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Recensione di
Call of Juarez: Bound in Blood
per Pc

Si torna nel West!
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Sarà sempre successo?
Il 2009 sarà l’anno del ritorno dei maggiori brand videoludici ad ambientazione western. Il primo grande ritorno è per l’appunto quello di Call of Juarez, titolo uscito per la prima volta nel 2006 e che vede quest’anno un seguito realizzato da Techland e distribuito da Ubisoft. 3 anni fà, alla sua prima apparizione sulle scene, questo gioco aveva impressionato il pubblico per come aveva saputo ricreare il grande west delle pellicole cinematografiche e per un comparto tecnico veramente all’avanguardia. Con Bound in Blood, questo il nome scelto per il seguito, Techland cerca di replicarsi e regalare ai fan del genere e a tutti i videogiocatori un nuovo capolavoro: riuscirà in questa impresa?
La guerra di Secessione secondo la Famiglia Mc Call
La trama di Call of Juarez: Bound in Blood si inserisce nella storia come un prequel delle vicende viste nel primo capitolo della serie. Avremo così modo di conoscere le vicende del futuro reverendo Ray (morto alla fine del primo CoJ) e dei suoi fratelli Thomas e William. La vicenda narrata prende avvio durante la guerra di secessione tra le trincee di un esercito sudista ormai prossimo alla disfatta ed in cui i due personaggi giocabili, Thomas e Ray, militano.
Proprio durante un’offensiva degli avversari nordisti avremo la possibilità di iniziare a familiarizzare con i controlli e le peculiarità del gioco. Respinto l’assalto la storia vera e propria inizia a dipanarsi con la diserzione dei fratelli Mc Call che lasciano l’esercito nel tentativo di salvare la propria fattoria attaccata dalle truppe del nord. Giunti alla loro proprietà troveranno la madre ormai già morta e saranno costretti a fuggire con il fratello William, giovane prete, con il proposito di poter tornare un giorno a ricostruire la loro casa e la loro vita. Man mano che si proseguirà nella trama si incontreranno un gran numero di personaggi secondari tra cui il colonnello Barnsby, che è intenzionato a punire ogni disertore sudista e a ricostruire il suo esercito, il bandito Juarez e il figlio del capo Apache Sguardo Lontano. Le vicende porteranno i tre fratelli Mc Call in vari stati americani e alla fine in Messico tra banditi e indiani alla ricerca del leggendario tesoro di juarez. La storia pur non essendo originale si presenta ricca ed avvincente riuscendo inoltre a rendere perfettamente quelle ambientazioni western a cui i fan di registi del calibro di Sergio Leone sono abituati. Ottimo l’utilizzo di alcune cutscene tra un livello e l’altro realizzate con disegni a china su sfondo ocra durante la quale avremo modo di ascoltare i monologhi di William che parla dei due fratelli e della loro sempre più immorale e violenta condotta. Durante i livelli invece i filmati saranno tutti lasciati al buon motore di gioco, il chrome engine 4, di proprietà degli sviluppatori.
Il Vecchio West secondo Techland
Le varie ambientazioni che si susseguono nel gioco spaziano da vaste aree aperte a interni angusti e sono tutte caratterizzate da un level design ottimo che rende appieno l’appeal dei grandi capolavori cinematografici legati a questo genere. Il livello di dettaglio è buono sia nella vegetazione che nelle strutture e pecca solo a causa di texture non ai massimi livelli. Fortunatamente i vari effetti grafici e i filtri introdotti realtime dall’engine grafico coprono abbastanza bene queste piccole pecche.
Anche i personaggi vantano una buona caratterizzazione pur soffrendo di una modellazione poligonale non perfetta e di alcune animazioni, in particolare quelle facciali, un po’ troppo “legnose”. Nonostante tutto il motore grafico svolge egregiamente il suo lavoro riuscendo a risultare abbastanza leggero e a mantenere così il numero di FPS costante. Scomodo solo il fatto che ad ogni checkpoint un breve caricamento interrompa l’azione con un fermo immagine di un paio di secondi. Nel complesso il lavoro visto a livello grafico supera in ogni aspetto quello dell’ottimo predecessore e si attesta su valori più che sufficienti, ma purtroppo non riesce a raggiunge appieno gli standard qualitativi dei titoli next gen. Come in ogni western che si rispetti a dirla lunga è anche la colonna sonora e anche in questo caso Techland non delude regalando un sonoro evocativo e che contribuisce a ricreare un’atmosfera in grado di soddisfare tutti i nostalgici del genere. Positivo anche il doppiaggio completamente in italiano che però a volte risulta un po’ piatto e non in grando di rendere la tensione e l’emozione di alcuni fasi di gioco.
