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20 anni Dietro un Mirino - Pt. 2

2004 – Next Level

By Daniele Casadei, 03/04/2009

The Golden Year Ma veniamo all’anno d’oro degli FPS, il 2004 dove si sono venuti a concentrare i più importanti titoli (per tecnica ed innovazione) del genere, giochi che tutt’ora rivestono un fascino incredibile ed un influenza fuori dal comune. Soprattutto per la perfetta fusione tra gameplay e trama, ma anche per la compresenza di nuovi capitoli di serie storiche e brillantissime new entry, titoli imprescindibili per tutti gli amanti degli FPS. Ma partiamo dagli anziani, ovvero titoli che non solo vengono ricordati per la loro storicità ma per aver sempre portato innovazione tecnica e stilistica: Doom 3 e Half-Life 2. L’hype su questi due titoli fu immenso, i fan delle serie non aspettavano altro dopo essere rimasti con fiato sospeso per la bellezza di (rispettivamente) 10 e 6 anni. Doom 3 della intramontabile id software, si presentò subito con un comparto grafico spettacolare (id tech 4), dove un sistema di luci ed ombre fantastico ed un audio perfetto riusciva a creare un senso di tensione ed adrenalina fino ad allora mai provato, facendoci saltare dalle sedie più di una volta….ma purtroppo molti dei suoi punti di forza si rivoltarono contro lo stesso Doom 3, il fatto di essere completamente scriptato portava praticamente a zero la rigiocabilità e la suddetta tensione scemava vistosamente visto che non potevamo imbatterci in situazioni nuove, lo stesso gamplay non presentava nulla di nuovo (anzi alle volte si ispirava troppo ad altri titoli). Quindi un prodotto che giocato la prima volta si presenta fantastico, ma noioso e ripetitivo ad una seconda sessione. Invece Half-Life 2 della Valve non deluse sotto nessuna delle sue sfaccettature, presentando un motore grafico (Source) leggero, versatile e graficamente spettacolare. Il gioco non è molto difficile ma tiene incollati allo schermo per tutta la durata senza mai annoiare, con una trama fantastica piena di colpi di scena capaci di stuzzicare la fantasia del giocatore. Il gameplay si avvale anche di un aspetto ormai divenuto canonico (come il multiplayer) ovvero la fisica (Hawok 2), prima volta che viene implementata non come semplice orpello estetico, ma come punta di diamante. Livelli completamente interattivi ed utilizzabili, IA diversificata a seconda del nemico, trama fantastica…insomma secondo il mio modesto parare il miglior gioco del 2004. In questo magnifica annata vi è anche Unreal Tournament 2004 targato Epic, dopo il colossale flop di UT2003, il colpo di reni era necessario per riabilitare un nome fondamentale degli FPS multiplayer. Così ecco questo fantastico gioco che riesce a correggere tutti gli errori del precedente titolo: grafica potenziata, armi riviste e bilanciate, mappe rinnovate e costruite per donare un'esperienza adrenalinica e spietata dove vive la legge del più forte. Sempre trattando delle serie storiche abbiamo la presenza nel 2004 di Medal of Honor: Pacific Assault della EA, graficamente superiore a Call of Duty, presentava un gameplay altalenante, con due ambientazione fantastiche e sbalorditive come l’attacco a Pearl Harbour e lo sbarco finale alla D-Day, mentre le sessioni intermedie nella giungla risultavano profondamente tediose e banali. Invece che essere uno One-Man-Army come nel Allied Assault qui ci vedremo inseriti in una squadra, potenziando l’aspetto cooperativo ed evolvendo il sistema di cura con il medico. Ma veniamo invece alle new entry di questa annata d’oro, titoli che sbalordiscono sia per la bellezza che per esser in alcuni casi i primi giochi sviluppati da queste software house…dimostrando che l’esperienza è importante ma se non sei creativo allora... Primo in ordine cronologico (ma soprattutto per scelta strategica) è quella fantastica sorpresa chiamata Far Cry della Crytek. Sviluppato con un motore grafico proprietario (il CryENGINE), sbalorditivo per il realismo, Far Cry si presentò subito con una profonda innovazione