Splinter Cell: Blacklist
Il ritorno che non ti aspetti!
Crisi esistenziali da brand di vecchia data
Spesso, in occasione di qualche grande evento, si concretizzano molte realtà videoludiche rimaste fino a poco tempo prima solo polvere in una tempesta informativa in continuo fermento. Ubisoft ha lanciato alla grande la propria conferenza durante un E3 molto discusso ma incontestabile nei suoi confronti; essenzialmente ci siamo trovati al cospetto di Uno dei migliori eventi mai condotti dalla Software House, fra graditi ritorni storici e qualche progetto nuovo di zecca che verrà approfondito a breve anche sulle pagine di Game. Probabilmente, nonostante gli innumerevoli rumor delle ultime settimane precedenti alla fiera, Splinter Cell: Blacklist è stato Uno dei tanti fulmini a ciel sereno dell’incontro californiano che ha saputo riservarsi parecchia attenzione da parte del pubblico e non solo. Tecnicamente è stato un annuncio incredibile non tanto per la conferma relativa alla sua effettiva esistenza, ma bensì per una certa aleatorietà della questione in quanto ad elementi mostrati. A dirla tutta era un ritorno che ormai ci sentivamo di dare per certo ancor prima della sua presentazione ufficiale, ma un Sam Fisher in una forma così smagliante non ce lo saremmo mai aspettato!
La scalata al comando del buon Sam
Il lupo perde il pelo ma non il vizio… o almeno questo è ciò che potremmo dire ammirando l’ennesima comparsa di Sam Fisher sulle scene, sempre pronto a fermare atti terroristici in giro per il globo e far fronte a disordini sociali da essi provocati. Stavolta però le carte in tavola sono decisamente cambiate: il vendicativo guerriero che abbiamo conosciuto in Conviction, torna a vestire i panni della letale spia che abbiamo originariamente incontrato all’inizio dei giochi, quell’uomo spietato per una buona causa che inizialmente prestava servizio per l’agenzia governativa Fourth Echelon, stavolta impegnata a sventare i loschi piani di eversori che cercano di presidiare alcune zone del globo per l’immancabile assalto finale agli Stati Uniti come da tipico copione made by Tom Clancy, scrittore con le sue solite ma sempre entusiasmanti immaginazioni fantapolitiche letterarie. Nuova operazione di importanza globale per lo sciagurato Sam agli ordini di superiori in comando? Ebbene no, finalmente dopo anni e anni di onorato servizio spionistico e militare, le onorificenze meritate vengono al pettine ed il nostro eroe impersona la carica di comandante dell’unità Echelon in questione (e ci voleva tutto questo tempo?!)… L’unica persona a cui l’agente speciale dovrà rendere conto è il Presidente statunitense, quel tanto sfortunato personaggio sempre nella lista omicida di qualsiasi terrorista aspirante alla supremazia americana trainante per il pianeta. Un intreccio narrativo tipico, standardizzato e popolare a cui opere cinematografiche e videoludiche non rinunciano affatto al giorno d’oggi. Il nuovo Splinter Cell potrebbe però mostrarsi interessante narrativamente parlando, proprio per il character storico principale che nel capitolo precedente era caratterizzato come un uomo in cerca di redenzione personale perfino nei confronti dell’agenzia per cui lavorava un tempo ma ora, nuovamente nei panni di un silenzioso e spietato soldato, potrebbe nuovamente assumere quella personalità comune con Fourth Echelon che renderà forse la faccenda mossa all’unisono da intenzioni analoghe e non più individuali. Ma com’è cambiato Fisher nel corso di questi anni? In che modo si è sviluppata la sua esperienza sul campo? Scopriamolo!
