Mortal Kombat: la nascita della saga
Che il kombattimento abbia inizio!
By Marco Gioletta, 13/05/2011
Una saga sanguinosa...
Quando si pensa al genere dei picchiaduro a incontri, o beat'em up, per dirla all'americana, il primo titolo che verrà in mente a qualsiasi videogiocatore di una certa età ed esperienza sarà indubbiamente Street Fighter 2. Fin dalla sua uscita, avvenuta nel 1992, il capolavoro Capcom seppe creare attorno a se un vero e proprio culto di massa, divenendo il gioco più popolare al mondo, soprattutto per quanto riguarda le sale giochi, e creando una vera e propria orda di cloni, ovvero di picchiaduro prodotti da altre case produttrici più o meno ispirati da Street Fighter, realizzati proprio per sfruttare il grande successo di cui il genere godeva grazie soprattutto alla saga di Ryu e soci. Tra le principali serie rivali di Street Fighter 2, un posto d'onore spetta certamente ai picchiaduro realizzati da SNK, la quale ci ha regalato giochi memorabili come Fatal Fury, Art of Fighting e King of Fighters. C'è stata però una serie in particolare che, almeno nei primi anni della sua storia, riuscì più di ogni altra ad avvicinarsi alla fama e al successo di Street Fighter, facendo parlare parecchio di se (non solo in positivo, come vedremo) e riuscendo a raccogliere una vera e propria orda di fans. Sto parlando, naturalmente, di Mortal Kombat, il cui primo episodio venne sviluppato dalla Midway Games nel 1992. Come già detto, non appena uscì nelle sale giochi di tutto il mondo, il titolo riuscì subito a farsi notare per due elementi in particolare: la grafica e la violenza. Il gioco era infatti stato realizzato con l'ausilio di veri attori, i cui movimenti erano stati interamente digitalizzati e usati per creare un effetto estremamente spettacolare e realistico. La grafica digitalizzata, infatti, era estremamente poco utilizzata a quei tempi, soprattutto per la difficoltà di realizzazione, dovuta ai limiti della tecnologia di quel periodo, e a causa del rischio di rallentamenti che un simile sistema comportava. Con Mortal Kombat, però, i programmatori fecero davvero un buon lavoro, riuscendo ad unire una grafica estremamente appariscente e spettacolare ad animazioni fluide e dinamiche, che non venivano per niente penalizzate dalla digitalizzazione. L'impatto visivo del gioco fu davvero notevole e riuscì a dare ai giocatori una sensazione di coinvolgimento e realismo molto superiori a quelle di qualsiasi altro gioco del genere. E poi, come già accennato, c'era la violenza. Il gioco era infatti letteralmente PIENO di sangue. Ogni qualvolta i lottatori venivano colpiti al volto, copiosi schizzi di liquido rosso si alzavano in aria, per andare a formare grandi pozzanghere (che, per fortuna, sparivano dopo pochi secondi). Non solo: al termine di ogni incontro appariva la scritta Finish Him!, dopo la quale, tramite alcune combinazioni, era possibile eseguire alcuni colpi violentissimi, denominati Fatality, con cui era possibile uccidere il proprio avversario in maniere davvero cruente (come strappandogli il cuore a mani nude o facendogli esplodere la testa con un fulmine, per fare un esempio). Oltre a questo, il gioco era supportato da una trama piuttosto interessante ed accattivante, che veniva spiegata da un'introduzione generale e da varie schede animate relative ad ognuno dei personaggi. La trama racconta infatti del Mortal Kombat, un misterioso torneo di arti marziali, che si rivelerà essere uno strumento utilizzato dall'Outworld, un mondo parallelo al nostro, per invadere la terra. Le forze dell'Outworld sono comandate dal crudele stregone Shang Tsung e da Goro, un mostruoso essere a quattro braccia (un pupazzone animato nel gioco) mentre a difesa della terra si schiererà Raiden, il dio del tuono, alla testa di un gruppo scelto di guerrieri terrestri. Scopo del gioco era anzitutto avere la meglio su tutti gli altri personaggi, compreso un clone del protagonista scelto. In seguito, il giocatore avrebbe dovuto affrontare i temibili endurance, scontri in cui si sarebbe dovuto avere la meglio su due lottatori controllati dalla cpu, che il giocatore avrebbe dovuto abbattere senza alcuna ricarica di energia. fatto ciò, sarebbe stata la volta dei due boss finali, i già citati Goro e Shang Tsung. Anche i personaggi del gioco risultavano tutti piuttosto ben caratterizzati, in particolare i mitici ninja, Scorpion e Sub zero. Dal punto di vista del Gameplay Mortal Kombat presentava uno stile di lotta veloce ed immediato. Ogni personaggio disponeva di due pugni e due calci diversi, oltre che di due calci roteanti, della presa e dei mitici uppercut, in grado di scagliare l'avversario ad altezze siderali. Venne inserito anche un apposito pulsante per la parata, invece di affidare la difesa alla croce direzionale, come avveniva in SF2. Si aggiungevano a queste azioni base gli attacchi in salto e, naturalmente, i vari attacchi speciali propri di ciascun personaggio, come il calcio ombra di Johnny Cage o il raggio congelante di Sub Zero. Questo stile di gioco, pur presentandosi come una buona alternativa a SF2, non riusciva a raggiungerne i livelli di eccellenza, dal momento che tutti i personaggi disponevano di un set di mosse base che era perfettamente uguale e dunque erano differenziati solamente dalle mosse speciali. Inoltre, il gioco in alcune fasi risultava fin troppo caotico e si riduceva ad una serie di capriole effettuate a casaccio per sfuggire all'avversario e cercare un eventuale contrattacco. Nonostante questi piccoli difetti, il gioco ottenne un successo enorme, venendo convertito per praticamente tutti i sistemi di gioco esistenti (persino l'Amiga!) e divenendo, tra le altre cose, anche un fumetto edito da Malibu Comics. Nelle versioni casalinghe, però, il gioco andò incontro ad una pesante censura, in particolare nlla versione SNES, dove quasi tutte le fatality risultavano censurate e mancava persino il sangue! Il successo del gioco spinse Midway a realizzare un sequel nell'anno successivo, intitolato, naturalmente, Mortal Kombat 2.