del genere, con una ambientazione fuori dal comune liberamente percorribile, lasciando al giocatore la facoltà di relazionarcisi come meglio credeva. Gioco correlato da una buona trama (anche se nulla di eccezionale) ritmato con continui colpi di scena…unica macchia di questa fantastica opera (per altro la prima del gruppo) sono gli ultimi 2 livelli, completamente e palesemente “tirati via”. Crytek si auto impose di finire il gioco il prima possibile in maniera da non entrare in diretto conflitto con i 2 due mostri sacri sopra citati, così preferì sacrificare il finale del gioco pur di non venire oscurato dall’ombra dei “maestri”…pessima scelta. Di tutt’altra filosofia è il titolo della People Can Fly…ovvero un FPS old-school chiamato Painkiller. Ispirandosi fortemente a titoli come Quake/Doom per le ambientazioni e l’atmosfera horror e a Serious Sam per il gameplay e le tonnellate di nemici, è un gioco completamente adrenalinico dove si punta molto alla quantità e alle ambientazioni (varie ed originali)…con dei boss di fine livello immensi, tanto da non rientrare nello schermo. Sul fronte delle console vediamo il secondo titolo della serie Xbox per antonomasia: Halo 2 della Bungie Studios, portando avanti l’epopea del mitico Master Chief, potenziato sia nella grafica che nel gameplay…mentre (per par condicio) sul fronte Sony abbiamo l’uscita di Killzone della Guerrilla Games, il quale venne pubblicizzato come l’Halo Killer. Ottimo sparatutto fantascientifico che però non riuscì pienamente nel suo intento visto un gameplay poco innovativo ed un comparto tecnico nella media. Ed infine è bene trattare un titolo sbalorditivo, sia per essere il primo FPS della software house, sia per l’ottima realizzazione: The Chronicles of Riddick: Escape frome Butcher Bay degli Starbreeze. Doppiato ed interpretato da Vin Diesel è un prequel dei due film: Pitch Black e The Chronicles of Riddick. I pregiudizi iniziali di ritrovarsi tra le mani l’ennesimo banalissimo tie-in si è sciolta come neve al sole, mostrando un titolo innovativo e mai banale, riuscendo a fondere in un unico gioco frenetiche sparatorie con sessioni stealth e corpo a corpo; lo spiccato taglio cinematografico e l'ottimo doppiaggio inglese (esiste la patch per la traduzione in italiano dei testi e sottotitoli ma solo nella versione PC) ne fecero un grande gioco…mai pienamente apprezzato per il pregiudizio (molte volte veritiero) che dai tie-in non è bene aspettarsi un gran che….ma questo gioco è proprio una fantastica eccezione. Gli anni della quantità Dal Golden Year in poi vediamo il fiorire di tonnellate di titoli FPS, tra cui dobbiamo selezionare poche ma bellissime perle in un mare di banalità e mediocre realizzazione. Nel 2005 possiamo apprezzare soprattutto il ritorno di molte saghe fondamentali del genere con pochissimi nuovi brand. Iniziamo con proprio quest’ultimi, tra cui il buonissimo FPS guerresco: Brothers in Arms: Road to Hill 30 dei Gearbox. Primo vero gioco della casa, visto che precedentemente aveva lavorato solo su espansioni e conversioni di altri titoli. Una cura maniacale degli ambienti, una buonissima IA e un ottimo gioco di squadra sono le punte di spicco di questa impensabile rivelazione. Ma della stessa annata è anche quel fantastico F.E.A.R. della Monolith, il quale fondeva un trama horror geniale con un gameplay frenetico (pompato da uno dei figli del Bullet Time) e avvincente, in più il tutto era impreziosito da una buona gestione della fisica. Ma sono presenti anche moltissimi titoli mediocri o scarsamente curati, alcuni esempi sono: Boiling Point: Road to Hell dei Deep Shadows, uno dei titoli più buggati di sempre…quando arrivò la patch 2.0 per risolvere tutto ormai il titolo era completamente finito nel dimenticatoio coperto da infamia; Vietcong 2 dei Pterodon, il quale dopo un primo titolo di rilievo fallisce completamente il secondo con una grafica datata, una fisica mal implementata ed una IA da coprirsi gli occhi; Bet On Soldier dei Kylotonn Entertainment seppur con una buona grafica