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avatar
James Cameron's
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L'attesa è finita!
Avatar per certi versi è IL film atipico. Bisognerebbe aspettare altri della sua specie per poterne parlare. Perché dell’ultima fatica di James Cameron si può dire bene e si può dire male. Ma, il dato di fatto è che, non esiste ancora nulla con cui paragonarlo. Ultima, in senso di definitiva, pellicola di azione, per quelli che l’hanno visto in 2 dimensioni. Primo, grande blockbuster per la generazione degli schermi in 3 dimensioni. Di sicuro è certo che sarà veramente difficile che una pellicola simile possa lasciare indifferenti. Tutto il battage pubblicitario ha contribuito a creare un hype notevole sin dai tempi di 2012, lo scorso anno. E se devo essere sincero il primo a non sapere come considerare la cosa sono stato io. Soprattutto perché se pensiamo che l’uso che il grande schermo ha saputo fare fin’ora della terza dimensione è ben poca cosa. E di attori che allungano la mano verso la platea sono piene le sale dei parchi giochi di tutto il mondo. Al contrario dopo le quasi tre ore di pellicola, quasi non ci si rende più conto dell’effetto. E non perché l’uso fattone non sia sapiente, tutt’altro: è un effetto così integrato, così funzionale alla storia, da passare inosservato, una volta che la storia ci sommerge. La nostra percezione si espande con lo svolgersi della storia e, quando i titoli di coda cominciano a scorrere ci rendiamo conto che qualcosa è irreversibilmente cambiato dentro di noi. E sarà difficile digerire un altro blockbuster senza che questo non abbia le stesse caratteristiche di Avatar. Pensato e ripensato da Cameron, la storia ha dovuto aspettare anni che la tecnologia necessaria fosse realizzabile ed a portata di mano. Eppure non è uno spot promozionale al 3D anzi, malgrado alcune sue pecche, credo che sia proprio la sceneggiatura ad aver maggior valenza. Andiamo con ordine. La storia, vede il menomato marine Jake Skully (un leggermente anonimo Sam Worthington) atterrare assieme al suo contingente su Pandora, un pianeta tanto estremamente selvatico e pericoloso, quanto ricco di risorse minerarie. Tra le numerose specie, la sola senziente è quella dei Na’vi: una popolazione tribale, per certi versi arcaica, ma estremamente connessa a tutte le altre forme di vita del pianeta. Grazie ad una estensione del loro cervello , che fa tanto ricordare una presa usb, i giganti blu di Pandora riescono infatti a ‘fondersi’ con tutte le altre specie. All’estremo naturalismo Na’vi si oppone invece tutta la peggiore tecnologia bellica umana. Arrivati con l’intento di recuperare più risorse minerali possibili, gli umani vedono i locali come un ostacolo e, tra le altre cose, hanno sviluppato una tecnologia in grado di trasferire la coscienza umana in un’avatar, un corpo Na’vi clonato. Inviato in missione di infiltrazione, il marine Skully avrà modo di entrare a contatto con la cultura locale e si troverà a dover prendere una radicale decisione. Senza lasciare spazio a spoiler (ma c’è davvero qualcuno che non ha visto Avatar?!?), è facile individuare dove la storia vada a parare. Sotto questo aspetto, la sceneggiatura potrebbe non differire molto da un western alla ‘Balla coi Lupi’ ed anzi, Avatar assume peraltro una connotazione molto archetipica. Nello stesso senso in cui 10000 a.c. e Guerre Stellari lo erano. Forse alcuni personaggi rasentano troppo lo stereotipo, ma concentrarsi su quello, sarebbe mancare il punto completamente. Nella sua semplicità, una sostanziale fiaba raccontata in chiave incredibilmente moderna, Avatar è il perfetto prototipo di una nuova generazione. Come il mago di Oz era perfetto per evidenziare il passaggio dal bianco e nero al colore, allo stesso modo la flora lussureggiante di Pandora ed il tripudio di fauna, Na’vi e marines, sono il perfetto punto di partenza per una svolta tecnologica così epocale. La contrapposizione tra consumismo tecnologico e misticismo naturalista dipinge bene le ansie del nuovo millennio. La morale potrà ben mascherarsi dietro al caledoscopico flusso delle immagini, ma in realtà è ben sotto gli occhi di tutti. In tutto ciò, la sola cosa nota stonata è per certi versi la recitazione che, troppo condizionata da schermi blu, non riesce mai ad essere completamente efficace. Cameron, del resto gioca più volte a citare se stesso. Dal Mecha design alla scelta etnica di alcuni personaggi, i richiami ad Aliens si sprecano. Naturalmente gli effetti speciali sono impressionanti e la regia, è una perfetta macchina da guerra. Non un campo è sbagliato, mai un dettaglio fuori fuori fuoco. La critica peggiore che è stata rivolta ad Avatar, forse è il suo asservirsi troppo alla tecnologia. Ma io credo sia l’opposto. La profondità guadagnata è funzionale alla storia, e ben studiata. La storia, nella sua semplicità è leggibile a tutti i livelli. Il massacro compiuto dai marines, la violenza e il bisogno di arricchirsi, la disperazione ed il desiderio di rivalsa raggiungono direttamente il cuore dello spettatore predisposto. Io, durante il film mi sono indignato, ho provato rabbia e sollievo. A volte persino felicità. Non so se l’aggiunta di una dimensione abbia contribuito a tutto questo. Ma credo che se uno spettacolo riesce a fare tutto ciò, sulla sua anima non c’è proprio nient’altro da dire. E questo mi basta. Punto.
A cura di : Mario "flywas" Moschera
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Scheda Film
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Regia
James Cameron
Cast Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver
Durata 162 minuti
Distribuzione 20th century fox
Titolo Originale
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Genere
Fantascienza
Anno di Pubblicazione
2010
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