It's Stealth Time!!
Siete sicuri di conoscerli tutti?
By Lorenzo Pace, 16/09/2010
Stealth…cosa??
Per chi non avesse mai lontanamente sentito il termine “stealth”, cerco di dare un significato per facilitare la comprensione del seguente speciale: tale tecnologia è l'insieme di accorgimenti, di varia tipologia, che permettono di diminuire la propria evidenza all'osservazione da parte nemica. Si tratta dunque di un vero stile di combattimento, difficilmente osservabile nella comune realtà di tutti i giorni, soprattutto per gli scopi che normalmente si prefigge: l’aggiramento o, in casi più risoluti, l’uccisione furtiva di un avversario. E’chiaro che è una strategia ben diversa dal classico “Puntare, mirare, fare fuoco” tanto in voga nei giorni d’oggi, presente in giochi comunque strepitosi come il mitico Call of Duty: si tratta di una tecnica d’elite, riservata a pochissime truppe specializzate. Qui l’utilizzo delle armi da fuoco, se non silenziate, è dannoso quanto una pugnalata al cuore… Nell’epoca in cui i videogiochi trattano guerre piuttosto “dirette” in medio oriente o Russia, sono davvero in pochi i giocatori che optano per questo genere di titoli, che alla lunga possono risultare ben più soddisfacenti di un celebre COD. La luce e il suono, nello stealth, sono dei nemici ardui da vincere: sono davvero in pochi coloro che sanno sfruttare al meglio l’oscurità e il silenzio per riuscire nei loro intenti. Ebbene, chi non sognerebbe di improvvisarsi come uno specialista dello stealth? Sarebbe fantastico! Tuttavia, poiché come ho già detto prima, non è una cosa praticabile nella vita di tutti i giorni, i videogiochi ci vengono incontro, come sempre... Grazie al mondo virtuale possiamo improvvisarci calciatori ma anche allenatori, combattenti spietati o traditori, chitarristi in erba o rockstar mondiali, marines appena arruolati o abitanti di città fantasiose e reali. Fra tutte le possibilità che questo splendido mondo ci presenta, c’è ovviamente anche quella dello stealth, come molti sognerebbero di fare. E non pensate che perché si tratta di un videogioco sia tutto più facile: in parte è vero, se si viene scoperti basta caricare al salvataggio più recente e tentare nuovamente la fortuna; ma occhio a non sottovalutare il realismo e la meticolosità che compongono i giochi di questo genere. Il minimo rumore, o un passo su una superficie non adatta, può mandare all’aria un’intera missione, come dovrebbe essere in una situazione reale, per come possiamo immaginarcela.
Metal Gear: Capolavoro dello spionaggio
Dunque, alzi la mano chi, udendo il termine “spionaggio”, pensa senza farsi pregare al nome “Metal Gear”. Si, avete immaginato il gioco appartenente al genere che possiede più notorietà in assoluto... quel titolo che come protagonista annovera il leggendario Snake, mitico personaggio che ormai è entrato nella storia dei videogiochi! Nato nell’ormai lontanissimo 1987, questo titolo riportava una grafica in 2D molto curata per l’epoca ed una trama completamente innovativa: è scattata una scintilla, un qualcosa che ha innescato una reazione a catena potentissima che ha reso il gioco uno dei prodotti più amati dai giocatori di tutto il mondo, portando gli sviluppatori a creare una serie infinita di sequel e prequel, che ha raggiunto il culmine in Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, vero e proprio capolavoro approdato su