Il mondo dell'Avventura Grafica
Quando il click del mouse ha la valenza di un mitragliatore
By Angelo Bruno, 21/05/2009
In senso stretto
In senso stretto, l’avvenutura grafica - o anche “punta e clicca” - non è altro che un insieme di luoghi e scenari statici, con pochi oggetti in movimento su schermo, spesso con fondali completamente fotorealizzati e incollati, nel quale il protagonista della storia cammina, parla, aziona pulsanti ed oggetti.
Comporta sempre l’utilizzo del mouse come periferica principale, e in alcuni titoli, di pochissimi, c’è la possibilità di associare al mouse anche la tastiera, magari per richiamare il diario o gli obiettivi.
La particolarità del genere sta nel fatto che il videogiocatore per proseguire nella storia deve risolvere particolari enigmi, a seconda di quelli proposti dal gioco, che variano dai minigiochi a puzzle, a combinazioni a dialoghi precisi con gli altri personaggi non protagonisti.
In senso lato
In senso lato, l’avventura grafica riesce a far immergere con dei semplici click il videogiocatore in un mondo tutto nuovo e da esplorare, rendendolo protagonista assoluto del gioco, non lasciando mai nulla al caso e costringendolo spesso a spremersi le meningi per venire a capo dei numerosi enigmi che ogni avventura punta e clicca può offrire.
La passione che lega il videogiocatore al punta e clicca è proprio questa, ovvero quella di riuscire a portare a termine il gioco con la propria testa e la propria attenzione ai dettagli, quasi in una sorta di sfida personale termina con estrema soddisfazione per un enigma completato dopo varie ore a pensarci, o con bruttissima quanto pesante delusione per un enigma talmente difficile che si fa uso della soluzione ufficiale o amatoriale per superarlo.
Ma chi compra un’avventura grafica lo sa: nulla sarà semplice, nulla può essere lasciato al caso, dallo stanzone completamente vuoto, alla cabina di un telefono.
Lasciamo da parte l’azione pura
La sfida che si prefigge chi produce un punta e clicca è ardua: è difficile far entrare nella storia del gioco l’utente per conto di un mouse e di ambienti silenziosi.
Quando il punta e clicca passa dall’essere un gioco all’essere un CAPOLAVORO, a quel punto i produttori sono riusciti a vincere la loro battaglia, regalando quelle soddisfazioni descritte sopra a chi, quella cassaforte è riuscita a sbloccarla, oppure è riuscito a trovare l’indizio chiave per incastrare il colpevole.
A conti fatti dunque, un click del mouse può valere una mitragliata contro il boss finale di un FPS 50 volte più grosso di noi: come sappiamo noi videogiocatori, è tutta una questione di tatto e sensazioni.
A tal proposito, il genere avventura grafica mette costantemente in secondo piano il comparto grafico e le classiche trame da sparatutto, per concentrarsi su altri aspetti come una lunga e ben costruita trama, una silenziosa stanza da letto e un piccolo mattone all’angolo leggermente sollevato che nasconde una chiave. Il bello è proprio questo, perchè non è una pistola a sparare bensì la nostra testa a sfondare qualsiasi cosa!!
Le avventure grafiche dunque, hanno utilizzato nel corso della loro storia diversi ambienti, periodi storici, scenari e soprattutto storie che probabilmente si avvicinano di più alla realtà di tutti i giorni rispetto a quanto possa accadere con un normale sparatutto fatto di robot che escono da ogniddove.
O semplicemente, possiamo trovarci davanti ad un personaggio tanto buffo quanto idiota, circondato da personaggi ancor più stupidi di lui, facendolo diventare inesorabilmente l’eroe della situazione.
E’ questo dunque il parametro in cui rientrano le avventure grafiche di maggior successo, e che tutti gli appassionati ricordano con piacere, di cui fa capolino una sola azienda su tutte: la LucasArts.
