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Recensione di
Torchlight
per Pc

Una Torci nel buio pre-Diablo
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RUNIC chi?
Prendete un signore di nome Travis Bladree (designer di Fate e Mythos), elemento di spicco della defunta Flagship Studios (autrice dello sfortunato e non troppo riuscito Hellgate: London), mettetelo insieme a Max Schaefer, Eric Schaefer (co-designers di Diablo I & II) e Peter Hu, tutti e tre veterani di Blizzard North prima, e componenti di Flagship dopo, e chiedetevi cosa possa venire fuori. La risposta è Runic Games. Runic Games è il nome della neonata società fondata dai soggetti sopra menzionati, appena dopo il fallimento della Flagship Studios, e responsabile dello sviluppo di Torchlight. Nella nuova società confluì quindi l’intero team della divisione Seattle di Flagship che, avendo perso i diritti del loro ultimo progetto (Mythos), decise di sviluppare un nuovo gioco, più piccolo e modesto sia per dimensioni che per ambizioni rispetto a Mythos, ma che in qualche modo rappresentasse un ritorno alle origini per chi come gli Schaefer tanto avevano fatto per lo sviluppo del capostipite del genere, e cioè Diablo. In ogni caso modesto non vuol dire mediocre o scarso! Torchlight, come si vedrà, è tutt’altro.
Quando la Storia non serve…
Torchlight deve il suo nome alla cittadina mineraria da cui prende inizio la storia e che rappresenterà il campo base durante tutta l’avventura proposta dal titolo di Runic Games. I minatori del piccolo villaggio di cui sopra trascorrono il loro tempo a scavare la montagna adiacente alla ricerca di un misterioso minerale, l’Ember, che pare possedere grandi e potenti proprietà magiche. Alcune storie, però, riferiscono di come molti minatori in passato siano stati condotti alla pazzia dal magico materiale. Gli odierni abitanti di Torchlight pensano quindi che anche a loro possa essere riservata la stessa sorte e ritenendo che nelle profondità della miniera si nasconda qualcosa di malvagio decidono che sia il caso di investigare per trovare delle risposte a tutte le loro domande. Ovviamente sarà compito del nostro eroe addentrarsi nei recessi della miniera e scoprirne i segreti e le verità nascoste. Il plot non è certo dei più entusiasmanti ed emozionanti ed anzi è piuttosto superficiale, ma in fondo assolve al compito di dare un minimo di background e di motivazione allo sfrenato e quasi ininterrotto cliccare sul mouse che contraddistingue questo titolo dei Runic Games, un hack’n’slash duro e puro e senza compromessi o fronzoli. Il gameplay si può riassumere fondamentalmente nell’affrontare innumerevoli dungeons, disposti l’uno rispetto all’altro in senso verticale(d’altronde è di una miniera che si sta parlando) al pari di quanto già visto in quello che è considerato il padre-padrone di questa classe di giochi, ovvero Diablo. Le quest non sono certo le più avvincenti e le più varie mai viste, e in sostanza si limitano al recupero di qualche particolare oggetto o alla distruzione di qualche “cattivone” più cattivo del resto dei mostriciatoli che gironzolano per i dungeons e che non agognano altro che farsi massacrare .
Piccoli Eroi Crescono... e muoiono!
