INTERVISTA A MARCO ACCORDI RICKARDS
Una piacevole chiacchierata!
By Michele Prontelli, 16/12/2010
GamePlayer e’ lieta di offrire, come regalo natalizio, una piacevole intervista realizzata a Marco Accordi Rickards, giovane ed autorevole personaggio del mondo dell’intrattenimento ludico cartaceo e non. Da “GameRepublic”, ad “AIOMI”, uno sguardo su passato presente del nostro beniamino. Intervista rilasciata durante la fiera “Lucca Comics and Games 2010”.
1) I tuoi editoriali sono letti,commentati e criticati da migliaia di appassionati in tutta Italia. Puoi illustrare, brevemente, l'iter che ha portato a conoscere il nome Marco Accordi Rickards in tutto lo stivale?
Ho iniziato lavorando sulle riviste specializzate in Play Press, a partire da Pokémon World e PS2 Magazine (quella che sarebbe poi divenuta la rivista ufficiale PlayStation), e ho scritto sui primi numeri di Game Republic. Successivamente ho lavorato come direttore area videogiochi in Magic Press / PMA Intermedia, per poi approdare alla società di cui sono ora direttore editoriale, cioè Idra Editing, prendendo prima in carico Game Pro, l'edizione italiana di EDGE, e successivamente la nuova gestione di Game Republic. Negli anni ho lavorato a un gran numero di riviste di settore (sono stato caporedattore di 9 riviste di videogame: multi, PC, Nintendo, Sony e Xbox), e sono sempre stato molto attivo nella comunità di videogiocatori, non saltando (quasi) nessun appuntamento nazionale e internazionale. Da tre anni, grazie ad AIOMI (www.aiomi.it), l’associazione fondata con l’amico developer Raoul Carbone, sto portando avanti la battaglia per la cultura del videogioco e per il riconoscimento del medium nel nostro paese. Finora abbiamo raggiunto alcuni importanti traguardi come l'IVDC, di cui quest'anno si terrà la terza edizione nell'Aula Magna della LUISS di Roma (www.ivdconf.it) dove tra gli ospiti sarà presente anche Peter Molyneux, il geniale ideatore di Fable III, per non parlare di infiniti classici del passato come Populous, Syndicate e Black & White. Dal canto mio, attualmente insegno Teoria e Critica delle Opere Multimediali Interattive nella Facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata, a Roma. La critica videoludica è finalmente entrata nell'Università italiana!
2) Un tuo punto di vista sul settore cartaceo dell’intrattenimento videoludico. Da quando hai iniziato a lavorarci ad ora, commentando, se possibile; mode e comportamenti e cambiamenti del recente passato.
Certamente agli inizi questo settore era molto più florido, c’erano opportunità per tutti e si viveva in un periodo in cui si aveva una dimensione di grandezza ben diversa da quella che si percepisce attualmente. Al momento stiamo attraversando un periodo di crisi dell'editoria da cui tutti, chi più chi meno, sono stati investiti. Le grandi realtà di settore in qualche modo sono sopravvissute, ma purtroppo molte storiche riviste di videogiochi hanno dovuto chiudere i battenti. Credo ancora fortemente nel valore e nell'autorevolezza che può offrire la carta stampata, ma è necessario sviluppare un rapporto diverso con il web e le opportunità che offre. Game Republic, ad esempio, si è gemellata con CVG – Cinema e Videogiochi (www.cinemaevideogiochi.com, parte del GR Network: www.gamerepublic.it) per coprire gli spazi tra un numero e l’altro del magazine e offrire gratuitamente tanti contenuti extra.
3) I videogiochi, come categoria, hanno superato in termini di fatturato il cinema, ormai da diversi anni. Quanto si è espanso in termini mondiali questo settore? Cosa prevedi per l’immediato futuro?
