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Intervista a Jaime D'Alessandro del 30/07/2010

10 domande rivolte al popolare giornalista...
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GamePlayer e' riuscita nell'impresa di intervistare il giornalista romano, (dal 1997) autore tra le altre, del libro PLAY 2.0 (con prefazione di Niccolò Ammanniti) e collaboratore di varie testate giornalistiche (da "Repubblica" a "Affari e Finanza" a "XL", "IlVenerdì" e molte altre), confezionando apposta per lui 10 domande sull'universo videoludico. D'Alessandro e' noto anche per aver lavorato nel programma televisivo di Rai3 "Confini", maturando anche un'esperienza televisiva, scrivendo il testo di una serie di documentari per la Rai di Paolo Mercantini. Dopo questa breve presentazione, passiamo alle domande:
1) Come hai iniziato a lavorare nel campo editoriale e del settore videogiochi in particolare?
Per caso. Conoscevo una persona, un giornalista, che ha iniziato a farmi scrivere. E soprattutto a insegnarmi il mestiere. Al tempo avevo cominciato a giocare. Le cose fatalmente presero ad andare di pari passo. Era il 1996.
2) Esiste un iter preciso da proseguire? o solo tanta e tanta “gavetta”?
Le solite cose dettate dal buon senso. Per quanto riguarda la stampa detta "generalista", fare proposte alle persone giuste, caporedattore, caposervizio etc. E conoscere sempre bene il giornale al quale ci si sta proponendo come collaboratore. Essere affidabili (quindi scrivere pezzi come che richiedono il minor tempo possibile da chi li passa), saper fare ricerca giornalistica, saper verificare le fonti e via discorrendo.
3) Cosa ne pensi della nostra rivista “GAME”, data la tua esperienza nel campo dell’editoria e del settore dell’intrattenimento. Eventuali critiche e consigli sono ben accetti.
Non sono la persona più adatta. Non ho mai lavorato per la stampa specializzata e per quanto abbia molti amici che ci lavorano, non ho alcuna esperienza in questo campo.
4) Quanto e’ cambiato il mondo dei videogiochi da quando hai inziato a lavorare in questo campo ad ora? Principali differenze?
Difficile dirlo davvero. A volte mi sembra non sia poi cambiata molto... Ovviamente la qualità della grafica è diversa. I contenuti e il gameplay invece si sono evoluti relativamente poco, fatte le solite eccezioni (Gta, Ico, Heavy Rain, etc). Il mondo dei videogame in realtà è un mondo che si muove con molta cautela, per i costi alti di produzione. E' molto conservatore. Quindi la questione è non tanto quanto è cambiato, ma quanto avrebbe potuto cambiare con le tecnologie e il know how che possiede.
5) Come vedi il futuro, immediato e a lungo termine, di questo settore?
Diviso in due, casual e core gamer, con pochi editori capaci di sostenere produzioni di una certa rilevanza... Due mondi diversi, due business che si muovono su binari differenti. Vederemo come andrà a finire.
6) Parlando di internet, secondo te, che influenza ha avuto nel mondo dei videogiochi?
Si potrebbe scrivere un libro su questo tema. Perché c'è una relazione profonda che è cambiata molto nel tempo.
7) In uno speciale da me pubblicato (il costo dei videogiochi) si sottolineava come ormai la produzione di un titolo richieda un budget da mega produzione hollywoodiana. Secondo te, come mai?
Non sempre. Brain Training ad esempio è costato due lire. Solo certi videogame costano tanto. In realtà quel mondo dei videogame, quello delle megaproduzioni, sta diventando sempre più selettivo. Ci sono pochi giochi che vendono tanto e tanti giochi, magari non così belli ma nemmeno da buttar via, che non vendono nulla. Quindi, di nuovo, non è un problema di costo di produzione, ma di selezione. Per esser certi di vendere bisogna puntare al massimo e questo significa spendere.
8) Ci puoi raccontare un aneddoto o un'esperienza simpatica da te vissuta nel campo dei videogiochi? che sia una fiera (E3) o convention o altro.
Stavo intervistando Ueda al Tokyo Game Show... settembre del 2002 mi pare. Mi ero lanciato in una lunga interpretazione di certi simboli che apparivano in Ico, il vestito del protagonista ad esempio, che mi sembravano essere una citazione evidente al popolo degli Ainu, a loro volta al centro di Mononoke Hime di Miyazaki... Insomma, mi sembrava di aver trovato una delle chiavi della poetica di Ico quando Ueda mi ha sorriso dicendomi: il bello dei videogame è che ognuno può vederci quel che più gli piace.
9) Il game designer, che ruolo ha al giorno d’oggi? puo’ essere considerato il regista del titolo? Quale, tra tutti quelli conosciuti, ti ha lasciato un buon ricordo, vuoi anche per le opere da lui stesso dirette e crate?
Alcuni game designer non sono affatto dei registi. Molto dipende dalla dimensione “autorale”. Ovvero, non è detto che loro si vedano in questa maniera e quindi si pongano come dei registi. Quelli più interessanti da intervistare, perché parlano sempre tanto e dicono spesso mezze follie visionarie sono Kojima e Molyneux. Miyamoto quando è in vena. Altri che hanno sempre cose da dire interessanti sono Levine, Dan Houser, David Cage.
10) Concludiamo con una domanda economica: perche’, sempre secondo te, nonostante la congiuntura economica il settore dei videogiochi (ma non solo, cinema, intrattenimento ecc) ha risentito, ma solo in piccole percentuale, di questa crisi che tanto riempie le prime pagine dei giornali?! E’ un paradosso ma, dalle statistiche, sembra che le persone, piu’ sono messe alle strette (economicamente parlando) piu’ spendono in campo di intrattenimento…
In realtà non è così. Il mondo dei videogame ha subito una pesante battuta di arresto nel 2009. Italia compresa dove è sceso del 10 per cento circa. Ma altrove, Uk e Usa, è andata molto peggio...
Le domande sono terminate, potremmo passare ore a discutere di questo mondo "parallelo", dove la passione muove il desiderio di scoprire nuovi personaggi, capire cosa "c'e' dietro" a quello che giochiamo, conoscere la magia di un videogioco... e grazie solo a persone di talento come D'Alessandro possiamo "saltuariamente" riuscire a comprendela.
Grazie da tutta la rivista GAME.
A cura di : Michele "Ceppa" Prontelli
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