Come spesso(anzi sempre)accade in questo genere di giochi, la prima cosa da fare sarà quella di scegliere il nostro eroe. In Torchlight la scelta è limitata a tre soli personaggi “chiavi in mano”, dal momento che nulla è personalizzabile e configurabile all’inizio del gioco. I tre personaggi (non si può proprio dire che ci sia l’imbarazzo della scelta) sono il Destroyer, la Vanquisher e l’Alchemist. Il primo altri non è che il classico energumeno umano in grado di sbarazzarsi dei nemici con potenti attacchi corpo a corpo, la seconda invece è specializzata nell’utilizzo di armi a distanza e di trappole, e il terzo è il tipico mago in grado di lanciare incantesimi a iosa e di evocare all’occorrenza bestioline e golem robotici. Quale che sia la scelta si avrà accesso ad un albero di abilità e talenti differenti e specifici per la classe di appartenenza. La crescita del personaggio è manco a dirlo legata all’accumulo di punti esperienza guadagnati attraverso la risoluzione della questline principale e delle quest secondarie oltre che dal continuo pestaggio degli svariati mobs che popolano i diversi dungeons che compongono il gioco. Una volta raggiunto un nuovo livello, i punti guadagnati vanno spesi nelle quattro caratteristiche principali messe a disposizione dal gioco: Forza, Destrezza, Magia, Difesa. Se è vero che le quattro caratteristiche elencate sono comuni alle tre classi a disposizione, è allo stesso tempo innegabile che solo l’ultima risulta essere davvero indifferente alla classe scelta, mentre i punti spesi in Forza avranno ripercussioni maggiori sul Destroyer, quelli spesi in Destrezza saranno più utili alla Vanquisher, e per finire quelli sborsati in Magia renderanno più tosto l’Alchemist. Ad ogni livello raggiunto sarà inoltre possibile sbloccare nuove abilità e magie, o potenziarne di vecchie, attraverso un albero di skills specifico per la classe scelta. Durante lo svolgersi dell’avventura, oltre ai punti esperienza vengono accumulati anche dei particolari punti “Fama”, assegnati quando viene completata una missione o vengono “blastati” nemici particolarmente grossi ed aggressivi. Questa classe di punti, accumulandosi, fanno salire il livello di Fama del personaggio. Ad ogni nuovo livello raggiunto viene concesso un punto da spendere esclusivamente nell’albero delle skills. Come spesso capita in giochi di questo tipo, la morte non rappresenta mai una cosa definitiva e la resurrezione è sempre disponibile dietro l’angolo. Torchlight non fa quindi difetto a questa legge, se non nel caso in cui scelga di affrontare il gioco in modalità “Hardcore” in base alla quale la morte del personaggio è definitiva e bisogna ricominciare tutto da capo. Scegliendo invece di giocare in modalità “Easy” o “Normal” sarà sempre possibile resuscitare pagando un certo “dazio”. Il gioco infatti offre tre possibilità diverse: la prima consente di ripartire esattamente dal luogo di avvenuta dipartita a prezzo di un significativo prelievo di punti esperienza e Fama, la seconda offre la possibilità di ripartire all’inizio del livello pagando un certo quantitativo di oro, la terza, infine, consente di ripartire dalla casa base senza pagare nulla. Quest’ultima è probabilmente quella più svantaggiosa (e noiosa) dato che rifarsi tutta la discesa lungo i dungeons non è proprio il massimo del divertimento; la prima, per contro, rappresenta un vero e proprio scippo in termini di punti esperienza e Fama; la seconda sembra quindi essere quella più equilibrata ed accettabile, di oro se ne trova abbastanza in giro e i livelli non sono mai troppo ampi e di conseguenza la strada da ripercorrere non è eccessiva .
Oggestica Varia…
Oltre ad appartenere, come già detto, alla tipologia degli hack’n’slash, Torchlight rientra anche in quella classe di giochi definiti come “Dungeon Crawler” dove con il termine “Dungeon Crawl” si intende una specifica ambientazione di gioco nella quale il protagonista è portato a muoversi attraverso una serie di labirinti, combattendo mostri di ogni fattezza e collezionando qualunque tipo di oggetto o tesoro che si possa trovare. Quest’ultimo è uno degli aspetti che più contraddistinguono questo titolo dei Runic Games, con tonnellate di oggetti da raccogliere, dal più classico oro, passando per armi e armature di ogni tipo, continuando con pozioni di salute e di mana, gemme di potenziamento, pergamene magiche e altro ancora. Nel prosieguo dell’avventura ci si troverà quindi a dover maneggiare equipaggiamenti di diverso tipo, qualità e rarità, caratteristiche descritte ed evidenziate da un colore specifico secondo la seguente scala cromatica : bianco(per i pezzi più comuni e di più basso valore), verde e blu. Oltre a questi è possibile imbattersi in oggetti dorati, definiti come “unici” e decisamente più potenti degli altri. Per finire, si possono anche trovare pezzi le cui proprietà sono evidenziate in viola e che appartengono ad un set ben specifico. Più pezzi di uno stesso set verranno utilizzati, fino all’auspicabile completamento dello stesso, e maggiori saranno i bonus aggiuntivi elargiti all’eroe. Indipendentemente dalla qualità, su ogni oggetto è possibile effettuare diverse operazioni.
