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Fumetti e Videogiochi

del 25/07/2009

Due mondi sempre più vicini  


Una moda molto in voga …

Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un proliferare di titoli basati su comics e più in generale su fumetti di ogni tipo e genere, ma analizzando la cosa più in dettaglio ed in profondità non si può fare a meno di notare come la maggior parte di questi titoli più che altro prendono spunto o sono la trasposizione, più o meno fedele, di quelle opere cinematografiche realizzate attingendo al vasto mondo dei fumetti. In definitiva, una certa parte del settore dei videogiochi sta seguendo solo quella che è una tendenza molto in voga nell’industria cinematografica odierna. Non c’è infatti film sui fumetti che non abbia già in previsione la sua controparte videoludica. Questi tie-in sono purtroppo nella maggior parte dei casi dei titoli mediocri, se non pessimi, sotto tutti i punti di vista. Tra la moltitudine di titoli usciti sono davvero pochi quelli validi e sono invece moltissimi quelli da evitare. Tra i primi possiamo citare il recentissimo X-Men Origins : Wolverine, un action game di tutto rispetto,e Spiderman 3, un valido free-roaming game di stampo “ragnesco”. Per il resto, terra bruciata. Si parte da prodotti mediocri come ad esempio Spiderman 1&2 e Wanted, per arrivare a titoli orribili e assolutamente da dimenticare come L’incredibile Hulk, Ironman e Watchmen. Nonostante questa sfilza di insuccessi e di brutture, i publisher nella maggior parte dei casi non sembrano voler cambiare rotta, tutt’altro. Infatti, paradossalmente, mentre questi stessi publisher tendono ad irritarsi(e anche non poco) ogni qual volta critiche negative vengono riversate su alcuni dei loro titoli, la stessa cosa non vale per i giochi tratti dai film. Secondo i rappresentanti di queste società, i tie-in sono realizzati per gli appassionati del film ed è a loro che deve piacere, le recensioni e le critiche del settore sono del tutto irrilevanti. Non solo, viene anche affermato che la gran parte di questi titoli sono pensati e realizzati per i bambini che nella quasi totalità dei casi non sanno nemmeno cosa sia una recensione. In fondo, sempre secondo i publisher, il successo del gioco dipende solo dal fatto che faccia divertire o meno il videogiocatore.
Con questi chiari di luna non stupisce affatto quindi la scarsa qualità dimostrata dalla maggior parte dei titoli di questo genere.