PlayStation 3 a giugno del 2008. Tuttavia, sebbene lo spionaggio sia il tema principale di questo gioco, il buon vecchio Snake dimostra spesso di non disdegnare l’uso di fucili ad alta precisione per i nemici più tosti, spesso disinteressandosi del canonico silenzio dello stealth, visto l’elevato livello di esperienza degli avversari. Metal Gear è dunque la serie più rilevante di questo stupefacente mondo dell’intelligence, ma non è di certo l’unica ad aver fatto strada in questa realtà sempre più agguerrita…
Splinter Cell: Tom Clancy ne ha fatta di strada…
Prima ancora del successone dell’ormai storico Metal Gear Solid 4, è stato un altro titolo a farsi molto spazio nel complesso mondo dei videogiochi stealth. Un titolo di questo genere, per avere successo, deve essere curato nei minimi dettagli: le luci, i suoni, il personaggio, ma soprattutto deve avere una trama abbastanza credibile da giustificare l’utilizzo di questo speciale stile di combattimento. In questo, nel lontano 2002, è riuscito alla perfezione il buon Tom Clancy con quella che è forse la sua serie videoludica più celebre: Splinter Cell. Lo stealth, in questa catena di prodotti, è simulato ai massimi livelli, portando al minimo anche i proiettili e l’uso delle armi da fuoco, che davvero raggiungono livelli di utilizzo molto bassi. Il protagonista, Sam Fisher, è dunque divenuto celebre per le sue uccisioni silenziose, le sue abilità combinate all’oscurità e, in titoli più recenti, a spettacolari calate dalla cima di grattacieli giapponesi, come osserviamo in uno dei primi livelli in Splinter Cell: Double Agent. Mentre Sam Fisher continua a sorprenderci capitolo dopo capitolo, c’è da nominare un altro degno rivale di questo importante gioco…
Hitman: l’Assassino
Un uomo (o meglio, un clone) che ha conquistato il cuore di migliaia di videogiocatori. Veleni, garrotte, pistole silenziate ma anche fucili dal fragore assordante… sono questi i potenti metodi che compongono l’inconfondibile stile del soggetto 47, l’unico sopravvissuto dei 47 esseri che il pazzoide Otto Wolfgang Ort-Meyer ha tentato di clonare senza successo. Forse in pochi si ricordavano questa storia, visto e considerato che questo soggetto è più conosciuto come una vera leggenda fra i killer delle console. 10 anni fa, quando questa serie fu creata, destò risultati sorprendenti il fatto di poter cambiare i propri abiti ad ogni minima occasione in base alla vittima del nostro attacco (solitamente) furtivo, ed è infatti un tocco di classe che ormai troviamo in molti titoli di genere stealth. Tuttavia, quando l’agente 47 viene scoperto, la missione non fallisce come potrebbe in molti giochi di questo genere, ma a quel punto starà a voi riuscire a risolvere la situazione, magari cogliendo nuovamente di sorpresa l’avversario oppure ponendo fine alla questione nel modo più brutale possibile. Chiaramente, il metodo più silenzioso è preferibile al classico stile di combattimento, anche nell’ambito nel punteggio.
A questo punto, mi sembra giusto parlare di un titolo che troppo spesso è passato inosservato ingiustamente. Qualsiasi appassionato dello stealth, infatti, affermerà di essersi divorato interi capitoli di Metal Gear, Splinter Cell, Hitman…ma molto facilmente lo troverete impreparato su una serie videoludica che fa parte della stessa categoria…
Thief: Quando lo stealth svolge il suo mestiere anche fin troppo bene...