Oltre alla scontata azione di compravendita, è possibile ad esempio potenziarli attraverso l’incastonatura (qualora l’oggetti presenti degli slot liberi) di particolari gemme in grado di conferire nuove proprietà all’oggetto. Questa azione è irreversibile, nel senso che non è possibile separare la gemma dall’oggetto senza distruggere l’uno o l’altra: liberare lo slot significa eliminare definitivamente la gemma che può essere invece preservata solo a costo della distruzione dell’oggetto. Un minimo di attenzione va quindi posta sulle scelte da fare! È possibile anche sottoporre l’oggetto alle cure dell’Incantatore che dietro compenso provvederà ad aumentare le statistiche e le proprietà dell’oggetto. La probabilità di successo del processo dipende dal livello di qualità dell’oggetto stesso e l’eventuale fallimento potrebbe portare alla distruzione dell’equipaggiamento. Anche in questo caso vale la pena pensarci bene prima di rischiare!
Pet Therapy
Uno degli aspetti più simpatici di Torchlight è la presenza di un “pet”, un fidato amico a quattro zampe che terrà compagnia al nostro eroe per tutta la durata della sua avventura. Il titolo dei Runic consente di scegliere se portarsi dietro un pulcioso cane oppure un raffinato gatto attraverso la miriade di dungeons proposti. A differenza di quanto proposto però in molti altri titoli del genere, l’animaletto non è per nulla indifeso e anzi mena proprio alla grande. Oltre ad essere dotato di un proprio inventario(paragonabile per dimensioni a quello del protagonista), a differenza ad esempio della bestia da soma vista in Dungeon Siege, l’animaletto in questione prende parte attivamente agli scontri, rivelandosi sempre(quando non si è smarrito da qualche parte!) davvero un valido aiuto nel prosieguo dell’avventura. Altra feature innovativa e non di poco conto, è la possibilità di mandare il nostro cucciolo in città a vendere gli oggetti che non ci interessano, risparmiando in questo modo quelle noiose e meccaniche fasi di teletrasporto che spezzano inevitabilmente l’azione di gioco. In questa sede va fatto un appunto al sistema di gestione dell’inventario del pet che sebbene rappresenti un valido supplemento a quello del protagonista(oggettivamente troppo piccolo per un gioco del genere) risulta per certi versi un po’ scomodo e macchinoso da utilizzare appieno. Il problema (piccolo, per carità) sta nel fatto che il gioco prevede di immagazzinare l’oggetto raccolto solo nell’inventario del protagonista, by-passando di fatto quello del pet. In questo modo si avrà una situazione per la quale mentre l’inventario del protagonista sarà strabordante di roba, quello dell’animale sarà vuoto e immacolato. Toccherà al giocatore, a manina, trasferire gli oggetti da un inventario all’altro per poter continuare la propria raccolta di tesori. Non si capisce davvero il perché di una tale scelta, considerando inoltre che la mancanza di un qualche grado o tipo di automatismo rende a volte la cosa davvero insopportabile! Oltre all’inventario, il pet di Torchlight presenta un suo personale pannello di gestione attraverso il quale è possibile dotare il quadrupede di un talismano di potenziamento e di due magie che sarà cura dell’intelligenza artificiale(o “deficienza artificiale” in alcuni casi, purtroppo) usare nel miglior modo possibile. Se necessario è possibile dispensare al fidato quadrupede anche del particolare cibo, così da trasformarlo per un determinato intervallo di tempo in una nuova creatura, il cui aspetto e proprietà dipendono dal manicaretto ingerito, manicaretto che viene identificato con il termine generico di “pesce” (che di certo va bene per il simpatico felino, ma per il canide? Mah!). Nome a parte, l’unico modo di ottenere del buon pesce da dare in pasto al nostro fidato cucciolotto è quello di pescarlo. Girovagando in lungo e largo per i dungeons troveremo infatti dei particolari punti, “fishing holes”, nei quali sarà possibile buttare la lenza e dedicarsi con calma e attenzione all’attività preferita dal caro Sanpei Nihira…
