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Recensione di
Heavy Rain
per PlayStation3

Alla caccia dell'Origami Killer.
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Quantic Dreams: chi la dura, la vince.
Sono anni che la software house francese Quantic Dreams sta lavorando alacremente con uno scopo ben preciso: rompere gli schemi canonici che vengono collegati alla parola “videogame”, cercando di portare l’esperienza video ludica a livelli finora mai immaginati, a livelli che sfiorano le animazioni cinematografiche. David Cage, un uomo eccentrico ma geniale, ha iniziato ad elaborare questo progetto parecchi anni fa, fondando prima Quantic Dreams, e rilasciando prima Omicron e poi Fahrenheit; soprattutto quest’ultimo destò stupore ed interesse tra critica e pubblico per le sue particolari caratteristiche: grandissima libertà a livello narrativo, con la trama che veniva letteralmente scritta e mandata in scena dall’utente, che in base alle proprie scelte andava a costruirsi la sua storia. Il tutto supportato da una particolare tecnica di gioco, ossia quel Quick Time Event che rendeva tutto più interattivo, tutto più reale. Dopo anni di duro lavoro e grazie all’appoggio totale da parte di Sony, Cage ed i ragazzi di Quantic Dreams hanno portato su PlayStation 3 un nuovo titolo, probabilmente l’espressione definitiva di tutti i sogni e i pensieri della SH francese: Heavy Rain.
Quattro protagonisti, un solo obiettivo: trovare l’Origami Killer.
Non voglio assolutamente fare spoiler in questa recensione, ma mi sento tranquillo nel descrivere a grandi linee la trama di Heavy Rain: siamo nel 2011, e un crudele e freddo assassino ha già ucciso molti bambini, dopo averli rapiti e averli lasciati
affogare nell’acqua piovana. Segno distintivo del killer, gli origami (figure di origine giapponese, costruite piegando un foglio di carta) lasciate nel palmo della mano dei poveri bambini uccisi. Intorno alla figura dell’Assassino degli Origami, si intrecciano le storie di quattro persone: Scott Shelby, investigatore privato assoldato dalle famiglie delle vittime e con un debole per la bottiglia; Ethan Mars, ex architetto e felice padre di famiglia, distrutto psicologicamente dopo una grande tragedia famigliare che gli ha fatto perdere tutto ed ora irrimediabilmente coinvolto nella vicenda dell’assassino degli Origami; Norman Jayden, giovane agente e profiler dell’FBI dipendente da una droga stimolante, che dovrà indagare sul caso supportato dall’ARI, un paio di occhiali composti da tecnologia avanzatissima che gli fanno analizzare all’istante ogni traccia presente sulle scene del crimine e archiviare istantaneamente indizi, mappe e tracce; infine la bellissima Madison Paige, una giornalista sofferente d’insonnia apparentemente estranea al caso, ma che lentamente sarà sempre più coinvolta nella caccia all’assassino. Quattro protagonisti molto diversi tra loro, ma accomunati dall’Origami Killer e dalla presenza di “demoni” che li accompagnano nelle loro vite e che devono combattere per trovare la felicità.
E’ il destino che sceglie per noi, o la nostra vita scorre in base alle nostre scelte?
David Cage la pensa nella seconda maniera: se è vero che sono le scelte che decidiamo di compiere a stabilire come sarà la nostra vita, e che tipo di persone saremo, anche in Heavy Rain è la nostra scelta ad influire sulla trama. In Heavy Rain non esiste il salvataggio, in quanto è il gioco stesso a salvare automaticamente in punti prestabiliti, ma soprattutto perché in questo gioco, come nella vita, non si può tornare indietro. All’inizio partiamo con tutti e quattro i protagonisti a nostra disposizione, che impersoniamo uno alla volta dopo aver completato ogni “sequenza” di gioco con ciascun personaggio; anche se per disgrazia, o per nostra scelta, un personaggio dovesse morire, la trama scorrerebbe in egual modo, ovviamente andando a cambiare la story-line. Altrettanto ovviamente però sono state inserite dei passaggi narrativi “obbligati”, con sequenze da giocare indipendentemente dal taglio narrativo che abbiamo scelto di dare alla nostra storia; questo in fin dei conti non va a colpire negativamente né la longevità del gioco (che è difficile da quantificare in ore, poiché la trama è talmente camaleontica da contenere diverse storie e diversi finali, senza contare la buona rigiocabilità qualora si volesse affrontare Heavy Rain con un altro stile) né le emozioni che l’utente prova: da questo punto di vista, raramente ci si è sentiti così immersi nella storia, così a contatto con i protagonisti; il fatto che siamo noi a dover scegliere cosa fare e cosa dire, noi paghiamo sulla nostra pelle i nostri errori, creando così un rapporto utente/protagonista virtuale davvero profondo. Inevitabile anche che l’utente vada ad affezionarsi ad un personaggio in particolare, sentendosi davvero coinvolto nelle azioni del suo alter ego e andando a provare sensazioni di gioia dopo aver superato un passaggio particolarmente difficile oppure di rabbia e tristezza per aver commesso un errore fatale. Purtroppo a me è successo, proprio con il mio personaggio preferito.. non vi racconto la rabbia e frustrazione dilagante che ho provato in seguito.
Piove, piove sempre..è una pioggia pesante.