presentava un engine pesantissimo, un gameplay ripetitivo fino alla nausea (persino nella sua originalità) ed una difficoltà troppo altalenante. Invece come via di mezzo tra la lista nera sopra descritta ed i titoli di rilievo che poi tratterò ci sono due titoli alquanto interessanti: Area 51 della Midway e Pariah della Digital Extremes…i quali presentano una realizzazione incostante. Il primo pur presentando una buona grafica ed una trama alquanto interessante non riesce a spiccare il volo, finendo per assomigliare a troppi altri giochi, mentre Pariah sempre con un buon livello grafico (Unreal Engine 2.5) è lineare e scriptato oltre ogni dire, troppo per un titolo che vantava mappe immense e liberamente percorribili, in più non presentava nessun motore fisico…e dopo l’esperienza di Half-Life 2 non è una cosa accettabile. Ma torniamo a parlare delle serie storiche che molte volte non deludono mai, ne tratteremo 3 in particolare…primo tra tutti è il ritorno di un brand storico: Quake 4 della Raven Software…incaricata da santa id di dare uno scossone alla serie. Titolo strano che presenta una prima parte abbastanza banale e monotona, qualcosa che puzza troppo di già visto (alcuni maligni parlano persino di una espansione di Doom 3)…ma che poi cambia completamente con una delle sessioni non-giocanti più atroci che abbia (personalmente) sperimentato, modificando anche il gameplay. Comunque resta un titolo FPS old-school molto legato alla filosofia id. Sempre del 2005 è Serious Sam 2 della Croteam, un titolo che riesce a mantenere e potenziare quanto di buono c’era nei primi 2 titoli, ovvero la quantità/varietà dei nemici ed un fantastico quantitativo di follia (in una delle aree segrete troverete lo scheletro di Duke Nukem con un razzo piantato nel sedere). Sul fronte della guerra possiamo annoverare anche altri due titoli importantissimi come: Battlefield 2 della Digital Illusions CE e Call of Duty 2 della Infinity Ward. I quali portano avanti le rispettive filosofie con fantastica dedizione e cura, non deludendo minimamente i fan, ma la vera stranezza è che verso la fine del 2005 esce una altro capitolo della neo-serie: Brothers in Arms: Earned in Blood della Gearbox che per altro riesce a superare in così breve tempo il primo titolo. Gioco che riesce a spiccare per aver coperto le falle del primo sistema (come alcuni fastidiosi bug) potenziando anche IA e multiplayer, creando così un titolo fantastico è realistico…il quale rimase però oscurato dall’imminente uscita di Call of Duty 2. New locations Dal 2006 in poi, come già abbiamo visto accennato nel 2005, la quantità dei titoli FPS diventa imponente, con un rateo di titoli al mese veramente considerevole…ma non sempre è un bene, rischiando di affogare molti giochi veramente belli in un mare di pessimi pixel, è da qui la selezione si fa sempre più importante. Subito all’inizio dell’anno troviamo un titolo molto curioso per la sua vena letteraria di rilievo: Call of Cthulhu: Dark Corner of the Earth della Headfirst. La storia riprende uno dei migliori racconti del geniale H.P.Lovecraft (maestro americano del sovrannaturale insieme ad Edgar Allan Poe), sviluppando un atmosfera completamente avvolgente che in alcuni tratti ricorda Silent Hill (visto anche l’assenza iniziale di armi)…la grafica purtroppo era alquanto sottotono per l’epoca, ma il fantastico sonoro e la geniale gestione dell’ansia/paura (come quella dei danni) lo rendeva un titolo veramente unico. Altro titolo, ma proveniente dal mondo delle console, è BLACK della Criterion Games, che spiccò per l’incredibile comparto grafico e audio, dimostrando le vere potenzialità delle console del periodo (Xbox e PS2), minato solo da una longevità scarsa. Altro fantastico titolo del 2006 è Prey di Human Head Studios e Venom Games, il quale riuscì a portare una ventata di freschezza nel genere, attraverso livelli ben congegnati, un gameplay innovativo ed un sonoro fantastico…in più la contaminazione tra i poteri sovrannaturali degli indiani (d’America) con un invasione