Una storia che viene da lontano…Platform e picchiaduro

Nonostante quanto detto, il connubio fumetto-videogioco non risale certo agli ultimi anni, tutt’altro. Molti sono infatti i titoli usciti nel corso degli anni sulle diverse piattaforme, dai cabinati in sala giochi alle recenti console next-gen, passando anche per il PC, dedicati a personaggi e protagonisti di tante storie a fumetti. Già nel 1982 i Parker Brothers realizzarono per l’Atari 2600 un titolo, il primo di una lunghissima serie, dedicato al nostro “amichevole Uomo Ragno di quartiere”. D’altronde non poteva essere altrimenti. I fumetti rappresentano una vera e propria miniera di storie e situazioni fruibili da chi ha il compito di ideare e sviluppare un videogioco. Viaggi spaziali, mondi sconosciuti, misteri, dimensioni parallele, viaggi nel tempo, argomenti spesso oggetto delle storie a fumetti, rappresentano situazioni e tematiche trattate da quasi tutti i videogiochi. Ovviamente il mondo delle nuvole rappresenta solo una parte di quel bacino di idee ai quali i diversi sviluppatori fanno riferimento. Non si possono certo dimenticare romanzi di vario genere, sci-fi e fantasy in primo luogo, film, cartoon e quant’altro l’intelletto e la creatività dell’uomo sia in grado di generare. In passato i fumetti sono stati fonte di ispirazione più che altro per platform e picchiaduro a scorrimento, come ad esempio X-men Arcade, Superman e Batman per coin-op, X-men mutant Apocalypse per Super Nintendo, Wolverine adamantium rages , The Punisher e Batman Returns per Sega Megadrive. Fu poi la volta dei picchiaduro one-to-one (alla street fighter, per intenderci). Nel 1996 usci infatti nelle sale giochi un titolo che più di chiunque altro prima di allora rappresentava la trait d'union tra queste due realtà di intrattenimento. Il gioco in questione era X-men Vs Street Fighter.
Nel gioco, personaggi provenienti dal mondo mutante degli X-men e dall’universo narrativo di Ryu e Ken si ritrovano a scontarsi in combattimenti a squadre(composte da due personaggi a scelta) che si possono alternare in ogni momento durante il round. Gli X-men hanno da sempre rappresentato una delle realtà fumettistiche più importanti e rimarchevoli del mondo dei comics americani, soprattutto negli anni 80 e 90 quando, grazie all’estro narrativo di Chris Claermont, occupavano saldamente il primo posto nella classifica delle serie a fumetti più vendute in America. Dal canto suo, Street Fighter è uno dei più conosciuti brand videoludici esistenti. Lanciato nel lontano 1987 da Capcom, questo titolo rappresentò una chiave di svolta per il genere dei picchiaduro. Soprattutto il seguito del 1991 ,Street Fighter 2: The world warrior, riscosse un successo incredibile e andò a ridefinire il genere diventando a tutti gli effetti fonte di ispirazione per tutti i numerosi titoli che uscirono negli anni a venire. Mettere insieme due serie così rappresentative dei loro rispettivi mondi di appartenenza significava sancire in maniera tangibile ed inequivocabile quale livello di relazione esistesse tra queste due importanti realtà. Dato il successo, a X-men Vs Street Fighter seguirono, nell’ordine, Marvel Super Heroes vs. Street Fighter, Marvel vs. Capcom: Clash of Super Heroes e Marvel vs. Capcom 2 : New Age of Heroes.

Avventure grafiche

Se è vero che la peculiare struttura narrativa, così intrisa di scontri e azzuffate, della maggior parte dei fumetti ben si sposa con le caratteristiche tipiche dei platform o dei beat’em up (siano essi a scorrimento o one-to-one), non si può comunque dimenticare che l’universo delle storie a fumetti non si esaurisce e non è costituito solo dalla realtà super-eroistica dei comics americani. Esistono altri genere e altri canoni letterari perseguiti da diversi autori(soprattutto europei). Le storie e le atmosfere da questi create possono trovare spazio nella realizzazione ,ad esempio, di avventure grafiche. In verità non sono molti i titoli di questo genere basati su personaggi del mondo a fumetti. Si può citare il caso più o meno fortunato di Nikopol, titolo sviluppato dalla White Birds di Benoit Sockal e basato sulla graphic novel La fiera degli immortali , primo volume della trilogia a fumetti ideata da Enki Bilal. Lo stesso Sockal è un autore di fumetti, ma talmente “folgorato” dal mondo dei videogiochi da fondare una sua casa di sviluppo, la White Birds appunto, che ha dato i natali a titoli di spessore come Amerzone, Syberia (e relativo seguito) e Paradise (un pò meno riuscito degli altri).
Molto attiva sul fronte delle avventure grafiche basate sui fumetti è la nostrana Artematica. La società fondata da Riccardi Cangini ha stretto ormai da tempo un sodalizio con le case editrici italiane per la realizzazione di diversi titoli incentrati sui personaggi più famosi delle loro collane. Sono quindi stati pubblicati Martin Mystère - Operazione Dorian Gray e Diabolik – Original sin, mentre è in lavorazione Julia-The criminologist. Oltre a questi personaggi, la casa video ludica italiana ha anche portato sui videoschermi le generose fattezze di Druuna, il personaggio femminile creato da Paolo Eleuteri Serperi, con il videogioco dal titolo Druuna: Morbus Gravis. Il profilo mostrato dall’Artematica per certi versi richiama alla mente quanto già fatto in tempi precedenti da un’altra storica software italiana, ovvero Simulmondo. Fondata da Francesco Carlà nel 1986, ed attiva fino al 1999, la Simulmondo ha rappresentato una delle più importanti realtà del panorama videoludico italiano avendo realizzato più di un centinaio di titoli per diverse piattaforme tra cui C64, Amiga, Pc, Atari. Prima di Artematica, la Simulmondo aveva già pubblicato diversi titoli con protagonisti Tex Willer e soprattutto Dylan Dog. L’idea di base di questi prodotti era quella di dare vita ad una sorta di fumetti interattivi la cui pubblicazione avveniva attraverso le edicole e a cadenza mensile, proprio come gli albi originali. Prima di queste uscite cadenzate, la Simulmondo rilasciò alcuni titoli stand-alone tra i quali due dedicati al famosissimo indagatore dell’incubo di Sclavi. Il primo, “Gli uccisori”, si presentava come un platform / arcade, mentre il secondo, “Attraverso lo specchio”, era una classica avventura grafica in soggettiva. Per rimanere in tema, nel 1999 ad opera della Bedroom fu pubblicata Horror Luna Park, un’altra avventura grafica dedicata all’uomo dal quinto senso e mezzo.In questo contesto vale ancora la pena di ricordare la pubblicazione nel 1992 di un action game con protagonista Nathan Never per Amiga ad opera della casa italiana Genias.

