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L'eterna lotta per una vera emancipazione del videogioco come medium maturo del 06/07/2008

Continua l’infinita campagna di mistificazione nei confronti del videogioco.
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Il difficile rapporto videogiochi/violenza/minori
I videogiochi sono ormai entrati nelle case degli italiani dalla porta d’ingresso, sicuramente da quando Sony lanciò PlayStation verso la metà degli anni novanta. È quindi un medium riconosciuto e studiato in tutto il mondo, anche da intellettuali di un certo prestigio. Tutto questo però non fa sì che ci sia una dilagante disinformazione per quanto riguarda determinate tipologie di gioco, soprattutto quelli a sfondo più violento. Negli ultimi tempi, come volevasi dimostrare, è esploso un altro caso che riguarda il rapporto videogiochi/violenza/minori, è il caso GTA IV, videogioco di Rockstar Games, famoso in tutto il mondo. Il videogioco in questione è uscito il 29 Aprile 2008 e si tratta propriamente di un “free roaming game”, cioè di un’avventura in terza persona dove il protagonista, e quindi il giocatore, ha totale libertà di movimento in un determinato contesto cittadino. Può quindi guidare, entrare in negozi, interagire con altri personaggi, ovviamente rispettando le missioni assegnate. Le solite polemiche sono scattate in base alla convinzione che si può “stuprare, uccidere, rubare”, la diabolica trinità del male che questo videogioco veicolerebbe, convinzione dettata da persone che nemmeno hanno visto la scatola del gioco. Quella che segue è la trascrizione completa dei tre servizi di tre importanti telegiornali italiani. Ecco quindi come i telegiornali italiani hanno trattato l’argomento GTA:
TG1, di Giulio Borrelli:
[Parla la presentatrice] Sangue e crimini di ogni genere, esce domani l’ultimo capitolo di Grand Theft Auto, il videogame più violento e contestato. Servizio: L’ultimo arrivato nei videogiochi di successo. È Niko Bellic, un veterano della guerre balcaniche e un organizzatore del traffico di clandestini che sbarca a Liberty City per raggiungere il cugino Roman. La città è chiaramente New York col suo fascino metropolitano e il suo sottobosco malavitoso. Con una PlayStation 3 si può guidare il protagonista lungo un accidentato cammino tra gang e criminali e pentiti di ogni risma. Il gioco, Grand Theft Auto 4, permette di interagire per difendersi dai malvagi, ma anche per compiere misfatti. La PlayStation, con i suoi pulsanti di controllo e il rumble, che vibra e trasmette emozioni, può diventare un passatempo che imbastardisce e spinge alla violenza. Comprensibili quindi le critiche di educatori e famiglie. Ma ormai questa è la quarta edizione di un videogioco che dall’anno della sua comparsa, nel 1997, ha venduto più di settanta milioni di copie. [Ora si vede il giornalista che parla rivolto alla telecamera] Una testimonianza dei tempi e della forza delle nuove tecnologie, che possono essere usate per qualsiasi scopo, salvo poi stracciarsi le vesti, quando i giovani sono protagonisti nella vita reale di fatti orribili.
Il rapporto causale videogioco/comportamento violento ancora deve riscontrare delle basi scientifiche. Non è dato sapere quindi come il giornalista voglia provare ciò che ha detto, cioè che le persone esposte a immagini violente sviluppano con un rapporto di causa-effetto comportamenti violenti, fino a “imbastardirsi”. C’è poi una scena del servizio in cui viene mostrata una persona che gioca con un pad della Playstation 3, un sixaxis, smanettando velocemente. Palesemente la persona fa finta di giocare, dato che sullo schermo scorre un filmato non interattivo di GTA4. Quindi semplicemente quello che si dice e che si fa vedere nel servizio non corrisponde al vero. É semplicemente una strumentalizzazione, una scusa affermare tutto questo, ridurre alla sola fruizione video ludica la violenza giovanile.
