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Recensione di
The Saboteur
per PlayStation3

Parigi tedesca in bianco e nero
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La line up 2009 dell’EA si conclude
Presentato all’E3 2009, con i primi scatti e primi trailer subito rilasciati, The Saboteur è stato l’ultimo titolo dell'anno distribuito da Electronic Arts e prodotto da Pandemic, ricordato per Mercenaries 2 che tanto aveva fatto rimanere delusi gli appassionati del free roaming ricco di azione che speravano in un degno rivale di GTA. Con The Saboteur purtroppo chi nutriva grosse aspettative per il gioco rimarrà nuovamente deluso dal lavoro degli sviluppatori, premiati soltanto per le belle idee di cui hanno dotato il titolo.
La France et la beauté de Paris!
La Francia e la bellezza di Parigi negli anni ’40 durante la Seconda Guerra Mondiale: è questo lo scenario di The Saboteur. Il prodotto Pandemic non è il solito sparatutto, bensì all’interno di una struttura free roaming narra la storia di un uomo, un meccanico irlandese di nome Sean Devlin - per chi segue il calcio è identico al portiere Julio Cesar! – che vive nei pressi di Parigi e lavora per Vittore, un italiano che gli ha offerto la possibilità un giorno di gareggiare per la vittoria del trofeo di corse automobilistiche della cittadina a bordo dell’Aurora, una macchina da corsa di quel periodo. Come detto, The Saboteur è un free roaming che ci permetterà di vivere le vicende parigine durante l’assedio delle truppe tedesche in Francia. Sean, aiutato da una bella biondona con occhi azzurri di nome Skylar, dopo essersi trasferito a Parigi per nascondersi dai tedeschi che avevano catturato la sua cittadina insieme a Veronique, sorella di Jules, compagno d’infanzia dello stesso Sean, si tratterrà in un locale, il Belle de Nuit, assieme a Luc, membro della Resistance francese, che, come prevedibile, farà di tutto per convincerci ad unirci al movimento di ribelli per la cacciata dei tedeschi dal territorio dei galletti. Dopo un attimo di perplessità, Sean deciderà di assecondare le richieste di Luc ed inizierà la sua guerra personale contro le truppe del Fuhrer, spinto anche dagli avvenimenti che sei mesi prima lo hanno costretto a trasferirsi in pianta stabile a Parigi, lasciando di fatto la sua vita e la sua quotidianeità. Il titolo offre decisamente una vena artistica particolare, poiché le terre di Francia avranno una particolare cromatura: nelle zone in cui non ci sarà influenza delle pattuglie tedesche vi saranno colori vivaci, di forte intensità, mentre nelle zone in cui vigeranno le forze tedesche, vedremo tutto in bianco e nero tranne le luci dei palazzi o simboli particolari come il rosso prepotente delle SS naziste, l’oro di speranza delle collanine dei sacerdoti e altri particolari. Tutto questo, che mi ricorda molto il finale del film The Schindler's List riesce a dare la sensazione di oppressione della guerra e del terrore, prima, e libertà per una nuova vita a partire dal domani, dopo, soprattutto quando eliminando una precisa influenza tedesca partirà l’animazione che vedrà la zona tingersi dell’azzurro del cielo e del colori della città in festa, oppure mentre ci sposteremo da una zona in bianco e nero ad una zona “in chiaro” con conseguente cambio di cromatura, avremo le due sensazioni opposte, ovvero l’immersione nella libertà o l’immersione nell’oppressione nazista. La vena poetica mostrata per questa caratteristica di The Saboteur viene persa durante la narrazione degli eventi. Il titolo è consigliato solo ai maggiorenni e si capisce subito il perché. Anzitutto all’avvio della nuova partita ci viene chiesto di inserire il codice presente sulla confezione originale del gioco, che sblocca le nudità delle belle ballerine dei locali, mentre i dialoghi presentano in quantità industriali, ed anche talvolta inutili, parolacce, doppi sensi e trattazione di argomenti di carattere sessuale che potevano essere evitate se non per il fatto che il nostro Sean “J.Cesar “ Devlin è un inguaribile rubacuori con mascella abnorme, spalle larghe e costituzione muscolare di alto livello. Un personaggio carismatico, insomma, con un suo preciso profilo caratteriale, deciso e mai patetico, all’altezza di un degno sabotatore da ricordare ai posteri.
