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Enslaved

Ninja Theory torna alla riscossa!

By Andrea Pautasso , 08/10/2010

La software house del momento Ninja Theory è diventata a tutti gli effetti una delle software house più in voga degli ultimi tempi. La maggior parte di questo inaspettato successo è soprattutto dovuta all’affidamento da parte di Capcom del nuovo capitolo della serie di Devil Mai Cry. Un vero e proprio attestato di fiducia per la software house inglese, che come un effetto piacevolmente collaterale fa salire di molto le attese per il titolo che i ragazzi di Ninja Theory hanno in lavorazione da un paio di anni, ci stiamo ovviamente riferendo ad Enslaved: Odyssey to the West. Quando il programmatore diventa regista Nell’ultima fatica degli autori di Heavenly Sword, ci troveremo in una New York in cui la natura si riprende gradualmente ciò che l’uomo col tempo gli aveva negato, in una atmosfera da estinzione totale del genere umano. In questo contesto così pacifico eppure così desolante due superstiti si troveranno a vivere una vera a propria Odyssey nel tentativo di fuggire da un mondo ormai dominato dalle macchine e robot dagli intenti letali. Fino a questo momento la trama di Enslaved pare prospettarsi per certi versi come quella già calcata, in modo più o meno simile da diversi adventure game, eppure proprio in questo punto di svolta il titolo prodotto da Namco Bandai procede con un andamento inedito, che lo rende un vero e proprio capolavoro di stile e di trama. In una rivisitazione odierna e per certi versi cyber punk de “La Bella e la Bestia” Monkey e Tripp si troveranno legati allo stesso destino, in una fuga continua da qualcosa che non ha bene una forma e per molto tempo neanche un nome. In questo lungometraggio ludico vedremo evolvere in modo incredibile il rapporto tra i due, in una miscela di scene dal tocco artistico che riescono a far vivere sulla pelle del giocatore le sensazioni dei protagonisti. Enslaved sotto questo aspetto è decisamente un nuovo punto di riferimento del genere, dove la trama assume finalmente un taglio cinematografico in cui il dramma e l’epicità dell’esperienza ludica raggiunge un livello di caratura del tutto inedito. Cutscene memorabili Sotto l’aspetto tecnico, Enslaved propone un motore grafico particolarmente efficace durante le cutscene che sovente incontreremo nel gioco. Particolare menzione va fatta all'espressività dei volti dei personaggi, davvero sensazionale e che rappresenta un'evoluzione di quel credo di sviluppo che Ninja Theory segue fin dai tempi di Heavenly Sword. Come rovescio della medaglia, purtroppo il gioco non riesce a replicare la stessa performance grafica ingame, dove il frame-rate risulta calare vistosamente durante le fasi più concitate di gioco. Sulla stessa linea troviamo anche la gestione della telecamera, alle volte troppo zoomata sul protagonista e poco pratica nei momenti più concitati di azione. Il sonoro mantiene per tutta la durata del titolo un livello qualitativo molto buono. Le soundtrack sono efficaci e di buona fattura, ma il doppiaggio è sicuramente la punta di diamante del comparto. Passando dal buon doppiaggio in italiano a quello eccelso inglese, Monkey e Tripp riescono ad avere una sincronizzazione del labbiale che sfiora la meticolosità maniacale e che aggiunge ulteriore patos all’esperienza di gioco. Oltre al video, un buon adventure game Enslaved al di là della lodevole regia artistica dietro al progetto rimane fondamentalmente un buon adventure game. Nulla di particolarmente nuovo, ma un sapiente mix di elementi già apprezzati in altri giochi. Per fare un confronto Enslaved ricorda molto come tipologia di gioco l’ultimo Prince of Persia di Ubisoft, dove il giocatore si troverà nei panni di Monkey ed alternerà sessioni di platform estremo a sessioni di combattimento in mischia, salvo qualche occasionale possibilità di colpire dalla distanza. Monkey oltre cercare di salvarsi la pelle dovrà provvedere alla sopravvivenza di Trip, non a caso in tutto il gioco, la sensazione di essere costantemente in apprensione per la salvezza della vostra compagna diventerà sempre maggiore. La longevità di Enslaved: Odyssey to the West si afferma intorno alle 10-13 ore di gioco in base alle proprie abilità ed al livello di difficoltà intrapreso. Il grande difetto veniale della nuova avventura targata Namco Bandai è che la grande intensità narrativa ed emotiva del gioco tende a minare in modo abbastanza serio una potenziale rigiocabilità del titolo, a fronte di extra ed obiettivi secondari di gioco non proprio ispiratissimi che non daranno particolari incentivi a riprendere in mano l'avventura. Più video che game, ma comunque eccezionale In Definitiva, Enslaved è un gran bel titolo, fatto di momenti davvero forti ed emotivi, ma che consumano il gioco velocemente fino ai titoli di coda. A fronte di una longevità nella media del genere ed ad una regia tecnica ed artistica lodevole, l’acquisto è caldamente consigliato a tutti coloro abbiano trovato particolar interesse in sede di anteprima nei confronti del titolo. D’altro canto il voler cercare di concentrare l’attenzione e i propri sforzi creativi da parte degli sviluppatori sulla trama principale del titolo, ha in parte minato l’esperienza più sotto l’aspetto quantitativo che il prodotto propone. A tutti gli effetti Enslaved: Odyssey to the West è un videogioco da trattare più come un film che come un videogame: brevi, ma intensi momenti di pura emozione ludica.


Pagina ufficiale: Enslaved
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Info

SVILUPPATORE:

Ninja Theory

EDITORE:

Namco Bandai

GENERE:

Avventura

SOTTOGENERE:

Azione

CONSOLE:

xbox 360

GIOCATORI:

Multiplayer

Voti

Grafica: 94
Cut scene che faranno scuola... fastidiosi cali di frame-rate
Sonoro: 98
Doppiaggio da oscar (specialmente quello inglese) e temi di buona fattura
Giocabilità: 86
Schema classico di gioco che funziona bene...ma non va oltre il compitino
Longevità: 82
10-13 ore di gioco emozionante
GLOBALE: 91
“Sorprendente Ninja Theory!”
Pro:Contro:
  • Protagonisti azzeccati... Trip vi farà innamorare
  • Storia appassionante
  • Paesaggi artisticamente sublimi
  • Scarsa rigiocabilità
  • Cali di frame-rate