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Recensione di
Prison Break: The Conspiracy
per XBox360

Fox River e le sue debolezze
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Un nuovo tie-in
Dalla Fox al mondo videoludico, Prison Break: The Conspiracy entra a far parte del piccolo grande gruppo dei tie-in, produzioni spesso a budget ridotto che traendo spunto da un film o da un romanzo, si pongono l’obiettivo di vendere per il fascino del titolo e per i tanti fan disposti a comprare il videogioco ispirato all’opera che amano, piuttosto che per il vero valore che esso ha, spesso anzi insufficiente sotto tutti i punti di vista. Prison Break: The Conspiracy riesce però ad essere uno di quei tie-in che non disprezzi, ma anzi, con una bella giocabilità riesce ad intrattenere sia i fan della famosissima serie statunitense che tutti coloro che non seguono e non conoscono la storia. Sviluppato da ZootFly, software house che non ha partorito titoli di qualità, e prodotto da Deep Silver, cominciamo a vedere le caratteristiche del videogame.
Storie parallele
Chi segue la serie televisiva, non avrà problemi nel capire dopo le battute iniziali come Prison Break: The Conspiracy si basi su una storia parallela a quella del telefilm, con i fratelli Burrows e Scofield al centro dell’attenzione del protagonista del videogame. Già perché, seppur il gioco si svolga all’interno del penitenziario di Fox River e i vari personaggi principali della serie facciano piano piano la loro comparsa, a giocarsi il ruolo di protagonista è Thomas Paxton, un agente in incognito della Compagnia guidata da Mannix, costretto a mischiarsi ai delinquenti del penitenziario per assicurarsi che Burrows, in combutta col fratello che cerca di farlo evadere, muoia sulla sedia elettrica come previsto, per l’accusa di omicidio ai danni del fratello del vice-Presidente. Dopo le battute iniziali in cui si verranno a conoscere tutti i personaggi della vasta struttura, Paxton si accorgerà che qualcosa non quadra e sarà costretto a percorrere due strade investigative: quella professionale e quella personale, restituendo al videogame del fascino in più.
Il Sam Fisher dei poveri
Prison Break: The Conspiracy gode di un buon gameplay ricco di interessanti spunti. Il gioco viene proposto come un action dall’impronta ragionata, che fa del suo punto forte le varie fasi di infiltrazione nelle strutture del penitenziario. Fox River sarà esattamente come la si conosce in tv, con i suoi punti deboli e le sue corruzioni interne. Dopo aver fatto la conoscenza di C-Note, si aprirà la strada verso la possibilità di lottare corpo a corpo con i vari detenuti, gareggiando anche in lotte clandestine per racimolare denaro utile ai soli tatuaggi. Il sistema di combattimento è molto semplice: il tasto A permette di sferrare un pugno rapido e poco potente, mentre col tasto X tireremo un pugno molto forte ma decisamente lento e caricato. Il tasto RB verrà usato per la parata, mentre Y per muoversi e scansare i colpi. Parando al momento giusto un pugno avversario, abiliteremo la contromossa attivabile tramite quick time event, molto utile perché causerà tanti danni all’avversario. A migliorare un po’ questa semplice impostazione di gameplay è la “palestra”, ovvero il cortile riservato all’allenamento dei detenuti, che grazie al sollevamento pesi con il solito bilanciere su panca piana, o tramite il sacco, si potrà aumentare la forza del nostro Paxton. Come detto però, il punto forte di Prison Break: The Conspiracy è sicuramente la fase stealth che ci accompagnerà per tutto il gioco. Il gameplay sostanzialmente ci mette davanti al doverci infiltrare in una struttura interna del penitenziario per conto di un detenuto che ci offrirà un servizio richiesto. Il gioco andrà avanti così per la prima metà, chiedendo e facendo favori a destra e a manca. Le fasi stealth porranno Paxton in piccole stanze con poche guardie di pattuglia e tanti ripari. L’obiettivo sarà attraversare le varie stanze senza farci scoprire dalle guardie e arrivare all’obiettivo. Per farlo, gli sviluppatori hanno usato un sistema di copertura molto efficace. Tramite il tasto B, Paxton si riparerà dietro un oggetto dello scenario, e osservando i movimenti delle guardie – o anche semplicemente la direzione in cui volge il loro sguardo- potremo girare in tondo per l’oggetto in copertura tramite X oppure scattare con un balzo verso la copertura più vicina, tramite il tasto Y. Qualora la guardia ci vedesse sgattaiolare via, il gioco darà game over e ripartirà dal più recente checkpoint salvato automaticamente. Questo purtroppo apre le porte al difetto più grande di Prison Break: The Conspiracy, ovvero il percorso deciso ed obbligato. Purtroppo gli sviluppatori non hanno lasciato la minima possibilità al videogiocatore di inventare un percorso alternativo per superare la stanza e le guardie, bensì hanno studiato un percorso obbligato che si deve seguire alla perfezione per sgattaiolare via senza troppi problemi. Tutti i vari fan di Splinter Cell o Hitman dunque dovranno dimenticare qualsivoglia libertà d’azione e concentrarsi sul percorso più banale possibile per individuare la via di fuga sicura. Tutti coloro che cercheranno di inventare qualcosa, purtroppo, si vedranno scoprire dalle guardie anche se queste saranno girate di spalle bendate e occupate in una gara di bevuta di birra. In conclusione dunque, sebbene le fasi stealth siano il perno della produzione e siano realizzate anche piuttosto bene, la decisa linea degli sviluppatori verso un percorso obbligato e la totale linearità del titolo, ne minano purtroppo il divertimento rischiando di annoiare il videogiocatore che non viene attratto dalla bella e intricata trama di cui gode il gioco. Fortuna vuole però che alle fasi d’infiltrazione si aggiungano delle varianti interessanti. Spesso capiterà di imbattersi in alcune situazioni in cui saranno proposti quick time events, realizzati molto bene dal punto di vista scenografico. Per chi ancora non lo sapesse, i QTE non sono altro che fasi di gioco animate in cui il videogiocatore deve premere i tasti a schermo per far rispondere della situazione il protagonista. Premendo un pulsante sbagliato o mancando il giusto tempismo, l’animazione porterà a game over con la morte di Paxton.