L’azienda americana entra nella categoria dei punti e clicca nel ’86, allora chiamata LucasFilm Games, con Labyrinth. Dall’anno successivo, prendono inizio quelle che saranno le avventure grafiche demenziali e più amate da quasi tutti gli appassionati del genere: da Maniac Mansion un gruppo di ragazzi idioti con un compito importante da svolgere, Monkey Island, una serie di quattro episodi di cui l’ultimo rilasciato nel 2000 che pare concluda la saga, Indiana Jones e Sam & Max, un’avventura grafica stile cartoon 3D di ben 13 uscite di cui alcuni semplici spin-off.
Ancora oggi, l’azienda LucasArts oltre ad essere importante anche per i suoi film e i suoi giochi ispirati ad essi, è un punto di forza della storia dell’avventura grafica, di cui gli appassionati se ne riguardano dal separarsene, e nel caso, con estremo piacere ritornano a giocare ogni singola, splendida, avventura.
Nel 1998 la LucasArts rilascia un gioco rimasto tuttora nella storia per la sua rappresentazione e storia alquanto bizzarra, ovvero Grim Fandango in stile cartoon 3D, che rimane un episodio singolo e senza seguito, almeno fino ad oggi, che si avvicina alla perfezione.
Nei primi anni ’90, vede la comparsa sulla scena anche un’altra azienda che diventerà pilastro del genere assieme alla LucasArts. Parlo della Revolution Software, che nel 1996 rilascia il gioco Beneath a Steel Sky, il primo ambientato in un mondo futuristico, con una grafica che allora pareva essere il top.
Due anni più tardi, la Revolution Software rilascerà Broken Sword – Il segreto dei templari, un’avventura grafica dall’aspetto cartoon davvero molto gradevole anche ai giorni odierni, che vedrà protagonista un simpatico biondiccio, George Stobbart, alle prese con un’indagine che gli farà rischiare di perdere la vita più volte.
Il gioco si vedrà continuare per diversi anni, arrivando fino al 2006 con Broken Sword – L’angelo della morte.
Nel 2009 invece rilasciata una versione “Director’s Cut” del primo episodio per Nintendo DS.
Come Monkey Island, anche Broken Sword si basa su personaggi alquanto bizzarri, goffi e con la battuta sempre pronta.
Però, se le primissime avventure grafiche sono state leggere, divertenti e con enigmi memorabili, nel corso del tempo lo stile ha cominciato a cambiare.
Possiamo ricordare i tre capolavori di Sierra, Gabriel Knight riproposto altre due volte ma giunto quasi certamente al capolinea.
La particolarità del titolo risiedeva nel fatto che i filmati erano realizzati con persone vere, opportunamente riproposti con una risoluzione minore e con perdita di colori nella conversione dell’immagine.
Per tale grafica possiamo ricordare anche X-Files, Under a Killing Moon e Phantasmagoria.
Come si può intuire dai titoli dei tre giochi, la serie dei punta e clicca in breve tempo diventa scenario di storie più serie, abbracciando il genere thriller, horror, investigativo e fantascientifico.
Uno dei giochi horror di maggiore successo, nonché recente, è, oltre lo stesso Phantasmagoria, Scratches – Graffi mortali del 2006, basato sulla classica grande casa di tre piani, deserta, vecchia e con un passato terrificante.
Possiamo ricordare anche Sanitarium del ’98, che raggiunge un buon piazzamento nei punta e clicca di sempre.
Altri titoli che si ripropongono questo genere di trama sono Barrow Hill e Blade Runner, di carattere poliziesco.
I giochi investigativi trovano il loro pane proprio grazie a questo genere, infatti si annoverano molti titoli e tutti di un certo spessore.
Tra i più amati sicuramente ricordiamo i giochi ispirati ai libri di Agata Christie, da L’assassinio sull’Orient Express passando per E non ne rimase nessuno (ispirato a “Dieci piccoli indiani”) fino ad arrivare all’ultimo Omicidio sotto il sole. Tutti i titoli in questione, sviluppati dal team The Adventure Company hanno avuto sempre ottimo successo sia per la trasposizione fedele della trama rispetto al libro – in aggiunta con ulteriori finali inediti – che per la loro attenzione alla grafica e al sonoro, sempre di altissimo livello.
