Dead Or Alive
la risposta di Tecmo a Sega e Namco
By Michele Prontelli, 18/11/2010
Un altro picchiaduro scende in campo!
Era il lontano 1995 quando Tomonobu Itagaki in forza al “Team Ninja”, comincio’ a dare vita “solida” a tutte le sue idee per la creazione di un nuovo brand di picchiaduro, concepito per far da concorrente (soprattutto nelle vendite) a Tekken e Virtua Fighter. Il game designer di casa Tecmo ha sempre detto di “essersi ispirato a quest’ultimo titolo, realizzato da Yu Suzuki-Sega, sia come caratterizzazione dei personaggi, sia nella velocita’ di gioco”. E così si arriva al JAMMA ’96 , importante fiera giapponese dei Coin-Op , dove le piu’ importanti software house giapponesi propongono i loro titoli per il mercato arcade, in una sfida senza esclusione di colpi; peccato che tutto questo resti ormai un mero ricordo… Itagaki presento’ il cabinato di “Dead or Alive” , questo il titolo del suo ultimo lavoro, basato su scheda Model 1 di SEGA; il titolo desto’ subito interesse e meraviglia, da parte degli organizzatori, concorrenti e pubblico. Il sistema di combattimento risultava essere basato sulla rapidita’ di esecuzione delle mosse, sulle prese e contro prese, distante quindi dalle meccaniche dei due diretti avversari. Nel mentre la versione per sala giochi veniva sviluppata, il team Ninja eseguiva anche il porting dello stesso su SEGA SATURN, rilasciato poi l’anno seguente (1997) per la nera console di casa Sega. Purtroppo le differenze rispetto al titolo da sala erano visibili, anche se nel complesso il titolo risultava molto ben giocabile, bilanciato e con uno story board niente male, poi ripreso e sviluppato nei capitoli successivi. Peccato che scelte commerciali pessime, impedirono a questo titolo di varcare i confini del suolo nipponico; una delle tante pecche (commerciali soprattutto) di Sega. Il 12 Marzo 1998 uscì invece la versione per PSone, riveduta e corretta, con un upgrade grafico degno di nota, ma pur sempre inferiore all’originale da sala. Namco e Sega erano piu’ esperte in questo campo, difatti realizzavano gia’ da tempo delle conversioni quasi perfette dei loro titoli dalla versione arcade a quella console. Con Sony, nel 1998, la serie debutta finalmente in tutto il mondo, diventando un brand affermato e conosciuto, facendo così conoscere all’estero il creatore Itagaki, game designer di gran calibro. Questo porto’ pero’ ad inevitabili critiche occidentali, in quanto le ragazze protagoniste nel titolo, sono vestite con abiti succinti o con biancheria intima ben visibile, con tanto di recensioni focalizzate piu’ su questo aspetto che sulla qualita’ generale del titolo. A pensarci oggi, viene da ridere. Tra le altre Tecmo fece uscire nelle sale giochi un nuovo cabinato, denominato “Dead or Alive ++” che riprendeva la versione PSone, quindi con costumi sbloccabili e musiche differenti dall’originale. Successivamente Tecmo, questo si e’ saputo dopo l’uscita della console Dreamcast, ricevette in anteprima il kit di sviluppo per una nuova console e scheda arcade da parte di Sega, tale Dreamcast e Naomi. L’architettura delle due piattaforme era molto simile tra loro, permettendo così al “Team Ninja” di poter realizzare conversioni “arcade perfect” in brevissimo tempo. Nel Novembre del 1999 esce in tutte le sale giochi del mondo, Dead or Alive 2, su scheda grafica Naomi. Tante le migliorie apportate, si va da un nuovo motore grafico, a nuovi personaggi, migliori effetti speciali, abiti “poligonali” che si muovono a seconda dell’azione intrapresa, le danger zone (in particolari punti dell’arena i danni inflitti all’avversario aumentano, in un tripudio poligonale. Es. rompere una finestra, cadere dalle scale..). Itagaki sapeva di aver realizzato , dopo tanto, il capolavoro che si aspettava. Ad un anno di distanza viene rilasciata la versione per Dreamcast , pero’ solo in Occidente, non in terra natia(sempre i soliti buchi commerciali di Sega, La scelta e’ motivata dal fatto di voler offrire al pubblico di “casa” una versione potenziata del titolo). Questo secondo capitolo viene molto apprezzato , ma mancano alcuni particolari, che lo limitano e quindi le critiche da parte della stampa e giocatori fanno si che Tecmo produca un’altra versione, migliorata; prima nella versione Arcade (nominata Limited Edition) poi in quella home, uscita solamente in giappone. Il secondo capitolo e’ quello che ha portato a piu’ remake, facendo aumentare la percentuale di acquirenti e fans sparsi per il mondo, diventando così a tutti gli effetti un degno avversario per Virtua Fighter e Tekken. Il videogioco uscì anche in versione PS2, nel 2001, con il sottotitolo “hardcore”. Prevedeva piu’ costumi sbloccabili, nuove arene ma, fondamentalmente, il concetto alla base era sempre il medesimo proposto in versione arcade nel 1999. La crisi delle sale giochi, soprattutto in occidente, si e’ fatta sentire e dopo importanti riunioni Tecmo e il Team Ninja decisero di non sviluppare piu’ la loro serie di combattimento in salsa arcade, ma di concentrare le proprie possibilita’ , finanziarie e non, per la promozione e la pubblicazione di ottimi titoli da casa. Microsoft, durante il suo