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Il Survival Horror...ripercorriamone la storia

del 17/02/2010

Alla ricerca della paura...  


La sicurezza prima di tutto.

Il survival horror è da sempre uno dei generi più amati dai videogiocatori. Questi ci hanno portato paura, terrore e altre indescrivibili emozioni. Resident Evil, Silent Hill, Fatal Frame... sono solo alcuni dei più noti nomi di questo mondo. Chi di noi non ricorda la magione che diede luogo ad una delle più celebri saghe di sempre? della macchina fotografica che ci aiutava ad intrappolare i fantasmi? Chi non ricorda quando stava “solo nell’oscurità” ? Quando attraversava la “collina silenziosa”? Io, e penso molti di voi, non l’abbiamo scordato... e quando rievoco quei momenti, penso che probabilmente sono stati, e rimarranno tutt'ora, degli attimi indimenticabili…in cui cercavamo di sopravvivere a cose che la mente umana non riuscirebbe a comprendere, o meglio, accettare come reali. Diversi nomi come “Alone in The Dark”, “Resident Evil” e tanti altri, hanno scritto la storia. Adesso, ripercorriamola.

Ripercorrendo anni ed anni…

Sono oramai anni, che il survival horror è di casa nelle nostre console. Partendo dalla prima di casa Sony, sino ad arrivare alle più moderne console di mamma Microsoft & Co. Analizzare ad uno ad uno i prodotti più significativi sarà quello che proveremo a fare seguendo questa storia. Ogni Survival Horror che si rispetti, deve seguire diversi punti cardine: ci devono essere sparatorie, cadaveri, e molti misteri che spingano il giocatore a voler avanzare nell’avventura. E soprattutto, parlo personalmente, deve essere in terza persona: dobbiamo vedere colui che vive la storia e immedesimarci in lui, non viverla in prima persona...è troppo facile spaventarci facendoci vivere la storia in questo modo, mentre darci la possibilità di vedere il nostro alter-ego, ci potrebbe dare la possibilità di immedesimarci ancora più a fondo nella vicenda che sta vivendo, e di come la sta vivendo. Le saghe più importanti di questo genere corrispondono a nomi famosissimi. Analizziamoli per benino.

Gli antenati.

