecniche come il ray casting, dando una specie di "effetto girasole" alle texture degli oggetti, che ruotano seguendo l'occhio del giocatore. Da notare l'HUD che occupa la parte inferiore dello schermo, ricordato da tutti perché oltre a riportare le solite informazioni su munizioni, salute e il punteggio ottenuto in base alle uccisioni e ai bonus trovati, mostra il volto animato del protagonista, che ghigna sadico quando impugna una nuova arma e si copre di sangue e ferite via via che la salute diminuisce. Purtroppo l'efficacia in prestazioni del motore grafico doveva fare i conti con diverse restrizioni, che condizionando la giocabilità sono diventate il punto debole alla prova del tempo. Il design delle ambientazioni non è banale, anzi molto inquietante, grazie all'uso tanto osteggiato dell'iconografia nazista e di musiche del regime, ma soffre di una certa ripetitività, dovuta soprattutto all'impossibilità pratica di creare variazioni nell'illuminazione o con dislivelli o anche solo di aggiungere texture su pavimento e soffitto. Gli sviluppatori si sono sbizzarriti nel costruire livelli labirintici in cui capita di disorientarsi, ma alla fine dei conti il tutto non è altro che un'alternanza di corridoi e stanze, con qualche parete che nasconde un passaggio segreto verso tesori e rifornimenti, e un'ingente quantità di nemici da affrontare. Wolfenstein 3D è uno "sparatutto" e in questo va preso veramente alla lettera: qualsiasi cosa si sposta sullo schermo, soldati, cani da guardia e boss di fine livello, tutti molto reattivi nonostante le animazioni fatte di pochi movimenti, deve essere annientata. Con questa semplificazione estrema, è stato il gameplay, più che il piacere per gli occhi, che per i tempi era comunque ampiamente soddisfatto, a risentire veramente dei limiti tecnici. Accantonata l'azione stealth degli episodi della serie in 2D, limitarsi a camminare e sparare, senza neanche poter guardare in alto o in basso e senza poter usufruire di un'esplorazione degli ambienti un minimo più sofisticata di quella che possono concedere dei labirinti in cui sbattere il muso sulle pareti per trovare interruttori nascosti da sbloccare, è un esercizio troppo meccanico per non diventare alla lunga poco stimolante. I programmatori della id Software hanno giocato bene le carte in quel periodo a loro disposizione, ma Wolfenstein 3D era solo un piccolo passo, che preannunciava il vero salto in avanti che stava per arrivare con l'uscita di Doom.

Con il mercato attuale dei videogiochi in cui gli FPS la fanno da padrone, cimentarsi oggi con Wolfenstein 3D ha senso più che altro se si vuole rievocare la nostalgia o soddisfare la curiosità di provare l'esordio delle carneficine in soggettiva, senza pretendere di trovare nella sua eccessiva semplicità l'impatto che ha avuto in passato. Ciò che invece può sorprendere è magari scoprire dal confronto con questo gioco che nel genere degli FPS non sono poi molti i titoli che nel corso degli anni hanno fatto veri passi avanti, mentre la maggior parte continua a riproporre, a volte senza troppa fantasia, gli elementi di riferimento che questo classico ha contribuito a creare. Non è un azzardo quindi credere che, nel bene e nel male, Wolfenstein 3D sarà sempre nel DNA dei videogiochi a venire.

A cura di : "nemopropheta"

Scheda Tecnica
SVILUPPATORE
id Software
GENERE
Fps
CONSOLE
MS-DOS
Pagella
Voto Attuale: 55
Voto Passato: 90



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