Splinter Cell Essentials
L'essenza di Splinter Cell
By Crescenzo Mugione, 31/01/2007
Sam Fisher a rapporto
Che il ritorno del carismatico agente Fisher significhi l’elevazione del potenziale di una console ai massimi livelli e la soddisfazione di utenti e appassionati di tornare ad immedesimarsi nei panni dell’agente segreto targato ubisoft è cosa ormai risaputa, così, come la garanzia della firma di un maestro come Tom Clancy è da sempre sinonimo di qualità e successo. In tanti anni, la serie di Splinter Cell, con protagonista il mitico agente segreto, ha praticamente invaso il mondo delle console, riscuotendo sempre il dovuto successo e il plauso di tutti gli appassionati del genere Stealth, proponendo titoli sempre all’avanguardia e storie colme di colpi di scena degne della firma che portavano, decretando il successo di una serie che sembra destinata a vivere in eterno. Non poteva quindi mancare su una console controversa come PSP un titolo della serie che sarebbe stato degno successore e che avrebbe rilanciato le sorti di una console così contestata per la mancanza di “killer application” in grado di far fuori la concorrenza, stiamo parlando di Splinter Cell Essentials, titolo uscito in esclusiva per la console portatile Sony, PSP.
Ricordi dal carcere
La storia si colloca cronologicamente in seguito agli eventi narrati in Double Agent, Sam, distrutto per la morte della figlia in un incidente stradale, abbandonerà il suo ruolo di agente per unirsi ad una squadra di terroristi e, arrestato dai servizi segreti per cui aveva precedentemente lavorato, viene rinchiuso ed interrogato sugli eventi che l’hanno portato al tradimento. Il concept, dei più classici, risulta essere, a mano a mano che si dipana la contorta trama, in pieno stile Tom Clancy, un solo pretesto per legare le missioni che il giocatore si troverà ad affrontare, le quali, consisteranno in una serie di incarichi segreti tratti dai capitoli precedenti, a cui sono state semplicemente aggiunte poche nuove. La struttura della serie rimane pressoché invariata, incluso il gameplay, fedele all’intera epopea, infatti, anche in questo porting, le possibilità di azione, sebbene in parte limitate dalle capacità tecniche della console portatile Sony, sono praticamente infinite, anche se l’approccio che regalerà maggiori soddisfazioni sarà quello stealth e permetterà al giocatore di portare a termine il maggior numero di missioni con la valutazione più alta possibile. Evitare i contatti con i nemici sarà la priorità assoluta e l’equipaggiamento di Sam, lo aiuterà ad uscire dalle situazioni più ostiche, evitando, il più possibile, gli approcci alla rambo, data la scarsità di munizioni con cui il mitico agente partirà all’inizio di ogni missione, e data la difficoltà di uccidere i nemici al primo colpo, anche se colpiti alla testa, cosa che rende l’esperienza molto inverosimile. Punto a favore del gameplay, sono le abilità acrobatiche del funambolico agente segreto, rimaste praticamente inalterate e conformi all’intera serie, infatti, il buon Sam, sarà in grado, controlli a parte, di eseguire acrobazie che gli permetteranno di superare le barriere che le ben costruite ambientazioni gli si pareranno davanti, e sfruttando le stesse per poter cogliere di sorpresa i nemici, o di celarsi semplicemente ai loro occhi e mantenendo il profilo il più basso possibile. Anche se è stata concessa la massima interazione con gli ambienti, infatti, Sam potrà ripararsi dietro le pareti, arrampicarsi lungo le stesse e salire lungo le grondaie e le barriere protettive, il tutto appare come destinato a guidare l’azione, anche se è concessa al giocatore la massima libertà di poter portare a termine le missioni, la presenza dell’oggetto giusto, della sporgenza giusta, al posto giusto, indirizzano il giocatore a fare la scelta migliore per decretare il successo della missione. Se tutti gli elementi sembrano indicare un normale capitolo della serie che vede come protagonista il mitico agente segreto ubisoft, dall’altra parte fanno capolino una serie di difetti che ne minano la giocabilità, infatti, difetto principale di questo titolo è costituito dalla quasi totale assenza di una intelligenza artificiale degna di questo nome, evidente, in alcune situazioni in cui anche evitando di celarsi ai propri nemici essi non degneranno il giocatore della minima attenzione lasciandolo agire indisturbato e permettendogli di metterli facilmente fuori gioco.
