Hard Reset
La “old school” ha ancora molto da raccontarci!
By Andrea Romaniello , 12/10/2011
Sviluppatori alle prime armi?
Flying Wild Hog. Loro sono gli sviluppatori di Hard Reset, titolo indie in esclusiva per PC distribuito dalla piattaforma Steam al prezzo di 27,99 €. Molti di voi non avranno mai sentito nominare questo studio in quanto è il loro primo titolo da protagonisti. Questo però non vuol dire che i signori in questione siano di primo pelo; alcuni dei membri hanno infatti partecipato allo sviluppo di Painkiller (People Can Fly) e The Witcher 2 (CD Projekt Red), oltre ad aver collaborato con City Interactive. Non fatevi ingannare dal nomignolo sconosciuto, quasi ironico e anche un po’ buffo, questa è gente che con i videogiochi ci sa fare.
Ricapitolando...
Per chi si fosse perso l’anteprima, pubblicata su GAME poco tempo fa, ricapitolerò un attimo la trama. Impersoneremo il maggiore Fletcher, ex membro dell’esercito, da tempo attaccatosi alla bottiglia come unica fonte di sfogo. Egli è a difesa del Santuario, situato nella città di Bezoar, contenente un network con una miriade di personalità digitalizzate di essere umani, scopo dell’improvvisa ribellione e attacco dei robot. Coloro che fino a poco tempo prima erano fidi aiutanti o talvolta sostituti degli umani in alcune mansioni della vita quotidiana, decidono che è giunto il momento di resettarli tutti! Gli umani tentano ovviamente una strenua resistenza ma la potenza dei robot è di gran lunga superiore; ed è qui che entriamo in gioco noi. La trama, raccontata tramite ottimi fumetti animati, acchiappa subito il giocatore, catapultandolo nelle vicende del distretto 6 e del Santuario.
Appena avviato il gioco vi troverete davanti un bel menù robotico animato che però dopo un po’, a causa della sua lentezza, verrà velocizzato tramite l’opzione attivabile in basso a destra. Per rimanere in ambito parliamo subito dell’interfaccia. Ci sarà un valore per la salute, per l’armatura e per le munizioni (dati scritti ben in grande). Insieme avremo inoltre la barra per lo scatto, quella per ottenere nuovi potenziamenti e il nome dell’arma che stiamo utilizzando (shotgun, ecc.). Niente di complesso, tutto molto semplice, ma di facile intuito che aiuta l’occhio del giocatore a concentrarsi soprattutto sui valori di munizioni e salute. Il gameplay che fa da sfondo all’interessante storia, è simile a quello dei classici sparatutto vecchia scuola alla Painkiller. Avremo a che fare quindi, in salsa cyberpunk, con orde di nemici che ci attaccheranno da tutte le direzioni e noi dovremo sfruttare sia le nostre capacità balistiche sia le abilità dei robot, oltre all’ambiente. Se per le capacità del singolo giocatore c‘è poco da discutere, è interessante soffermarsi sulle abilità dei nemici. Mi è capitato diverse volte di sparare ad un robot a forma di palla che ha la peculiarità di esplodere. Grazie a questo stratagemma sono riuscito a mandare all’altro mondo più avversari nello stesso momento. Ecco, questo nemico, fate bene attenzione a non farlo avvicinare troppo altrimenti rischierà di esplodervi in faccia. Un’altra peculiarità è l’opportunità offerta dall’ambiente. Il giocatore può sfruttare generatori di elettricità, taniche incendiarie, bidoni esplosivi; bastano pochi colpi per far fuori parecchi gruppi di nemici, garantendo anche una discreta distruttibilità dello scenario (che può essere distrutto anche dai nemici, soprattutto quelli più potenti). Ai livelli di difficoltà più alti non aspettatevi però un aiuto fondamentale, i robot saranno più arcigni e soprattutto molti di più. Per sconfiggerli dovremo quindi fare largo uso dei potenziamenti, acquistabili tramite delle apposite stazioni sparse per i livelli. Le armi rimarranno dunque sempre due ma, grazie ai pot, aumenteranno notevolmente le modalità di fuoco. Avremo dunque shotgun, lanciarazzi, campi elettromagnetici e molto altro. Tramite potenziamenti potremo anche sbloccare miglioramenti alla salute e il radar, fondamentale per capire da che direzione verranno i nemici. Proprio sul fronte dei robot però, il gioco pecca un pochino. La varietà dei nemici non è esagerata (ce ne saranno sei/sette tipi) e alcuni di loro sono varianti di altri già visti in precedenza. Hanno abilità differenti gli uni dagli altri, ma uno sforzo per garantire maggiore varietà poteva essere fatto. Un’altra pecca subito visibile del gameplay è quella degli obiettivi da portare a termine. Praticamente avremo spesso a che fare con due soli tipi di obiettivi: download dei file da determinati terminali e disattivazione di barriere energetiche. Del secondo praticamente ne avrete la nausea.