aliena fu una scelta vincete. Quest’anno in oltre va di moda l’innovazione ed ecco quindi servito uno sparatutto da vero cowboy del selvaggio west: Call of Juarez della Techland. Un motore grafico possente capace di accecarci gli occhi con l’assolato mondo delle praterie americane, la possibilità di vivere il gioco in due modalità differenti ed una trama alla Sergio Leone crearono un mix esplosivo capace di fare dimenticare ai fan di Techland il pietoso Chrome. Ma se queste nuovissime ambientazioni non vi sono bastate ecco il primo FPS Fantasy (Catacombs 3-D non vale): Dark Messiah of Might & Magic della Arkane Studios. Sfruttando il Source (Half-Life 2) riuscì a fondere meccaniche fantasy da gdr (classi, livelli, magie, etc…) con una visuale in soggettiva ed uno spirito tipicamente FPS, storia satanica e colpi di scena a profusione…una vera chicca. Sul fronte tattico invece vediamo spuntare nuovamente la violentissima penna di Tom Clancy con il suo ultimo brand, ovvero Ghost Recon Advanced Warfighter (per gli amici G.R.A.W.) dei GRIN. Cospirazioni e terrorismo come se piovesse ed un gamplay estremamente tattico dove anche solo una pallottola può essere fatale, per nulla semplice ma molto soddisfacente, unico dato estremamente anti-realistico è la strana incapacità dei nostri soldati di saltare. Ma parliamo anche del fronte horror tanto caro al nostro genere, l’unico esponente di rilevo di questo periodo (l’altro titolo è You Are Empty dei Digital Spray Studios…ma stendiamo un pietoso velo), è Condemned: Criminal Origins della Monolith, campionessa dell'horror. Prendete CSI e mixatelo con F.E.A.R. aggiungete una spruzzata di Survival Horror e troverete il titolo sopra citato, il fatto di inserire delle caratteristiche investigative è qualcosa di completamente innovativo, capace di creare un senso di angoscia ai limiti della claustrofobia. Anche se non in soggettiva, una menzione d’onore va fatta ad un gioco fantastico che ha profondamente inspirato molti titoli successivi, capace di trasportare la guerra dentro la tua Xbox 360 con una brutalità che non si era mai vista prima, reinventando il concetto stesso di “copertura”: Gears of War della Epic Games. Un gameplay semplice ma innovativo diretto senza fronzoli, ecco il suo colpo vincente. FPS 2.0 Siamo al passaggio di livello, un annata che segna una radicale evoluzione degli sparatutto tanto da poter assumere tranquillamente l’accezione di FPS 2.0. Il 2007 è un anno prodigo di capolavori incredibili, come di cadute di stile pesanti, ma non indugiamo oltre…iniziamo con il sacro trittico degli sparatutto. Come non iniziare subito con il titolo più importante in assoluto, il vero salto in avanti degli FPS, il signore in terra delle Killer Application, capace di mettere in ginocchio tutti i computer di fascia alta (e tutt’ora crea qualche problema): Crysis della Cryteck. Una grafica mostruosa capace di sfruttare subito ed a pieno le famigerate directX 10 di Windows Vista, un gameplay innovativo che prende il meglio del suo predecessore spirituale Far Cry inserendolo in un contesto fantascientifico. Una vera goduria per gli occhi, la grafica, la fisica, tutto lascia completamente a bocca aperta (e sono pochi i titoli che ad oggi gli tengono testa). Sempre di questo periodo un capolavoro nel gameplay e nella trama, un titolo innovativo per design ed ambientazione, ovvero il plurilodato Bioshock della Irrational Games. Discendente spirituale di System Shock, l’FPS che cominciò a fondere gli sparatutto con elementi GDR, Bioshock riesce a fare centro alla grande, letteratura, cinema e teatro danzano davanti ai nostri occhi, mentre una macchina può aiutarci a ridipingere la nostra tela genetica con “supporti esterni” quali scariche elettriche, sciami d’api o poteri telecinetici. Immersione totale ed una trama da oscar. Ma veniamo ad una pacchetto unico nel suo genere, il fantastico The Orange Box della Valve, contenente ben 5 titoli: Half-Life 2, Episode One, Episode Two, Portal e Team Fortress 2. I due episodi ci portano