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L'orrore in prima persona... del 02/07/2010

Notte.Tutto buio intorno a noi. Strani rumori provenienti dal piano di sotto.... penso sia meglio caricare il fucile!
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Questione di... punti di vista!
Il genere dei prodotti in prima persona, è il più vario nel mondo dei videogame… dagli Rpg come Oblivion ad action bellici come la saga di Call Of Duty. Ma l’aspetto più importante del genere è quello che riguarda l’approccio alle produzioni riguardanti temi orrorifici. Giochi come Doom, FEAR, Bioshock oramai sono conosciuti da tutto il mondo, nonché considerati tra i videogame di maggior spessore. Ma cominciamo ad approfondire la cosa…
La storia inizia…
...Quando i creatori del padre degli fps, Wolfenstein 3D, ID Software, decide di terrorizzare la popolazione mondiale, facendo girare, prima su PC, poi sulle nostre console, Doom, gioco che ci vedeva immedesimarci nel ruolo di un marine in ricognizione alla stazione spaziale dell’UAC su Marte, poi invasa da esseri alieni che si scopriremo essere demoni. L’ambientazione fu uno dei punti forti del gioco, immersi in una stazione spaziale circondata da rovine e lava, nonché gli effetti sonori che si rivelarono di grande impatto nel susseguirsi della vicenda. Il titolo, datato 1993, ha visto la nascita di due seguiti, ed uno attualmente in lavorazione, annunciato nel Maggio 2007. Da lì in poi, un susseguirsi di prodotti di alto e basso livello. Tra i più acclamati, spicca il capolavoro di 2K Boston, Bioshock, in cui ci ritrovavamo in un’utopica città sottomarina fondata da Andrew Ryan, in cui a causa di alcuni prodotti prima creati per dare alla gente la possibilità di star sicura, diventano poi un’arma letale… ci ritroveremo a vagare per questa città degli anni ’30, con uno stile architettonico alquanto vocativo, con lo stile tipico di quegli anni in America, l’Art Decò, che con genialità creava contrasto tra il design del gioco con la decadenza della cittadina. Del prodotto targato 2K, uscì un seguito, (Bioshock 2), tuttavia non venne apprezzato e accolto con lo stesso successo del primo capitolo, forse perché risultò troppo simile al suo predecessore. Altro gioiellino, questa volta firmato Monolith, è F.E.A.R., titolo alquanto vocativo: infatti è l’acronimo di “First Encounter Assault Recon” e letteralmente tradotto dall'inglese significa paura. Il prodotto ci vedeva al servizio di un organo segreto che trattava investigazioni sul paranormale. Il successo è dovuto soprattutto alla scelta di contrapporre scene di apparizioni del fantasma della piccola Alma, sempre circondata da ambienti in cui vive solo angoscia ed esasperazione, contrapposta appunto da sparatorie frenetiche, condite dall’amato e sfruttatissimo Bullet Time. L’unico difetto fu la ripetitività degli ambienti, purtroppo ricorrente anche nelle due espansioni, Extraction Point, amata quanto l’originale, e il più discusso e commentato F.E.A.R. Perseus Mandate. La cosa però fu risolta nel seguito del titolo, F.E.A.R. 2: Project Origin, che ci mostrava un prodotto graficamente migliorato, ma che rispetto al primo, almeno a livello di riuscita nel suo obiettivo (ossia quello di terrorizzare il videogiocatore), non riusciva a soddisfare, rimanendo però su pareri personali. Orrore a tutti gli effetti è invece quello che ci presenta Condemned, sempre degli ottimi Monolith, che crea un approccio diverso al mondo degli fps: nel corso dell’avventura infatti ci ritroveremo ad usare armi molto raramente, per dare spazio a combattimenti a mani nude con tutti i tipi di maniaci immaginabili. Il tutto condito dall’uso di originali tecniche investigative, sempre svolte all’interno di ambienti gotici e con dettagli disturbanti. Anche questo vede un seguito, alquanto apprezzato, almeno come il predecessore, se non di più, nonostante i developer abbiano rischiato molto facendo questa scelta di gameplay, che è stata apprezzata, ma anche odiata. Dato che ormai parliamo di titoli made-in Monolith, come tralasciare quel capolavoro di Aliens Vs Predator? Chiaramente parlo di quei due giochi usciti circa un decennio fa su computer ed Atari Jaguar. La più grande peculiarità del titolo fu la possibilità di giocare tre campagne diverse, in ognuna delle quali impersonavamo appunto le tre razze in conflitto (aliens, predator e marines). Anche questo con relativo seguito, ebbe merito di aver dato vita ad una delle campagne più terrificante di tutti i tempi, almeno così è ritenuta sino ad oggi… parlo ovviamente della campagna del marine, in cui l’unico scopo era quello di salvarsi la pelle, cercando di far fuori gli alieni che uscivano dalle “fottute pareti” (chi ha avuto modo di apprezzare la saga dello xenomorpho avrà colto al volo la citazione). Parliamo invece del remake uscito un anno fa, che ci dava nuovamente la possibilità di giocare tre campagne differenti, ma purtroppo il mondo dei videogamers che avevano giocato agli originali, si è trovato diviso in due fazioni: una conservatrice ed una più aperta a nuove esperienze di gioco, e penso sia inutile spiegarvi quale sia la differenza