RPG e MORRPG

Tornando invece nel modo dei comics americani, tra il 2004 e il 2006 Raven Software sviluppo due titoli dal gameplay elaborato e frutto di un mix ben riuscito tra arcade action ed RPG. Stiamo parlando di X-men : The legends e del successivo Marvel Ultimate Alliance. Il secondo, in particolare, affinando quanto proposto dal suo predecessore, è risultato essere davvero un ottimo titolo. Imperdibile per chiunque si definisca un appassionato di fumetti americani, Ultimate Alliance rappresenta una vera e propria enciclopedia videoludica sul mondo della Marvel. Viene infatti presentata una moltitudine di personaggi, giocabili e non, e ambientazioni ben note agli appassionati come Asgard, Atlantide, Attilan e il Sancta Sanctorum del Dottor Strange. Tra gli heroes che si possono schierare troviamo “big” come Spiderman, Ironman, Thor, Wolverine, Capitan America, e molti altri ancora. Tra i villains da sconfiggere è possibile citare Galactus, Ultron, Loki, Mesfisto e Dr.Destino. Dagli RPG il salto ai MORRPG è breve ed ecco quindi spuntare titoli come DC Universe Online. Non ancora rilasciato, il titolo di Sony Online Entertainment è incentrato stavolta sui personaggi della DC COMICS, Batman e Superman in primis, ma anche Flash, Aquaman, Wonder Woman e tantissimi altri ancora. Anche in ambito Marvel si era deciso di effettuare un’operazione del genere affidando ai Cryptic Studios lo sviluppo di Marvel Universe Online(che originalità!). Il progetto era poi naufragato per il dietrofront della Casa delle Idee che successivamente, tornando di nuovo sui propri passi, ha deciso di affidare ad un altro team di sviluppo, Gazillion Entertainment, lo sviluppo di giochi online multiplayer con i suoi personaggi. Dalle ceneri del primo progetto vedrà invece la luce un nuovo titolo sprovvisto di licenza, sviluppato sempre dai Cryptic Studios e pubblicato da Atari. Il gioco si chiamerà Champions Online ed avrà della sua l’esperienza che i Cryptic hanno maturato nella realizzazione di titoli analoghi come City oh Heroes e City of Villains.
Altre audaci software house hanno tentato di avvicinarsi al mondo dei fumetti senza appoggiarsi alle major del settore(e sulle loro costosissime licenze) e puntando esclusivamente sulla loro creatività. Tra queste, va sicuramente menzionata la Irrational Games che con il suo RPG action Freedom Force ha dimostrato come si possa realizzare un prodotto valido e ispirato anche senza sfruttare la collaudata notorietà di alcuni personaggi.