E se lo stealth approdasse nel mondo medievale? Che riuscita potrebbe avere? Ma no, come ci si può immaginare un gioco di questo tipo? Niente fucili di precisione, coltelli ultraleggeri, attrezzature tecnologicamente avanzate… non sarebbe possibile creare un titolo simile. Ma aspettate, vi darò una notizia che (non per tutti, ovviamente) sarà una novità: ben 12 anni fa, quindi non proprio recentemente, la Eidos Interactive è stata in grado di raccogliere questa ardua sfida con la creazione di una serie che è passata, inaspettatamente, inosservata: si tratta di Thief. Questa è un’avventura strepitosa ambientata in un mondo steampunk, ovvero una realtà fantascientifica che si svolge in un periodo storico veramente accaduto: in questo caso si tratta di un arco di tempo non precisato ma, vista l’ambientazione, sembra si tratti dell’Inghilterra del Medioevo e dell’età Vittoriana. Protagonista della nostra fantastica storia è Garrett, conosciuto anche come “Master Thief”, ovvero “Il maestro dei ladri”. Con un appellativo del genere, non si può fare altro che aspettarsi molto da quest’uomo: ebbene, sicuramente non delude le aspettative. Non c’è serratura che non può essere scassinata, oggetto che non possa essere rubato, nemico che non possa essere aggirato. Garrett, come il buon Sam Fisher di Splinter Cell, sa sfruttare l’oscurità nel migliore dei modi, eliminando ogni fonte luminosa che gli è d’intralcio. Il nostro protagonista è in grado di eludere qualsiasi nemico lui voglia, cercando inoltre di tramortirlo con il suo fidato manganello, l’unica arma che scaturisce un assassinio silenzioso. Ha con sé un equipaggiamento spaventoso, soprattutto nell’ultimo capitolo della serie, Thief: Deadly Shadows, il quale consiste in una vasta gamma di freccie a punta differente, che possono essere composte da acqua, muschio, gas, fuoco, o acciaio. Inoltre, il ladro è dotato di una grande serie di elementi per sfuggire dai nemici, fra cui bombe accecanti, mine di prossimità o fumogeni. Nel territorio di gioco avremo una libertà relativa, ma piuttosto ampia, per via delle molteplici abitazioni scassinabili e completamente esplorabili. Tuttavia, il terreno di gioco non è continuo come nel mitico free-roaming di GTA, bensì si tratta di livelli ben articolati dalle dimensioni non eccessive, ma sicuramente soddisfacenti. La trama, che finora si è evoluta in tre capitoli generati in modo superbo (nonostante l’inizio della serie risalga a 12 anni fa), è ben curata e sceneggiata. E’ di pura fantasia, travolgente e appassionante, e tratta principalmente il continuo scontro fra gli Hammeriti e i Pagani. Garrett, che si troverà spesso, se non sempre, dalla parte di un gruppo di Custodi, dovrà ricercare e sottrarre importanti manufatti ad entrambe le compagini rivali, per accedere a rivelazioni di grande peso. Il comparto tecnico è sempre di buon livello, sia nella parte grafica che in quella sonora, soprattutto nelle animazioni degli avversari che non si lasceranno sorprendere molto facilmente, grazie ad una IA piuttosto avanzata.
Ebbene, con un personaggio così carismatico, una grafica così ben curata, una libertà quasi assoluta e una storia tanto affascinante, come è possibile che Garrett non sia ricordato per sempre negli annali del genere videoludico dello stealth? La Eidos non è riuscita bene nella promozione di questo titolo, che in un negozio di videogiochi se ne resterebbe nascosto sul piano più in alto a sinistra, dove arriva solamente lo sguardo di poche persone. Se pure lo trovassero, lo rimetterebbero sullo scaffale con una faccia schifata, mettendosi alla ricerca di un titolo (a loro avviso) più gustoso e accattivante. Eppure Thief (in particolare il terzo capitolo, Deadly Shadows) ha tutte le carte in regola per essere un gioco amato da migliaia, se non milioni di giocatori in tutto il mondo. E’ facile tessere le lodi di prodotti tanto attesi e ben fatti, ma ogni tanto è giusto spezzare una lancia in favore dei titoli che risultano più deboli, almeno per dargli un po’di visibilità. La nostra speranza è che la Eidos Interactive riesca a dare più notorietà all’ultimo capitolo della serie, Thief IV, il quale è in dirittura di arrivo, e sarà presto godibile.
La verità è che Thief svolge il suo mestiere di gioco stealth molto, anzi, troppo bene: è importante in questo genere videoludico non farsi notare, cosa in cui è, purtroppo, riuscito benissimo… ma ahimè nella realtà. Speriamo soltanto che col nuovo capitolo salga sul palco dei migliori titoli di tutti i tempi, con le sue classiche caratteristiche che sono sempre state apprezzate da tutti gli amanti della serie, e del genere in particolare.
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