Tecnica ed Interfaccia
Dal punto di vista grafico, Torchlight è caratterizzato da uno stile marcatamente “cartonoso” che si rispecchia in modelli dalle fattezze e dimensioni volutamente sproporzionate, e nelle textures ricche di colori, non sempre accesi ma comunque mai opprimenti. Secondo quanto spiegato dagli stessi autori, lo stile grafico adottato è ispirato ai film di animazione ed ai comic books e chi scrive, personalmente, non fatica a notare una certa somiglianza tra quanto graficamente proposto dal gioco e le tavole dall tratto fumettistico “spigoloso” e super-deformed proprio di disegnatori come Jeff Matsuda e soprattutto Joe Madureira (questi, tra l’altro, spesso coinvolto nei progetti di molte software house). Lo stile ricorda quindi molto quello di World of Warcraft o di Fate, e sebbene non presenti un livello di dettaglio molto alto, svolge comunque bene il suo lavoro e di certo non sfigura agli occhi del giocatore. Risultano invece discretamente curate le animazioni e nel loro insieme tutti gli effetti legati agli incantesimi e ai colpi speciali. Va considerato, tra l’altro, che il risparmio sui poligoni, unita ad una opportuna gestione del codice, ha permesso di mantenere il motore del gioco leggero e prestazionale, consentendo la perfetta e piena godibilità del gioco anche su macchine non proprio all’ultimo grido. Infatti, a 1680x1050 e con tutte le impostazioni settate al massimo, il gioco si mantiene stabilmente sui 60 fps! Ciò che Torchlight perde in grafica, lo acquista certamente in audio presentando un comparto sonoro davvero di ottimo livello, grazie anche all’apporto determinante di Matt Uelmann, già creatore della colonna sonora di Starcraft, World of Warcraft e DIablo I&II. Le musiche risultano gradevoli e sufficientemente ispirate, oltreché ben legate all’ambiente di gioco, mentre gli effetti sonori, anch’essi di ottima fattura, ben si sposano con gli effetti grafici loro associati. Il level design è sufficientemente vario e i diversi piani in cui è strutturato Torchlight presentano dungeons abbastanza caratterizzati, generati dal motore del gioco assemblando “sezioni” dell’ambiente di gioco secondo degli algoritmi prestabiliti. Ogni sezione è disegnata a mano ed è composta a sua volta da diverse sottosezioni(stanze, scalinate, ponti) e può contenere eventi scriptati ed elementi di interazione come leve per aprire porte segrete o muovere dei ponti sospesi. L’interfaccia di gioco è abbastanza funzionale, e per la verità a grandi linee non si discosta molto da quanto già visto in altri titoli del genere. In basso troviamo infatti una barra con degli slot nei quali è possibile posizionare incantesimi, colpi speciali, pozioni, e quant’altro, da attivare con i tasti numerici (da 0 a 1, per intenderci). Al centro della barra trovano posto due ampi semicerchi , uno di colore rosso per indicare il livello di salute, ed uno di colore blu per indicare quello del mana. Nulla di particolarmente originale, tutto secondo i canoni del genere. Appena sotto la barra descritta, è possibile vederne un’altra, decisamente più sottile e meno invasiva, che ha il compito di indicare quanto manca al raggiungimento del prossimo livello del personaggio. Gli spostamenti avvengono con il tipico punta clicca, ovvero cliccando con il tasto sinistro del mouse su un area il personaggio vi si dirigerà inesorabilmente, se invece cliccheremo su un nemico automaticamente partirà la carica contro il malcapitato di turno. Nel particolare, il tasto sinistro effettuerà un attacco con l’arma impugnata (sia questa da taglio o da fuoco) mentre col tasto destro del “topo” sarà possibile attivare la specifica abilità che precedentemente assegnata. I pannelli di controllo del