Un bel miscuglio del niente
Le potenzialità di cui volevano nutrire gli sviluppatori per The Saboteur erano davvero tante e tutte belle importanti, però il risultato finale è a dir poco discutibile: ne esce un titolo né carne né pesce, mal riuscito sotto ogni aspetto di gameplay che annulla tutti gli scenari e le sfumature diverse che poteva assumere ogni missione. The Saboteur si presenta come un titolo che può offrire allo stesso tempo tre strade: la strada artistica, la strada bruta e la strada intelligente. La strada artistica, ripresa pari pari da Assassin’s Creed consiste nel poter affrontare le missioni arrivando sul luogo dal tetto, arrampicandosi per tutti gli edifici e saltando di palazzo in palazzo, compiere l’atto e nascondersi in un apposito nascondiglio, simulato da una sorta di soffitta che si apre dall’esterno o altri stratagemmi per strada, non consigliati visto che gli inseguimenti, a meno di bug, sono abbastanza difficili da portare a termine positivamente. La strada bruta, consiste nell’approccio diretto: muniti di mitra, pistola o qualsivoglia fucile, possiamo far fuori tutte le guardie a mano a mano che ci si parano davanti, non preoccupandoci minimamente degli allarmi che le guardie faranno scattare, per poi fuggire a bordo di un’auto seminando i tedeschi oppure scappando dai tetti. Infine vi è la strada intelligente, ripresa stavolta dal vecchio e caro Agente 47 o dal più recente Velvet Assassin, che consiste nell’uccidere furtivamente una guardia nazista e rubargli l’abito, stando sempre attenti ad avanzare e a non sporcare il vestito di sangue, quindi senza usare armi.
Tutte e tre le strade, che all’apparenza offrono tante scelte riguardanti l’approccio alle missioni, sono veramente fatte male. Il voler simulare le gesta di Altair, risulta troppo meccanico e frustante. La scalata degli edifici non è veloce e leggiadra come quella del Templare, così come il saltare di tetto in tetto. Inoltre con tutta probabilità finchè si scende dal tetto e si va incontro all’obiettivo, l’allarme sarà già bello e scattato. E se così non fosse, non tarderà ad arrivare. Già perché, la fase stealth tanto annunciata di fatto non esiste. Pur travestendoci da guardia tedesca, avremo dei limiti belli grossi. Anzitutto non potremo avvicinarci troppo alle guardie – e per “non avvicinarci troppo” s’intende che gli dobbiamo stare proprio alla larga – altrimenti l’indicatore del sospetto si alzerà vertiginosamente. Poi saremo costretti a camminare molto piano, il che risulta frustante perché come detto non serve se non ci si può nemmeno passare troppo vicino alle guardie. Oltretutto, e questa è probabilmente l’unica limitazione azzeccata, non potremo fare qualcosa di strano, come arrampicarci o saltare. Insomma, alla resa dei conti la fase stealth non durerà molto, perché le zone pulluleranno di guardie molto vicine, e, paradosso incredibile, pur riuscendo ad arrivare all’obiettivo senza far scattare l’allarme, a fine missione quasi sempre toccherà scappare in modo rocambolesco, visti gli obiettivi di sabotaggio di Sean, il che farà obbligatoriamente scattare quel tanto odiato allarme. Allarme che richiamerà le guardie più vicine a seconda della gravità dell’azione compiuta. Infine, l’approccio diretto a mò di Rambo è scoraggiante, poiché il titolo non è stato studiato per essere uno sparatutto e si vede: seppur vi sia la possibilità di coprirsi – e Sean lo farà automaticamente nei pressi di un muro o una cassa – il sistema di puntamento risulta realizzato male, con armi prive di rinculo e tedeschi mossi da un’IA decisamente insufficiente. Le missioni però sono spesso diverse tra loro: dovremo pedinare, buttare giù un edificio, infiltrarci in una base nazista, ammazzare un obiettivo, e potremo concentrarci su missioni secondarie per aumentare il pagamento ai fini del contrabbando al mercato nero, che ci offrirà merce da scambio come armi e munizioni, esplosivi e addirittura miglioramenti delle abilità di Sean. Oppure potremo spendere tali punti contrabbando al garage, per potenziare le nostre vetture. Le missioni secondarie consisteranno nel distruggere gli altoparlanti, i riflettori e le torri di guardia naziste, oppure assassinare un generale, o ancora trovare un punto d’osservazione… mini-missioni segnate sulla mappa come punti bianchi. Infine, come già accennato, Sean potrà vedersi migliorare delle abilità, dal punto di vista del corpo a corpo, efficienza di esplosivi ed armi da fuoco o meccanica, completando i requisiti che la tale abilità richiede.
