Soldier of Fortune: Payback
Mercenari o macellai?
By , 11/02/2009
Il piacere di sminuzzare i propri nemici
C'è un solo, vero motivo per cui la serie FPS di Soldier of Fortune ha colpito l'attenzione dei videogiocatori negli anni passati: gli smembramenti. Giustificandosi con la ricerca di un maggior realismo negli scontri a fuoco, già il primo titolo sviluppato dalla Raven nel 2000, mostrava una innovativa suddivisione delle zone del corpo dei nemici che era possibile asportare a forza di pallottole; i malcapitati agonizzavano con arti mozzati e in realtà chi gioiva appagato era il nostro segreto spirito da macellai serial killer. Adesso che state per mettere le mani su Payback, lo sentirete di nuovo scalpitare. E ne avrà di che rallegrarsi. Preparate gli ombrelli, qui il sangue arriva a fiotti.
Come Rambo insegna
In Soldier of Fortune: Payback non si interpreta più John Mullins, il vero mercenario protagonista nonché consulente tecnico dei predecessori, ma Mason, fantomatico soldato di ventura che deve sgominare un'organizzazione terroristica e bla bla bla.. i nuovi sviluppatori della Cauldron non si sono sprecati tanto a mettere in scena la trama, non vedo perché dovrei perderci tempo io. Senza tanti preamboli qui si scende in campo e si spara, soli con il nostro arsenale a sgominare interi eserciti, nella migliore tradizione da Rambo in poi. Non ci sono veri filmati di intermezzo, non ci sono eventi o colpi di scena che catturino l'attenzione, nessuna ironia che salvi dal ridicolo involontario, nessun crescendo, tutto scorre nel ritmo monocorde dettato dalle raffiche di mitra. E in questa assenza di contenuto inevitabilmente l'unica cosa che risalta è la sanguinolenza degli scontri a fuoco, tanto che disattivare il gore nelle opzioni sarebbe come togliere l'ossigeno ad un malato in rianimazione. Tutta l'attenzione sembra essere stata dedicata all'impatto visivo; la possibilità di customizzazione dei dettagli grafici è ridotta a zero e non è un bene, ma in compenso il motore di gioco mostra un buon rapporto tra qualità e prestazioni. L'ambiente è ricostruito in modo molto tangibile, sembra di respirare la polvere e il fumo degli spari e delle esplosioni, e alcuni giochi di luce rendono gli ultimi due livelli meno banali del resto; peccato che ci siano particolari non secondari più trascurati rispetto agli effetti, ad esempio texture non sempre definite che fanno sembrare poco dettagliate anche le armi che imbracciamo. E poi non si può non notare la poco realistica 'sindrome del clone': i nemici sono tutti gemelli che si muovono allo stesso modo, si fermano nello stesso punto e con la stessa posa, e naturalmente vanno tutti in pezzi con la stessa facilità. La caratteristica peculiare dei due predecessori qui è elevata ad unica ragion d'essere, ogni nemico sembra non voler mai stramazzare prima di aver preso abbastanza proiettili da fargli volar via una qualche estremità e ogni arma del nostro arsenale, vario a sufficienza e con qualche possibilità di personalizzazione dei singoli pezzi, raggiunge senza sforzo il risultato.
Perché è bene tenere tutti lontani mentre giocate
Gli effetti dei videogiochi sull'indole di chi ne fa uso sono un argomento di dibattito sempre attuale e a buon merito vi rientra questo titolo, perché presenta il tipico elemento che istiga alla violenza i videogiocatori: i salvataggi a checkpoint. Ripetere tre o quattro volte mezzo livello di gioco perché ci atterra sempre qualche colpo di lanciarazzi che arriva da chissà dove, sparato da soldati invisibili più per una questione cromatica che li rende indistinguibili dallo sfondo che per le loro abilità strategiche, stimolerebbe istinti omicidi anche in un santo. Quando impareranno gli sviluppatori? In realtà, questa scelta poco apprezzata dagli amanti degli FPS, soprattutto se implementata in modo così sadico, in questo caso diventa l'unico deterrente che impedisce di completare ogni livello con una corsa sparando all'impazzata, come suggerirebbe la linearità delle missioni. Senza contare che la comparsa dal nulla dei nemici è così sfacciata che se si raggiunge prima del previsto un punto chiave li si può vedere che si materializzano dal vuoto davanti a noi, con un risultato che oltre ad essere ridicolo ci impedisce di organizzare una qualsiasi strategia che non sia 'vai avanti premendo il grilletto'. Così, alla lunga, neanche le sparatorie in se stesse sono davvero spettacolari e appaganti come nei predecessori; e se il single player non dà soddisfazione, il multiplayer senza novità competitive non offre alcun valore aggiunto al tutto. Alla fine, anche al nostro segreto spirito da macellai serial killer capiterà di sbadigliare.
Le pretese di realismo della serie di Soldier of Fortune si sono con questo ultimo capitolo ridotte ad una questione più di grafica che di contenuti, che invece sono il vero passaggio per la credibilità. Payback non si preoccupa di creare un intrattenimento minimamente sensato ma preferisce inebetire con una carneficina incessante. L'unica fortuna è che dura così poco da non poter causare gravi danni cerebrali.
Pagina ufficiale: Soldier of Fortune Payback, Soldier of Fortune: Payback
Non sono presenti commenti per questo articolo
Info
SVILUPPATORE:
Cauldron
EDITORE:Activision
GENERE:Fps
SOTTOGENERE:N/A
CONSOLE:PC
GIOCATORI:Singleplayer
Voti
| Grafica: | 80 |
| L'unica ancora di salvezza di tutto il gioco | |
| Sonoro: | 73 |
| Quasi mai stonato | |
| Giocabilità: | 20 |
| Gameplay dallo spessore nullo | |
| Longevità: | 45 |
| Breve e senza stimoli per rigiocarlo o per il multiplayer | |
| GLOBALE: | 55 |
| Lo splatter non è mai stato così poco divertente | |
| Pro: | Contro: |
|
|
Ultime news
Ultime recensioni
