Iscriviti in pochi passi!

E-Mail

Nick

Data nascita

Password

Nome

Cognome

Login

Username

Password

Ricordami? Password dimenticata? Registrati Connettiti con

Alice: Madness Returns

Il ritorno di un grande classico dark degli anni '90!

Alias: Alice Madness Return

By Andrea Pautasso , 23/06/2011

Piccola personale introduzione alla recensione Ci sono pochi giochi che ricordo con molto interesse nei miei primi anni videoludici. Uno di questi è senza dubbio la versione dark e grottesca di una celebre storia di Luis Caroll, ovvero Alice: nel paese delle Meraviglie. La prima volta che vidi questo gioco era durante una puntata di Solletico un format televisivo in onda su Raiuno a fine degli anni '90, durante una delle quotidiane puntate del format televisivo, veniva proposto con una certa non curanza il trailer di questo inquietante gioco, durante la fascia protetta dalle 16.00 alle 18.00, dove la povera Alice veniva fatta a fette da terribili trappole mortali in un paese che di meraviglioso aveva solo il lontano passato. Un altro ricordo legato a questo videogioco è legato a qualche mese dopo il lancio del titolo, quando vidi all'interno di un centro commerciale, la copia del gioco per PC e mi rammariicai di non possedere un personal computer, ma solamente un Game Boy. Chiundendo questa personalissima parentesi sulla mia infanzia videoludica, l'uscita di un seguito di American MCGee's Alice annunciata circa due anni fa, era suonata a molti come una notizia a dir poco inaspettata. Non solo perchè nonostante l'ottimo successo di critica e di pubblico, per anni non si era accennato minimamente a un seguito, ma perchè nel frattempo lo stesso MCGee, autore del titolo, sembrava ben lontano dal programmare un nuovo videogame, alla luce della fallimentare esperienza con la narrazioni delle Grim Tales in chiave dark e in digital delivery. A giugno del 2011, dopo continui rinvii del gioco e trailer in CG che non facevano altro che mostrare come il vecchio McGee stesse preparando per bene il ritorno della fantasia malata di Alice, eccoci finalmente di nuovo nel paese delle meraviglia, con una Alice ormai adolescente, ma con un'esistenza decisamente controversa, legata come sempre al mondo del Paese delle Meraviglie. Un piccolo ma fondamentale bonus Prima di iniziare a dilungarci sulle caratteristiche del gioco, occorre fare un plauso a McGee ed a Electronic Arts di aver introdotto in ogni versione di Madness Returns, la versione digital delivery del primo capitolo della serie, ormai divenuto merce da collezionisti da anni ed anni. Ben coscienti del fatto che è passata quasi una generazione di videogiocatori dal primo American McGee's Alice, Eletronic Arts ha omaggiato i propri videogiocatori, includendo questa interessante avvenuta platform, che a distanza di anni dalla sua realizzazione, risulta essere ancora un capolavoro. Alice: Madness returns è per certi aspetti, quello che un fan del primo capitolo della serie desidererebbe dal seguito di un gioco tanto amato, ovvero che le caratteristiche di gioco migliori venissero quasi replicate nel capitolo successivo, evitando potenziali delusioni dovute ad alterazioni di formule di gioco. Fa piacere scoprire che McGee ha deciso di intraprendere questa via, ignorando purtroppo e per fortuna che sono passati quasi 15 anni ed il mondo dei videogioco come le sue struttere tecniche e concettuali, sono radicalmente cambiate. Alice MCGee è un bel titolo, narrato con efficacia da un abile regista videoludico, rimasto però fermo a concept di gioco vecchi ormai un decennio abbondante. Di per se la cosa non risulta essere affatto sgradevole, poichè un bel gioco basato su un sano e duro platform anni '90 è merce rara di questi tempi, ma alla lunga è difficile non ammettere che qualcosa nella formula di gioco di Alice: Madness Returns davvero non funziona. Puzzle ripetitivi ed un gameplay un po' troppo povero di acuti e variazioni dal salta sulla piattaforma, scivola, abbatti il nemico non aiuta Alice: Madness Returns ad essere definito un gioco dal gameplay vario, nonostante la trama risulti essere molto godibile, anzi troppo, tanto che verso la fine del