Come già detto, molti dei capostipiti dei Survival Horror sono famosi in tutto il mondo. Partendo da “Alone In The Dark”, uscito nel lontano 1992 e sviluppato da un team di solo una dozzina di persone, fu il titolo che rivoluzionò tutto. Si era catapultati nei panni di Edward Carnby, detective privato, mentre correva l’anno 1923, assunto da un antiquario al fine di poter recuperare un pianoforte antico all’interno di una villa abbandonata, Villa Decreto, situata nella Louisiana. Appartenente a un certo Jeremy Hartwood, artista morto suicida non molto tempo prima la nostra avventura. Contemporaneamente la nipote del suicida, Emily, andrà ad indagare sulla morte dello zio, facendo un sopralluogo nella magione. Da qui in poi, starà a noi, scegliendo chi interpretare tra Edward ed Emily, vivere la vicenda, ambientata all’interno della villa, che scopriremo sfortunatamente essere invasa da demoni, molto simili a quelli che H.P. Lovecraft descriveva nelle sue opere. Nel proseguo della storia ci ritroveremo a dover risolvere un mistero sempre più fitto ed avvincente, e sempre più legato allo scrittore sopracitato. Il successo del primo titolo non poteva non dare il via ad un continuo di seguiti, quali “Alone In The Dark 2-3, The New Nightmare” e l’ultimo giunto per le console next-gen, sconsigliato a chi vuole avere di questo titolo un ricordo affascinante, ed usciti rispettivamente nel ’94,’95,2001 e 2007. Tutti, escludendo momentaneamente gli ultimi due episodi, ci mettevano nuovamente nei panni del detective privato nella stessa epoca. Infatti nei titoli precedentemente lasciati da parte, impersonavamo un Edward Carnby in un’epoca moderna. Detto questo, passiamo ad un altro titolo che è tra i più famosi del mondo: “Resident Evil” (BioHazard nell’originale giapponese). Sviluppato dalla beneamata Capcom, uscì nel lontano 1997 per prima console di casa Sony, che ebbe l’onore di far girare anche gli altri due capitoli della trilogia originale, diventata poi una quadrilogia con quel capolavoro corrispondente al nome di Resident Evil 4, e ultimamente diventata una saga composta da cinque capitoli, il cui ultimo uscito anche per la concorrente, Microsoft. Ritornando al primo capitolo della saga, si può dire che come Alone In The Dark, anche questo ci proponeva due personaggi tra cui scegliere per vivere la nostra storia, Chris Redfield e Jill Valentine. Però, questa volta, a differenza del primo titolo citato, le storie sarebbero state diverse a seconda del personaggio selezionato. Punto forte del gioco, fu la trama, svolta a regola d’arte. Luogo: l'ormai famosissima Racoon City. Dopo aver avuto delle segnalazioni di persone impazzite, divenute ad un tratto particolarmente violente e prive di qualsiasi capacità di ragionamento, viene inviata sul posto una squadra di agenti che scompare misteriosamente nel nulla. Conseguentemente viene deciso di inviare un’altra squadra di agenti scelti della S.T.A.R.S, che per un soffio se la cava, riuscendo a salvarsi da questi esseri e trovando rifugio in una villa disabitata. Purtroppo scopriremo che non è affatto disabitata…continuando nella trama, la squadra scopre dei laboratori segreti in cui qualcosa non è andato come doveva: è stato liberato un virus mortale, che contagia uomini ed animali trasformandoli in “zombie”. Dietro tutta questa vicenda, aleggia l’ombra di una misteriosa organizzazione, la Umbrella Corporation. Nei successivi 3 anni, usciranno i due seguiti della trilogia. Nel secondo capitolo ci ritroveremo ad impersonare Leon S. Kennedy e Claire Redfield, sorella di Chris. I due avranno il compito di indagare sulla scomparsa di quest’ultimo. Nel terzo invece, ci ritroveremo ad impersonare nuovamente Jill Valentine, aiutata da un altro agente della S.T.A.R.S, Carlos Olievira, giunti a Racoon City per provare a riprendere in mano la situazione. Dopo l’uscita di numerosissimi spin-off ed altro, arriva finalmente il quarto capitolo della serie, in cui torneremo ad impersonare il Leon del secondo capitolo, ora al servizio del presidente U.S.A, mandato in una comunità spagnola, a cercare di recuperare la figlia del suo datore di lavoro, Ashley, rapita da una setta religiosa nota come “Los Illuminados”. Fino ad arrivare al quinto e, per ora, ultimo capitolo della saga, in cui vestiremo i panni di Chris Redfield, accompagnato nelle terre dell’Africa da una nuova partner, Sheva Alomar. Vediamo invece ora una saga più recente, ma che in poco tempo ha conquistato milioni di persone: Fatal Frame, gioco targato Tecmo, e che non si esclude dal gruppo dalle tipiche storie horror di stampo orientale. La più grande innovazione del titolo fu che invece di usare mitragliatrici e fucili, per sconfiggere i nostri nemici ci serviamo di