Stealth ed Action o Action e Stealth? Negli ultimi tempi questi due elementi hanno trovato modo di scambiare la loro alternanza per un qualche tipo di importanza che forse è stata perfino eccessiva nel più recente capitolo della saga, un Conviction che a dire il vero non ha convinto molto ai puristi originari e che effettivamente ha mutato un concept principale più che rassicurante durante le prime battute. La svolta Action assunta ha in parte aiutato lo sviluppo cinematografico particolarmente in voga in questi anni, ma se tutto ciò non può avvenire in modo razionale, tanto vale tornare alle origini… detto fatto? Probabilmente sì e no, la conformazione presentata all’E3 era semplicemente estasiante in quanto a Gameplay ma essendo realisti è alquanto constatabile un concetto di sviluppo eterogeneamente ibrido tra un’esperienza Stealth e di una tipica innegabile Azione cinematografica; ciò che in realtà lascia a bocca aperta, sono le animazioni che il nostro aerobico Sam compie in ogni occasione che gli si presenti da affrontare, quasi da far pensare che ogni approccio non trovi mai lo spettro di una ripetitività indiscreta pronta a rovinare un replay value visibilmente consistente per quel che riguarda proprio Blacklist. Quanto testimoniato dal video Gameplay è una missione al confine tra Iran e Iraq in cui il nostro prodigioso capo in comando trova pane per i propri denti durante un’operazione studiata al semplice fine di interrogare un leader terrorista scovato nel corso di alcune operazioni di ricerca. Sam cerca così di infiltrarsi nell’intricato complesso preso di mira sotto mentite vesti di alleato e portando con sé una vittima morente - ormai più un fantoccio cadaverico - come diversivo. Inizia da qui un’amichevole discussione (retoricamente parlando) tra l’infiltrato ed una dubbiosa guardia della baracca che andrà poi a confrontarsi con un rude e violento destino mortuario provocato dal silenzioso agente. Subito dopo, tornato dovutamente ad indossare la tuta per l’operazione condotta, si passa ad una progressiva eliminazione di nemici ignari del triste futuro che li attende, con maniere dapprima silenziose, successivamente più rumorose ed appariscenti mediante la demarcazione di molteplici bersagli presenti su schermo abbattuti Uno dopo l’altro in rapida successione, processo che tuttavia richiederà un uccisione corpo a corpo per una nuova disponibilità d’esecuzione, meccanica ripresa quindi da Conviction. Il tutto scorre con una dinamicità senza precedenti che il programmatore ha mostrato su schermo con una semplice pianificazione ancor prima di colpire con un impatto scenico di assoluto livello. Neutralizzazione Stealth, tag ed abbattimento dei nemici a media distanza, assassinio corpo a corpo frontale, agevole scavalcata di un fuoristrada “casualmente” trovatosi lì al momento giusto, multipla eliminazione degli ultimi due esecrabili di turno e via per il prossimo round! Quanto mostrato nella seconda fase è una sessione d’Azione implacabile che affiora pochi secondi dopo qualche altro passo felpato; ormai messo alle strette da una truppa arrivata sul posto per trucidare la minaccia svelata, Sam si trova così a fare i conti con una potenza di fuoco inaffrontabile per qualsiasi uomo dalla qualunque competenza tecnica in battaglia ma, ricoprendo la carica conferitagli dal Presidente, riesce velocemente a scrollarsi di dosso l’opposizione nemica con un efficace aiuto dall’alto che distrugge il veicolo armato – accertata inoltre l’interessante integrazione dei comandi vocali Kinect con cui sarà possibile impartire ordini per esibizioni di spudorate urla davanti alla TV. L’insieme anche in questo caso si dimostra coadiuvato da una ben caratterizzata possibilità di compimento che vede il protagonista scampare dal nemico sputafuoco con delle meccaniche di Gameplay immediate, prestazionali e sempre pronte ad accorrere alla qualsiasi esigenza su campo, dando l’idea di una particolare semplicità di finalizzazione, facilità applicative molto simili al predecessore peraltro. La build dimostrativa si conclude con l’irruzione in una stanza di un edificio presidiato da alcune guardie che tengono ben custodito il loro leader irrimediabilmente coinvolto in un interrogatorio ad effetto pre-abbattimento finale come solo il nostro freddo agente riuscirebbe a fare in occasioni del genere…
Il nuovo arrivato di casa Splinter Cell non è solo un’esperienza di gioco ottimale, bensì anche una possibilità di sfoggiare i muscoli di un motore grafico creato da zero ed assolutamente ancora non condiviso con altre produzioni del publisher. Imbattibile la quantità di animazioni ideate per dar vita al protagonista, sempre carismatico e dalla personalità intrigante perfino durante 6 minuti scarsi di Gameplay. La modellazione poligonale generale si è rivelata davvero interessante e ricca di spunti d’analisi per una deduzione ovvia, concisa: la versione mostrata è quella Pc e dopotutto non era poi necessaria una conferma di carattere ufficiale per far fronte ad una realtà piuttosto evidente. Un dettaglio grafico sorprendente quindi, anche se attendiamo di saperne di più per le versioni Console che sicuramente si riveleranno competitive ed al passo coi tempi. L’aspetto puramente tecnico che meriterebbe maggiore approfondimento, è dopotutto quel che concerne l’Ia, funzionale e ben gestita nei momenti di “stasi” e tranquillità, leggermente poco redditizia in altre occasioni. Tutto necessita una conferma!
Sam Fisher è stato qui
Quante volte un grande brand è incappato in alti e bassi per cui puristi e conoscitori non sempre si sono dimostrati disponibili a perdonare sperimentazioni di sviluppo? Forse tante, forse la crescita narrativa di un personaggio come quello ideato da Ubisoft è andata in controtendenza alle vertenze naturali, pur dimostrandosi capace di offrire un’equità qualitativa notevole ma non quella appartenente alla saga d’origine. E’ l’andazzo stesso assunto dal mercato degli Action che ha probabilmente mutato un procedere ragionato della vicenda? Sicuramente è la domanda da un milione di dollari da porsi in questi casi, ma se c’è un modo per imporsi come un compromesso irriprovevole, non c’è migliore occasione per tornare alla carica… non ci sarà occasione migliore per rincontrare Sam Fisher!
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