finalmente fuori dalla dannata e ormai condannata City 17, aiutandoci a fare chiarezza su alcuni punti della trama, giochi fantastici anche se purtroppo cortissimi (il primo poi dura solo 5 ore); l’altro titolo che ci interessa è l’FPS multiplayer Team Fortress 2. Evoluzione del celebre mod Team Fortress, presentava ben 9 classi (molto ben sviluppate) con uno stile pulito ed estremamente fumettistico, facendo trasparire la giocosità ed ironia infusa dai programmatori. Altro capolavoro del 2007 è la quarta incarnazione di una delle saghe guerresche più importanti di sempre, si, parlo di Call of Duty 4: Modern Warfare della Infinity Ward. L’idea di modernizzare il contesto del gioco (profondamente legato al WWII) fece storcere il naso a molti, ma la realizzazione sbalordì anche i più accaniti puristi. Un film interattivo, totalmente immersivo, capace di portare la guerra dentro le nostre piattaforme…grafica ottima e gameplay solidissimo sono alla base di questo incredibile successo, tanto da scusare alla software house la brevità del titolo. In contrapposizione al succitato, arrivò puntuale come un orologio svizzero, l'attesissimo Halo 3. Bungie in questo caso, senza stravolgere la meccanica di gioco ammirata nel precedente episodio, conferma l'enorme qualità di un prodotto destinato ad essere il più giocato su Xbox Live per diverso tempo. Campagna single player, non all'altezza del secondo capitolo, ma un mltiplayer sfavillante confermano la saga di Master Chief, come una delle più apprezzate dal pubblico amante degli FPS. Ma veniamo al “titolo che non ti aspetti”, un gioco innovativo e fresco capace di fondere molti aspetti diversi creando una fantastica alchimia: S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl della GSC Game World. Proveniente da una software house semi sconosciuta, ci immerse in universo misterioso e pericoloso, completamente mutato dopo l’esplosione della centrale sia nella fisica che nell’ecosistema. Buonissimo titolo che però presentò un gameplay altalenante ed un parziale fallimento del sistema A-Life che doveva gestire la fauna mutata locale. Sempre del 2007 è il ritorno in pompa magna del titolo multiplayer per antonomasia: Unreal Tournament 3 della Epic. Pur presentando una modalità single player è un titolo improntato principalmente agli scontri online, grafica da paura per un esperienza veramente adrenalinica e sconvolgente, unica pecca è l’essere rimasto troppo incollato a meccaniche (buone ma) vecchie. Sul fronte horror vediamo il ritorno del maestro dello splatter Clive Barker, con un titolo profondamente cinematografico: Clive Barker’s Jericho della Codemasters. Il gioco ci vede immersi in una oscurità ancestrale che sta minacciando di distruggere il mondo, ovvero il primogenito (il primo “esperimento” di Dio). La possibilità di comandare una squadra (la Jericho) “impossessandosi” dei singoli componenti (ognuno tratteggiata magnificamente con armi e poteri personali) creava situazioni tattiche e ben orchestrare, con la possibilità anche di poter variare stili di combattimento. Unica pecca: uno dei doppiaggi più pietoso che abbia mai sentito (avrei persino fatto di meglio io con un gruppo di amici dilettanti)…da sentire quindi in lingua madre sottotitolato. Ma veniamo ai fallimenti, titoli che hanno spiccato nella loro negatività, primo tra tutti Haze della Free Radical. Dopo aver creato un hype mostruoso si dimostrò un buco nell’acqua grosso come l’inferno, grafica limitata, giocabilità banale e noiosa…un vero fiasco. Altro titolo è BlackSite: Area 51 della Midway, discendente del mediocre Area 51, presentava una grafica veramente notevole, ma un gameplay frustrante, una IA scandalosa ed una pletora di bug fastidiosissimi. Poi abbiamo Soldier of Fortune: Payback della Cauldron; titolo banale e vuoto salvato solo da un buon comparto visivo e audio, giocabilità puramente splatter e monotona, con un single player patetico e per nulla longevo…anni luce lontano dai fasti di un tempo. I contemporanei Ecco che finalmente cominciamo a