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Stacking

Il grande ritorno...

By Alessio Calace, 17/10/2011

Una SH di livello! Stacking è un gioco che può non dire molto alla maggior parte dei videogiocatori, ma se si osserva attentamente tra i vari nomi che hanno prodotto questo progetto, si può trovare un motivo molto importante per tenerlo d’occhio. Difatti fondatore della software house creatrice del gioco, la Double Fine, è il carismatico Tim Schafer, mente creatrice di successi planetari come Monkey Island e Grim Fandango. Nonostante il fallimento di Psychonauts dal punto di vista delle vendite, il famoso designer non si è rassegnato e ha deciso di creare un puzzle game per PSN e Xbox Live. Benvenuti in Stacking: gioco che sprizza originalità da tutti i pori, dal gameplay fino ad arrivare ai protagonisti. Un po’ di storia… Avviato il gioco, ci troviamo immersi immediatamente nella storia dei Blackmore, una famiglia di spazzacamini che si tramandano il lavoro da generazioni. Quando pare che tutti i problemi possano essere risolti con una proposta di lavoro molto remunerativa al capoclan, egli scompare e la famiglia viene divisa nelle varie miniere in possesso del Barone, magnate che detiene il monopolio economico del mondo di Stacking. Solo la madre e il più piccolo dei fratelli rimangono nella, oramai vuota, casa dei Blackmore. Il piccolo Charlie Blackmore decide così di partire cimentandosi nell’impresa di riportare a casa gli altri familiari, anche a costo di viaggiare per tutto il globo. Ed è così che il timone della storia passa nelle mani del videogiocatore. Matrioske come protagonisti Ciò che balza immediatamente all’occhio del videogiocatore sono i protagonisti. Difatti il mondo di Stacking è popolato non da esseri umani, ma bensì dalle famose bambole russe, note come Matrioske. Questa scelta si rivela fondamentale, non solo dal punto di visto grafico e artistico, ma anche per ciò che concerne il gameplay. Infatti definire il genere di Stacking non è per nulla semplice, visto che si presenta come un miscuglio tra puzzle e avventura, con un forte accento per l’ esplorazione. L’originalità risiede proprio nel fatto che, per superare l’ostacolo di turno, il giocatore dovrà sfruttare le capacità del piccolo Blackmore di poter entrare nelle matriosche più grandi, fino ad andare a creare una vera e propria “pila” di bambole (da qui il titolo del gioco to stack, ossia mettere in pila). Inoltre, questa meccanica di gioco prende ancora più valore quando si viene a scoprire che ogni singola bambola è dotata di un’abilità speciale: da quelle più comuni, come urlare a squarciagola o utilizzare il binocolo, a quelle più speciali e utili come radunare le folle, aprire porte inaccessibili o ancora sferrare un pugno. Giocare è relax L’esplorazione e l’interazione con le altre bambole si rivelano elementi fondamentali per il completamento del gioco, o semplicemente per superare il puzzle di turno. Ma proprio questa peculiarità rende il gioco inadatto per tutti coloro che si fionderanno verso la fine, saltando tutti gli extra messi a disposizione dalla Double Fine: il parto della fervida mente di T. Schafer e della sua équipe va goduto nella sua interezza per essere apprezzato. Difatti, la software house, grazie al gameplay originale e variegato, ha introdotto varie modalità per superare i diversi puzzle di gioco, portando il giocatore a sfruttare ogni singola abilità speciale posseduta dalle bambole presenti. Inoltre, grazie all’ introduzione di extra come gli Scherzetti, che non sono altro che la ripetizione di azioni fastidiose per altre marionette (come urlare nelle orecchie, ecc…), e le Famiglie, ossia collezioni di matrioske provenienti dalle medesime sfere familiari, la Double Fine è riuscita a rendere piacevole e divertente anche l’esplorazione fine a se stessa, qualità molto rara da trovare nei giochi di questa generazione (caratteristica unica in un gioco destinato al digital delivery e dal budget molto più risicato rispetto alle produzioni maggiori). Da segnalare la mancanza dell’online, ma con un gameplay di tale livello non è affatto una grave mancanza poiché, soprattutto per il videogiocatore di vecchia data, giocare Stacking rappresenta un ritorno al miglior passato videoludico. Di grande qualità gli effetti ambientali, i quali trasmetteranno sempre al videogiocatore una sensazione di grande tranquillità, inducendolo a godersi l’esperienza di gioco, dipingendo spazi evocativi, vivaci e animati da decine di personaggi. Menzione d’onore anche per la colonna sonora, con un main theme che porta immediatamente dentro al contesto societario, politico ed economico che si vive nel titolo. Retrò, ma con stile Sin dai menù, Stacking mostra una direzione artistica unica e originale, oltre che un’attenzione al dettaglio minuziosa e attenta. Ma, soprattutto mentre si gioca, si può riconoscere la bravura degli sviluppattori nel rappresentare ambientazioni estremamente dettagliate, prive di difetti, con una palette cromatica sempre perfetta e intenta a valutare il level design, sempre di altissimo valore. Anche i protagonisti, oltre che le ambientazioni, sono dotati di un livello di dettaglio elevato e degno delle migliori produzioni. Difatti le animazioni delle Matrioske richiamano ai famosi effetti che si utilizzavano negli anni ’50 sul grande schermo. Ciò che stupisce maggiormente è che i programmatori sono riusciti a svolgere un lavoro talmente elevato dal punto di vista grafico e artistico, da far apparire naturale un mondo popolato da tante bambole senza braccia e gambe e che si muovono solamente adagiandosi prima su un lato e poi sull’ altro. Vale i 15 euro di listino? Stacking si rivela una piacevole Killer Application per i giochi in digital delivery. Si mostra come un prodotto completo sotto ogni punto di vista, capace di attirare a sé sia i neofiti che i giocatori di vecchia data, legati ancora alla figura di Monkey Island. Tim Schafer è riuscito a creare un'altra piccola perla videoludica, capace di far sorridere e riflettere allo stesso tempo, grazie ad una narrazione che tratta temi importanti, come lo sfruttamento minorile, senza tuttavia mai farla pesare grazie alla sottile vena di ironia, oramai marchio di fabbrica dei prodotti del creatore di Monkey Island. Vale i 15 euro che bisogna sborsare per averlo sulla propria console, a patto che si goda appieno dell’esperienza che offre senza correre subito verso la conclusione, altrimenti dura un po’ pochino.


Pagina ufficiale: Stacking
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Info

SVILUPPATORE:

Double Fine Productions

EDITORE:

THQ

GENERE:

Avventura

SOTTOGENERE:

Puzzle

CONSOLE:

Play Station 3

GIOCATORI:

Singleplayer

SITO UFFICIALE:

Link

Voti

Grafica: 90
Tecnicamente eccelso e sprizza originalità da tutti i pori!
Sonoro: 87
Musiche anni '50 e effetti sonori degni delle migliori produzioni
Giocabilità: 90
Un mix perfetto tra puzzle, adventure e esplorazione
Longevità: 77
Nonostante gli extra, l' avventura è decisamente breve
GLOBALE: 87
L' ennesima perla videoludica ideata dalla mente di T. Schafer
Pro:Contro:
  • Protagonisti
  • setting
  • sonoro e atmosfera unici
  • Puzzle impegnativi e con molteplici soluzioni
  • Narrazione ironica
  • ma al contempo matura per temi trattati
  • Non molto longevo
  • soprattutto se si tralasciano gli extra
  • Piuttosto semplice
  • se non si scoprono tutte le soluzioni degli enigmi