Assieme ai quicktime events, le fasi stealth si arricchiscono di altri espedienti relativi al gameplay, come il dover svitare determinate grate dei condotti di ventilazione o apparecchi di manutenzione delle luci oppure scassinare alcune serrature senza far rumore allertando le guardie vicine. In altri casi invece verrà lasciata al videogiocatore la possibilità –neanche tanto optional- di nascondersi negli armadietti per sfuggire al passaggio delle guardie. Alcune telecamere, inoltre, mineranno il tranquillo girovagare per la struttura. Per ciò che concerne l’IA, purtroppo dobbiamo scindere la valutazione in due parti. Se ci concentriamo sul percorso obbligato degli sviluppatori, sicuramente è stato fatto un buon lavoro. Seppur tutti i movimenti delle guardie siano automatizzati e la mancanza degli allarmi non apre a comportamenti casuali, esse reagiscono bene ai movimenti del videogiocatore. Come già detto però, qualora l’utente provi a farsi un suo percorso, ahimè, sarà fatica sprecata e l’IA delle guardie cesserà di “esistere” per lasciar posto a un incredibile fiuto canino che le porterà a scoprirci.
Non può essere il 2010!
Esclamazione che chiunque giochi per la prima volta a Prison Break: The Conspiracy non si lascerà sfuggire. Purtroppo il gioco è tecnicamente insufficiente, risultando all’apparenza molto vecchio seppur godibile grazie ad un ottimo lavoro sui volti. Il protagonista e le animazioni di cui gode sono realizzate benissimo, dando a Paxton un carisma non indifferente che lo renderà un perfetto detenuto nel suo ruolo di agente. Gli altri volti del protagonisti sono riprodotti fedelmente, mentre i modelli dei personaggi di contorno inventati per l’occasioni sono spesso riciclati o semplicemente poco curati. Le texture in bassa definizione non aiutano, così come la mancanza di interattività con l’ambiente, che dona un senso plasticoso ad ogni location, e i pochissimi dettagli di cui godono i personaggi. Il comparto audio però raggiunge la sufficienza grazie ad un buon doppiaggio e a dei buoni effetti sonori. La longevità si attesta sulle 6-8h e con un amico in locale sarà possibile giocarsi una scazzottata parecchio inutile.
Prendere o lasciare?
Prison Break: The Conspiracy è un titolo difficile da consigliare per quanto riguarda il suo acquisto, se non ai fan della serie, che comunque si troveranno un gioco tecnicamente datato e con un gameplay che seppur ricco di spunti non regala soddisfazioni importanti vista la mancanza di libertà d’azione. Le idee sicuramente non sono mancate e gli sviluppatori, peccando forse di inesperienza, non sono riusciti a sfruttarle a dovere, però l’impegno c’è stato e il prodotto finale, a dispetto di tanti altri tie-in insufficienti, strappa a chi vi scrive, per altro che non segue la serie televisiva, un 63 meritato. |
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Scheda Tecnica
SVILUPPATORE
ZootFly
PUBLISHER Deep Silver
SITO UFFICIALE prisonbreak.deepsilv...
GENERE Azione/Stealth
GIOCATORI 1
ONLINE NO
CONSOLE XB360
CARATTERISTICHE Non sono un problema
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Pagella
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Grafica:
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50 |
Hanno lavorato solo sui volti principali |
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Sonoro:
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65 |
Il doppiaggio aumenta la sufficienza |
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Giocabilità:
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65 |
Tante idee da apprezzare, alcune scelte discutibili |
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Longevità:
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65 |
Nella media |
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GLOBALE:
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63 |
Più che sufficiente globalmente |
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Pro:
- + Trama che si evolve bene, ricca di spunti e sorprese
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Contro:
- - Percorsi obbligati
- - Può portare ad annoiare
- - A chi piacerà, durerà poco
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