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Terminator Salvation

Terminator Salvation



Un mito intramontabile?

È così. se ne parlava giusto il numero scorso: i nerd/geek sono cresciuti. E marciano verso Hollywood. L’idea di trovarmi di fronte all’ennesimo sequel del popolare franchise anni ’80 mi lasciava titubante. Non fraintendetemi, considero la creatura di James Cameron semplicemente geniale. Sottolineo, James Cameron. Perché poi, quando altri hanno messo le mani sulla vicenda, i risultati sono stati a dir poco altalenanti. Dove i primi episodi erano focalizzati su un concetto estremamente semplice, macchine intelligenti tornano indietro nel tempo per uccidere il loro più grande nemico quando è ancora indifeso, le aggiunte mi erano sembrate sempre molto macchinose, dispersive. Incapaci in fondo di saper aggiungere qualcosa di veramente importante. E così arriviamo a questo Terminator Salvation. A spronarmi verso il botteghino, a dirla tutta, è stato più il trailer del promettente tie-in videoludico, che altro. Gli ambienti di gioco, metropoli completamente ridotte in macerie hanno risvegliato in me quella curiosità per i pochi fotogrammi apocalittici intuiti in quelle prime pellicole. Quella promessa di fine del mondo che sembrava sempre più prossima, ed invece non c’era mai. E questo ci porta dritti al presente sequel/prequel, parte prima di una trilogia che sembra avere tutte le intenzioni di diventare un caposaldo della moderna fantascienza. Il futuro è arrivato: non è più una possibilità. La guerra alle macchine è lo status quo. Pochi umani, male armati, mal nutriti, si aggirano per le metropoli, cercando di resistere. Fra questi John Connor (un Christian Bale in forma davvero smagliante, molto più spigliato che in calzamaglia…) futuro capo della resistenza. Robot sferraglianti danno loro la caccia, non concedendo alcun quartiere. Il giorno del giudizio alla fine è arrivato. E, ad essere sinceri, perso in questi scenari, la sospensione dell’incredulità perfettamente oliata, ho provato la stessa sensazione di angoscia che i primi capitoli avevano saputo trasmettere ad una versione appena adolescente di me stesso. Quell’implacabilità , quella metodicità con cui le macchine si accaniscono, e perfezionano i loro metodi è agghiacciante. Davvero la pellicola riesce a trasmettere sensazioni così intense, quasi alienanti. E non è che ci riescano esattamente tutti i blockbuster. Proprio no. La storia è ambientata in un intervallo cronologico lasciato sin ora inesplorato dalla serie: ancora nessuno, umano o macchina, ha raggiunto il passato. Eppure, potenza del paradosso temporale, ugualmente le macchine cercano di sterminare il semplice soldato Connor ed il futuro di lui padre, qui ancora adolescente, Kyle Reese. Mentre i destini di questi due giovani uomini si legano in maniera sempre più indissolubile, assistiamo ad una vera panoramica del mondo post olocausto. Gli scenari sono solo la prima delle cose che colpiscono allo stomaco. La genialità del diversificare il tipo di Terminator, è inavvicinabile. In questo continuum ogni macchina è letale, qualsiasi forma abbia. La sceneggiatura è la vera macchina per uccidere: tutta una serie di citazioni strizzano l’occhio ai vecchi fan, ed alcuni risvolti lasciano semplicemente stupefatti. Senza rivelare troppo di una trama che va gustata e, che in più di un’occasione, grida violentemente il nome di Philip K. Dick, posso rivelarvi che, all’improvviso, vedere comparire un T-800 con le fattezze dello Schwarzenegger di venticinque anni fa, ha un effetto potentissimo su chi è cresciuto con il refrain ‘ritornerò’ in testa. Ed il cerchio, magicamente, si chiude. E subito un altro se ne apre. L’intero cast, virtuale e reale, contribuisce a dare questa sensazione, creando un’opera sia corale, ma anche ben focalizzata sulle figure chiare. Avvalendosi di un ritmo estremante moderno, McG genera una pellicola che non segue la tradizionale regola del sequel: ‘di più di tutto quello che funziona nelle prime pellicole’. Al contrario è un film che si regge benissimo sulle sue gambe e che non sfrutta la risonanza del franchise per creare solo un meccanismo mangia soldi. Quando le luci si riaccendono in sala, si rimane con la voglia di vedere di più, di sapere di più. Le domande cui si trova una risposta sono molte meno degli interrogativi lasciati aperti. Nuove sfaccettature approfondiscono i teme principali senza però tradirli. Alcune svolte, quasi filosofiche, costringono ad un coraggioso paragone con la trilogia di Matrix. Anzi, in un universo perfetto, questo Salvation sarebbe il giusto prequel al capolavoro dei fratelli Wachowsky. Il regista, che si è fatto le ossa studiando l’estetica dei videoclip, crea delle inquadrature abbastanza suggestive, anche se forse un po’ troppo canoniche. Le scene più divertenti sono quelle in cui la fantasia è a briglia sciolta. In generale sono i momenti di azione sfrenata a rendere meglio anche i dialoghi, ben scritti, reali, sono abbastanza privi di luoghi comuni e banalità assortite. È un piacere vedere cosa succede quando Hollywood si fida di energie più fresche. Il linguaggio usato, è trasversale, è figlio della musica come dei videogames. È uno stile, per definizione, multimediale, con differenti scale di lettura. L’ho detto, i nerd/geek hanno marciato su Hollywood. E forse adesso gli hanno messo in mano le chiavi.
Punto.

A cura di : Mario "flywas" Moschera


Terminator Salvation
Terminator Salvation Terminator Salvation
Scheda Film
Voto
Regia
McG
Cast
Christian Bale, Bryce Dallas Howard, Helena Boham Carter
Durata
115 minuti
Distribuzione
columbia
Titolo Originale
terminator: Salvation
Genere
Fantascienza
Anno di Pubblicazione
2009
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