Grazie soprattutto a Nintendo, ormai il videogioco è entrato praticamente in ogni famiglia, in tutto il mondo! Basti pensare alla situazione del nostro Paese, notoriamente piuttosto lento a metabolizzare i cambiamenti, ma in cui nonostante tutto la maggior parte delle persone sa cos'è un Wii o un DS, ne parla, ne discute (anche magari solo per via dei figli), in parte grazie all'ottima campagna pubblicitaria che coinvolge personaggi dello spettacolo cari al pubblico dello Stivale. Per il futuro, sono certo che quando le persone si renderanno conto che il potenziale emotivo di un gioco come Red Dead Redemption può essere forte come quello di un film (se non di più), allora finalmente faranno breccia anche giochi più tradizionalmente legati alla fetta “hardcore” di giocatori. Perché questo avvenga, però, dovrebbe esserci anche una maggiore apertura nei confronti di un pubblico che fino a pochi anni fa era ancora totalmente estraneo a questo medium. Insomma, occorrono sempre più Conscious Gamer, videogiocatori consapevoli di cosa sia realmente oggi il Videogioco e quali siano le sue potenzialità espressive.
4) Quanto è cambiato il settore stesso in tutti questi anni di tuo impegno editoriale?
Enormemente! Sono le proporzioni di questo mercato ad aver subito l'aumento più vertiginoso. Fino a pochi anni fa, le produzioni erano molto più ridotte a livello finanziario rispetto alla macchina hollywoodiana. Non parliamo poi degli albori, quando i giochi potevano essere tranquillamente realizzati in un garage assieme a quattro amici programmatori (o direttamente da soli). Ora un titolo richiede una spesa enorme e un coinvolgimento di risorse umane e tecnologiche a dir poco impressionante. In questa generazione abbiamo potuto assistere a dei progetti monumentali, e la lista di professionalità presenti al loro interno si allunga sempre di più. Non solo perché i giochi di adesso richiedono un numero di tecnici direttamente proporzionali alla loro complessità e vastità, ma anche perché il pubblico è sempre più esigente anche sotto il profilo artistico, registico e narrativo. È in quest'ultimo che bisogna investire soprattutto, in modo che anche le opere interattive possano finalmente avere un livello medio delle sceneggiature equiparabile a quello riscontrato in altre forme d'espressione.
5) Che cosa rappresenta Game Republic. Quanto hai impiegato (idee, fatica, sogni, pensieri) per rendere finalmente operativa questa rivista, in un campo così competitivo? Per non parlare del relativo sito internet...
Be', innanzitutto è un po' come essere tornati a casa! Come ti ho detto prima, è su Game Republic che ho mosso i primi passi in questo settore, e tornare a scriverci nel numero 116 (ero andato via dopo il numero 34, se ben ricordo!) è stata davvero una bella emozione. In realtà non ho impiegato moltissimo tempo, i termini sono sempre molto stretti e avevo le idee ben chiare su quello che volevo realizzare. Volevo restituire agli affezionati di questa testata, storica in Italia, la loro amata Repubblica, ridonandole un cuore e facendo trasparire dalle pagine tutta la passione del gruppo che ci lavora. Un GRANDE GRUPPO. Non solo, ogni mese voglio che in edicola esca il manifesto di un nuovo modo di fare critica videoludica, che non si fermi alla pagella valutativa ma prenda in esame il videogioco cercando di leggere tra le righe, cogliendo un messaggio da parte dei suoi realizzatori. È la battaglia che combatto insieme al mio grandissimo Review Editor, Guglielmo “Shin” De Gregori, e a tutto il resto della squadra.
6) In quanto la redazione ti ha aiutato nel realizzare quanto domandato poco sopra? Ci sono delle persone i cui nomi meriterebbero di essere menzionati in questa intervista!?
