
Capcom: questi sconosciuti.
Per la maggior parte dei lettori, non c'è bisogno di dire cosa Capcom rappresenti per la scena videoludica internazionale. Devil May Cry, Resident Evil, Mega Man e Street Fighter, solo per citarne alcuni, sono delle pietre miliari nell'intrattenimento che non hanno bisogno di presentazione.
Fino a qualche tempo fa meno conosciuta al pubblico occidentale, invece, è la serie di "Gyakuten Saiban", o, nella versione americana, "Phoenix Wright: Ace Attorney".
A pensarci bene è un'idea azzeccata: un avvocato difensore e i suoi casi da risolvere. Non dobbiamo immaginarci, tuttavia, un triste burocrate vestito di nero: "Phoenix Wright: Ace Attorney" segue il tipico sistema giudiziario giapponese. Dall'accusa vengono chiamati a deporre alcuni teste e il compito della difesa è quello di analizzare le testimonianze e trovare delle contraddizioni.
Il gioco a grandi linee.
Phoenix Wright, il protagonista dagli ormai iconici capelli a punta, si trova a difendere sia amici che semplici clienti dalle accuse di omicidio.
Il gioco si può dividere in due modalità: la modalità tribunale, che grosso modo consiste nell'ascoltare le testimonianze e presentare delle prove, e la modalità investigazione, di cui parleremo un po' più avanti.
Il primo caso del gioco è, fondamentalmente, un tutorial: un nostro caro amico è stato accusato dell'omicidio della sua ragazza e noi, certi della sua innocenza, siamo chiamati a provarne l'estraneità ai fatti.
Non bisogna farsi ingannare, però, dall'estrema semplicità del primo caso: siamo in sostanza guidati passo passo dal nostro capo, la bella Mia Fey, e ogni errore commesso non è penalizzato più di tanto.
Proseguendo nel gioco, i casi si fanno più complessi, quasi impossibili da capire ad un'occhiata non approfondita. Dovremmo passare attentamente al setaccio ogni singola prova e, come dice il nostro capo, "guardare ogni cosa da un'altro punto di vista".
A portare un po' di varietà al gioco, che altrimenti si fermerebbe ad una semplice scelta di prove da presentare al momento opportuno, è, come dicevo prima, la modalità investigazione: da avvocati, ci trasformiamo per un po' in detective, per cercare la verità che porterà allo scagionamento del nostro cliente. Ci toccherà, infatti, esaminare diversi luoghi, parlare con i testimoni e rimettere insieme tutte le tessere dei casi che, puntualmente, ci sembrano persi sin dall'inizio.
A vederla così sembra una semplice storia interattiva: "Phoenix Wright: Ace Attorney" non si discosta molto da quei LibroGame con cui giocavamo da bambini. La storia è già ben scritta: non abbiamo nessun modo di personalizzare il nostro avanzamento. A differenza dei LibroGame, però, il modo di completare l'avventura è sempre uno solo: non aspettiamoci sorprese da una seconda giocata. D'altro canto, non dobbiamo nemmeno chiudere gli occhi e puntare la matita su un numero a caso nella "Tabella del Destino" (il che è un bene), visto che i "punti vita" sono solo cinque e ogni "penalità", che il giudice non mancherà di assegnarci per aver presentato la prova sbagliata, ce ne toglierà uno.
Giocabilità
La giocabilità di "Phoenix Wright: Ace Attorney" è vecchia, non c'è dubbio. Il gioco stesso è vecchio: uscì solo in Giappone nel lontano 2001, e solo per Game Boy Advance. Negli anni ebbe due seguiti, solo nipponici e, finalmente, nel 2005, la Capcom ci degnò di una conversione per DS, in tutto il mondo. Il problema di molte riedizioni Capcom, purtroppo, è sempre lo stesso (lo ricordiamo con le re-release dei classici Resident Evil per Game Cube): ossia, le riproposizioni su una console più recente non sono che semplici porting di una versione vecchia. Phoenix Wright non fa eccezione, rimanendo tale e quale alla versione GBA (se non per l'aggiunta di un capitolo finale).
