Trauma Team
Pronti ad essere medici?
By Miriana Lo Conte, 03/10/2010
Versione import!
“Sei medici, sei specializzazioni, un solo scopo: salvare vite.”
È con questa premessa che si apre il nuovo titolo ospedaliero di Atlus. Creativo, appariscente, sorprendente; un gioco alquanto raro. È uno di quei prodotti che non può passare inosservato. Un gioco destinato a diventare un successo. Avete capito bene, un successo, non la solita minestra riscaldata e monotona: Trauma Team sorprende, e lascia interdetti i molti seguaci della saga Trauma Center. Con questo capitolo Atlus fa finalmente un salto di qualità (e che salto, aggiungerei!), proponendo al giocatore non una, ma ben sei diverse specializzazioni, andando così ad ampliare notevolmente la trama, e offrendo una varietà di situazioni mai vista nei predecessori. Inoltre, in Trauma Team diremo addio alle figure che ci hanno accompagnato fin dagli esordi della famosa saga (il Dottor Stiles, ad esempio), e avremo a che fare con una nuova squadra di medici, da conoscere e amare. Avete già indossato il camice?
Aria di novità.
Trauma Team è cambiamento. Tutto è cambiato. Sin dal primo ingresso al Resurgam, l’ospedale che farà da scenario a tutta la storia, constateremo che il nostro team è composto da sei personaggi giocabili: prima tra tutti abbiamo Maria Torres, incaricata del primo soccorso. È un medico molto appariscente, una donna sicura di sé, a volte fin troppo, autoritaria e scontrosa, sempre concentrata sul proprio lavoro. Quando impersoneremo Maria, dovremo curare pazienti in fin di vita, vittime di incidenti stradali, incendi e altre disgrazie; in queste situazioni dovremo essere veloci, e avere una buona dose di sangue freddo per riuscire a passare da un paziente all’altro senza perderne nessuno. È una parte di gioco molto realistica: dovremo tagliare i vestiti dei nostri pazienti per esporre le ferite, assorbire il sangue con le garze, applicare bende, effettuare massaggi cardiaci, estrarre pezzi di vetro e, nei casi più critici, intubare. In questo capitolo non sarà più il tempo a gestire la nostra operazione, bensì gli errori. Nel pronto soccorso potremo perdere un massimo di cinque pazienti prima di fallire.
Veniamo poi all’ortopedico, Hank Freebird, un omone grande e grosso, muscoloso e sempre un po’ goffo, ma in fin dei conti simpatico; durante i suoi interventi dovremo essere meticolosi e precisi, visto che anche qui avremo cinque possibilità. Ovviamente, i nostri strumenti saranno quelli usati dagli ortopedici veri; a differenza delle altre specialità non saremo noi a sceglierli, ma cambieranno man mano secondo le esigenze: trapano, viti, bulloni, placche metalliche, e chi più ne ha più ne metta. Il vostro sogno è sempre stato quello di ricomporre ossa rotte?
Questo è il personaggio adatto a voi.
Gabriel Cunningham rappresenta una boccata di novità. Di cosa si occupa? Diagnosi. Tra le sei è la specializzazione più interessante, perché mai vista fin ora, in nessun gioco. Nei panni di Gabriel dovremo come prima cosa esaminare i pazienti, ascoltarli ed esaminarli, fare le analisi, confrontare i risultati, controllare l’esito della TAC e solo alla fine di questo lungo percorso potremo finalmente formulare la diagnosi corretta. Gabriel sarà assistito da RONI, il suo computer parlante, che, in base ai sintomi inseriti, ci fornirà una lista delle possibili diagnosi (e, suo malgrado, sarà spesso e volentieri maltrattato dall’irascibile dottore). È un po’ il Dottor House della Wii, sadico e complicato da capire.
L’endoscopia è una parte abbastanza riuscita del gioco: il giocatore controlla un tubo endoscopico che permette di eseguire una procedura all’interno del corpo del paziente. I telecomandi questa volta verranno usati come un endoscopio. Di certo il movimento realistico dei controller è gratificante, ma molte volte il gameplay si rivela un po’ impreciso, e a nessuno fa piacere vedere un paziente morire per un movimento errato del Wii Remote: molte volte succede di toccare le pareti interne del corpo del paziente involontariamente, vedendo conseguentemente fallire l’operazione per niente. Proprio per questo bisogna essere molto attenti, per non rischiare di nuocere ai pazienti. In questa fase di gioco andremo ad impersonare Tomoe Tachibana, una ragazza giapponese un po’ stravagante per molti versi (come la definireste voi una dottoressa che indossa il kimono sotto il camice?). Proviene da una famiglia abbiente, e si è trasferita negli Stati Uniti per diventare un medico e aiutare le persone, ma anche per essere indipendente.