Di saghe molto longevi, ricordiamo anche i titoli ispirati al telefilm americano CSI, anch’esso puramente investigativo, con giochi basati sia sul ramo Miami che su quello New York. Essendo un titolo con licenza, anche i personaggi televisivi vengono riprodotti fedelmente pixel per pixel.
Anche i giochi ispirati alla storia di Dracula dal famosissimo romanzo di Bram Stoker colpiscono molto per la loro storia, e sono stati sempre validi sotto l’aspetto tecnico.
Infatti possiamo ricordare la trilogia “ufficiale” di Dracula, della Wanadoo Edition, oppure il capitolo a parte Dracula Origin della Frogwares che esalta le doti convincenti e il fascino oscuro del demone immortale.
Tutti e quattro i titoli sono fedeli alla storia e meritano certamente di essere giocati, anche e soprattutto per l’originalità degli enigmi proposti.
Da qui arriviamo a titoli investigativi/polizieschi come Still Life, anch’esso ricordato tra i migliori e sviluppato dalla Microids, di cui il seguito tanto atteso è uscito nel Maggio 2009 dopo quattro anni dal primo e Art of Murder di cui presto uscirà il secondo capitolo.
Molti invece sono i titoli investigativi nati “dal nulla”, con il protagonista che fa tutt’altro nella vita e che si ritrova invischiato in una situazione che mai avrebbe pensato.
Parliamo dei giochi sviluppati dalla Future Games come The Black Mirror tra i migliori di sempre, Ni.Bi.Ru. – Il messaggero degli Dei, e l’ultimo arrivato, Reprobates – L’isola dei dannati.
Anche i ragazzi della House of Tales hanno basato i loro giochi sull’inconsapevolezza del protagonista, e possiamo ricordare The moment of silence che ha riscosso un discreto successo, e Overclocked: A history of violence, entrambi titoli recenti.
Un must del genere invece si rivela essere The last Express uscito nel ’97 che da molti viene considerato la perfezione del giallo su punta e clicca.
Le avventure grafiche ambientate in tempi fantastici e con storie fantasiose sono anch’esse molte, caratterizzati anche da enigmi pressoché irrealizzabili nella vita reale.
Possiamo ricordare tra i migliori The longest Journey il cui seguito The Longest Journey - Dreamfall diventa un’avventura non punta e clicca.
Altri titoli, che rimangono a metà tra fantasia e realtà, sono i titoli di Benoit Sokal, come Syberia diviso in due capitoli e probabilmente terminato, e Sinking Island.
Sullo stesso binario anche Myst comprensivo di quattro capitoli, Il ritorno all’isola misteriosa un titolo in prima persona con visuale a 360°, che lascia aperta la porta a risolvere gli enigmi in modo totalmente personalizzabile ed appagante, e Secret Files, due capitoli di cui l’ultimo recentissimo uscito in Italia in Maggio, per Nintendo DS, PC e Wii.
Quando tutto il resto è dettaglio
Come è chiaro dalla lettura, nel genere punta e clicca, passa tutto in secondo piano e rimane all’attenzione del videogiocatore solo la trama di fondo e la risoluzione degli enigmi.
La grafica svolge sempre un ruolo marginale, spesso non viene curata neanche in modo sufficiente, spesso anzi è basata su fondali statici in 3D o addirittura presi da foto realizzate per il gioco.
Non ci saranno mai effetti particellari che ci faranno sobbalzare dalla sedia e urlare al miracolo di realizzazione, come non ci sarà mai il boss di fine livello da sconfiggere o armi super potenti per far esplodere tutto.
Lo stile del punta e clicca è quello di colpire, emozionare e far scervellare il videogiocatore che, stanza per stanza, location per location, deve porre attenzione a qualsiasi piccolissimo dettaglio, finestra e cassetto per poter avanzare nella storia.
I dialoghi sono sempre il punto di forza secondario del genere, che riesce a far immergere chi gioca nel mondo che sta vivendo il protagonista.
Ogni sottogenere dell’avventura grafica, che sia horror, poliziesco, fantascientifico o demenziale, punta su qualcosa di chiaro e semplice per stupire il videogiocatore che, per ogni enigma risolto, avrà vinto una sfida con sé stesso. Non è questione di pixel, né di magie e proiettili: è questione di passione!
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