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Recensione di
Need for Speed ProStreet
per Pc

La serie di Need for Speed rischia di finire fuori strada
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Per veri appassionati di motori
Per quanto i giochi di guida siano concentrati su un'unica attività (guidare, potevate arrivarci da soli) chi ne è appassionato sa quanto possano essere diversi l'uno dall'altro. E non si parla solo di differenza di realismo tra simulazione o arcade, ma anche di scelte di costruzione del gameplay o di realizzazione tecnica che influiscono non poco sul risultato finale. La serie Need for Speed, all'apice ormai da decenni tra i titoli di guida votati più all'arcade, è un esempio perfetto: nel tentativo di non annoiare il pubblico con la cadenza seriale delle sue uscite in un mercato oltretutto già affollato, Electronic Arts introduce sempre piccoli o grandi cambiamenti in ogni nuovo capitolo, con risultati però altalenanti.
Dal punto di vista dell'innovazione, Need for Speed ProStreet, ultima installazione della serie, è la naturale evoluzione delle scelte operate sul predecessore, Carbon. Indipendentemente dalla qualità delle novità presenti rispetto ad Underground o Most Wanted, Carbon aveva sollevato qualche dubbio soprattutto per come i cambiamenti avevano finito per snaturare un gameplay che sembrava rodato. Per fare qualche esempio, non era più indispensabile esplorare le strade della città per gareggiare, gli inseguimenti con la polizia erano solo un fastidio saltuario, anche ritoccare l'aspetto delle auto era più uno sfizio che altro. Non meraviglia allora scoprire che ProStreet ha abbandonato le gare clandestine per le strade delle città, interrompendo l'esperienza iniziata con Underground, per proporre un torneo in piste ufficiali, dove le gare si scelgono direttamente dal menù e non ci sono auto dei piedipiatti in agguato dietro il primo angolo.
Una marea di gare...
Il gioco è diviso in giornate di gara dove si compete in eventi più o meno già noti agli habituè della serie: gare su circuito, drift, drag e diverse variazioni sul tema, tutti tipi di corse che da Underground in poi si sono alternati in ogni episodio, sempre ritoccati con qualche piccolo accorgimento (il riscaldamento delle gomme prima della gara di drag, per citarne uno attuale). Per ogni tipo di gara possiamo scegliere l'auto del nostro garage che riteniamo più adatta dopo averla personalizzata ad hoc con il sistema di tuning, intuitivo e particolareggiato come al solito, che qui comprende anche prove aerodinamiche nella galleria del vento. Nel multiplayer invece è stata aggiunta la possibilità di creare giornate di gara personalizzate in cui competere con gli avversari on-line. Per procedere nei diversi livelli di sfida bisogna non solo vincere le competizioni ma anche dominare un certo numero di giornate di gara superando un punteggio fissato; il crescendo della carriera non è però più scandito da una scalcinata trama da "Fast & Furious" che dava un divertente appeal ai vecchi titoli e bisogna accontentarsi degli intermezzi in cui il commentatore delle gare blatera al microfono o intervista gli avversari. Il risultato è che la struttura più schematica delle competizioni rischia presto di diventare monotona, colpa anche delle gare nei circuiti ufficiali che appiattiscono un po' la varietà nel disegno delle piste.
Impariamo a guidare
Il primo impatto con l'esperienza di guida non è proprio agevole: il controllo della nostra macchina è meno immediato, non a caso viene proposta la scelta del livello di difficoltà, relazionata all'assistenza in curva che ci aiuterà a manovrare il veicolo; eliminare l'assistenza può richiedere un po' di pratica, oltre che l'uso di un volante, per evitare di sfondarsi i polpastrelli sulla tastiera. L'introduzione di questa impostazione non è campata in aria, ma si integra con l'implementazione dei danni che può subire il nostro veicolo. Quindi, per la prima volta il parco macchine, soddisfacentemente vasto come sempre, non sarà costituito da indistruttibili carri armati a propulsione, ma da auto che si ammaccano ad ogni urto. Non stiamo parlando delle distruzioni catastrofiche di Burnout o FlatOut, ma di deformazioni abbastanza realistiche dell'abitacolo che a lungo andare influenzano la guidabilità e che richiedono denaro sonante per essere riparate tra una gara e l'altra. La conseguenza diretta di tutto questo è il cambiamento dello stile di guida richiesto: meglio scordarsi di poter far rimbalzare la nostra auto come una pallina da flipper e imparare a dosare bene la velocità senza spingersi a rotta di collo, detto per chi nei precedenti episodi non configurava neanche il tasto per il freno sul controller. Questo è il vero punto cruciale del gioco: l'intenzione degli sviluppatori di spingere la simulazione di guida oltre l'arcade "sporcandola" con particolari realistici invece di dare qualche brivido in più nello stare al volante del nostro bolide, rischia solo di creare un ibrido che alla fine non lascia il segno.
Rifacciamoci gli occhi
La realizzazione delle ammaccature è solo un esempio del dettaglio grafico offerto da ProStreet: ridotto l'uso eccessivo di motion blur rispetto a Carbon, risaltano gli effetti volumetrici della polvere sollevata o del fumo prodotto dalle sgommate (a livelli assurdi nel drift); l'ambientazione diurna è un gradito ritorno che permette sfoggio di effetti di illuminazione, anche se si sente la mancanza dell'impatto visivo della fotografia autunnale di Most Wanted e le cromature dei veicoli rendono molto meglio in pista che nelle inquadrature ravvicinate. Il livello di dettaglio si paga però più delle riparazioni: come al solito l'ottimizzazione del motore grafico non è quello che riesce meglio nella serie di Need for Speed e se si gioca su PC è bene aspettarsi qualche calo di framerate o problema di stuttering e tempi di caricamento non proprio istantanei anche con i requisiti consigliati. A completare il coinvolgimento ambientale è il sonoro, efficace come sempre nel rendere il rombo dei motori, ma non proprio incisivo nelle musiche di sottofondo.
In definitiva, Need for Speed ProStreet è un gioco di guida realizzato con buona cura dei particolari che cerca di imporre una nuova direzione alla serie, sacrificando però l'immediatezza e la spettacolarità che erano il vero motore dei titoli precedenti. Se siete alla ricerca di qualcosa di abbastanza inedito in un mercato ormai saturo accomodatevi pure, se i vecchi titoli vi andavano bene come erano astenetevi. In ogni caso, ProStreet potrà anche farvi diventare il re della strada, ma difficilmente diventerà il re dei videogiochi di guida. |
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Scheda Tecnica
SVILUPPATORE
Black Box
PUBLISHER Electronic Arts
GENERE Guida
GIOCATORI 1 - 2
ONLINE SI
CONSOLE Pc
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Pagella
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Grafica:
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80 |
Buona attenzione per i dettagli |
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Sonoro:
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75 |
Musiche non sempre incisive |
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Giocabilità:
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60 |
Dimenticatevi le sportellate |
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Longevità:
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70 |
Multiplayer sempre valido |
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GLOBALE:
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71 |
Siamo già fuori strada? |
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Pro:
- + Lo stile di guida arcade diventa più realistico
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Contro:
- - Lo stile di guida arcade diventa più realistico
- - Motore grafico poco ottimizzato
- - Troppo schematico e monotono
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