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lost

destiny calls  

Questo mese mi ero ripromesso di parlarvi di The Road, la pluripolemizzata pellicola apocalittica estrapolata dal romanzo di Cormac McCarthy. E avevo fatto davvero i miei compiti, ero corso al cinema non appena possibile e avevo persino preso tonnellate di note mentali durante la visione. Poi però davanti al mio fido Mac qualcosa continuava a tornarmi in testa, e più mi concentravo, più le ultime immagini dei passeggeri del volo Oceanic 815 continuavano a tornarmi in mente. E allora, che diamine, un finale di serie culto come Lost, capita una volta ogni dieci anni e sarebbe davvero un delitto non parlarne un po' diffusamente.

Siamo onesti allora: seguo Lost dalla prima puntata della prima stagione, ne avevo sentito parlare già così tanto prima che venisse trasmessa che era abbastanza prevedibile che diventasse un cult. Ed è una delle poche serie di cui non ho perso praticamente un episodio, un po’ per la genialità di una serie che mostra tanto dicendo così poco. Un po’ perché, già dalle seconda stagione, molti sceneggiatori presi a prestito dal mio amato mondo dei comics si sono avvicendati dietro la macchina da scrivere per raccontare le vicende di Jake e compagnia. Tra tutti, Jeph Loeb (Superman) e Brian K Vaughan (Y the last Man) hanno saputo dare il contributo migliore. E, indiscutibilmente, le sceneggiature sono sempre state la punta di diamante della serie: proprio quella capacità di creare misteri sempre più grandi ogni volta che qualcosa veniva concesso agli spettatori ha reso le sei stagioni di Lost i prototipi di un nuovo modo di scrivere per la televisione.

Lo stile narrativo, basato sui flashback prima, sui flashforward poi, ha senza dubbio fatto scuola. E in più di un occasione, la capacità degli autori di contaminare generi differenti ha prodotto delle piccole gemme tutte incasellate in una architettura che , auspicabilmente col finale della sesta stagione avrebbe trovato per ogni domanda una risposta sensata. E qua veniamo un po’ alle noti dolente. Quando leggerete queste righe sarà passato quasi un mese dalla trasmissione, per cui avremo avuto tutti il tempo di visionare e lasciar decantare le sensazioni. Molti hanno criticato lo svolgersi degli eventi adducendo come motivazione la non completa spiegazione di tutto quello che è accaduto nell'isola. Molti si sono lasciati distrarre dalle proverbiali aringhe rosse perdendo di vista il concetto principale : il team di sceneggiatori. Ancora una volta. Ce. L'ha. Fatta.

Ed è difficile non rimanere a bocca aperta nell'ultima ora e mezzo di trasmissione, quando quasi tutto viene svelato e le (poche?) questioni rimaste irrisolte lasciano spazio per un eventuale seguito. Cosa per altro non facilissima, almeno sotto il punto di vista narrativo. In fin dei conti Lost è stata la prima serie a presentare sequel e prequel in contemporanea. Quel continuo scivolare su linee temporali differenti ha infatti permesso la creazione di una intera mitologia dell'isola. Gli Altri. Jacob e Nemesi. La statua di pietra, il galeone ed il progetto Dharma. In realtà JJ Abrams e soci hanno saputo pescare a piene mani nell'immaginario pulp americano, e sono stati capaci di fondere assieme talmente tante cose che il risultato finale oltre ad essere incredibilmente originale è godibile e sensazionalmente attraente. Alzi la mano chi, in questi sette anni, non ha fantasticato almeno una volta sulla presenza dell'orso bianco o sulla creatura di fumo.

Ma attenzione, prima di stigmatizzare l'assenza di risposte certe, ricordiamoci che, sin dall'inizio, si è puntato sull'origine misticheggiante dell'isola (la misteriosa società che ivi operava negli anni sessanta, non a caso si chiama Dharma Initiative) e, la sequenza finale, ambientata in un luogo di culto dove trovano spazio i simboli di TUTTE le religioni è esplicativa e ben sintetizza lo spirito della serie.

Se proprio si deve criticare qualcosa, è forse un po' di stanchezza nel gestire l'ultima stagione. Non va però dimenticato che il progetto originale era strutturato su sole cinque stagioni e, se una sesta è stata aggiunta , lo si deve soltanto allo sciopero degli sceneggiatori del 2008. Questo ha comportato una riscrittura di alcune scene e , probabilmente tutta la vicenda legata alla terra parallela (strizzatina d'occhio per tutti, non anticipo nulla alle due persone che ancora non sanno di cosa si parla) forse si dipana su qualche lungaggine di troppo,senza però, saltare lo squalo. Inoltre non è troppo soddisfacente l'uso che si è voluto fare del personaggio di Ben Linus: geniale e diabolico sotto molti aspetti, ha finito per perdere di spessore nel momento in cui è stato messo troppo e troppo a lungo sotto i riflettori.

Ma tutto sommato sono peccatucci veniali che ben poco danno arrecano ad una serie che ha saputo creare un universo così affascinante e strutturato. E tra l'altro, chi ricorda il gioco Lost – via Domus, potrà dire che il finale era intuibile con qualche anno di anticipo. Resta un piccolo vuoto nel palinsesto televisivo, perché malgrado qualche degno successore (Heroes? Flash Forward?) nessuno è stato ancora capace di porre una pietra di paragone. Lo stesso Fringe, creatura dello stesso team creativo, è un buon clone di X-Files, con buone premesse ed una decente attitudine nerd, ma da là a sostituire nel cuore di molti fan l'Isola, che di Lost è di sicuro il personaggio più affascinante, ce ne vuole.

Resteremo a vedere. Contenti per la verità che una volta ogni tanto, non tutto è stato gonfiato all'inverosimile lasciando una spiegazione che non avrebbe saputo reggere il confronto. E' abbastanza zen in effetti, considerare, che i vuoti, hanno la stessa influenza dei pieni, no?
Un solo vero mistero rimane abbastanza evidente, e sono tutto orecchi per chi ha risposta : a parte i soliti sospetti, che ne è stato del resto dei passeggeri dell'Oceanic 815 ???
Punto. 
 

A cura di : Mario "flywas" Moschera


Scheda Film
Voto
Regia
J. J.Abrams
Cast
Matthew Fox , Evangekine Lily, Terry O'Quinn, Jorge Garcia, Michael Emerson
Durata
90 minuti
Distribuzione
Fox/Buena Vista
Titolo Originale
lost
Genere
Fantascienza
Anno di Pubblicazione
2010
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