TG2, di Gerardo Greco
[La giornalista che presenta parla del dilagare a Chicago delle gang di strada e poi manda il servizio su GTA]: oggi ad esempio in America esce un nuovo videogioco che si chiama Grand Theft ladri di auto quarta edizione, qui potremmo essere in una qualsiasi metropoli americana . Intelligente, irriverente e ovviamente molto violento, scrive ad esempio il New York Times nella recensione di oggi di questo gioco. Il protagonista è questo signore qui [indica un cartellone pubblicitario di GTA 4] che è un veterano della guerra dei balcani che dall’inizio alla fine del gioco sostanzialmente spara, spara come un matto. Questo videogioco ha venduto in undici anni 70 milioni di copie e probabilmente, scrive il giornale, ha anche cambiato, in peggio, il mondo delle gang di strada.
È chiaro che il giornalista ha solo visto il cartellone pubblicitario di GTA IV e non ha minimamente giocato al videogioco. Ecco addirittura il parallelismo tra fruizione video ludica e gang di strada, un problema esistente negli USA forse prima che uno sviluppatore pensasse di unire tanti piccoli pixel rossi. Proprio non lo vogliono capire questi giornalisti che codesto gioco non è adatto ai minorenni e se un minorenne viene a contatto con il gioco la colpa non è certo di chi lo produce.
Studio Aperto, di Alba Maiolini:
La vita è complicata, forse qui potrebbe essere diverso. Qui è Liberty City, la città immaginaria che somiglia tanto a New York del videogioco Grand Theft Auto 4. Si sono messi in coda in tutto il mondo per accaparrarsene una copia e l’Italia non fa eccezione. È uscito oggi l’attesissimo capitolo del game più venduto degli ultimi anni, settanta milioni di copie finora, più venduto e più violento, si perché per fare bene il tuo lavoro, per vincere insomma, devi rubare auto, stuprare, rapinare e fare al meglio qualsiasi attività criminosa. La società produttrice di questo estratto di violenza alla portata di tutti, ha creato per il quarto capitolo il personaggio di Niko Bellic, è il delinquente della peggior specie che spara ai poliziotti e va con le prostitute, arriva, ma guarda, mica dagli States, ma dalla violentissima Europa. Niko è slavo, così anche il razzismo è servito. “È un gioco ironico, una satira culturale, si difendono i produttori, e persino il New York Times lo ha definito “intelligente, irresistibile, astuto” e a pochi servirà il bollino che consiglia l’uso del game ai maggiori di 18 anni, in Italia non c’è una normativa che ne vieti la vendita, tutti lo possono comperare e sognare di diventare criminali.
Innanzitutto nel servizio di Studio Aperto ci sono parecchie inesattezze. Niko Bellic non è a Liberty City per delinquere e affiliarsi in organizzazioni criminali. È arrivato in America per cercare l’uomo che ha tradito il suo battaglione durante la guerra dei Balcani. Durante il gioco è sì possibile uccidere i passanti e poliziotti, ma questo porta a conseguenze, come nella vita reale. Il fatto poi che sia Slavo non è necessariamente un fattore razzista, anzi, durante il gioco non viene palesata alcuna forma di razzismo o di pregiudizio nei confronti di nessuno, nemmeno nei confronti di omosessuali. Non è chiaro perché se ne debba vietare la vendita, come ha chiesto anche il Codacons, dato che GTA IV è un videogioco per soli adulti con bollino PEGI 18+.
