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Recensione di
Army of Two: The 40th Day
per XBox360

Shanghai in totale distruzione
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”Mascherina ti conosco”
Parafrasando Piero Pelù, tornano di moda le due mascherine dei protagonisti della serie Army of Two nata due anni fa. Incappati in una nuova guerra, Elliot Salem e Tyson Rios non avranno tempo per rifiatare e imbracceranno nuovamente le armi, le armature e soprattutto le mascherine antigas che hanno reso famosi i due personaggi. Teatro di battaglia è Shanghai, in preda alla confusione per via di un attacco aereo effettuato da non-si-sa-chi per il motivo non-si-sa-quale, banale, come spesso accade in produzioni di questo tipo. L’EA Montreal dunque conclusi i lavori mette sul mercato un prodotto tecnicamente valido che fa della sua forza maggiore la cooperazione tra i due protagonisti. Un titolo, insomma, da consigliare in multiplayer in locale o online, poiché in singlo la campagna non rende giustizia al gameplay sviluppato. In uscita dunque per il 15 Gennaio 2010, il titolo apre ufficialmente le danze per la lotta al miglior gioco d’azione, ma vediamo un po’ com’è nel dettaglio….
”La novità è la cosa più vecchia che ci sia”...
Altra citazione, stavolta direttamente dal premio Oscar Benigni e da non prendere alla lettera per la sua maestosità. Purtroppo Army of Two: The 40th Day non l’ha interpretata come si deve. Come detto in precedenza non lascia spazio ad un plot narrativo convincente ed avvincente, bensì basa la storyline su una guerra apparentemente inutile, mal raccontata, e che funge da pretesto solo e soltanto per far volare qualche proiettile con accanto l’amico. In tal senso, il prodotto è veramente ben riuscito. Giocando in singolo, avremo diversi tasti a disposizione per comandare l’altro fratello. Tramite il D-pad potremo, infatti, scegliere se farci seguire dandoci supporto immediato, se far andare l’altro avanscoperta pronti a coprirgli le spalle oppure se restare fermo in un punto a dare maggiore copertura, fino ad arrivare a poter richiamare una telecamerina che ci mostrerà cosa sta succedendo al nostro compagno qualora sarà fuori dalla nostra portata. Per quanto riguarda il tatticismo vero e proprio, se i comandi non dovessero bastare, è stata introdotta la barra di “aggro”, ovvero la percentuale di ostilità dei nemici verso uno dei due fratelli. In questo modo, se uno dei due attirerà l’attenzione di fuoco su di sé, l’altro potrà sgattaiolare alle spalle del nemico e riempirgli la testa di piombo senza particolari complimenti. Mossa utile quando ci si ritrova fermi dietro una copertura sotto fuoco nemico o davanti ad nemico dietro uno scudo antisommossa con mitragliatrice incorporata. Lasciando stare i tatticismi a livello singolo, è possibile collaborare in coppia: dal collaudato sistema spalla contro spalla all’avanzare tra i nemici mentre uno dei due ”fratelli” tieni lo scudo e l’altro, posto dietro, tiene guardia dall’altro lato. E se non bastasse ancora, sarà possibile fingere la resa o la morte, così da indurre i nemici a lasciarvi perdere, andando ad affossare di piombo il vostro compagno, regalandovi una ghiotta occasione per colpirli da dietro. Un’altra bella innovazione che serve un po’ a variare il gameplay distaccandosi dall’abuso di proiettili, è la modalità “prendi il capo e costringi alla resa i suoi colleghi intimiditi”. Attivando il gprs col tasto back - preso pari pari da Dead Space anche perché ci traccerà sul terreno la strada da percorrere per arrivare all’obiettivo preposto – noteremo su nemici una descrizione e soprattutto un’icona sopra i generali. Catturando il generale di una piccola pattuglia, sgattaiolando alle sue spalle e premendo LB, costringeremo alla resa gli altri soldati, e potremo decidere se ammanettare i malcapitati o giustiziarli. Questo influenzerà il livello di moralità, introdotto in questo capitolo, e alcune fasi di gioco ci regaleranno scelte morali come salvare o giustiziare una persona importante per qualche spicciolo in più o salvare alcuni ostaggi che stavano per essere uccisi ingiustamente. Ho parlato di spiccioli, sì perché presa dal primo titolo e ulteriormente approfondita, Army of Two: The 40th Day regala ai videogiocatori una vera “azienda” di customizzazione delle armi da fuoco in possesso del videogiocatore. Premendo il tasto Y per qualche secondo, apriremo il menu relativo alla scelta dell’arma da impugnare – con una pressione più breve le scorreremo in sequenza – e da questo menu potremo accedere alla sezione di personalizzazione. Ogni aspetto dell’arma, anche l’estetica, potrà essere migliorata spendendo soldi o semplicemente guadagnando il pezzo specifico dal gioco dai nemici o dalle casse di rifornimenti di essi. Potremo anche acquistare nuove armi o colorare le maschere dei protagonisti e/o le loro armature. Insomma, tanti optional per rendere unici e ancora più battaglieri i due fratelli. La cooperazione tra i due, si rivelerà fondamentale in quasi tutte le sezioni di gameplay, anche per aprire un cancello o salire di piano in un edificio in mancanza di scale. Il giocatore si coprirà automaticamente dietro uno copertura e potrà sparare mirando o meno. Al tasto A è affidata la corsa a mò di Gears of War con telecamera a seguire dal basso. A proposito di telecamera, ci seguirà da dietro le spalle in una insolita veste destra-sinistra. Premendo il tasto R infatti potremo decidere di guardare la parte destra posizionando il giocatore sulla sinistra, oppure viceversa. Telecamera utile quando ci si trova in una sparatoria, ma assolutamente scomoda in fase esplorativa. Fase esplorativa abbastanza povera salvo il trovare le registrazioni audio dei nemici come extra per aumentare la rigiocabilità del titolo – espediente per achievements’ hardcore ormai troppo diffuso – ma ricca di spunti a livello di location. E questo dunque apre il discorso tecnico…
