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Recensione di
The Legend of Zelda: Spirit Tracks
per NDS

Un Link macchinista.....
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Una saga storica!
Tra tutte le serie di Nintendo, quella di The Legend of Zelda è sicuramente una delle più famose e amate dai fan. Iniziata nel lontanissimo 1986 sull’epica console NES dalla geniale mente di Shigeru Miyamoto, questa straordinaria saga ci accompagna ancora oggi e ogni volta è in grado di regalarci forti emozioni. Dopo l’incredibile successo riscosso dal primo episodio nato per la console portatile Nintendo DS (The Legend of Zelda: Phantom Hourglass), gli sviluppatori (guidati da Aonuma) hanno deciso di riprovarci dando vita all’ultimo capitolo della leggenda, che prende il nome di The Legend of Zelda: Spirit Tracks (disponibile sempre su Nintendo DS). Il citato titolo, nonostante non porti significative innovazioni rispetto al precedente episodio, appare al contempo fresco, divertente, appagante e dannatamente coinvolgente. Scopriamo insieme perché…
Un fantasma, un treno e una Torre divina!
Sono trascorsi circa cento anni dagli avvenimenti accaduti in Phantom Hourglass e il nuovo regno di Hyrule ha ben poco a che vedere con l’ambientazione marina a cui ci eravamo tanto abituati. Questa volta agiremo sulla terra ferma e il nostro mezzo di trasporto non sarà più un semplice battello, ma un magnifico treno. Infatti il nuovo Link che andremo ad impersonare è un aspirante macchinista, considerato un lavoro di grande importanza nella Hyrule dell’epoca in cui si svolge la vicenda. Nel giorno della cerimonia per la sua investitura, tenutasi al castello di Hyrule, accade però l’impensabile: a seguito di una tempesta abbattutasi sulla Torre degli Dei, tutti i binari del regno scompaiono e la principessa Zelda viene attaccata da due strani ed enigmatici personaggi, che ne acquisiscono il corpo, per fini sconosciuti. La povera Zelda è ora ridotta ad una forma di entità spettrale che solo il nostro eroe è in grado di percepire, divenendo così ben presto l’unico in grado di aiutarla...
Sul treno a colpi di pennino
Sotto il profilo puramente ludico, il gameplay di Spirit Tracks si differenzia da quello dei capitoli per le console casalinghe per via di un semplice ma fondamentale fattore: il sistema di controllo. Appare infatti doveroso descriverne le caratteristiche per chi ancora non avesse avuto modo di giocare a Phantom Hourglass. Innanzitutto gli schermi della console funzionano in modo che l’azione sia sempre visibile in quello inferiore, con una mappa del luogo in quello superiore. Le funzionalità di quel gioiello che è il DS sono state sfruttate a regola d’arte dagli abili sviluppatori: controllare Link non è mai stato così intuitivo, basterà infatti utilizzare lo stilo e semplicemente indicare al nostro alter ego la direzione da seguire, il nemico da colpire con un fendente della nostra fidata spada o qualsiasi altra azione, poiché per giocare sarà necessario utilizzare solo ed esclusivamente il pennino. Ciò garantisce un forte coinvolgimento e appagamento al giocatore, che nel giro di pochi minuti avrà già imparato a controllare il personaggio quasi alla perfezione. Fin qui nulla di particolarmente nuovo in confronto al precedente episodio, ma c’è un ma; difatti questo già ottimo sistema è stato ulteriormente raffinato e spremuto al massimo delle sue capacità: ecco così che ci ritroveremo ad utilizzare il microfono come mai prima d’ora, a risolvere enigmi ancora più stimolanti o a guidare un treno in lunghi ed impegnativi viaggi. E proprio questi ultimi si rivelano il perno del prodotto: per la maggior parte del tempo dovremo infatti esplorare le ambientazioni, che a mano a mano che proseguiremo nella storia si renderanno disponibili tramite l’aggiunta di nuove rotaie. Così come il controllo del personaggio