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The Binding of Isaac

Un Isacco moderno e angosciante

By Pier Giorgio Liprino, 24/10/2011

“Your son Isaac will be the sacrifice” The Binding of Isaac: il sacrificio di Isacco in chiave moderna e a dir poco grottesca. Questa volta però la chiamata divina non è arrivata ad un padre, ma ad una madre cristiana da predicatori televisivi. Il nostro Isaac per scappare dalla madre che tenta di ammazzarlo si rifugia nei sotterranei della casa. E’ qui che si svolgerà gran parte del gioco con il protagonista intento a sopravvivere ai mostri che lì vi dimorano e con l’inconscio obiettivo di uccidere la madre impazzita. Queste crude tematiche farcite da elementi religiosi e superstiziosi sono però ridicolizzate da alcuni spassosissimi filmati d’intermezzo fra i vari livelli che immortalano alcuni ricordi di Isaac. Inoltre l’orrido e il lugubre sono smorzati dall’inconfondibile stile del designer Edmund Mcmillen, lo stesso del famoso Super Meat Boy. Tanto elementare quanto complesso Proprio come per Super Meat Boy anche The Binding of Isaac è caratterizzato da un gameplay semplicissimo e decisamente arcade con un livello di difficoltà però davvero impressionante. I comandi infatti sono pochi ed essenziali: WASD per muoversi, le frecce direzionali per sparare solo lungo gli assi cartesiani, shift per piazzare le bombe, spazio e Q per utilizzare gli item attivabili. Ma per rendere il gioco di maggior spessore dal punto di vista del gameplay gli sviluppatori hanno fatto uno splendido lavoro sul frangente della variabilità. La variabilità è principalmente visibile nella generazione casuale di ogni dungeon, termine quest’ultimo che non a caso ho preso in prestito dai Giochi di Ruolo, visto che Isaac nel corso dell’avventura andrà a modificarsi sia a livello estetico sia a livello di potenziamenti. Questa crescita gli sarà possibile grazie ad una novantina di item che potremo trovare nelle varie aree di gioco, alcuni collezionabili che modificheranno permanentemente Isaac, altri attivabili a nostro piacimento. La randomizzazione dei livelli, alla Zelda, è sicuramente un grandissimo pregio che, in combinazione con lo stile grafico unico, elimina quasi totalmente la frustrazione data dalla grande difficoltà del titolo. D’altra parte l’inserimento casuale dei numerosissimi item, che hanno effetti molto diversi tra loro, rendono l’esperienza di gioco estremamente varia e sbilanciata. Spesso dopo diverse morti ci si chiede se la causa del fallimento sia più da attribuire alle nostre capacità o al caso. Infatti la libertà di scelta lasciata al giocatore sarà molto bassa obbligandoci a prendere, se vogliamo sopravvivere, quasi tutto quello che ci verrà offerto. Un altro aspetto insolito è la quasi totale assenza di una spiegazione sui vari effetti degli item: per questo si renderà necessario consultare nel corso del gioco l’ottimo e dettagliatissimo wiki scritto dai giocatori. Mostri in atmosfere (im)perfette.. Un altro importante elemento che conferisce variabilità all’esperienza di gioco è l’elevato numero di mobs, ognuno dei quali avrà più varianti. Questo vale anche per i vari boss di fine livello e per i mini boss che potremo incontrare nei dungeon, che curiosamente hanno i nomi dei sette peccati capitali. Ogni mob ha delle caratteristiche e un’intelligenza artificiale particolari che ci costringeranno ad utilizzare una strategia di attacco differente per ognuno di loro. Inoltre molti di loro sono i principali capolavori di design artistico, visto che Edmund Mcmillen è riuscito perfettamente nell’intento di ironizzare sull’orrido attraverso queste creature orribili e schifose, ma comunque divertenti. Al contrario i livelli saranno composti da più stanze tutte della stessa misura e caratterizzate da uno stile piuttosto anonimo che non richiama in nessun modo il senso di frustrazione e paura che prova il protagonista. D’altra parte a rialzare notevolmente la qualità delle ambientazioni interviene un’ottima colonna sonora composta da Danny Baranowsky. Una musica che centra in pieno lo stile in bilico tra fragile fanciullezza e adulta paranoia accompagnandoci magistralmente nel susseguirsi di livelli. The Binding of Isaac è in definitiva un gioco con un gameplay estremamente semplice reso complesso dalla casuale generazione di una grande varietà di nemici e items con effetti diametricalmente opposti. A questo si aggiunge l’estrema difficoltà resa viva dall’obbligo di ricominciare l’avventura da capo ogni volta che si perisce. Se però si vive l’esperienza ludica come un passatempo e non come un impegno costante che occupi le ore, The Binding of Isaac risulta non essere frustrante grazie allo stile unico e alla generazione casuale dei dungeon. Oltretutto le grottesche avventure di Isaac costano solo 5€, prezzo più che vantaggioso per la complessiva quantità di divertenti ore di gioco che offre.


Pagina ufficiale: The Binding of Isaac
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Info

SVILUPPATORE:

Edmund McMillen

EDITORE:

Edmund McMillen

GENERE:

Sparatutto

SOTTOGENERE:

Rpg

CONSOLE:

PC

GIOCATORI:

Singleplayer

Voti

Grafica: 90
Stile divertente e grottesco dell'inimitabile Edmund Mcmillen
Sonoro: 90
Una colonna sonora immersiva e accattivante
Giocabilità: 86
Un gameplay fin troppo semplice condito da un incredibile numero di items e mobs
Longevità: 85
Anche solo per finirlo ci vorranno molte ore di tentativi
GLOBALE: 86
Pro:Contro:
  • Il bellissimo design di Edmund Mcmillen
  • La perfetta colonna sonora di Danny Baranowsky
  • L'estrema varietà che non annoia mai...
  • ... ma che fa dipendere tutto troppo al caso