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Alice in Wonderland
Nel paese delle meraviglie
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Il ritorno di Alice
...eravamo rimasti al tripudio di effetti speciali che tenevano a battesimo la nuova era del cinema multidimensionale. Ed in questo Avatar è stato eccellente. Ma eravamo rimasti pure col chiederci cosa sarebbe successo quando il 3D oltre ad essere perfettamente funzionale alla storia, avrebbe accompagnato una sceneggiatura meno archetipica e più vivace. Per cui, pensate alle aspettative di pregustare un classico dal sapore psichedelico come Alice nel paese delle Meraviglie rimaneggiato dalla sapiente mente di Tim Burton e reinterpretato dai suoi fedelissimi attori feticcio Johnny Depp e Helena Bonham Carter. Ora, chi mi segue, sa che la loro ultima fatica, Sweeney Todd, non aveva esattamente lasciato il segno. Eppure, c’era un misterioso richiamo già nel trailer trasmesso prima di Avatar. Colpa dello Stregatto semmai, ma una Alice ridipinta da Tim Burton poteva essere sia tormento che estasi. E pertanto meritava di essere vista. Inoltre è pur sempre la seconda pellicola, non a cartoni animati, disponibile in 3D in poco tempo. Per cui quanto meno è un’opportunità per riapprezzare quel tipo di tecnologia. E se partiamo da quella, non posso non sottolineare quanto sia genuina come idea e quanto ancora si debba imparare per sfruttarla. Il paragone con Avatar tiene poco, a dire il vero, perché l’uso che qui viene fatto della terza dimensione è si di sostegno alla storia, ed in quel contesto non vi è nulla da obiettare, ma è anche utilizzato in maniera sottilmente ingenua, se vogliamo, con oggetti che vengono lanciati contro lo spettatore e pianoforti che incutono terrore con la loro vicinanza. Siamo dalle parti dei primi Imax di inizio millennio se mi si passa il paragone insomma. Ma in fondo è un film Disney: deve meravigliare ma deve pur sempre rimanere un film per famiglie e, a giudicare dal numero di ‘oohhhh’ stupiti percepiti in sala, direi che quel tipo di mercato è stato nondimeno conquistato. Veniamo all’effettivo rimaneggiamento Burtoniano della vicenda psichedelica di Alice. Burton si sa, è sempre stato un visionario a tinte gotiche. Spesse volte anche i suoi capolavori meno riusciti presentavano dettagli, piccole scorie che dopo qualche anno avrebbero popolato anche il più mainstream dei blockbuster. Per cui non c’è da meravigliarsi se, anche in questo caso, costumi, acconciature, la stessa rappresentazione dei personaggi principali siano perfettamente azzeccate e senza dubbio faranno scuola. Dalla Lepre Marzolina al Brucaliffo, tutto si muove nella direzione giusta. Diventa preoccupante riascoltare le dichiarazioni di un Burton in piena pre-produzione invece: quel suo volersi rifare come nessuno prima d’ora alle opere originali, dando vigore ed una interpretazione in stile terzo millennio di uno dei testi più trasversalmente osannati dal pubblico universale. Che è successo a questi intenti? Certo Alice attraversa una tana e finisce in un’altra dimensione. Ed incontra tutta una serie di personaggi e situazioni bizzarre e sconcertanti. Ma, il nonsenso è quasi evaporato (se non in certi dettagli), non c’è il gusto del bizzarro e dell’inventiva. Semmai ci si trova davanti ad una sceneggiatura scritta cercando di accontentare tutti, da produttori di parchi a tema alle scatole di cereali. Non c’è inventiva e tutto, finisce per rovinare incessantemente in un remake, appena più votato all’assurdo e scontato delle Cronache di Narnia. La conclusione della vicenda oltre a dare la temibile impressione di essere stata affrettata e affettata stona indelebilmente: senza voler svelare troppo, l’incontro con Ciciarampa apre il fianco a sin troppe critiche. E’ proprio in quel momento che il compresso tra il regista semi-indipendente ed il grande colosso multimediale è più evidente. Il risultato è appetibile solo ad un target molto limitato e ben poco trasversale. A salvare gran parte delle scene è Helena Bonham Carter, che, nei panni dalla macrocefala regina di cuori fa un lavoro perfettamente sopra le righe, ben ritmato e con delle espressioni da campionario. Sorvolerei sul Cappellaio interpretato da Johnny Depp: bisognerebbe convincerlo che abiti di scena lisi ed un’area svanita non necessariamente sono sinonimi di ottima recitazione, se non si vuole finire a fare i caratteristi almeno. E tralascerei i bizzarri passi di danza (e relativa colonna sonora) progettati apposta per far ammiccare in modo politicamente corretto tutta la platea. Insomma, spiace dare un giudizio così tragico, soprattutto ad un regista che ha dimostrato quanto valga il suo talento. Ma tutta la pellicola ha il sapore del compromesso e non c’è verso di coniugarlo con il senso di meraviglia che questo tipo di cinema dovrebbe saper trasmettere. Proprio per nulla.
Punto.
A cura di : Mario "flywas" Moschera
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Scheda Film
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Regia
Tim Burton
Cast Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Mia Wasikowska
Durata 109 minuti
Distribuzione Disney
Genere
Fantasy
Anno di Pubblicazione
2010
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