Occhio allo spreco
La riproduzione di Parigi in The Saboteur è eccezionale. Tutti i monumenti più importanti sono fedeli alla controparte reale, regalando talvolta degli scorci indimenticabili. L’atmosfera degli anni ’40 è riprodotta ottimamente, supportata da una colonna sonora azzeccatissima con brani in radio tratti dai cabaret e espressioni tipicamente del momento. Anche la città si presenta fedele al tempo storico, con automobili che ricordano –forse anche troppo - i mezzi presenti in Mafia . Vi sono anche alcune chicche come cittadini che escono dalle proprie abitazioni per recarsi in qualche posto e i freni delle auto che stridono alle curve. Peccato però constatare che il tutto non venga sfruttato ottimamente, con texture poco definite e bug tecnici impressionati, dove Sean e la sua auto finiranno spesso con l’incastrarsi con oggetti dello scenario o script previsti dal codice che non verranno attivati. Peccato anche per i caricamenti lenti e inutili che spezzano il ritmo del gioco, e per un problema di pop-up che talvolta non restituisce merito alle location e alla stracittadina. Il doppiaggio italiano è scadente, spesso anche non parallelo al labiale, e i dialoghi non vengono aiutati nemmeno dalle espressioni facciali dei personaggi che, per le animazioni condotte col motore di gioco, risultano pessime.
Enorme potenziale finito a mare
The Saboteur lascia l’amaro in bocca sotto tutti i punti di vista. Chi si aspettava un ottimo lavoro della Pandemic rimarrà enormemente deluso: ottime idee, tutte mal realizzate. Il titolo risulta essere un miscuglio di possibilità supportate male sia tecnicamente che funzionalmente, rivelando tutti i suoi limiti con l’avanzare dell’esperienza all’interno delle vie parigine. La poesia del portare la libertà in terra francese con un personaggio atipico poteva anche essere azzeccata se la trama non fosse tanto banale e forzata verso l’irriverente inutile. Il tutto diventa particolarmente surreale e non lascia nulla al videogiocatore. In conclusione, The Saboteur è un titolo per videogiocatori che vogliono dare una possibilità agli sviluppatori o non sono propriamente convinti di non poter sfruttare il titolo. Altrimenti, è utile soltanto per una bella scorrazzata poetica tra le stradine de Paris. |
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Scheda Tecnica
SVILUPPATORE
Pandemic
PUBLISHER EA
SITO UFFICIALE www.pandemicstudios....
GENERE Azione/Stealth
GIOCATORI 1 - ?
ONLINE NO
CONSOLE Ps3
CARATTERISTICHE * OS: Windows XP SP3, Windows Vista SP1, Windows 7 * CPU: Core 2 Dual Core 2.4GHz or AMD equivalent * RAM: 2GB or more * DISC DRIVE: Dual Layer 1x or faster DVD Drive * Hard Drive: At least 7GB of free space * Video: Nvidia Geforce
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Pagella
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Grafica:
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60 |
Sufficiente, perdonata solo per essere un free-roaming |
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Sonoro:
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60 |
Doppiaggio italiano decisamente sottotono, buona soundtrack |
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Giocabilità:
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40 |
Volevano dare tanto, alla fine non hanno dato nulla |
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Longevità:
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75 |
Tante missioni secondarie e bella città da esplorare |
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GLOBALE:
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56 |
I limiti tecnici a fine lavoro si sentono tanto |
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Pro:
- + Parigi è bella...
- + Ottima la vena artistica degli sviluppatori....
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Contro:
- - ...e sprecata
- - ...non premiata dal resto
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