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I Videogiochi sono Violenza!

Riflessione sugli stereotipi riguardanti la violenza nei videogame

By Pier Giorgio Liprino, 14/08/2011

Approfitto di questa ennesima e non freschissima notizia bomba per esprimere la mia opinione sull’argomento. Dal titolo avrete già intuito che sto parlando del rapporto tra videogame e violenza giovanile e la “notizia” ovviamente è l’ormai famoso servizio del TG1. (puoi guardarlo QUI). Sono sicuro che questo articolo non abbia una vera utilità in un sito come queste. Sì insomma, il problema del simpatico dibattito da bar sulla violenza dei videogiochi non è identificabile in noi videogiocatori. Spero però che questo ed altri speciali sull’argomento più che essere fonte di dibattito tra appassionati possano magari essere uno spunto per sostenere discussioni con chi non è esperto della materia. Con gli altri italiani. Con quella fetta di Italia che rappresenta il target, asettico e acritico, a cui era indirizzato il messaggio del TG1. Per poter godere appieno dello spunto che vorrei offrirvi è necessario uscire dalla visione del mondo tipico dell’italiano medio. Bisogna quindi porsi la domanda: cosa sono i videogame? Nel mio mondo utopico da figlio dei fiori i videogame sono Arte. Forse dire che è la più elevata forma d’arte sarebbe un messaggio troppo provocatorio e rischierebbe di essere la solita battaglia di una più ampia guerra tra poveri artisti. Di sicuro però i videogame racchiudono tutte le forme d’arte che l’uomo abbia mai forgiato: dall’arte visiva all’estetismo, dalla letteratura alla musica, senza dimenticarci del “fratello” cinema. Ma i videogame non si fermano solo al già arduo compito di inglobare tutte le arti, perchè introducono anche diverse nuove concezioni. Alcune delle quali mutuate da altre arti, come la computer grafica nel cinema, altre uniche come il concetto di gameplay. Ma tornando al concreto mondo della realtà, i videogame sono soprattutto business. E non solo un business qualunque: come sappiamo bene gli introiti dell’industria videoludica hanno superato già da diversi anni quelli del cinema e della musica. Purtroppo però il nostro è un paese al contrario, che da una parte ha una storia artistica ciclopica e feconda, dall’altra odia o ignora l’arte. Siamo il paese in cui lo stato taglia i fondi al teatro. Il paese in cui non ci sono abbastanza custodi e adeguate manutenzioni agli scavi archeologici. Il paese in cui il cinema invece che essere incentivato viene destrutturato, aumentando il costo dei biglietti e chiudendo Cinecittà. Il paese in cui ci sono più scrittori che lettori. Come può una nazione che vede ancora storto l’arte concettuale rendersi conto che esistono i videogame? Che questa forma d’arte potrebbe portare tanto lavoro specializzato per i giovani e far girare tanti soldi? Insomma, come fa un paese così artisticamente al contrario a considerare questa “novità” (vecchia di 40 anni), chiamata videogame, come qualcosa di più di un giocattolino per lattanti? Ed è proprio a quest’Italia che il servizio del TG1 voleva parlare. Proprio quel TG diretto da Minzolini e considerato così 'neutrale'. Tra un TG3 e uno StudioAperto il TG1 dovrebbe essere quello più affidabile. Quello che dovrebbe offrire il miglior spunto affinchè in una discussione tutti, di qualunque parte politica, si possano trovare d’accordo. Se in Italia esistesse un buisness dell’arte, come in altri paesi, molto probabilmente sarebbe presente anche una potente lobby. Ed è proprio qui l’elemento strano: se guardassimo questo servizio in malafede ci renderemmo conto che è antiproduttivo nei confronti della lobby videoludica, che guarda caso in Italia non esiste. E’ come se accendendo la TV alle 13:30 una ridente giornalista ci dicesse : << La benzina che mettete nella vostra macchina uccide le popolazioni autoctone dei luoghi in cui viene prelevato il petrolio e sta danneggiando il pianeta a partire dalle vostre città>>. Oppure <<Migliaia di persone tutti i giorni buttano via centinaia di euro in giochi d’azzardo autorizzati e incentivati dallo stato>>. Di esempi simili ce ne sarebbero a bizzeffe