Il penultimo personaggio, CR-S01, è un chirurgo con una storia un po’ complicata alle spalle. Infatti, venne ingiustamente accusato di essere coinvolto in un attacco bio-terroristico che uccise diverse persone. Il giovane ha perso la memoria, e nessuno sa chi sia, chi fosse in passato e se abbia davvero partecipato all’attacco. L’unica cosa che gli rimane è una grandiosa abilità chirurgica, e il governo gli offre una diminuzione di pena per ogni intervento effettuato. Probabilmente non c’è niente da dire, la chirurgia sul Wii la conosciamo a memoria. Gli strumenti per questa specialità sono gli stessi già incontrati negli altri capitoli, e anche i casi non variano di molto: dovremo rimuovere tumori, bloccare emorragie interne, suturare, sempre stando attenti che i parametri vitali del nostro paziente non scendano sotto lo zero (ovvio, no?).
L’ultima protagonista del gioco è Naomi Kimishima, vecchia conoscenza per chi ha avuto il piacere di giocare a Second Opinion. Naomi è il personaggio che davvero rivoluziona tutto il gioco. È una sorta di medico legale, ma ovviamente non come gli altri: Naomi usa un telefonino speciale per ascoltare le ultime parole della vittima. È una specialità volutamente differente, un po’ alla CSI. Cominceremo il caso risalendo agli ultimi attimi di vita della vittima, e utilizzando una serie di indizi dovremo capire come è morta e, se necessario, da chi è stata uccisa. Durante le indagini sulla scena del crimine e l’autopsia tutte le prove raccolte verranno “salvate”, per poi riuscire a collegarle e far luce sul caso. Naomi potrà sempre contare su Little Guy, membro dell’FBI, che analizzerà le prove aiutandoci a giungere alla conclusione. È tutta una questione d’ingegno, diversamente dalla chirurgia o dall’ortopedia.
I’m different!
Trauma Team, è, quindi, un gioco vario. La saga Trauma Center, per quanto bella, ha sempre avuto quel fattore in meno, qualcosa di mancante, ovvero l’innovazione, la varietà, che in questo gioco non di certo fanno da sfondo, ma sono particolarmente presenti, si fanno sentire, vedere e giocare. Particolare anche la concatenazione degli interventi: potremmo trovarci a fare una diagnosi ad una paziente appena portata in ospedale da Maria, ed operarla successivamente. I lacci emostatici, le flebo e le ingessature fanno la differenza, perché se in passato ci limitavamo ad aprire, guarire e richiudere, ora avremo a che fare con i casi più disparati, e gli strumenti più diversi.
La grafica, sebbene poco realistica, fa la sua figura sulla console casalinga Nintendo, rendendo il gioco più piacevole e adatto a tutti. Lo stile “manga” è riconoscibile a primo impatto, ed è uno dei punti di forza di Atlus. La colonna sonora è gradevole, niente di sorprendentemente affascinante, ma sicuramente non vi costringerà ad abbassare al minimo il volume. L’effetto crescendo dall’inizio alla fine dell’intervento è molto efficace, e segue il grado d’adrenalina del giocatore. Il doppiaggio, infine, è particolarmente curato. Il gameplay risulta molto accurato e preciso malgrado qualche piccola imperfezione, simile a Second Opinion e New Blood.
Interessante la modalità multiplayer. Potremo infatti entrare in sala operatoria anche con un amico: i compiti verranno divisi tra i due giocatori (per esempio, nel primo soccorso ogni giocatore si occupa di un paziente; in chirurgia ci si dividono gli strumenti, ed ognuno si occupa di determinate ferite…). Trauma Team però, come molti altri, resta un gioco individuale, da interpretare come meglio si vuole, meglio se da soli. Si può considerare un gioco a se stante, uno spin-off, avendo poco o nulla a che vedere con Trauma Center.
L'intervento è riuscito?
Atlus in questo titolo ha dato il meglio di se stessa. È un gioco azzardato ma ben strutturato, riuscito al 100%. Purtroppo per la versione europea c’è ancora da aspettare. Non ci resta che attendere, e sperare che prima o poi, col tempo, arrivi anche da noi (non come Trauma Center 2 per DS che, ad oggi, è ancora intrappolato in Giappone!).
Pagina ufficiale: Trauma Team
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Info
SVILUPPATORE:
Atlus
EDITORE:Atlus
GENERE:Simulazione
SOTTOGENERE:N/A
CONSOLE:Nintendo Wii
GIOCATORI:Multiplayer
SITO UFFICIALE:Voti
| Grafica: | 80 |
| Lo stile manga e i colori sgargianti parlano da soli. | |
| Sonoro: | 70 |
| Musiche convincenti, ma non particolarmente sorprendenti. | |
| Giocabilità: | 85 |
| Uso quasi ottimale del Wii Remote. | |
| Longevità: | 90 |
| Grazie ai diversi livelli di difficoltà vi offrirà tante ore di divertimento. | |
| GLOBALE: | 85 |
| Trauma Team è audace e insolito, un acquisto obligato per i possessori del Wii. | |
| Pro: | Contro: |
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