La risposta del Sol Levante

Oltre ai comics americani e alle graphic novel europee, è impossibile non tenere in considerazione la grandissima diffusione(per alcuni una vera e propria invasione)dei fumetti giapponesi. I Manga, così vengono chiamati, sono uno dei generi più letti da parte dei ragazzi più giovani e non solo in patria. Hanno da sempre rappresentato fonte di forte ispirazione per le software house, soprattutto quelle impegnate sul fronte delle console. Dragonball, solo per citarne uno, ha dato luogo ad una numerosa serie di videogiochi su quasi tutte le piattaforme dal Super Nintendo, al Gameboy, dal Sega Megadrive, alla PSone, fino ad arrivare alla Wii, PlayStation 3 ed Xbox. Stessa sorte ha subito un altro famosissimo manga, Naruto, che con quasi quaranta titoli(sebbene la gran parte dedicata esclusivamente al mercato giapponese)ha segnato davvero un record in tal senso. A titolo di esempio è possibile ancora menzionare il gioco basato sul manga Le bizzarre avventure di JoJo, pubblicato da Capcom per le sale giochi e per le console Playstation e Dreamcast, e il recentissimo Afro Samurai pubblicato da Namco Bandai e basato sull’omonimo manga.

Nemici ma allo stesso tempo amici

Sono in molti a ritenere che il generalizzato calo di vendite che sta attraversando il settore dei fumetti sia da imputare al continuo successo dei videogiochi. A dirla tutta non solo il mondo delle nuvolette si lagna in tal senso, ma anche quello dell’editoria in generale e perfino quello dell’industria del cinema. Affermazioni e allarmi di questo genere suonano spesso come vani tentativi di darsi un alibi che copra le mancanze di idee e di originalità che affligge buona parte del mondo dei fumetti e la quasi totalità dell’industria del cinema. Sarebbe comunque ingiusto, nonché tremendamente falso, affermare che l’industria videoludica sia totalmente immune da questo problema, ma è anche vero che quello dei videogiochi ha dimostrato di essere il settore dell’entertainment più fervido e più capace di innovare, per di più ad una velocità difficilmente riscontrabile in altri ambiti. Se il fumetto vive un periodo di crisi la ragione è da ricercarsi in una generalizzata, talvolta esasperata, ricerca dell’estetica delle tavole a scapito di una storia interessante e ricca di spunti. Se pertanto è lecito rifiutare tesi di questo tipo, si può invece addirittura affermare che il gioco elettronico, se opportunamente compreso e utilizzato, può rappresentare un valido alleato per il mondo dei fumetti. Il videogioco può essere un mezzo promozionale eccezionale per il fumetto da cui è tratto o ispirato a patto, però, che il gioco sia davvero valido e che faccia trasparire l’essenza, lo stile e le tematiche delle tavole e dei personaggi originali. Se invece, come spesso accade oggi, il videogioco è la trasposizione in digitale di un film basato sui fumetti, ecco allora che questo ragionamento viene compromesso. Se infatti il titolo risulterà essere valido, allora è possibile che a trarne beneficio sia più il film che non il fumetto. Al contrario, in caso di videogioco scadente o pessimo, oltre al film non è da escludere che a farne le spese sia anche la controparte a fumetti.
Perché il meccanismo funzioni del tutto sarebbe quindi auspicabile non avere la pellicola cinematografica a fare da intermediario, da anello di congiunzione, tra il prodotto videoludico e le tavole originali. Senza contare che questo intermediario, oltre ad essere “scomodo”, è anche spesso fuorviante. È infatti usanza degli sceneggiatori di Hollywood stravolgere sia l’aspetto che la storia di molti dei personaggi presentati nei film, generando confusione in tutti quei nuovi possibili lettori che incuriositi dal film vogliano infine cimentarsi nella lettura delle tavole originali. Troviamo casi eclatanti come il Kingpin di colore in Daredevil, l’inesistente rapporto tra Mystica e Rogue nella trilogia degli X-men (mentre nei fumetti Rogue è la figlia adottiva della mutaforma), il personaggio stravolto di Stryker che appare nel secondo film sui mutanti e in quello dedicato a Wolverine(nei fumetti è un reverendo “mutantofobo” e non un militare), e via discorrendo. È giocoforza il fatto che anche il tie-in videoludico presenterà le stesse incongruenze stilistiche e di background. Non era così fino a qualche tempo fa, quando ancora non si conosceva una tale invasione di film sui fumetti. Tornando ad esempio a X-Men vs Street Fighter, la Capcom decise allora di adottare per i personaggi mutanti lo stile e i costumi presentati e ideati da Jim Lee, uno dei migliori e più quotati disegnatori tuttora in circolazione, che un quinquennio prima aveva gestito il reparto grafico della testata mutante.
È davvero un peccato che si sia persa questa abitudine!