Shanghai: qui distruzione
Teatro di battaglia in Army of Two: The 40th Day, Shanghai si sposerà perfettamente col clima del videogame: tra una location aperta e una location chiusa in un ottimo alternarsi di luce ed ombre, il gioco dal punto di vista grafico riesce a regalare scorci ampi o angoli di stanze davvero ben realizzati. Fin dalle prime battute di gioco però, familiarizzando con le prime cut scenes, in grande quantità a dire il vero, ma mai pesanti e talvolta divertenti o interattive con qualche decisione, possiamo notare subito un certo problema di tearing, da lì a capire che non è soltanto uno sporadico difetto della grafica del gioco, ma è onnipresente in qualsiasi cut scenes al chiaro del sole. Per ciò che concerne le texture, soffrono di alti e bassi sia a livello di framerate, che a livello di definizione: negli spazi aperti o nelle location che prevedono tanti nemici, i dettagli si “snaturalizzeranno” per permettere al motore grafico di gestire al meglio gli scontri e gli effetti particellari durante il fuoco. I dettagli a schermo sono tanti, con ambienti chiusi spesso molto ricchi di oggetti su sfondo, che riescono a far immergere nell’azione. Peccato per l’interattività pari a zero con l’ambiente, senza nemmeno poter spaccare qualcosina a suon di mitragliate. Ahinoi il difetto maggiore dal punto di vista grafico, sono proprio gli effetti particellari, quanto mai accennati, talvolta banalissimi, simili ad un gioco del 2000, in grado più di far sorridere quando crolla un palazzo in cut scene che di farci preoccupare di affrontare un’ondata di nemici. Effetti particellari che, vista la trama e la natura caotica del titolo, sono presenti in grande quantità. I personaggi però sono molo curati, e rispetto al resto lo sono a tal punto da chiedersi come mai tutta quella cura per l’uomo non sia stata riversata nell’intera arena di gioco, dando l’impressione quasi di vedere due personaggi talmente ben fatti che non si sposano e non facciano parte di questo videogioco. Comparto audio sotto la sufficienza. Per quanto riguarda il doppiaggio, italiano, con la presenza anche di sottotitoli, il livello di volume è decisamente basso anche con le casse spinte a manetta, mentre al primo edificio esploso occorrerà una visita dall’otorino. La colonna sonora è assolutamente anonima, in grado di non regalare niente come solo pochi videogame sono riusciti a fare.
Da Gamespot con furore
E’ proprio il caso di dire che Army of Two: The 40th Day troverà sollievo nelle vendite più per la ricca e divertente promozione in collaborazione con Gamespot che per meriti reali. Uno sparatutto in terza persona a primo impatto ricco dal punto di vista del gameplay, più solido del predecessore, con un’IA] nemica e amica – qualora giochiate in single player – decisamente migliore e più reattiva, che manca però di polso a livello di plot e tecnica, con alcune trovate che dall’aumentare le possibilità del gameplay finiscono col lasciare perplessi, vedi il sistema di morale assolutamente inconcludente. Considerato che questo videogame sarebbe già sconsigliabile a prescindere qualora dovesse essere giocato in solitario, ma considerata soprattutto l’ondata di videogame d’azione che il mercato 2010 ospiterà su qualsivoglia piattaforma da gioco, Army of Two: The 40th Day è un gioco consigliabile solo a chi ha amato i due fratelli di proiettili e mascherine. Per tutti gli altri invece, è bene guardarsi attorno per scegliere un gioco già uscito o restare in attesa del prossimo videogame. Per EA Montreal, occasione sprecata. |
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Scheda Tecnica
SVILUPPATORE
EA Montreal
PUBLISHER Electronic Arts
SITO UFFICIALE www.armyoftwo.com/ho...
GENERE Azione/Fps
GIOCATORI 1-4
ONLINE SI
CONSOLE XB360
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Pagella
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Grafica:
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70 |
Buona alternanza di ambienti chiusi ed aperti, qualche problema di troppo |
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Sonoro:
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50 |
Doppiaggio e colonna sonora anonimi ed insufficienti |
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Giocabilità:
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80 |
Offre tante opzioni per affrontare gli scontri a fuoco |
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Longevità:
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70 |
Buona durata della campagna |
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GLOBALE:
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65 |
Niente di eccezionale |
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Pro:
- + Tante tattiche
- + Ottimo livello di personalizzazione degli armamenti
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Contro:
- - Tanti dettagli, spesso poco curati
- - Assolutamente lineare, livello moralità non sfruttato
- - Tanta pubblicità, poca sostanza
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