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Il Sesso nei Videogame

Triste accoppiata?

By Federico Papa, 10/05/2011

Cosa ci si aspetta dai videogiochi? Un buon gameplay: bilanciato e poco macchinoso; Una buona trama: con una narrazione coinvolgente ed affascinante; Un grafica così perfetta da portare poi a lamentarci della “bassa” qualità in cui vediamo le cose reali! Le risposte sono tante quanto lo sono le caratteristiche per cui preferiamo un videogame piuttosto che un altro. Ovviamente chi i videogiochi li fa, cerca di includere quelle caratteristiche che più o meno si adeguano e sono richieste dalla più ampia fascia possibile di giocatori. Ogni software house che si trovi a sviluppare un gioco che mira a rappresentare, in maniera più o meno esplicita, le dinamiche relazionali delle persone, deve confrontarsi con il problema del sesso. I videogiocatori lo vogliono? Non lo vogliono? Aggiunge o distrae? E’ un requisito fondamentale per una corretta rappresentazione della realtà? Questa volta però la risposta non è tanto semplice. Soprattutto perché il sesso è un argomento troppo personale perché si possa creare uno standard videoludico adeguato a tutti. Ognuno lo vede a modo suo, anche perché dipende come l’ha vissuto o di come ne ha sentito parlare. Proprio per questo: ogni volta che in un gioco si presenta la componente sessuale subito è un carosello di opinioni e critiche più o meno buone verso questo argomento. C’è chi pensa che il sesso vada bene, a patto che sia solo accennato o al massimo introdotto a scopo di presenziare più metaforicamente che in scene esplicite (come accadeva in Fable). C’è chi sostiene che il videogame sia il mezzo meno appropriato per trattare questioni così delicate. D’altronde, che i videogiochi non sono lo strumento ideale per una chiara spiegazione di ciò che avviene di qua dallo schermo, è noto ormai da tempo. Ciò che invece non è noto, soprattutto qua in Europa, è che: nella terra del sol levante, il mercato dei giochi ad alto contenuto sessuale, ha un forte seguito ed una altrettanto forte economia; specialmente in Giappone. Basti pensare che, solo nell’isola, sono stati prodotti oltre mille giochi definiti Hentai Game (Hentai significa: sessualmente perverso; pornografico) solo negli ultimi cinque anni. Sexy Beach, ad esempio, è una saga di titoli prodotti da Illusion Game che narra le vicende di un ragazzo, protagonista del gioco, in vacanza su un’isola paradisiaca, al largo del pacifico, popolata da donne bellissime e dal corpo scolpito a cui persino Naomi Campbell potrebbe invidiare le misure. Ma non c’è bisogno di andare tanto indietro nel passato per vedere quando è iniziato questo filone; Custer’s Revenge, prodotto da Mystique venne pubblicato nel 1982 e immedesimava il giocatore nei panni del generale americano, che aveva come scopo quello di “consumare” la sua vendetta sulle giovani Cheyenne. In quegl’anni però il tema veniva affrontato in maniera ironica, quasi a sottolineare come certi tabù dovessero rimanere tali per non sconvolgere chi giocava. Da qui ne derivarono diversi altri esperimenti come Leisure Larry di Sierra, una serie di avventure grafiche incentrate su un giovane liceale costantemente alla ricerca di “nuovi stimoli” da parte delle compagne di banco. Successivamente anche Rockstar ha dato il suo contributo ad allargare la visione del sesso attraverso il videogioco, in San Andreas infatti veniva offerta la possibilità di partecipare ad un minigioco: Hot coffee che permetteva la stimolazione fino all’amplesso. Anche il Dio della guerra Kratos, in God Of War 3, aveva la possibilità di “sbizzarrirsi” tra le grazie delle ninfe destando una certa eccitazione anche tra le altre spettatrici. Col tempo poi molti sono stati i titoli, spesso anche famosi e blasonati, che hanno introdotto l’argomento sesso, con accenni o vere e proprie “exploit digitali”, sempre in maniera non troppo esplicita, forse anche a causa della vasta fetta di pubblico a cui era possibilmente indirizzato il prodotto: The Witcher, System Shock 2, Max Payne e più recentemente ache Heavy Rain. Quest’ultimo, in particolare, ha proposto una visione del sesso molto realistica senza cadere nella pornografia, cosa molto lodevole, considerato tutto il “lavoro” sia etico sia morale che gli sviluppatori hanno dovuto fare su loro stessi e sul gioco. Più recentemente Bioware ha deciso di implementare il sesso sia in Mass Effect sia in Dragon Age. Entrambi sono stati colpiti da dure critiche su questa decisione a cui prontamente ha rispoto un membro del team di sviluppo, dicendo che le scene intime non sono necessarie in tutti i videogiochi, ma in alcuni casi sono utili ai fini del racconto e soprattutto nella trasmissione dei rapporti tra i personaggi della storia e il giocatore. Ken Levine, creatore di Bioshock; sostiene invece che i personaggi dei videogiochi siano completamente inadeguati in quanto esclusivamente dei “pupazzi”, che a loro volta “cercano” di rappresentare idee, sentimenti, storie; in nessun caso abbastanza vicine alla realtà da poter raffigurare al meglio quello che sono le sensazioni reali. Senza dubbio il dibattito non si chiuderà tanto presto, ma di certo si può guardare il lato positivo: di tutto quello di cui oggi, con internet e tv, ogni ragazzo ha la possibilità di usufruire per arrivare a questi argomenti, sicuramente i videogiochi, non quelli che fanno della pornografia gratuita la principale attrattiva, ma quelli che mirano a spiegare cosa accade in un rapporto sessuale in modo semplice e non esasperato, sono il male minore ed anzi, secondo me, possono essere anche educativi. Non è giusto privare un capolavoro digitale della propria rappresentazione di tutte le cose che compongono la vita di un uomo o di una donna, comprese quelle più delicate, che spesso si rivelano essere argomento di incomprensioni e discussioni semplicemente per ignoranza e superficialità.


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