giungere ai giorni nostri…il 2008 è un anno strano dove non c’è stato un vero “capolavoro” del genere, ma molti titoli interessanti e magnificamente realizzati, con qualche brutto calo di stile…soprattutto con titoli che avevano premesse fantastiche, che poi si sono rivelati delle cocenti delusioni. Iniziamo dalle “buone notizie”. A livello grafico il vincitore del 2008 è Crysis Warhead della Cryteck, il quale ripropone il potentissimo CryENGINE 2 con qualche ritocco; il gioco è uno spin-off di Crysis che si base sulle peripezie di Psycho, amante della devastazione e delle armi pesanti…esplosioni su esplosioni. Altro titolo graficamente notevole (e originariamente della Cryteck…la quale però era impegnata con Crysis Warhead) è Far Cry 2 della Ubisoft Montreal, il quale sfrutta il Dunia invece del CryENGINE come motore grafico. Ci ritroveremo a vagare in una violentissima porzione d’Africa inseguendo uno spietato trafficante d’armi, gioco magnifico e completo che però alla lunga può risultare alquanto noioso per i lunghissimi spostamenti in macchina, buon multiplayer senza però alcuna novità. Sul fronte della guerra storica invece possiamo apprezzare il ritorno al passato della serie Call of Duty, con Call of Duty: World at War della Treyarch (gli sviluppatori del terzo capitolo). Buonissimo titolo che presenta un comparto tecnico di rilievo, ma comunque sottotono rispetto al Modern Warfare, risultando troppo improntato al multiplayer…l’ambientazione della Seconda Guerra Mondiale ormai è stata troppo abusato e questo capitolo della serie ne ha pagato le conseguenze. Sempre sul fronte della guerra storica vediamo anche Brothers in Arms: Hell’s Highway targato Gearbox. Ottimo titolo che riesce a potenziare le esperienze dei predecessori, presentando però deficitariamente una IA bassissima ed una longevità abbastanza scarsa. Fuor dalla storia ma sempre nella guerra è quel fantastico titolo della DICE (Digital Illusion CE), ovvero Battlefield: Bad Company. In esso prenderemo il comando di un gruppo di soldati che disertano l’esercito per andare a prendersi una bella cassa d’oro, gameplay superbo ed un sonoro veramente incredibile sono i punti a suo favore…una vera guerra totale. Sempre nel 2008 vediamo un titolo veramente bellissimo un FPS profondamente contaminato da meccaniche GDR, con tanto di inventario, punti esperienza e quest: Fallout 3 della Bethesda. Mappe immense e di pregevolissima realizzazione, un’atmosfera da premio oscar ed una giocabilità geniale ne hanno fatto un capolavoro, per non parlare dell’immensa longevità…veramente un degnissimo successore di una serie storica dei videogiochi. Forse il miglior titolo del 2008 (ma è solo la mia opinione). Sul fronte del puro multiplayer abbiamo invece un vincitore indiscusso, con il suo gameplay semplice ma al contempo profondo ed innovativo, un livello di adrenalina tale da provocare dipendenza: Left 4 Dead della Turtle Rock Studios. Tonnellate di zombie da affrontare in gruppi da 4, un quantità tale da obbligare fin da subito a giocare in squadra, condannando alla morte precoce i rambo solitari…un successo incredibile per un titolo che in principio era nato mod. Ma veniamo ai tasti dolenti del 2008, ovvero con le promesse disattese, titoli che pur partendo con delle buonissime idee le hanno sviluppate nella maniera peggiore. Iniziamo subito con, forse, l’esponente rappresentativo della categoria: Turning Point: Fall of Liberty degli Spark Unlimited. L’idea era: “E se l’Asse fosse giunto sul suolo americano?”, idea capace di creare un titolo di fantasia, ma profondamente ancorato alla storia (a livello di armi e mezzi)…purtroppo la realizzazione banale, ne ha fatto per l’appunto un titolo banale, lineare come un corridoio stretto…un vero spreco. Sempre dello stesso gruppo di sviluppo (confermandosi geniale nelle idea, ma veramente scarsa nella tecnica) abbiamo Legendary, il quale ipotizzava l’apertura del vaso di Pandora in centro a New York provocando lo scatenarsi dell’inferno mitologico…purtroppo livelli troppo