Comparto tecnico
Tecnicamente il gioco, come la maggior parte dei titoli per PSP, non brilla per qualità, ma a questo ormai ci si è abituati, dato i tanto esaltati, e poco esaltanti, limiti tecnici della console portatile Sony. Il dettaglio grafico, seppur non ai minimi storici, non è in grado di offrire quello spettacolo che ci siamo abituati a vedere con i precedenti titoli, in grado di onorare le potenzialità tecniche delle console. Le ambientazioni, benché strutturate in maniera saggia e fine all’azione, presentano texture a bassa risoluzione e di pessima qualità, oltre alla scarsissima luminosità di alcuni ambienti che rendono veramente impossibile giocare si riscontrano vari ed evidenti bug grafici e un framerate eccessivamente basso, che ne minano del tutto la giocabilità. Anche se le animazioni e il modello di Sam risultano per la maggiore di buon livello, non si può dire lo stesso degli altri personaggi, anch’essi costituiti da un numero veramente esiguo di poligoni e da texture qualitativamente pessime, oltre a possedere un numero limitato di azioni, abbastanza legnose. Se ai difetti tecnici si aggiungono una infelice scelta dei comandi, dettata si dalla mancaza dei 2 tasti dorsali e del secondo analogico, ma che sarebbe potuta essere strutturata in maniera molto più comoda. Dal punto di vista dei comandi, grazie all’analogico, Sam, si potrà muovere nelle ambientazioni, mentre il controllo della telecamera viene rimandato completamente al giocatore, che potrà abilitarlo tramite una pressione del tasto, scegliendo al meglio la posizione della stessa e rallentando di molto l’azione di gioco, che si ridurrà a dover continuamente cambiare la direzione della visuale, durante la quale il giocatore non potrà muoversi.
Dal punto di vista del sonoro, nulla di particolare da segnalare, gli effetti sono riprodotti al meglio, le musiche e il doppiaggio sono di buon livello, anche se il tutto diventa più coinvolgente se giocato con le cuffie. Anche il multigiocatore sembra essere stato implementato in fretta e furia, dando un idea di approssimatività impressionante, e costituito da una sola modalità Deathmatch, tutti contro tutti, per niente in linea con l’impronta stealth della serie.
Essenziale è poco
In conclusione ci si aspettava sicuramente di più da questo porting su PSP delle avventure del mitico agente Fisher, che manca il bersaglio, proponendo un titolo effettivamente non all’altezza di quanto visto sulle console casalinghe e sulle altre console portatili. Un titolo per certi versi, essenziale, si, ma solo per certi aspetti, che restano più o meno fedeli ai capitoli precedenti, come la libertà di conduzione dell’azione e i gadget super tecnologici del mitico agente, completate dalle sue capacità di assassino silenzioso. Insomma un titolo che non rinnova la grande tradizione di Splinter Cell e che non convince nemmeno gli appassionati della serie stessa, così come tutti gli appassionati dello stealth, delusi dalla pochezza realizzativa del titolo complessivo, che ai pochi punti di forza, contrappone una serie di difetti che lo minano su tutti i fronti.
Pagina ufficiale: Splinter Cell Essentials
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Info
SVILUPPATORE:
Ubisoft
EDITORE:Ubisoft
GENERE:Azione
SOTTOGENERE:Stealth
CONSOLE:PSP
GIOCATORI:Singleplayer
Voti
| Grafica: | 59 |
| Ambienti ben strutturati, ma texture di bassa risoluzione e poco dettagliate | |
| Sonoro: | 60 |
| Doppiaggio buono, e buoni effetti sonori | |
| Giocabilità: | 65 |
| Equipaggiamento super tecnologico e possibilità di condurre l'azione illimitata | |
| Longevità: | 55 |
| Livelli abbastanza lineari e multiplayer affrettato | |
| GLOBALE: | 59 |
| Un titolo privo di profondità, scoraggiante | |
| Pro: | Contro: |
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