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Coraline

Dal libro di Neil Gaiman, un piccolo capolavoro tutto da esplorare  


Una favola dallo stile americano... e gotico

Avvicinarsi a Coraline è come accostarsi ad una vecchia pellicola di Tim Burton, di quelle che però a Tim Burton non riescono più. È quel qualcosa che riguarda l’atmosfera, che sa di gotico americano, con i colori tersi, e le atmosfere frizzanti. È la sensazione che sin da subito sottintende ci sia dell’altro sotto. Del resto quando a scrivere la storia originale è un certo Neil Gaiman, scrittore fantasy tra i più visionari degli ultimi anni, non c’è proprio nulla di cui meravigliarsi. Anzi, sebbene le divergenze con il racconto per bambini originale siano numerose, quel senso di meraviglia aleggia e pervade ogni singolo fotogramma. Lo stesso senso di meraviglia che potremmo trovare, ad esempio, in uno dei tanti racconti del mondo di Sogno, personaggio per eccellenza di Gaiman. E così, come nelle altre sue opere, anche in questa il tema portante è quello della realtà altra, speculare. Dove i torti vengono in qualche modo raddrizzati, ma il prezzo che viene preteso in cambio non è mai ben bilanciato. Coraline Jones arriva in una casa solitaria e nebbiosa dove i genitori, scrittori di botanica in cerca di tranquillità, possono continuare il loro lavoro senza essere disturbati da nessuno. Coraline, bambina intraprendente comincia ad esplorare i dintorni della vecchia casa e a conoscerne i bizzarri coinquilini, uno su tutti Wybie, un ragazzino suo quasi coetaneo, con un vago gusto per l’orrido, e la tendenza a parlare un po’ troppo. Ma la principale scoperta per lei è un’altra : nascosta nel salone c’è infatti una porticina, murata. Di notte Coraline, svegliata da un gerbillo, la troverà invece aperta e, incuriosita la attraverserà. Eccoci al punto chiave : se questa fosse una favola della buona notte, sarebbe il momento di far venire i primi brividi a chi ci sta ascoltando. E così succede, a Coraline per prima. Almeno fino a quando non scopre che dall’altro lato c’è una casa quasi come la sua, solo più bella e ridente. I genitori sono più simpatici e le prestano più attenzione. Il papà ci gioca, la mamma addirittura cucina per lei. La sola differenza, bottoni al posto di occhi. Per tre giorni Coraline attraversa la porticina e vive in un mondo meraviglioso, e solo quando si addormenta si risveglia nella solita vecchia, umida casa. Per tre giorni dura il divertimento, fino a quando l’Altra-madre non pretende un pesante tributo. E qui la fiaba della buonanotte si tinge di mistero e avventura.

La sceneggiatura, si scosta per mille dettagli dal canovaccio di Gaiman, ma quello che rimane intatto è l’intento di riproporre in chiave moderna una canzone popolare, un folklore squisitamente nord europeo, che colloca Coraline ben lontana dalla mitologia Disney. Ok, fermi un istante. Avverto già un tono di disappunto. E di sicuro qualcuno obietterà che la strega di Biancaneve faceva paura vera. E che anche il suo di tributo era ingente. Verissimo. Ma quelli erano davvero altri tempi. Alzi la mano che ha provato un brivido guardando gli ultimi gioielli Pixar. O anche i cartoni animati più classici. Grandi sentimenti? Certo. Tanti valori? Probabilmente. Ma un sano brividino di paura, di quelli che ti fanno guardare indietro se rincasando sembra di notare un’ombra leggermente più lunga di come la si ricordava? Lasciamo perdere. E qui che Coraline riesce nel suo intento. È diretta al bambino che alberga nel cuore di tutti noi. Risveglia sensazioni ataviche. Poi, naturalmente, essendo una favola, regala un lieto fine rassicurante. Ma intanto è la, presente, a raccontarci un mondo che forse le moderne tecnologie ci hanno fatto dimenticare. E non è forse questo il merito più grande che si può attribuire ad una storia? La regia richiama molto da vicino capolavori come Nightmare Before Christmas, e non a caso, la regia è posta nelle stesse sapienti mani che se ne occuparono, quelle di Henry Selick. Le inquadrature sono tutte ben calibrate, con piani lunghi adatti a pennellare lo strano mondo-altro. Il sapiente uso dei colori regala tinte fosche e vivide, ma mai tetre. Tra l’altro, dal punto di vista tecnico, la realizzazione di Coraline, durata più di 3 anni, è un piccolo miracolo. Si tratta infatti del primo cartone animato realizzato in stop-motion e ripreso con due telecamere in modo da garantire la visione in 3D. E, anche se la colorazione ne risente, non si può non applaudire ad una realizzazione tecnica, davvero impeccabile. Ma naturalmente si tratta solo di valore aggiunto, perché tutto il peso, e la leggerezza, vanno ad una sceneggiatura ben calibrata, incapace di annoiare, e perfettamente in grado di far sorridere ed appassionare. Forse non molti avranno apprezzato una storia che si sarebbe potuta scrivere cent’anni fa, senza computer e macchine elettriche. Ma la vera bellezza di una storia è la sua universalità. Niente può vincere il paragone con una storia trasmessa, riadattata, aggiornata, ma in fondo sempre fedele a se stessa.


E proprio per questa ragione, se qualcuno dopo la sua visione, sarà corso a cercare un altro piccolo capolavoro, un altro modo tutto da esplorare, allora si che la storia avrà davvero lasciato un piccolo germoglio.
Punto.

A cura di : Mario "flywas" Moschera


Scheda Film
Voto
Regia
Henry Selick
Cast
Dakota Fanning, Teri Hatcher
Durata
83 minuti
Distribuzione
Universal
Titolo Originale
Coraline
Genere
Animazione
Formato Video
Blue ray
Anno di Pubblicazione
2009
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