Wow, it’s really big!
Un paragrafo a parte li meritano sicuramente i boss di fine livello. I Flying Wild Hog ci avevano promesso che sarebbero stati enormi e non hanno detto fesserie. Gli avversari che incontreremo sono effettivamente grossi e coriacei, oltre ad essere caratterizzati in maniera splendida. In questa recensione parleremo dei due sparsi nel mezzo del gioco, visto che il terzo è alla fine e non vogliamo togliervi il piacere di sorprendervi nel vedere tanta maestosità! Il primo di cui vi parlerò è a mio avviso più un mini-boss che un boss vero e proprio. E’ un robot statico, piazzato su una piattaforma girevole, in grado di sparare incredibili fiammate efficaci anche sulla lunga distanza. Quindi non sentitevi troppo al sicuro quando vi allontanerete ne tantomeno quando vi riparerete dietro alle colonne: il fuoco le trapassa e voi verrete ugualmente colpiti. Per sconfiggerlo bisognerà sparare a delle ventose attaccate quasi in cima. Qui però ci saranno due modi di proseguire: uno (modo difficile) sarà quello di sparare alle ventose senza badare troppo agli altri robot che vi attaccheranno, oppure (metodo un po’ più facile) sparare prima a dei grossi tubi dai cui escono gli altri nemici per poi eliminare il “grosso“. In questo modo potrete concentrarvi solo esclusivamente sul boss vero e proprio senza avere altre scocciature. Il secondo è invece un vero e proprio boss. Maestoso in tutto, alto decine di metri e veramente potente. L’androide avrà due armi ai polsi in grado di raggiungerci a grandi distanze e di trapassare le pareti. Non saremo mai al sicuro. Lo scontro con questo boss si svolgerà in più passaggi. Prima dovremo distruggere le due armi poi, nei momenti successivi, distruggergli la corazza sparando in vari punti (petto, gambe, ecc.). A complicarci le cose arriveranno altri robot mentre il boss tenta di farci a fettine. Dopo aver crivellato per bene l’androide, inizierà ad utilizzare attacchi ad area d’effetto semplicemente devastanti, quindi occhio! Vederlo cadere ai nostri piedi (ottime anche le animazioni) però è stata una soddisfazione indicibile!
Tecnicamente Hard Reset è qualcosa di incredibile. E’ al di sopra di qualsiasi altra produzione indie di almeno quattro o cinque spanne. Il motore proprietario Road Hog Engine mostra location di ottima qualità, con tanti dettagli a schermo, nonostante dopo un po’ risultino un filo ripetitive. I modelli poligonali dei robot sono invece strepitosi in tutto. Dettagliatissimi (soprattutto i boss) e credibili grazie ad animazioni quasi allo stato dell’arte. Il fatto che riesca a girare in maniera abbastanza fluida anche su sistemi non di primo pelo è un altro punto a favore di Flying Wild Hog. A deludere un po’ sul versante tecnico è il sonoro, con musiche insufficienti e voci solo discrete.
Beh, che dire? Ottima prova! Hard Reset si è rivelato un gioco veramente divertente e impegnativo che, se giocato ad un livello di difficoltà decente (Hard), potrà durarvi diverse oro, grazie anche agli ottanta Achievements di Steam. Forse il difetto più grande (è brutto definirlo così) di Hard Reset risiede proprio nel suo budget limitato che ha permesso agli sviluppatori di concentrarsi esclusivamente sulla componente single player, tralasciando importanti features come una modalità cooperativa o un multiplayer competitivo. Nonostante questo però, Hard Reset riesce ad ergersi come degno erede di Painkiller e della vecchia scuola. E voi, ancora per questa volta, non voltate pagina.
Pagina ufficiale: Hard Reset
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Info
SVILUPPATORE:
Flying Wild Hog
EDITORE:Flying Wild Hog
GENERE:Sparatutto
SOTTOGENERE:N/A
CONSOLE:PC
GIOCATORI:Singleplayer
SITO UFFICIALE:Voti
| Grafica: | 93 |
| Incredibilmente dettagliata nonostante il budget limitato | |
| Sonoro: | 66 |
| Tutto il comparto decisamente sottotono | |
| Giocabilità: | 90 |
| FPS vecchia scuola di classe e personalità, anche se rigiocarlo è difficile | |
| Longevità: | 76 |
| Alle difficoltà più basse lo finirete in fretta, altrimenti vi durerà di più | |
| GLOBALE: | 80 |
| Pro: | Contro: |
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Info aggiuntive
CARATTERISTICHE:
Sistema operativo: Windows XP, 2.5 GHz CPU, 2GB RAM, 512MB VRAM GPU, Hard Disk: 4 GB
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