personaggio sono in definitiva solo tre, quattro volendo aggiungere anche quello relativo al fidato quadrupede di cui si è già parlato in precedenza. Abbiamo quindi il pannello riguardanti le quest in corso d’opera, il pannello riguardante le statistiche del personaggio attraverso il quale, come già detto, sarà possibile assegnare i punti ottenuti ad ogni passaggi di livello, e per finire il pannello relativo all’inventario nel quale sarà anche possibile assegnare i vari equipaggiamenti al nostro eroe ed inoltre dotarlo di ulteriori quattro abilità attraverso le pergamene trovate in giro. Una volta assegnate(o “imparate” ) queste abilità non possono essere sostituite senza essere eliminate definitivamente (fino a quando almeno non si compri o si trovi nuovamente la relativa pergamena).
Conclusione
Torchlight è sicuramente un titolo valido e di buona qualità, e a pieno diritto può essere considerato un ottimo esponente degli Hack’n’slash/Dungeon Crawler alla Diablo. In attesa del terzo capitolo di quest’ultimo, il titolo dei Runic Games può rappresentare un buon passatempo, proponendo una sfida forse non troppo impegnativa(il livello di difficoltà è infatti un po’ troppo calibrato verso il basso), ma comunque varia e divertente. È innegabile una certa ripetitività(insita tuttavia nel genere) delle meccaniche di gioco e delle quest, ma lo svago è comunque assicurato dalla quantità smisurata di nemici e Boss da affrontare, e dalle tonnellate di oggetti da gestire e collezionare che spingeranno il giocatore a cimentarsi e a continuare, nelle speranza di ottenere un oggetto unico o di completare un set particolarmente potente. Torchlight offre un comparto tecnico non all’ultimo grido, ma comunque di buona fattura, una gestione del PET per molti versi innovativa, e un quantitativo di ore di gioco più che accettabile. Qualcosa in più si poteva certamente fare, ma dato anche il prezzo ci si può accontentare e affermare che il titolo dei Runic Games farà la gioia di molti amanti degli Hack’n’Slash, soprattutto di quelli alla ricerca di un titolo non troppo frustrante o cerebrale, e portatore di decine di ore di sano e disteso divertimento. Torchlight in fondo è proprio questo! |
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Scheda Tecnica
SVILUPPATORE
Runic Games
PUBLISHER Runic Games
SITO UFFICIALE icgames.com...
GENERE Rpg/Azione
GIOCATORI 1
ONLINE NO
CONSOLE Pc
CARATTERISTICHE Dual core 2GHz, 1GB di Ram, nVIDIA GeFORCE7900GT/ATI RADEON4800, 550 MB di HD
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Pagella
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Grafica:
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75 |
Poco dettagliata, ma bella e colorata quanto basta |
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Sonoro:
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85 |
Ottimo grazie anche ad un esperto del settore come Uelmann |
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Giocabilità:
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90 |
Gameplay semplice e veloce che prende da subito |
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Longevità:
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80 |
Mediamente lungo, ma difficilmente di deciderà di rigiocarlo |
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GLOBALE:
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83 |
Un ottimo Hack'n'Slash, dinamico, diretto e senza fronzoli. |
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Pro:
- + Veloce ed immediato
- + Sonoro ottimo, coinvolgente quanto basta e mai noioso
- + Gestione del Pet innovativa
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Contro:
- - Grafica non proprio ai massimi livelli
- - Alla lunga ripetitivo e un pò macchinoso in alcune azioni
- - Qualche problema di pathfinding del Pet
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