Una strada a doppio senso

Oltre a quanto già detto, negli ultimi tempi stiamo assistendo ad un altro fenomeno piuttosto importante e significativo. Sono infatti sempre di più le serie a fumetti pubblicate che sono basate sui videogiochi. Come prima, è stata l’industria del cinema a fare il primo passo, realizzando diverse pellicole(quasi tutte da dimenticare) basate su personaggi e brand videoludici. A partire dall’orribile Doom, passando per il discreto Hitman e il deludente Max Payne, e nell’attesa del film di Prince of Persia, il settore dei videogiochi ha dimostrato di essere in grado non solo di rifarsi ed ispirarsi ad altri generi espressivi, ma anche di essere lui stesso fonte di ispirazione per gli altri media. Se per certi versi non stupisce che Hollywood possa ricorrere anche ai brand videoludici per trovare nuove idee da proporre agli spettatori, la cosa risulta più interessante e degna di riflessione nel caso in cui sia l’industria del fumetto ad agire nel medesimo modo. Come si può vedere con i propri occhi, il videogioco presenta un maggior impatto visivo rispetto al fumetto, ma per contro presentano spesso storie e tematiche decisamente più banali e scontate se confrontate con quelle proposte in fumetti di media qualità(senza andare quindi a scomodare mostri sacri come Watchmen o V for Vendetta). Risulta pertanto singolare che una realtà generalmente così ricca di idee abbia bisogno di attingere a quanto ideato e pensato dagli sviluppatori di videogiochi. Il primo eroe elettronico a conquistare la carta stampata fu la famosissima Lara Croft nel lontano 1999 ad opera dello scrittore Dan Jurgens e del disegnatore Andy Park che diedero vita alla serie incentrata sulle peripezie dell’avvenente archeologa per la Top Cow Production (Witchblade, Ascension, Darkness, Cyberforce). Come era lecito aspettarsi, e nonostante le indubbie qualità di Jurgens, la serie si dimostrò deludente e scontata, una pura operazione commerciale basata sul fenomeno mediatico rappresentato da Tomb Raider. Conclusasi dopo appena cinquantadue numeri(pochissimi considerata la longevità estrema dei comics americani), la serie di Tomb Raider ha comunque aperto la strada alle trasposizioni a fumetti dei videogiochi. Una strada percorsa anche dalla Marvel che nel 2007, in collaborazione con la Bungie, ha realizzato una graphic novel dedicata ad Halo, lo sparatutto simbolo della console di casa Microsoft. Nella realizzazione delle quattro storie che compongono il volume sono stati coinvolti nomi di primo ordine nel panorama fumettistico mondiale: Moebius, Jay Farber, Simon Bisley e Andrew Robinson. Abbiamo successivamente assistito alla pubblicazione di diverse opere cartacee dedicate al mondo fantasy di Warcraft. La prima pubblicazione, ad opera della TokyoPop e dal titolo Warcraft: The Sunwell Trilogy , è un comics in stile manga scritto da Richard Knaak e incentrato sulle avventure di Kalec, un dragone blu che può assumere sembianza umane. Successivamente è stata pubblicata dalla DC, ma realizzata dallo studio interno della Wildstorm di Jim Lee, un’altra serie dallo stile squisitamente più “comics” e intitolata semplicemente World of Warcraft. La storia è stata affidata a Walter Simonson, già apprezzato autore dei Fantastici Quattro, I Vendicatori ed X-Men. Una nota positiva è rappresentata dalle splendide cover realizzate dal grandissimo Jim Lee. Sempre in casa DC Comics, e sempre per mano della Wildstorm, hanno preso vita anche la serie a fumetti di Prototype, recentissimo e validissimo titolo di Activision, e la miniserie di Gears of War la cui storia serve da collegamento tra il primo e il secondo capitolo. Abbiamo poi ancora il fumetto di Dead Space (pubblicato solo online) e quello imminente di The Mirror’s Edge. Molto prolifici in quest’ambito sono i cinesi e i giapponesi che hanno dato luogo a diverse trasposizioni a fumetti dei loro videogiochi di combattimento più famosi, primi fra tutti Street Fighter e The King of Fighters. Per il gioco della Capcom sono state pubblicate, tra le altre, Street Fighter II, Street fighter Alpha e Street Fighter III - Ryu Final ; per quanto riguarda il titolo SNK è possibile invece citare King of Fighters Zillion e King Of Fighters 2001. Molto attiva in questo campo è la casa editrice canadese Udon Entertainment che ha firmato un accordo con la Capcom per la realizzazione di diverse serie in stile comics , tra le quali Street Fighter II Turbo, Street Fighter Legends – Chun-Li e Street Fighter IV. A queste va aggiunta anche la serie Darkstalkers, anch’essa trasposizione di un famoso picchiaduro da bar.
A ben vedere, quindi, gli esempi non mancano e risulta chiaro come ormai la strada sia stata tracciata e il cerchio definitivamente chiuso.

