GameWidget
Scarica Game

|
2012
eravamo stati avvisati
|
|
Un film che è la "fine del mondo"
Avvicinarsi ad un film catastrofico necessita di una motivata sospensione dell’incredulità. Normalmente il cinema di caratura blockbuster mostra uomini che possono saltare come ragni in canyon di cemento, e se siamo davvero fortunati il menù include pure alieni pelosi impegnati in galassie lontane, molto lontane. Ma avvicinarsi alla fine del mondo, con una certa leggerezza può essere complicato. Non sempre la tecnologia, o meglio il budget, riesce a stare al passo con le idee degli sceneggiatori ed il risultato può spesso essere, quantomeno, imbarazzante. Emmerich poi, ha sempre voluto strafare. Se volessimo tracciare una breve cronistoria della fine del mondo in celluloide, vedremmo che il suo nome farebbe capolino diverse volte. Nell’Ordine ci ha provato con omini verdi (’96 Indipendence Day), lucertoloni giganti (’98 Godzilla) ed infine con gli stavolgimenti climatici (’04, The Day After Tormorrow). Per giungere alla madre di tutte le catastrofi. Prima ancora che il fatidico anno si avvicini (e per forza, se poi davvero I Maya avessero ragione, chi si godrebbe i soldi incassati al botteghino?) la profetizzata fine del mondo già capitalizza. E non dimentichiamoci che questo 2012 è solo la proverbiale punta dell’iceberg (La Strada, Avatar ci aspettano poco più avanti). In questo caso però le luce in sala si spengono per un prodotto perfettamente godibile e, in alcuni punti assolutamente entusiasmante. Certo, alcune ingenuità lasciano perplessi, ma l’ironia, a volte veramente nera, stempera il registro, lasciando la pellicola con un ritmo altalenante, spesso frenetico, ma pienamente bilanciato. Come tutte le pellicole di genere, alla fine gli stilemi da B-Movie resistono: se qualcuno dice ‘torno subito’, è certo che stia per fare una pessima fine, e già dai titoli di testa siamo certi che ai titoli di coda non sopravviverà nessuno di quelli che si è permesso soltanto si guardare storto i protagonisti. Ma va bene così, in fondo è una metafora sull’umanità che riesce ad essere sufficientemente precisa. E, rispetto a molti altri, Emmerich, non esattamente un pupillo di Hollywood, è critico con l’american way e spesso i politici non fanno una gran bella figura e i loro errori conducono ad irreparabili sciagure. La fine del mondo come metafora rimanda all’humour più macabro di Romero. Solo che nelle pellicole di Zombie, naturalmente apocalittiche, si andava via con un vago senso di angoscia, quando non si finiva per guardare con sospetto il vicino. Questo invece è un film per famiglie e la vicenda della famiglia Curtis non sfigurerebbe di molto in una pellicola Disney: le rocambolesche fughe dal mondo che va letteralmente in pezzi a volte inducono il sorriso. Ma in profondità non credo possa esserci modo migliore per rendere il punto di vista umano in un cataclisma così realistico da rasentare la perfezione documentaristica. Già con il suo disaster-movie precedente Emmerich si era avvicinato ad una resa così puntuale della fine del mondo così come lo conosciamo. Gli scenari politici teorizzati funzionano e, salvo qualche sottile imprecisione, i più smaliziati sorridano pure, sono assolutamente plausibili. In questo contesto, lo sviluppo corale della vicenda, condito da tutta una serie di cameo davvero strepitosi si srotola in un meccanismo oliato alla perfezione. È la famiglia Curtis su cui sono puntati i riflettori (un insospettabile, bravissimo John Cusack ne muova le vicende in maniera impeccabile), ma ognuno di noi vorrebbe trovarsi in una situazione simile ed uscirne con la stessa sfacciataggine. Il finale poi, sfiora l‘epocale. Continui riferimenti agli anime giapponesi, e a tutta una fantascienza anni ’60 minore, compiacciono ma lasciano pure col fiato sospeso fino alla fine quando scorrono i titoli di coda e ci rendiamo conto di non aver attraversato un polpettone misticheggiante, i Maya vengono a malapena citati, ma una storia più corposa e concreta. In tutto ciò non si può trascurare lo stupefacente lavoro tecnico. Scrivere delle meraviglie del comparto FX è quasi scontato. Ma è la regia a funzionare concentrandosi sulle espressioni degli attori ma regalando campi lunghi se necessario. E c’è da rimanere con la bocca aperta. Gli ultimi venti minuti poi stravolgono il canone. Col crescere della tensione si passa alla steady-cam, e gli attori smettono di essere comparse. Per un attimo il film diventa quasi un reality, se non uno snuff, e la tensione è palpabile. Fino a quando, teaser implicito, spunta il sole. Ma in fondo , non si va a vedere un film del genere senza sapere come sarà la destinazione finale. É il viaggio a renderla veramente interessante.
Punto.
A cura di : Mario "flywas" Moschera
|
|
|
Scheda Film
|
Regia
Roland Emmerich
Cast John Cusack, Amanda Peet
Durata 158 minuti
Distribuzione sony pictures
Titolo Originale
2012
Genere
Catastrofico
Anno di Pubblicazione
2009
|
|