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Australia

a Baz Luhrmann film  

Una pellicola d'altri tempi

Fa strano parlare di un film come questo. È un po’ come entrare in una libreria e, dopo tanti piccoli tascabili dall’aria selvatica, forse persino pretenziosa, soffermarsi alla fine su di un bel volume cartonato, di quelli che si direbbe escono tutti uguali almeno una volta all’anno. Ecco, proprio così. Solo che poi basterebbe adocchiare almeno un istante i nomi sul cartellone per rendersi conto che un lavoro come Australia non è esattamente parente di quei grandi filmoni che Hollywood era solita produrre a metà del secolo scorso. Certo la Kidman e Jackman sono quelli che si potrebbero definire senza indugio ‘attori di grido’. Ma lui, il genio incompreso che passa sotto il nome di Baz Luhrmann. Proprio lui, australiano al punto da far sembrare la pellicola un prodotto dell’ente nazionale del turismo e grande visionario dietro a pellicole come Moulin Rouge e Romeo+Juliet. Solo che, al contrario di queste, Australia presenta una regia più salda , forse persino classicheggiante. Priva di colpi di testa e probabilmente di trovate eccentriche. E forse questo è qualcosa che può aver spiazzato il pubblico delle grande sale. Chi si aspettava la sua solita irriverenza, forse avrà pensato che era tutta andata in fumo come il suo lavoro su Alessandro il grande. Gli altri si sono trovati con un film che potrebbe essere spiccatamente fuori moda. Solo con l’intenzione di esserlo.

Ma in fondo, chiediamoci questo, se Via Col Vento fosse ‘solo’ un classico polpettone, perché la figura di Rhett Butler, come pure la sua celebre frase (‘francamente me ne infischio’) non smette di avere quel suo certo fascino? Se Casablanca, fosse ‘solo’ un polpettone in bianco e nero, perché mai la passeggiata nella nebbia della scena finale rimane così affabulatoria dopo più di mezzo secolo? La risposta è molto semplice. Ed è la stessa risposta che potrebbe dare chi è rimasto affascinato da Australia, dalla sua storia a largo respiro, condita da una fotografia pulita, nitida, perfetta per l’alta definizione, che sembra però non aver dimenticato la lezione del cinemascope. Perché in fondo il film è anche questo : un manuale di storia del cinema in cui le ombre , le scenografie, i costumi, vengono studiati, misurati e sapientemente mescolati.

Ma Australia è anche una storia che pur avendo tempi lunghi, a volte molto lunghi, non smette mai di stupire. Prende per mano chi ha voglia di sentirla e gli tiene compagnia per tutti i suoi 165 minuti. La storia segue i passi di lady Ashley (Kidman), una testarda nobildonna inglese che si ritrova, suo malgrado, a dover gestire una fattoria nell’Outback australiano poco prima della seconda guerra mondiale. Ma è anche la storia di Drover (Jackman) , mandriano senza legami che, suo malgrado, imparerà a mettere radici. La loro è la storia di un amore per una terra dura, che sa ripagare chi la apprezza. Ma è allo stesso modo la storia di due persone testarde che, per una ragione o per l’altra, troppo corazzati nei confronti della vita, impareranno a schiudersi. E a ricordarsi cosa si prova. Almeno fino a quando la Storia , con l’invasione nipponica, non farà pesantemente irruzione nelle loro esistenze. Ma più che altro impareggiabile in Australia, è la profondità dei character, ben misurati, studiati, pieni di sfaccettature e che pure finiscono per rispondere in un certo qual modo a determinati canoni del cinema di genere.

Il cast, tra caratteristi d’eccezione ed attori di prima grandezza si comporta in maniera ben più che dignitosa. E, quasi spiace pensare che sia la Kidman, che non centrava un film così da parecchio, che Jackman, che davvero meriterebbe qualcosa in più che la parte dell’arcinoto mutante artigliato canadese che è riuscito a ritagliarsi, non abbiano bucato lo schermo per gli occhi del grande pubblico e della piccola critica. Per di più con un film che in un’altra vita avrebbe guadagnato una grandinata di statuette d’oro e che invece è riuscito a guadagnare una solo misera nomination per i migliori costumi. Mentre invece non solo quelli, ma anche colonna sonora, inquadrature, fotografia, scenografie, sono tutte in funzione di una pellicola che conquista. Anche se in fondo non lo fa certo per una storia originale, anzi quasi l’opposto.

È una storia archetipica, forse anche con una sottile morale, impregnata di significati edificanti. Ma, come dicevo, non è per quello che Australia conquista. Come in fondo non è per quello che conquistano Via Col vento o Casablanca. Lo fanno perché bucano lo schermo e finiscono dritti nella storia del cinema. E perché proprio come Australia in fondo, sono, e sempre saranno, dei Classici. Punto.

A cura di : Mario "flywas" Moschera


Nicole Kidmann nel film Il film al cinema di australia
Nicole Kidman in Australia
Scheda Film
Voto
Regia
Baz Luhrmann
Cast
Hugh Jackman, Nicole Kidman
Durata
165 minuti
Distribuzione
20th century fox
Titolo Originale
Australia
Genere
Avventura
Formato Video
blue ray
Anno di Pubblicazione
2008
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