anche il controllo del treno è facilmente assimilabile, anche se richiede molta più attenzione. Una volta tracciato il percorso sulla mappa tramite lo stilo sarà necessario avere riflessi pronti poiché le cose che si possono fare mentre si è in viaggio sono moltissime: evitare lo scontro con altri treni, colpire nemici che ci sbarrano la strada, distruggere rocce alla ricerca di monete (le rupie) e decidere la velocità di marcia. L’esplorazione non si limita, ovviamente, solo alle sezioni a bordo della locomotiva che alla lunga risultano, in verità, piuttosto noiose, ma sarà fondamentale anche nelle fasi in cui potremo muoverci liberamente in piccole zone come villaggi o soprattutto nei caratteristici dungeon, che costituiscono anch’essi la parte principale della produzione. Il compito del giocatore è, appunto, quello di avventurarsi nei cosiddetti dungeon, costituiti da enigmi, combattimenti ed esplorazione certosina. Nonostante l’avventura inizi forse con un ritmo un po’ sottotono apparendo troppo facile e non in grado di garantire un buon livello di sfida, il giocatore si accorgerà presto di come la difficoltà aumenti progressivamente man mano che si proceda, raggiungendo picchi piuttosto elevati nelle fasi finali, ma mai frustanti e per questo in grado di portare il coinvolgimento e l’appagamento ad altissimi stadi. Come da tradizione alla fine di ogni dungeon bisognerà affrontare il boss di turno, tutti ottimamente caratterizzati. Gli scontri contro di essi appaiono sempre entusiasmanti e necessitano anche di una buona dose di ragionamento, requisito fondamentale per scoprire i punti deboli ed avere la meglio in combattimento. Questo discorso lo si può estendere anche alle battaglie con i nemici “normali”, seppur in maniera minore rispetto ai boss; è comunque necessario utilizzare armi ed oggetti differenti ed avere quindi un approccio tattico, in modo da infliggere molti più danni. Un altro punto che vale la pena analizzare risiede, infatti, nell’enorme quantità di oggetti ed armi che pian piano che si procede avremmo a disposizione. Che si tratti di un boomerang, di un arco, di bombe o di un flauto di Pan, tutti questi oggetti si riveleranno importantissimi, nonché fondamentali, per proseguire nell’avventura, aiutandovi sia in combattimento che nella risoluzione dei rompicapo. Suonare uno strumento (il flauto di Pan) non è mai stato così realistico ed intuitivo: basterà soffiare nel microfono del DS e spostare il flauto con lo stilo per passare da una canna all’altra, in modo da emettere differenti note. Infine vale la pena spendere qualche riga nel descrivere la vera novità di The Legend of Zelda: Spirit Tracks, ossia la presenza della principessa Zelda durante l’esplorazione della Torre degli Dei. Essa sostituisce in modo egregio il dungeon centrale visto in Phantom Hourglass, ma state tranquilli, questa volta non avremo alcun limite di tempo e potremmo godercelo al meglio. Tuttavia, questo complicatissimo dungeon, dovrà essere esplorato più e più volte durante il corso dell’avventura e ciò sarà possibile solo sfruttando le capacità di Zelda, che potremo e dovremo controllare. Il suo spirito può, infatti, prendere possesso di alcuni nemici, immuni a qualsiasi attacco di Link. Una volta preso controllo di essi il giocatore potrà sfruttarli per venire a capo di situazioni altrimenti insuperabili, come attivare interruttori, superare baratri di lava e persino in battaglia. Il gameplay del gioco è quindi una miscela quasi perfetta di esplorazione, combattimenti, enigmi ed adrenaliniche boss battle. Tuttavia come ogni Zelda ci ha abituato, avremo la possibilità di affrontare numerosissime side-quest tra un dungeon e l’altro, dedicarci a spassosi minigiochi o semplicemente girovagare nel vasto mondo creato dagli sviluppatori; insomma avremo una quasi totale libertà d’azione!
Un mondo da vivere!