Recentemente è uscito anche un porting per Wii, acquistabile dal Wii Shop, nella sezione WiiWare. Sconsiglio l’acquisto, in quanto, per l’ennesima volta, la grafica non subisce nessun cambiamento, anzi, sul televisore, i pixel si notano più che mai.
Grafica e Sonoro
Essendo un gioco pensato per una console portatile di quasi dieci anni fa, possiamo scordarci texture e modelli poligonali: accontentiamoci invece del gusto retrò di sprite disegnati a mano. Niente motion capturing, ma un susseguirsi di disegni, stile cartone animato, per ogni espressione, parola o posa dei nostri eroi.
Non voglio assolutamente dire che non si tratti di un titolo valido: chi mai si sognerebbe di dire che il primo Zelda sia una porcheria, nonostante la grafica? Non aspettatevi nulla, però, da questo comparto.
I miei complimenti vanno, invece, alle musiche. Ogni pezzo musicale è perfettamente aderente al personaggio o alla situazione che si presenta sullo schermo. Raramente in un gioco si trova una colonna sonora così azzeccata: ti ritroverai ad urlare "Obiezione!" e a fischiettare la canzoncina per giorni.
Se siete fan delle OST, sappiate che "Phoenix Wright: Ace Attorney" ne ha addirittura una orchestrata (purtroppo distribuita solo in Giappone): adesso è un buon momento per andare ad ascoltarla su Youtube.
Localizzazione
Avendo giocato anche alla versione originale giapponese, devo dire che si perde un bel po’ della caratterizzazione dei personaggi, con la traduzione.
Essendo una traduzione di traduzione dal giapponese, è facile capire che molti giochi di parole e sfumature del significato che non erano possibili nella versione americana non sono presenti nemmeno in quella italiana.
Con ciò non intendo assolutamente dire che il team italiano non abbia fatto un lavoro egregio, tutt’altro. La traduzione è corretta e attinente e, non conoscendone la versione originale, non ne sentiremo la mancanza. Siamo ben lontani dallo scempio di Resident Evil 0.
Conclusioni
"Phoenix Wright: Ace Attorney" è un gioco che si può amare o odiare, non ci sono vie di mezzo. Ad alcuni di voi ricorderà "Detective Conan", famosa serie animata giapponese.
Fortunatamente, Phoenix Wright non è contagiato dalla "Sindrome della Signora in Giallo": l'idea dell'avvocato che accetta i casi e investiga è azzeccata, e non rischiamo di portare sfortuna in ogni posto in cui ci rechiamo.
Alcuni casi, tuttavia, sono un po' macchinosi e i colpevoli ricorrono eccessivamente al "trucco nascosto", tipico di Detective Conan, per coprire le proprie tracce. E' un bene, però, il fatto che non siamo ai livelli dell'immancabile filo da pesca in ogni caso: la trama rimane coerente a sé stessa, pur se con qualche elemento "paranormale", avanti nel gioco.
Potreste dirmi che urlare “Obiezione!” nel microfono del DS quando si scopre una contraddizione non ha prezzo. Capcom non è della stessa opinione: il gioco per DS si vende ancora a prezzo pieno. A differenza del Giappone, non è uscita nessuna versione Platinum del titolo.
Le versioni per Wii e iPhone sono vendute rispettivamente a 1000 Wii Points e a 3,99€: molto più di quanto mi sentirei di consigliare per un titolo di nove anni vecchio.
Insomma, se riesci a dimenticare di essere nel 2010 e a goderti una storia interattiva per quello che è, questo è il gioco per te, altrimenti lascialo sullo scaffale, ne resteresti deluso.
Amare o odiare, appunto. Io ho scelto la prima.
Pro:
- Una storia a giocatore singolo avvincente.
- Colonna sonora memorabile.
- Se avete la pazienza di cercare la verità da voi, può regalarvi soddisfazioni.
Contro:
- Troppo confuso, a volte.
- Per il prezzo che ha, anche su Wii, avrebbero potuto aggiornare il comparto grafico.
- Se non siete tipi troppo pazienti, vi ritroverete spesso a consultare le soluzioni.
Grafica: 6
Sonoro: 8
Giocabilità: 7
Longevità: 6
Voto Finale: 7,5