Moltissimo. La passione e l'amore per il videogioco sono le motivazioni più importanti in questo settore, e potete star certi che i miei collaboratori non sono secondi a nessuno sotto quest'aspetto. Sono lieto di aver portato nuove giovani penne in questo settore, con cui condivido il modo di concepire la critica videoludica e il valore che diamo a questo medium. Ogni giorno mi trovo a lavorare assieme a loro, ed è con loro che mi ritrovo a combattere ogni battaglia, dalle più piccole alle più importanti. Non posso non menzionare molti nomi. Le firme storiche come Gianpaolo “Mossgarden” Iglio, Francesca “Franny” Noto, Roberto “Cleaned” Pulito e Lorenzo “Kobe” Fazio. Le vecchie glorie portate dall’esperienza Game Pro come il già citato Guglielmo “Shin” De Gregori, Virginia Petrarca, Andrea Peduzzi ed Eliana “Faith” Bentivegna. O, infine, nuove valorose leve come Domenico Musicò, Arianna Buttarelli e Ilaria Colla.
7) Qualche domanda più da videogiocatore... qual è il tuo videogioco preferito e perché? La console alla quale sei più affezionato?
Non ho dubbi. Assolutamente X-COM: UFO DEFENSE (o UFO: Enemy Unknown, se preferite: è lo stesso gioco), uno degli strategici più profondi di tutti i tempi (sarò sincero: non ho ancora digerito l'apocrifo a cui sta attualmente lavorando 2K Games!). Poi ci sono le avventure testuali della Infocom, che sul fronte narrativo hanno ancora tanto da insegnare anche ai giorni nostri, la serie Fire Emblem e la total conversion di Aliens per Doom, il gioco più inquietante che potrete mai provare. Tra l’altro Aliens è anche il mio film preferito! Arrivando a tempi più recenti, sicuramente Eternal Darkness (Lovecraft in versione videoludica, devo aggiungere altro?) e Mass Effect 2, a mio avviso il punto più alto finora raggiunto dalla narrazione interattiva.
8) Ci puoi raccontare qualche aneddoto relativo ad una delle tante avventure nel mondo dei videogiochi?
I primi 10 che mi sono venuti in mente sono tutti non raccontabili, perché drammaticamente segreti! Ti dirò: mi colpì intervistare Peter Moore ai tempi di Xbox e sentirgli dire, su non so quale accusa rivolta a Microsoft: “Abbiamo sbagliato”. Ecco, vedete? Solo i veri grandi sanno dirlo. E lui lo è.
9) Che cosa ti affascina di più nel tuo lavoro? Cosa ti permette, ogni giorno, di metterti in discussione per pensare sempre a ciò che i lettori di domani per domani vorranno sfogliare?
Certamente la passione e la voglia di cambiare le cose nel nostro paese. A partire dai giocatori stessi, per cui mi auguro che grazie al nostro lavoro possano vedere i videogiochi con occhi diversi e comprendere appieno il loro peso. Con Game Republic, e tutto il mio lavoro in generale, dall'IVDC (www.ivdconf.it) all'insegnamento universitario, intendo far passare un messaggio. Che il videogioco è un mezzo potente, importante e che di anno in anno acquisirà sempre maggiori riconoscimenti, a tutti i livelli, creando opportunità per chiunque. Magari proprio per i lettori di adesso! Voglio che chiunque possa avere una percezione chiara di questo fenomeno, e arrivare a capire il gigantesco balzo evolutivo che è avvenuto negli anni, dai tempi di Pong fino ad oggi.
10) Cosa ne pensi di “GAMEPLAYER”, del nostro lavoro svolto finora.
Conosco e apprezzo la vostra rivista fin dai primi numeri, e stimo moltissimo il vostro lavoro, in quanto alimentato dalla passione e dalla voglia di fare informazione a carattere videoludico. La vostra è una realtà unica nel suo genere in Italia, in grado di recuperare l'eredità della stampa cartacea e adeguarla alla esigenze del web, ed è ammirevole la vostra costanza nel portare avanti quest'impegno.
Le domande sarebbero concluse... ma un pensiero alla GUMBALL3000 non lo vuoi proprio fare!? Troppo bello quel numero di Game Republic! E le conigliette!?
Mi piace ricordare che ben due volte sono entrato nella Playboy Mansion e ho potuto ammirare le mitiche conigliette e che, una delle due volte, erano vestite solo di vernice! Ragazzi miei, la coniglietta di Playboy è qualcosa di inimmaginabile, dal vivo!!!
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