Come appena detto, oltre a concentrarci sui dungeon per proseguire nella campagna principale, potremo svolgere svariate attività. Esse si rivelano perfette per spezzare il ritmo di gioco e si sposano in maniera sublime con gli incarichi principali e per questo appaiono fondamentali per creare un prodotto vincente come è Spirit Tracks. Collezionare timbri in un apposito taccuino, catturare dei conigli durante i nostri viaggi in treno, trasportare merce o passeggeri, utilizzare il flauto alla scoperta di segreti nascosti, ricevere e leggere lettere, scrivere appunti sulla mappa o semplicemente andare alla scoperta di nuove ambientazioni sono solo alcune delle tantissime cose che si possono fare. Inoltre in un mondo vivo come Hyrule, anche il denaro ha la sua importanza: comprare oggetti, pozioni e tesori dai negozianti si rivelerà molto utile. Oltretutto, come nel precedente episodio, anche in questo avremo la possibilità di personalizzare il nostro mezzo. I tesori raccolti durante le lunghe esplorazioni potranno essere scambiati con pezzi adatti a realizzare un treno davvero unico e dalle forme veramente strambe.
Un vagone di poligoni
Passando a trattare dell’aspetto tecnico del titolo, ciò che subito balza all’occhio è come graficamente sia rimasto pressoché identico allo scorso episodio. Lo stile è ancora una volta (dopo The Legend of Zelda: The Wind Waker e Phantom Hourglass) in cell shading e per questo non in grado di stupire più di tanto. Malgrado ciò, qualche lieve miglioramento è stato fatto e personaggi, ambientazioni, scenari ed oggetti sono realizzati in maniera veramente eccezionale e godono tutti di un’ottima caratterizzazione. Stupendi anche alcuni effetti particellari. Insomma, nel complesso il DS è stato sfruttato al massimo delle sue capacità ed il risultato, seppur non innovativo è ancora una volta riuscito. Per quanto riguarda il comparto audio, non si possono che esprimere elogi: il lavoro fatto è davvero sorprendente. Sono stati inseriti moltissimi nuovi brani in grado di dare giusta enfasi ad ogni situazione e risultano tutti molto orecchiabili; la musica di sottofondo mentre si è in treno è incredibile e addirittura muterà al cambio di velocità! Realizzati ad hoc anche i numerosi effetti sonori, dai fendenti della spada al rumore del treno. Un comparto audio davvero sopra le aspettative, che in più di un’occasione contribuirà a rendere l’azione ancora più emozionante. Ricapitolando: un gameplay apparentemente privo di sbavature, un comparto tecnico raffinato e all’avanguardia; ma a longevità come siamo messi?...Magnificamente!
Le ore per completare la quest principale si aggirano intorno alla ventina, ma la presenza di un’infinità di missioni secondarie e una modalità multiplayer fa schizzare la rigiocabilità a livelli quasi illimitati.
Tutti in carrozza!
A conti fatti il lavoro svolto per realizzare The Legend of Zelda: Spirit Tracks è davvero encomiabile. Ogni suo aspetto supera abbondantemente la soglia della sufficienza, dal gameplay classico e non particolarmente innovativo, ma comunque in grado di divertire, appassionare e coinvolgere essendo rifinito e avvalorato da tantissime geniali idee al comparto tecnico di primissima qualità. L’incredibile longevità e la gradevole trama costituiscono, poi, il tassello finale di una produzione che molto probabilmente appare come la migliore dell’intero panorama videoludico del Nintendo DS. Semplicemente un titolo imperdibile! |
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Scheda Tecnica
SVILUPPATORE
Nintendo
PUBLISHER Nintendo
SITO UFFICIALE www.zelda.com/univer...
GENERE Avventura/Azione
GIOCATORI 1-4
ONLINE NO
CONSOLE Nds
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Pagella
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Grafica:
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90 |
Dettagliata ma identica al predecessore, qualche lieve rallentamento |
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Sonoro:
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95 |
Brani ed effetti si sposano perfettamente all'atmosfera che il gioco propone |
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Giocabilità:
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95 |
Divertente come non mai, poca innovazione però |
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Longevità:
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96 |
Quest principale e secondarie e multiplayer garantiscono settimane di gioco |
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GLOBALE:
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95 |
Uno dei migliori titoli per DS! |
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Pro:
- + Gameplay ben strutturato ed appassionante
- + Realizzazione tecnica sublime
- + Il DS è sfruttato al massimo delle sue capacità
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Contro:
- - Poca reale innovazione
- - Gli spostamenti in treno alla lunga risultano noiosi
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