gioco le lunghe sessioni platform sia 2D che 3D vi sembreranno un prezzo da purgatorio pagabile per vedere la prossima cutscene dello story mode del gioco. Titolo a dir poco discutibile A livello grafico il gioco si presenta discreto, su PC non risultano esserci particolari richieste di hardware, mentre su console il gioco risulta essere comunque godibile, certamente lontano dal capolavoro grafico. Ciò che è tutt'altro che un capolavoro nell'ultima fatica del bizzarro McGee è la pulizia grafica del prodotto, sommata ad una grossolana collisione di ambienti grafici, che alle volte compromette le stesse sezioni di platform. Muri invisibili a profusione, un comando salto tutt'altro che impeccabile e decisamente poco preciso (Alla faccia dei primi Tomb Raider) risulta essere in alcuni punti del gioco (vedi i calderoni da saltarci sopra) particolarmente sgradevole da notare, tanto da causare diversi game over al sottoscritto. Tutt'altra storia è il comparto sonoro del titolo, che si presenta con ogni probabilità, il lato migliore di questa produzione. Un cast di voci davvero da applauso si somma ad una composizione sonora di rara bellezza, molto in tema con la natura grottesca, triste e surreale che il gioco trasmette. Una nota di merito particolare alla doppiatrice inglese di Alice, che ritengo essere uno dei migliori doppiaggi degli ultimi anni visti in un videogames. Interessante l'implementazione di alcune sessioni nel mondo reale di Alice, dove potremo meglio approfondire alcune vicende che han portato la protagonista al ritorno nel Paese delle Meraviglie. Si tratta per lo più di sezioni piuttosto piatte di gameplay, ma non per questo godibili, buone per spezzare un po' il ritmo da platform continuo, che se no darebbe assuefazione. A livello di longevità, il titolo si attesta intorno alle 10 ore di gioco, non dando particolari motivazioni riguardo una potenziale rigiocabilità del titolo. In fase di lavorazione del prodotto, McGee stesso paventava l'ipotesi di un potenziale terzo episodio della serie, sarà interessante vedere se sarà realizzato e come si collocherà all'interno degli eventi narrati dei due capitoli finora giocati. Titolo dalle molteplici faccie... Avviandoci verso la fine della recensione sono davvero combattuto su come giudicare questo Alice: Madness Returns. La mia parte più hardcore gamer mi consiglierebbe di valutare a questo prodotto un bel 90 di stima, per via dell'approcio vecchia scuola che il gioco intraprende già da subito. Purtroppo evidenti approssimazioni tecniche, sommate ad un modello di gioco quasi imbarazzante viste le raffinatezze dei giorni moderni, mi suggerisce di abbassare drasticamente il voto. Voto che sarebbe da abbassare all'insufficenza se dovessi essere un giocatore dell'attuale generazione di console, vista la totale incompatibilità di stile che il titolo propone rispetto alle produzioni moderne. Essendo però un forte contestatore delle attuali produzioni videoludiche, non posso che apprezzare il contorto gameplay di Alice: Madness Returns, pur ammettendo che alcune imperfezioni grafiche non si vedevano davvero dai tempi della PSX. Se avete amato il primo Alice di McGee allora questo titolo fa davvero al caso vostro, mentre se pensate di trovarci una specie di God of War in salsa Walt Disney con uno spruzzo di Tim Burton, il mio consiglio è di starne alla larga il più possibile, non è davvero il gioco adatto a voi.


Pagina ufficiale: Alice: Madness Returns, alice
Non sono presenti commenti per questo articolo

Info

SVILUPPATORE:

Spicy Horse

EDITORE:

EA

GENERE:

Azione

SOTTOGENERE:

N/A

CONSOLE:

PC

GIOCATORI:

Singleplayer

SITO UFFICIALE:

Link

Voti

Grafica: 62
Colorata ed artistica ma collisioni grafiche ridicole
Sonoro: 90
Doppiaggio magistrale dei personaggi, musiche evocative
Giocabilità: 78
Gameplay vecchia scuola, apprezzabile la scelta coraggiosa
Longevità: 76
Indispensabile per i fan del primo Alice, non per gli altri
GLOBALE: 77
Apprezzabile follia commerciale ed artistica
Pro:Contro:
  • Alice in questa versione è davvero apprezzabile
  • Comparto sonoro d'eccellenza
  • Gameplay ripetitivo
  • Difetti tecnici d'altri tempi