Le riflessioni
Non è certo una novità che il videogioco sia trattato alla stregua di un’arma di distruzione di massa dall’informazione generalista. Infatti l’Aesvi (Associazione editori software videoludico italiana, www.aesvi.it) il 21 Maggio 2008 pubblica un comunicato stampa sul suo sito in risposta alla richiesta del Codacons di ritirare GTA 4 dai negozi. In sostanza viene illustrato con basi numeriche (prese dal rapporto sullo stato dell’industria italiana dei videogiochi del 2006), come oggi in Italia i videogiocatori hanno una media di 28 anni e che i giochi in commercio con l bollino PEGI 18+ siano solo il 4% del totale. Sono quindi facili strumentalizzazioni quelle fatte da enti non predisposti a giudicare un determinato tipo di prodotto. Emblematico è l’affaire MOIGE: verso la metà di Giugno si è svolta a Roma una conferenza stampa riguardo “Mony e Joy” una campagna per la sensibilizzazione dei minori ad un utilizzo responsabile dei videogiochi, ideata dal Moige, il movimento italiano genitori che in questi anni ha fatto molto discutere per continue richieste di censura (a volte approvate) di anime in onda su Mediaset, oltre alle sue estreme posizioni riguardo i videogiochi, l’omosessualità e la masturbazione. Come riporta Marco Accordi Rickards (caporedattore della rivista Gamepro) sul suo blog (http://metalmark.wingsofmagic.it), la conferenza è stato un continuo attacco verso i videogiochi. Ad esempio è stato ribadito il rapporto causa effetto dato dalla violenza nei videogiochi e si sono toccate vette di ignoranza assoluta: “I bambini passano tanto tempo con i videogiochi, ma non si divertono. Provate a entrare in una sala giochi e sentirete di tutto (improperi, urla, bestemmie, ecc.) tranne che risate. Non ride nessuno. I videogiochi infatti non divertono” afferma Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, colui che ha attaccato maggiormente la pratica videoludica. Ma la sala giochi come luogo di ritrovo per videogiocatori non è estinta ormai da anni? Questo il professore dovrebbe saperlo, dato che si erge a possessore della verità riguardo il rapporto videogiochi/minori. In tutta risposta il giorno dopo L’Ansa online, la nota agenzia di stampa italiana, pubblica un articolo che non tiene assolutamente conto di questo folle dibattito, snocciolando solo i dati del Moige sui videogiochi/minori. È quindi un problema nazionale della stampa generalista che, mi si conceda la ripetizione, è troppo generalista, non attenta alle specifiche realtà ed esigenze che gli utenti e i produttori chiedono. Ovviamente non tutta la stampa generalista scrive in modo inconsapevole riguardo il videogioco, ad esempio su Repubblica e XL c’è Jaime D’Alessandro (autore anche del libro Play 2.0), un giornalista che sicuramente scrive con cognizione di causa, non idealizza né offende ciecamente la pratica videoludica. Purtroppo questi sono casi isolati dato che sulle pagine di quotidiani e negli studi televisivi ci sono persone che al massimo si chiedono cosa ci trovi di così ipnotico in un videogioco il figlio ventenne. In ogni caso le strumentalizzazioni riguardo al videogioco lasciano il segno nelle persone che cominciano ad avere un’idea distorta della fruizione video ludica, quindi non basterebbero nemmeno mille smentite per invertire il senso comune. Certo il PEGI non risolve tutti i problemi riguardo la fruizione da parte dei minori riguardo i videogiochi violenti, prima di tutto è un piccolo passo verso un’informazione corretta verso i genitori. Se la stampa generalista e il Moige proseguono verso questa strada, quella del sensazionalismo mediatico a tutti i costi, della censura o addirittura del sequestro (si ricordi il vergognoso sequestro di Resident Evil 2 nel 1999 o l’altrettanto folle articolo su Panorama riguardo il mediocre Rule of Rose), nessuno dei problemi da loro citati si risolverà. È necessaria invece un’informazione giusta, corretta, senza sensazionalismi, che porti a conoscenza dei genitori le reali potenzialità del videogioco come strumento didattico e informi sui videogiochi non adatti ai minori, ma anche di una normativa che non sia strumento di censura ma una garanzia alla libertà di espressione e alla tutela dei minori.
A cura di : Candido "Kefka" Romano
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