Tutto la storia è accompagnata da un fattore costante, imperterrito e decisivo: la pioggia. In Heavy Rain non poteva essere altrimenti visto il titolo stesso, ma la pioggia non fa da semplice contorno, anzi, si delinea come uno dei dettagli più importanti nel corso del gioco; la pioggia è importante anche a livello di gameplay, perché in certi frangenti sarà proprio essa ad ostacolare i nostri movimenti, rendendo più complicate le sequenze in Quick Time Event. A proposito di QTE, è utile descrivere come possono essere utilizzati i protagonisti di Heavy Rain: il movimento è dato dalla pressione di R2 più la levetta analogica sinistra, con la possibilità di cambiare la visuale mediante il tasto L1 e muovere il volto ruotando a destra o sinistra la levetta analogica sinistra. Per interagire con gli oggetti bisogna premere un tasto preciso, come ad esempio ruotare la levetta analogica destra lentamente, oppure tirare in alto e poi spostare a destra la stessa per aprire un armadietto o la portiera di una macchina. E’ però doveroso analizzare con più profondità questo sistema di interazione: il fatto di dover aprire un cassetto ruotando la levetta analogica o lavarsi i denti scuotendo il joypad grazie al sistema Sixaxis è si un’idea davvero unica e particolare che fa entrare il giocatore in maniera profonda all’interno dalla storia, ma certamente può creare frustrazione per l’eccessiva lentezza, specialmente se poco avvezzi all’uso del pad; tuttavia, per la tipologia stessa del gioco, sarebbe stato poco logico risolvere il tutto facendo premere semplicemente il tasto O per prendere in mano un piatto. L’azione in Heavy Rain sta tutta nelle sequenze QTE: per combattere i nostri nemici o per salvarci la vita, siamo costretti a premere una serie di pulsanti (opportunamente ben segnalati su schermo), con queste sequenze che saranno più o meno veloci in base alla concitazione del momento e all’agitazione del nostro personaggio, fattore quest’ultimo che peserà anche quando dovremo selezionare la nostra risposta all’interno del dialogo, o decidere l’azione da farsi perché le risposte su schermo (selezionabili con un tasto) appariranno sfocate, tremolanti e il tempo di reazione per scegliere sarà decisamente più scarso.
Il comparto tecnico di Heavy Rain è tra i migliori visti su PlayStation 3 fino ad oggi. Quantic Dreams ha speso migliaia di ore per selezionare le persone adatte a rappresentare i personaggi (primari e secondari) del prodotto; elaborando il tutto con avanzatissimi effetti digitali (ripresi anche da Avatar) ecco che sono stati creati dei protagonisti davvero dettagliati sia nelle animazioni facciali che nei movimenti. Si poteva fare un po’ meglio nella cura delle comparse che incontriamo durante il gioco, eccessivamente inanimate e vistosamente meno dettagliate rispetto ai personaggi principali. Da brividi invece la cura delle ambientazioni: ogni singolo dettaglio è stato creato con grandissima efficacia e nulla, davvero nulla, non può non lasciare a bocca aperta per l’attenzione con cui è stato riprodotto. Il dettaglio magistrale di Heavy Rain non poteva essere che la pioggia, che incessantemente scroscia nella nostra città, regalando un’atmosfera tanto cupa quanto eccezionale, lasciando un’impronta indelebile nella mente e nel cuore di ogni giocatore, che difficilmente considererà la pioggia nella stessa maniera. Anche il sonoro è di altissima qualità: tutte le musiche non possono essere considerate di semplice sottofondo, ma scandiscono il ritmo della nostra trama, regalando ulteriori emozioni. Ottimo il doppiaggio, completamente in italiano, guidato da uno dei doppiatori nostrani più noti ed abili: Pino Insegno, che presta la sua voce ad Ethan Mars, raggiunge qui livelli elevatissimi regalando un pathos che difficilmente si è mai ascoltato in un videogioco; anche gli altri doppiatori, comunque, hanno ben figurato.
Heavy Rain non rappresenta la perfezione, e non è un gioco per tutti. Non rappresenta il top, perché sono presenti alcuni difetti, a livello grafico e nel gameplay a volte frustrante. Non è un gioco per tutti, perché non tutti i giocatori ricercano nell’esperienza videoludica quello che Heavy Rain offre con straordinaria efficacia: libertà quasi totale di scelta della storia, un gameplay tanto diverso quanto efficace, un comparto tecnico sontuoso, ma soprattutto tanta, tantissima emozione. Questi lievi difetti però vengono a mancare di fronte ai tanti pregi del titolo, che ha il merito di entrare in un nuovo genere ludico e di distaccarsi nettamente dal resto dei classici prodotti che conosciamo. Onore a David Cage e ai ragazzi e ragazze di Quantic Dreams, che hanno regalato ai possessori di Playstation 3 una vera e propria opera d’arte, che penetra, come la pioggia, nel profondo dell’anima. |
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Scheda Tecnica
SVILUPPATORE
Quantic Dreams
PUBLISHER SCEE
SITO UFFICIALE www.heavyrainps3.com...
GENERE Avventura/Azione
GIOCATORI 1
ONLINE NO
CONSOLE Ps3
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Pagella
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Grafica:
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92 |
Cura maniacale nei personaggi e nelle ambientazioni. |
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Sonoro:
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96 |
Colonna sonora magnifica, ottimo doppiaggio. |
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Giocabilità:
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93 |
Trama apertissima, libertà di scelta unica. |
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Longevità:
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85 |
Storia abbastanza lunga, e si può rigiocare più volte. |
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GLOBALE:
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92 |
Un motivo decisamente valido per comprare una Playstation 3. |
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Pro:
- + Emozioni a non finire.
- + Sonoro e ambientazioni a livelli unici.
- + Non esiste un gioco simile. Vi basta?
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Contro:
- - Grafica notevole, ma qualche difetto c'è.
- - Il gioco finisce.
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