Pronti a premere il Grilletto
Gli sviluppatori sono riusciti a prendere dal lato gameplay quello che di buono si era visto in CoJ e a migliorarlo introducendo anche qualche sostanziale novità. Il primo elemento da citare sicuramente è quello della dualità del gioco dato che tutti i livelli ad esclusione di 4 sono giocabili a scelta con Ray o con Thomas Mc Call e verranno quindi affrontati in maniera diversa conseguentemente alle peculiarità di ognuno dei due fratelli. Il primo personaggio, come nel primo capitolo, è quello più votato all’azione; armato di doppia pistola, fucile e dinamite Ray è il più letale e preciso nelle sparatorie senza quartiere e dispone anche di una buona resistenza ai danni. Il fratello invece, più agile e leggero, meglio si adatta allo stealth ed è in grado di arrampicarsi e di sfruttare il suo lazo per raggiungere appigli situati lontano. Al contrario del fratello Thomas potrà usare solo una pistola alla volta , ma avrà a disposizione dei coltelli da lancio e in seguito anche un arco per uccidere silenziosamente le sue vittime. Entrambi i fratelli disporranno di una diversa mossa in modalità “concentrazione”. Quella di Ray consiste in un bullet time di durata limitata in cui selezionare puntando i vari nemici che verranno poi colpiti in sequenza al termine del tempo di esecuzione. Thomas invece vedrà sempre il tempo rallentarsi, ma il puntatore selezionerà automaticamente i nemici e all’utente sarà delegato il compito di premere il grilletto e, facendo indietreggiare il mouse (l’analogico destro nelle versioni consolle),mimare la movenza classica del pistolero che abbassa velocemente il cane dell’arma. A prescindere dalla scelta del personaggio giocante il fratello ci seguirà sempre durante la missione e ci permetterà di eseguire alcune azioni combinate come una doppia mossa in modalità concentrazione olte a collaborare per sollevare il meno agile Ray sugli ostacoli più alti. L’IA, sia amica che nemica, è ben realizzata e riesce ad impegnare il giocatore costantemente sfruttando i ripari e la buona mira di cui è dotata. Alcune buone varianti al gameplay sono date da alcune scene a bordo di carrozze e alcuni armamenti fissi, come cannoni e gatling, con cui fermare grosse offensive avversarie. Da non dimenticare inoltre il nuovo sistema di copertura, completamente automatico, che permette al nostro alter ego di nascondersi dietro qualsiasi riparo semlicemente avvicinandosi e di poter sporgere per sparare semplicemente spostando leggermente il cursore.
E Il Multiplayer?
Tachland non si è certo scordata di una modalità a più giocatori ed ecco, oltre all’avventura in single player, 5 modalità online che completano le possibilità di gioco allungando la longevità complessivamente già buona del titolo. Queste modalità sono state rinominate in virtù del genere: Leggende del West, Caccia all’uomo, Banda, Ricercato e Sparatoria. Le prime consistono in dei deatmatch a squadre con regole non troppo dissimili tra loro. La modalità sparatoria rappresenta invece il classico match tutti contro tutti. Interessante il sistema di punteggi che permetterà ai giocatori più bravi e longevi di vedere aumentare la taglia sulle loro teste e consentirà a chi riesce ad eliminarli di vedere aumentare la somma vinta molto velocemente. I guadagni verranno poi sfruttati per personalizzare ed equippaggiare il proprio alter ego. L’unica mancanza imputabile a Techland potrebbe essere quella di una modalità co-op che vista la dualità del gameplay si poteva pensare fosse abbastanza ovvia da aggiungere .
Conclusioni
Techland ha saputo migliorarsi sotto ogni aspetto. L'ottimo design e gameplay fanno di Call of Juarez: Bound in Blood un ottimo prodotto, obiettivo non facile da raggiungere visto l’alto tasso di flop visti nei precedenti tentativi di portare il vecchio west in un videogioco. Anche la longevità, con quasi 8 ore di modalità singol player multiplayer online e un alto fattore di rigiocabilità si attesta su livelli più che sufficienti. Il design risulta complessivamente molto ispirato sia per quanto riguarda la storia, che i personaggi che le ambientazioni. Peccato solo per una realizzazione tecnica che, seppur oltre alla sufficienza, non raggiunge appieno gli standard qualitativi attuali. Titolo che rimane comunque un must per tutti gli amanti del genere e fortemente consigliato a tutti. |
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Scheda Tecnica
SVILUPPATORE
Techland
PUBLISHER Ubisoft
SITO UFFICIALE callofjuarez.it.ubi....
GENERE Fps
GIOCATORI 1-?
ONLINE SI
CONSOLE Pc
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Pagella
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Grafica:
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68 |
Dettagliata ed evocativa. Non raggiunge però gli standard attuali |
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Sonoro:
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70 |
Colonna sonora non d'eccezione, ma perfetta per il genere western |
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Giocabilità:
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80 |
Gameplay vario e ben bilanciato |
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Longevità:
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78 |
8 ore in single player integrate dal multiplayer e da una buona rigiocabilità |
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GLOBALE:
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75 |
Un ottimo gioco su cui pesa un comparto grafico migliorabile |
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Pro:
- + Ottima resa del genere western
- + Buon gameplay vario e divertente
- + Storia non originale, ma interessante
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Contro:
- - Animazioni a volte
- - Modelli poligonali e texture non ai massimi livelli
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