simili tra loro con un gameplay ripetitivo e banale ne minarono subito le basi, danneggiando irreparabilmente una così buona idea. Sempre nel fronte delle delusioni, ma un gradino sopra tutte, abbiamo S.T.A.L.K.E.R. Clear Sky dei GSC Game World, buon titolo che però riesce solo a correggere gli errori del primo gioco, creando però altre falle nella narrazione, implementato da un motore grafico sbalorditivo, quanto pesante. I will return much stronger than befor Se siete arrivati fin quì senza addormentarvi avete tutto il mio apprezzamento. Possiamo concludere con gli ultimi titoli, usciti poco prima della realizzazione di questo speciale, lasciandovi con il futuro che ci attende. Al momento sono solo 4, quindi farò alla svelta. In ordine cronologico vediamo l’uscita di Cryostasis: Sleep of Reason della Action Forms Limited (un FPS con contaminazioni Survival Horror), un titolo che per sbagliate scelte di impostazione ed una realizzazione incostante si è rivelato subito come una mezza delusione…livelli ben realizzati ma troppo lineari, grafica e fisica ottime ma solo con un certo tipo di hardware, atmosfera fantastica ma gameplay ripetitivo… insomma solo per gli appassionati. Sempre nell’ambito delle pessime realizzazioni subito all’inizio di quest’anno abbiamo potuto (dis)apprezzare: Shellshock 2: Blood Trails della Rebellion, il quale nonostante un comparto grafico/audio veramente buono presenta un gameplay datato e noioso con una longevità che urla vendetta al cielo visto la brevità della campagna e l’assenza di un multiplayer. Sul fronte invece della bontà possiamo apprezzare il secondo capitolo del capolavoro Monolith, F.E.A.R. 2 Project Origin. Titolo notevole per atmosfera e storia, il quale però presenta un engine, per quanto lustrato e pompato, invecchiato. Invece al momento la vera rivelazione (ed il miglior FPS del 2009…ma ancora è presto per dirlo) è il secondo capitolo di quel titolo Guerrilla, uscito per la PS2 nel lontano 2004, un balzo in avanti mondiale: Killzone 2. Titolo che mostra una grafica incredibile ed un livello di immersione fuori dal comune, per non parlare del suo vero punto di forza, il fantastico multiplayer. Quindi se possedete una PlayStation 3 e siete amanti degli FPS è un titolo che non dovete assolutamente tralasciare. Bene, abbiamo concluso, come potete ben vedere ho dovuto apportare un certo filtro a tutti gli sparatutto che sono usciti in questi anni, in quanto un elenco esaustivo sarebbe stato immenso non che inutile (visto la profonda bruttezza di molti titoli). Quindi mi scuserete se per errore o distrazione non ho inserito tutto, ma spero che comunque lo apprezzerete. Come abbiamo potuto constatare il genere FPS si è evoluto incredibilmente in questi anni, arrivando a dei livelli immensi, rivelandosi alle volte genere principe dei videogiochi per tecnica ed innovazione…abbiamo combattuto, combattiamo e combatteremo ancora visto le fantastiche prossime uscite in programmazione o in imminente uscita, elemento che dimostra la vitalità degli sparatutto e la creatività del nostro genere preferito…comunque un augurio a tutti voi: “Che possiate vivere abbastanza a lungo da potere finalmente giocare a Duke Nuken Forever” Gli Engine (il motore di tutto): · 2004: Source Engine – The Orange Box, Dark Messiah of Might and Magic, Left 4 Dead, etc... · : Unreal 2.5 Engine · : PAIN Engine – Painkiller · : CryENGINE – Far Cry, etc... · : Doom III Engine – Doom III, Quake 4, Prey, etc... · 2005: LithTech Jupiter Extended Engine – F.E.A.R., Condemned: Criminal Origins, etc.. · : Battlefield 2 Engine – Battlefield 2 · : Call of Duty 2 Engine – Call of Duty 2 · 2006: Unreal 3.0 Engine – Unreal Tournament 3, Brothers in Arms (serie), Gears of War, Bioshock, Legendary, etc... · : CryENGINE 2 – Crysis e Crysis Warhead · 2007: X-Ray Engine – S.T.A.L.K.E.R: Shodow of Chernobyl / Clear Sky · : NGL Engine – Call of Duty 3 · 2008: Dunia – Far Cry 2 · : AtmosFear 2.0 – Cryostasis: Sleep of Reason


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