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District 9

Dove si mostra, ancora una volta, come mai gli alieni non vogliono avere a che fare con noi  


District 9, spinto da una campagna virale brillante (più del film stesso, perlomeno), si proponeva come uno dei film più innovativi degli ultimi anni, pur basandosi allo stesso tempo su tematiche di attualità a dir poco accese come immigrazione, razzismo, intolleranza e simili. Le ottime premesse e la partecipazione al progetto di Peter Jackson (in veste di produttore), il noto regista della trilogia del Signore degli Anelli, sembravano garantire il migliore dei risultati, un film che avrebbe fatto scuola. Cosa poteva andar storto con simili premesse? Rispondendo in due parole, di tutto.

La trama alla base di District 9 è splendida, e originale: nel 1982 una gigantesca nave aliena si fermò sopra Johannesburg, rimanendo immobile per mesi, finchè un team multinazionale vi penetrò con la forza incontrando al suo interno un milione di alieni malridotti e denutriti, veri e propri profughi spaziali. Immediatamente un campo di accoglienza provvisorio, il “Distretto 9”, viene preparato sotto l'astronave e la convivenza fra alieni (definiti in segno di disprezzo “Gamberoni”) e umani comincia, seppur fra molte difficoltà. Le premesse, com'è intuibile, sono straordinarie: all'epicità e al pathos che solitamente accompagnano gli incontri fra razze aliene vengono aggiunte le difficoltà pratiche della convivenza giornaliera fra migliaia di esseri fondamentalmente diversi; brillante anche la scelta di ambientare il tutto a Johannesburg (Repubblica Sudafricana), all'epoca ancora immersa nell'apartheid. Peccato che nessuno di questi elementi sopravviva ai primi 5 minuti del film: District 9 inizia come un “mockumentary”, un falso documentario in cui la storia viene ricreata attraverso riprese d'epoca e interviste ai protagonisti e loro familiari; in particolare l'obiettivo viene posto su Wikus van der Merwe (Sharlto Copley), il responsabile dell'evacuazione degli alieni decisa 20 anni dopo il loro arrivo sulla terra in seguito alla difficile convivenza con gli umani.

Sin da subito, attraverso spezzoni di telegiornali e commenti dei cittadini, si vede come l'apartheid è ancora attivo ma solo verso gli alieni, confinati dentro l'ormai devastato campo di accoglienza con il divieto di usufruire dei servizi e negozi cittadini. Le dichiarazioni rilasciate dai passanti, del resto, mostrano ostilità e disprezzo fin troppo simili a quelle tipicamente rivolte verso immigrati e stranieri in generale; fin troppo è il termine chiave, sfortunatamente, perchè gli stereotipi la faranno da padrone e neanche per un secondo, in tutto il film, si potrà assistere a una vero esame del rapporto fra umani e alieni, a cosa davvero questi pensano gli uni degli altri, e della situazione attuale, oltre ai loro commenti più superficiali. Il resto del film segue tragicamente questa rotta, qualificandosi sempre più come una pellicola d'azione: il mite protagonista, Wikus, per un incidente si ritroverà perseguitato dalla solita multinazionale senza scrupoli, la MNU (compagnia che gestisce il distretto attraverso dei mercenari), e per salvarsi dovrà cercare l'aiuto dei gamberoni, i quali si scoprirà sono molto più “umani” di quanto il loro aspetto possa far credere. Naturalmente, lungo strada non mancherà l'opportunità di far saltare in aria mezza città attraverso l'uso di armi aliene ipertecnologiche le quali, nonostante la presunta povertà e criminalità presenti nel campo (nonché la loro abbondanza nello stesso) non sembrano essere mai state usate su larga scala sino ad allora.

Il finale è pressochè scontato, seppur non sgradevole, e a quel punto la soddisfazione dello spettatore dipenderà esclusivamente da ciò che sperava di assistere durante il film: perchè come film d'azione District 9 è più che accettabile, come le inquadrature nelle sparatorie (primi piani esagerati, corpi sbudellati e sangue sulla telecamera, urla di dolore ecc.) testimoniano e del resto il regista, Neill Blomkamp, è famoso sopratutto per i suoi corti live (cioè con attori veri) basati sulla serie Halo; l'adrenalina sarà alta e l'inevitabile lieto fine lascerà i più soddisfatti. Tuttavia come film “ragionato”, per chi desiderava un classico della fantascienza aggiornato al mondo moderno, District 9 fa acqua da tutte le parti e si presenta al meglio come mediocre: le premesse su cui si basa sono molto, molto meglio di come il film finisce per essere. Ci sono troppi errori logici nella trama, troppe banalità, e non abbastanza profondità di pensiero per una situazione potenzialmente capace di fare scintille; è un qualunque film estivo d'azione, dove le premesse sono solo una scusa per vedere esplosioni e cattivi che saltano per aria da tutte le parti. Si poteva fare di meglio.

Commento

Cosa altro aggiungere.... District 9 non è certo da buttar via, ma deve essere preso nello spirito giusto. Se non si hanno troppe aspettative sarà un film interessante, perfetto per passare un paio d'ore: lo scenario base è sufficientemente originale, gli effetti speciali sono ben realizzati, la trama prosegue senza trascinarsi o risultare noiosa. Basta non aspettarsi qualcosa capace di analizzare davvero il difficile tema della convivenza fra esseri diversi, o di affrontare con cura l'incontro fra razze aliene; non è quel genere di film.

A cura di : Alessio "Origami" Pinna


Alieno in District 9 Nave aliena in District 9 Protagonista District 9
District 9 Pubblicità District 9 Alieno
Scheda Film
Voto
Regia
Neill Blomkamp
Cast
Sharlto Copley, Vanessa Haywood, Jason Cope, David James, Marian Hooman
Durata
112 minuti
Distribuzione
Sony Pictures
Genere
Fantascienza
Anno di Pubblicazione
2009
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