ingresso nel mercato home console, cerco’ bene di appropriarsi quanti piu’ produttori giapponesi per la realizzazione di videogiochi di “richiamo” ,in modo da attirare i possibili acquirenti dagli occhi a mandorla, così da poter colmare quella indifferenza e disinteresse mostrato dal territorio giapponese verso la console dalla verde X. Bill Gates riuscì così ad ottenere un nuovo capitolo della serie in concomitanza al lancio giapponese di Xbox, unendo così un prodotto made in usa con un software made in japan. Il terzo capitolo sfrutta le potenzialita’ offerte dalla console Microsoft, proponendo scenari mozzafiato, arene molto piu’ vaste e modelli poligonali dettagliatissimi. L’essere riusciti ad immettere sul mercato “Dead or Alive 3” nello stesso periodo dell’uscita della console, e’ per Itagaki, motivo di grande soddisfazione, ampiamente ripagata dalle vendite in campo mondiale. Con questo capitolo la serie setta nuovi standard del genere picchiaduro e, grazie all’impegno del settore marketing della divisione Xbox di Microsoft (durante il lancio Bill Gates ed il famoso wrestler “The Rock” si sfidarono ad un match, ripreso da piu’ reti televisive, anche internazionali), diventa il capitolo della serie piu’ venduto in assoluto (1,8 milioni di copie al mondo). Dopo soli 5 anni dalla sua creazione, Itagaki e il suo team possono sfidare direttamente i titoli del genere piu’ blasonati e longevi. Purtroppo le vendite, a differenza del resto del mondo, della console in giappone non decollano e Gates chiede che vengano sviluppati titoli apposta per questo tipo di videogiocatore. Difatti alla Silicon Valley si pensa che lo scarso successo ottenuto in questo territorio, sia da imputare ai troppi titoli occidentali pubblicati su questa console. Il team Ninja sia rimbocca le maniche e dopo sondaggi su sondaggi,inchieste di marketing vari, pubblica “Dead or Alive – Xtreme Beach Volleyball” primo vero spinoff della serie. Il titolo fu molto criticato in occidente in quanto non comprendeva una trama, niente arene e niente uomini come personaggi, solo le 8 fanciulle sull’isola deserta di Zack. In giappone venne accolto calorosamente dal pubblico, con buone vendite che garantirono, tra le altre, l’aumento delle console acquistate nel suolo nipponico al momento dell’uscita del videogioco. Un’altra missione compiuta dal Team Ninja e Itagaki. Lo sviluppo e l’evoluzione della console dalla X verde continuava e , con il tempo, Microsoft rese disponibile un servizio efficiente per giocare online, scambiarsi opinioni, recensioni e quant’altro. Itagaki non si perse d’animo e rilascio’ una versione riveduta e corretta del primo Dead or Alive, giocabile online, dal titolo “Dead or Alive – Ultimate”, permettendo così ai giocatori di tutto il mondo di sfidarsi attraverso la rete. Peccato che il ciclo vitale della prima console Microsoft stava terminando e che gli sguardi, sia della casa di Redmond che del Team Ninja , erano gia’ focalizzati sull’imminente futuro. Nel 2005, in concomitanza mondiale con l’uscita della nuova console Microsoft, Xbox 360, Tecmo pubblica “Dead or Alive 4”, utilizzando le stesse modalita’ di 4 anni prima, rafforzando ancora di piu’ il rapporto con Bill Gates e co. Grafica migliorata, molta cura riposta nello sviluppo della storia e dei personaggi, ma l’innovazione stenta ad essere visibile, soprattutto per un campo (quello di picchiaduro) dove le idee scarseggiano. Cio’ nonostante diventa il titolo di lancio piu’ venduto in giappone, da sempre territorio critico per Microsoft. Proprio per questo motivo, Microsoft e Tecmo, decidono di pubblicare un nuovo spin off della saga, ovvero il seguito di Xtreme Beach Volleyball. Stavolta vengono aggiunti vari mini games alle competizioni di beach volley e il motore grafico utilizzato e’ ottimo , mostrando le capacita’ di calcolo della console 360. Missione riuscita in parte, in quanto il pubblico occidentale stavolta a letteralmente snobbato questo seguito, mettendo così un punto interrogativo sul futuro di questo capitolo separato. Finalmente arriviamo ai giorni nostri, dopo 4 anni di silenzio e senza l’ideatore della serie (Itagaki ha abbandonato Tecmo), un nuovo capitolo viene annunciato, Dead or Alive 3DS per la prima volta non in versione home ma portatile sotto piattaforma Nintendo. Le basi per il futuro sono solide, la serie ha molti appassionati alle spalle e il lavoro svolto dal Team Ninja e Itagaki in questi 14 anni, e’ stato ripagato sotto ogni punto di vista. Secondo gli ultimi dati forniti da Tecmo , il brand Dead or Alive ha superato le 6 milioni di copie vendute nel mondo, diventando così uno dei prodotti di maggior successo della compagnia e abbinando il proprio nome, almeno in questi ultimi anni, alle piattaforme Microsoft, rafforzando il rapporto di collaborazione iniziato anni fa dal geniale game designer Itagaki. Un’ultima nota, sia nel terzo (l’intera colonna sonora)che nel quarto capitolo(il brano “amazing) sono ad opera degli Aerosmith, secondo i piu’ maliziosi, da sempre attratti a questo brand (non si specifica se per il dollaro o le donzelle protagoniste...)
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