eppure nessuno di questi lo vedremmo mai realizzarsi nel TG che non ci pensa due volte a puntare il dito contro i videgame. Ed è proprio a questo punto che arriva la parte più grottesca: i videogame sono imputati di scatenare la violenza nei giovani. Chiudiamo subito la faccenda dell’immersività dei videogame. Questo penso che sia il nodo focale di tutta la faccenda. Tutti noi videogiocatori sappiamo quanto siano immersivi i videogiochi e non dobbiamo avere paura di dirlo. Io ad esempio mi potrei vedere il peggiore dei film horror senza batter ciglio, ma faccio un’enorme fatica ad entrare in contatto con i più variopinti mostri in un videogioco. Mi sembra proprio di essere lì ad affrontarli di persona. Eppure spegnendo il gioco finisce anche la finzione: si abbassa il sipario, si accendono le luci in sala. Il magnifico o terrificante momento di magica emozione immersiva finisce. E’ la realtà a cui si ritorna non è Reale (con la R maiuscola) solo per pochi eletti, ma per tutti quelli che dopo aver giocato a GTA non vanno in giro con una motosega a trucidare gente. Per tutti quelli che non si sentono un orco dopo aver giocato a WoW. Per tutti quelli che dopo aver giocato a Medal of Honor non si vogliono arruolare nell’esercito. Ecco, l’esercito. Ognuno può avere l’opinione che vuole su di esso. Il soldato si può arruolare per amor di patria, per cercare una fortuna economica o perchè vuole far uscire l’istinto violento del predatore che è in lui. Non mi interessa il “perchè”, ma il “cosa” fa un soldato. Un soldato fondamentalmente si addestra per sopravvivere e per sopraffare. Per vivere e per uccidere. Qualunque sia la motivazione che spinge a farlo. L’esercito è buono. E’ il candido protagonista di un film o di un videogame. Il buon soldato si addestra ad uccidere per difendere dei valori giusti, mentre “charlie” è il cattivo che si addestra ad uccidere per sopprimere i valori giusti. L’esercito è legale, “charlie” è illegale. L’esercito è autorizzato ad uccidere da parte dello Stato. Noi tutti autoriziamo l’esercito ad uccidere. Lo Stato autorizza ogni giorno 4200 ragazzi ad uccidere (solo in Afghanistan), mentre il TG1 per il suo squallido servizio ha fatto quattro esempi spalmati su 12 anni. Quattro esempi di ragazzi evidentemente deviati o borderline che hanno oltretutto avuto la possibilità di possedere un’arma e di addestrarsi per saperla usare. E dubito che un pad ti insegni a farlo. Questi giovani sono cresciuti sotto gli occhi di una famiglia, dei compagni, dei professori. Hanno passato gli esami per il porto d’armi. Gli sono state vendute delle armi. Probabilmente si sono allenati in un poligono di tiro. Hanno evidentemente covato odio e rancore nei confronti della società. Tutto questo sotto gli occhi di decine di persone: e la colpa di tutto questo sarebbe dei videogame? Le vendite in un giorno del solo Call of Duty MW2 sono state di 5,5 milioni di copie (senza considerare quelle piratate). Dove diavolo sono tutti questi assassini? Eppure la nostra non è solo una nazione al contrario, ma un’intera società. Una società in cui chi davvero si addestra alla violenza è elevato ad eroe, mentre chi gioca con la violenza è considerato non solo uno sfigato, ma anche un possibile omicida. Il gioco non rappresenta soltanto la sdrammatizzazione, spesso ridicola, del male ma è da sempre un modo per scaricare l’animale violenza intrinseca dell’uomo, che altrimenti risulterebbe inacettebile in una società civile. Il giocare quindi è spesso un modo per evitare che l’istinto violento faccia capolino nelle nostre vite. Tutto il contrario di quello che sovente si sente dire da personaggi più o meno sapienti. Se le guerre si combattessero davvero come facciamo tutti i giorni noi nerd il mondo sarebbe di sicuro un luogo migliore e non peggiore. Come avrete notato non ho parlato del PEGI. L’ho fatto volutamente perchè mi sembrava un’argomentazione banale, facilmente obiettabile in un paese in cui tutti se ne infischiano delle regole, ma anche anacronistico. E per questo discorso però ci sarebbe bisogno di tutto un altro speciale...


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