una semplicissima macchina fotografica, nota come “Camera Obscura”... ho detto semplicissima, ma non normalissima… infatti questa macchina ha la capacità di intrappolare in essa gli spettri. Ci ritroveremo ad interpretare una ragazza alla ricerca di risposte, ritrovatasi alle prese con i fantasmi… forse quelli del suo passato… Ultimo titolo degno di essere considerato un antenato del survival horror, è “Silent Hill”. Uscito nel 1999, il titolo, come molti di quelli analizzati poco fa, permetteva al giocatore di affrontare la vicenda con più personaggi, e conseguentemente da più punti di vista. I personaggi che potevamo interpretare erano Harry, il protagonista, e Cybil, agente di polizia. O almeno questa era l’idea iniziale...infatti ci ritrovammo a poter vestire i panni del solo Harry. Altro punto forte del titolo, e quindi del resto della saga, fu l’introduzione della nebbia (da molti considerata un espediente per limitare il carico al comparto grafico), che rendeva difficile al nostro alter-ego individuare le presenze demoniache durante le sessioni di esplorazioni della cittadina fantasma. Per molti inoltre, il primo Silent Hill porta con se una tra le sequenze iniziali più terrificanti e meglio strutturata, (in senso scenografico), della storia dei Survival Horror. Chi ha potuto provare capirà. Più del prodotto Capcom, la trama di questo titolo fu scritta con intelligenza e taglio cinematografico: un padre alla ricerca della propria figlia dispersa nella misteriosa nebbia della tetra Silent Hill... purtroppo la nostra spedizione non sarà alleviata dal fantasma di una bambina, Alessa, maltrattata sin da piccola dai suoi tutori, la cui anima sarà imprigionata nella città. A causa della sua mente, del suo dolore, nel corso della saga assisteremo a scene tragiche, come quelle che hanno visto protagoniste l’infermiera Lisa o Dalia, l’altra antagonista di Harry… Il titolo fu subito amato, e dei seguiti risultarono d’obbligo. Così ci ritroviamo per sei volte a reinterpretare un ruolo in questa storia, piena di perversione, nostalgia e dolore. Ebbene, dopo aver analizzato i capostipiti di questo genere, una menzione speciale la meritano i giochi tratti dai racconti del grande H.P. Lovecraft, tutti di altissima qualità. Tra i primi citiamo titolo vecchiotti, usciti nel 1993 e nel 1995, rispettivamente “Shadow Of The Comet” e “Prisoner Of Ice”. Il primo narra una storia ambientata in un paesino di pescatori nel New England, la più volte citata dallo scrittore nei suoi racconti Illsmouth, in cui uno scienziato, Lord Boleskine perse la lucidità mentale dopo aver studiato e osservato il passaggio della cometa di Halley. Poi ci ritroviamo a vivere la storia del giovane John T. Parker, 76 anni dopo, che si reca nel paesino per far luce sulle teorie e sulle cause di quel che era successo allo scienziato. Passando al secondo titolo, si può definire a tutti gli effetti seguito di Shadow Of The Comet. Impersoneremo il tenente Ryan, in missione in Antartide a bordo di un sommergibile britannico, che sta fuggendo dopo aver accolto un evaso norvegese in possesso di due misteriosi contenitori, che sarebbero dovuti rimanere dove si trovavano, e soprattutto chiusi… Infine menzioniamo “Call Of Cthulhu Dark Corners Of The Earth” che, come si presume dal titolo, riguarda le progenie di Cthulhu, ed è veramente un titolo che va giocato da qualsiasi amante del genere. Questi chiaramente, non sono tutti i prodotti che sono d’obbligo citare, però sono l’essenziale del Survival Horror, e in una mia selezione personale, risultano loro i vincitori.

I successori.

Di degni successori ce ne sono, molti, ma come già detto, verranno menzionati solamente i più importanti. Titoli che hanno preso spunto, ed hanno seguito il modello imposto dai loro antenati. Titoli come Dead Space, Bioshock, F.E.A.R, Doom e tutti i seguiti di queste saghe importantissime, e tutti i titoli prossimi all’uscita, come “Aliens Versus Predator”, “Aliens Colonial Marines”, “Deadly Premonition” e tanti altri, che speriamo sappiano seguire le orme dei loro predecessori.

Commento Finale:

Il Survival Horror è un genere longevo, che purtroppo ultimamente ha perso la grinta, tranne per alcuni casi. Vorremmo i titoli di una volta, quelli che riuscivano davvero a spaventarci e terrorizzarci come mai qualcosa è riuscito a fare… quelli che arrivavano, anche nelle console a 32 bit, quindi con minore pretese grafiche, a farci saltare dalla sedia e a farci drizzare i capelli. Sono quelli i titoli che vogliamo. Quelli di cui abbiamo nostalgia...

A cura di : Emanuele "Spartan" Rizzi

Survival Horror Silent Hill 2 Resident Evil 4 Silent Hill 2 Resident Evil 5 Alone in The Dark



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