Concludendo …

Dopo quanto detto è innegabile il rapporto che esiste tra il mondo dei fumetti e quello dei videogiochi, un rapporto di lunga data e lungi dall’interrompersi, ma anzi destinato a rinsaldarsi sempre di più assumendo forme e dimensioni del tutto nuove. Il fumetto e il videogioco rappresentano per certi versi le due facce della stessa medaglia, la dimensione statica e dinamica della raffigurazione di realtà fantastiche e immaginarie, frutto della capacità creative dell’essere umano. Videogiochi e fumetto condividono inoltre la stessa sventura di essere snobbati dai mezzi d’informazione(per la verità le cose cominciano a cambiare)e da buona parte dell’opinione pubblica che li riducono ad un inutile passatempo per bambini. A differenza del mondo del cinema, che è sempre stata considerata una forma d’arte, i videogiochi e i fumetti continuano ad essere ostracizzati e faticano a farsi apprezzare come qualcosa di più che un hobby. Sarebbe ridicolo considerare tutti i videogiochi sviluppati e tutti i fumetti pubblicati delle opere d’arte, ma in fondo nemmeno tutte le pellicole realizzate sino ad oggi lo sono. Viene da chiedersi perché maestri del fumetto come Alan Moore, Will Eisner, Moebius e tantissimi altri, non debbano essere considerati a tutti gli effetti degli artisti; allo stesso modo, non si capisce perché gente come Moulynex, Meier, Wright e altri ancora siano assimilati a creatori di “giochini” elettronici. Un giorno forse le cose cambieranno, ma fino ad allora il mondo dei pixel e delle nuvolette faranno bene a non farsi inutili guerre e a fare invece fronte comune perché, come si sa, l’unione fa la forza!

A cura di : Federico "pinkdire" Selmi

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