tra l’una e l’altra. Adesso è invece il momento di citare la partecipazione di uno dei più grandi scrittori/registi horror britannici: Clive Barker infatti ha avuto modo di regalarci due piccole perle videoludiche, che però non hanno avuto il successo che realmente meritavano e meritano ancora oggi. Il primo, sia per qualità che per datazione, è quel piccolo grande capolavoro di Undying, che creava un mix magnifico tra l’uso delle armi convenzionali a quello di magia ed incantesimi. Vocativo anche il maniero in cui ci ritroviamo, in un’Irlanda degli anni venti, per tentare di scoprire il mistero che avvolge la vita e la morte di Lizbeth Covenant. L’altro gioiellino, alquanto sottovalutato a mio parere, è Clive Barker's Jericho, titolo provvisto di una trama davvero fantastica (non a caso dietro c’è lo zampino di Barker), un gameplay interessante, reso tale da alcune scelte originali, già viste di simili nel precedente lavoro dello scrittore. Siamo il capitano Devin Ross, che insieme ad una squadra scelta di soldati con doti sovrannaturali, si recherà in una dimensione parallela al fine di fermare Arnold Leach, ex-membro della squadra, intento a liberare il Primogenito, creatura creata da Dio ancor prima degli esseri umani, che rendendosi conto di averlo dotato di un immenso potere, lo rinchiuderà nella dimensione in cui purtroppo ci ritroveremo a combattere contro demoni ed esseri di inumana natura. La nostra squadra è composta da sette elementi che, dopo la morte del protagonista (immediata, tranquilli, non vi ho rovinato nulla), potremo controllare variando dall’uno all’altro. Ognuno di questi sette personaggi ha un determinato potere: chi può guarire i compagni, chi può trasferire la sua mente nei corpi dei nemici, chi è dotato di telecinesi, chi ha il potere di evocare dei e chi più ne ha, più ne metta. Purtroppo non ha avuto il successo che meritava, ma di sicuro, valutandolo personalmente, ritengo che sia un titolo di assoluto spessore, che però non è riuscito a farsi largo in un mondo così pretenzioso. Altro titolo mai abbastanza elogiato è Prey, uscito ormai un po’ di anni fa, che ricordava molto, sia per ambientazione sia per scelte legate al gameplay, in parte Doom ed in parte System Shock 2. Impersoniamo Tommy, indiano d’America, che rinnega le proprie origini, a differenza della sua ragazza, Jen, che mentre è al lavoro nel bar di proprietà familiare, si ritrova insieme a Tommy e a suo nonno ad essere risucchiati in un velivolo di origini extraterrestri. Da lì in poi, dopo esser stati liberati da un altro prigioniero, ci ritroveremo nelle vie dell’immensa nave allo scopo di salvare la nostra amata. Come già detto, l’ambientazione ricorda molto quella di System Shock, altro capitolo di una storia che ancora oggi non trova fine. Fu uno dei primi titoli ad implementare agli fps il concetto di rpg, creando un vero e proprio capolavoro, diventando conseguentemente anche un capostipite di un genere che oggi gode di ottimo successo tra tutti i giocatori del mondo. Altro esperimento, perfettamente riuscito, è stato The Darkness, dei Top Cow, che hanno saputo creare un action/horror dallo stile gotico con un pizzico di perversione che, diciamolo, in una produzione del genere non guasta mai. Anche se solo in parte fps (perché abbiamo la possibilità di scegliere tra una visuale in terza o in prima persona), merito lo ha anche The Suffering, in cui, nei panni di un carcerato accusato di aver ucciso la moglie e i figli, ci ritroviamo a vagare per il penitenziario, nell’isola di Carnate, nel Maryland, che scopriremo essere un luogo in cui prima della nascita della struttura, accaddero degli avvenimenti che poi si ripercuoteranno durante l'avventura, ma che si manifesteranno solo quando saremo noi, a doverli combattere!!! In più, scopriremo che avremmo la possibilità, in un momento in cui la nostra adrenalina sarà al massimo, di poterci mutare in una creatura abominevole, capace di fare strage di tutto ciò che le capiti a tiro. Anche questo titolo vede la nascita di un seguito, Ties That Bind, questa volta ambientato a Baltimora, sempre con protagonista il carcerato Torque. “Last but not least”, adesso parliamo di Half-Life 2, che pur non essendo un titolo orrorifico a tutti gli effetti, ha saputo come creare nel giocatore suspense e paura. In effetti, il gioco non tentava di spaventare il giocatore, ma solamente di farle vivere un’avventura fantascientifica condita da dozzine di sparatorie frenetiche, ma elementi tipici del genere presenti in alcuni ambienti di gioco lasciavano intendere che i developer pensarono all’horror come possibile filo conduttore del gioco… basti pensare agli esseri che ci ritroviamo a dover sterminare nella cittadina di Ravenholm e così via.
E così finiamo questo speciale consapevoli che i titoli menzionati purtroppo sono solo una parte di quelli che meriterebbero un elogio. Inoltre siamo sicuri che un futuro prossimo ci ritroveremo di fronte ad altre produzioni che sapranno entrare nei nostri cuori, coinvolgendoci e spaventandoci come non mai.
A cura di : Emanuele "Spartan" Rizzi
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