Nella tana del leone
Mortal Kombat 2 non presentò nessun elemento particolarmente innovativo nel gameplay, ma si limitò a potenziare tutte le caratteristiche che avevano fatto la fortuna del primo episodio. Il gioco vedeva l'entrata in scena di Shao Kahn, imperatore dell'Outworld, che, convinto da Shang Tsung, istiga i guerrieri della terra a partecipare ad un nuovo Mortal Kombat, che però si terrà nell'Outworld stesso, dando all'imperatore il vantaggio del territorio. Raiden ed i suoi guerrieri si vedono costretti ad accettare l'invito. Le principali novità di questo seguito erano anzitutto l'ampliamento del numero di lottatori selezionabili, tra i quali erano presenti anche Reptile, personaggio segreto del primo capitolo e lo stesso Shang Tsung, ringiovanito e divenuto un personaggio giocabile. Anche in nuovi personaggi, tra cui le ninja femmine Mileena e Kitana, risultano molto azzeccati e ben caratterizzati. Come nel gioco precedente, il giocatore avrebbe dovuto scontrarsi con tutti gli altri personaggi e in seguito vedersela con Kintaro, altro mostro a quattro braccia simile a Goro e con lo stesso Shao Kahn. Come già detto, Mortal Kombat 2 presentava un potenziamento di tutti gli elementi vincenti del primo gioco: anzitutto una grafica molto più spettacolare, dotata di una risoluzione molto maggiore. Inoltre, ora ogni lottatore disponeva di più mosse speciali e di ben due fatality, sempre più cruente e sanguinolente. Vennero poi aggiunti numerosi stages in cui era possibile eseguire delle speciali fatalities che coinvolgevano lo scenario (cosa che nel primo episodio avveniva solo nel ponte). Fecero la loro comparsa anche la Babality, mosse finali che consentivano di trasformare l'avversario in un bambino e le Friendship, con cui i nostri personaggi si esibivano in comportamenti assurdi. Vennero anche inseriti ben tre personaggi segreti, Smoke, Noob Saibot e Jade, che potevano essere affrontati solo soddisfacendo particolari condizioni. Con tutti questi elementi, il gioco riuscì a bissare il successo del predecessore, aumentando sempre di più la fama di Mortal Kombat, che di lì a poco avrebbe avuto anche una trasposizione cinematografica, sebbene di livello non proprio eccelso...
L'invasione
Nello stesso anno del film, il 1995, apparve nelle sale giochi, e in seguito per tutte le console, di vecchia e nuova generazione (dal mega drive alla Playstation) anche il terzo capitolo della saga, Mortal Kombat 3. Questo gioco narra l'invasione della terra da parte di Shao Kahn, il quale riesce ad aprire un collegamento con l'outworld resuscitando la sua regina, Sindel. Raiden riesce a proteggere i suoi paladini, ma stavolta non potrà aiutarli in battaglia ed essi dovranno vedersela con Kahn e i suoi guerrieri in un nuovo Mortal Kombat. La prima caratteristica a balzare all'occhio in questo capitolo è l'atmosfera, ancora più tetra e hardcore rispetto ai capitoli precedenti. Oltre al potenziamento di grafica e delle animazioni, questo gioco vede l'inserimento del pulsante della corsa e delle mitiche combo, che diventano lo strumento di attacco più potente del gioco. Inoltre, Mortal Kombat 3 portò un vero e proprio stravolgimento del cast, con l'esclusione di vecchie glorie come Scorpion e Raiden in favore di molti volti nuovi, non sempre particolarmente azzeccati. Inoltre, il gioco permetteva di scegliere, oltre alla difficoltà, anche la durata del percorso da affrontare, che vedeva, tra le altre cose, anche il ritorno degli endurance, fino all'immancabile scontro coi due nuovi boss, Motaro (un enorme e potentissimo centauro) e Shao Kahn. Altre novità furono il nuovo aumento delle mosse speciali e l'inserimento di un numero enorme di mosse finali, tra cui spiccavano le Animality, spettacolari mosse (difficilissime da realizzare) che permettevano al lottatore di turno di trasformarsi in un animale e di infierire in modo truculento sull'avversario. Questo terzo capitolo, nonostante alcune delle innovazioni abbiano lasciato i fan piuttosto scontenti (in primis lo travolgimento del cast) e nonostante la feroce con correnza dei nuovi picchiaduro 3D come Tekken, Toshinden e Virtua Fighter, riuscì comunque ad ottenere un ottimo successo, mantenendo vivo il culto per Mortal Kombat.
L'oblio e il ritorno
Dopo Mortal Kombat 3, la saga perse molto interesse agli occhi dei fan. Dopo due riedizioni di Mortal Kombat 3, chiamate rispettivamente Ultimate Mortal Kombat 3 e Mortal Kombat Trilogy (quest'ultima versione proponeva TUTTI ma proprio TUTTI i personaggi apparsi nei giochi precedenti!), che apparvero nuovamente sulle principali console ottenendo un successo appena discreto, Midway pensò di realizzare un episodio di Mortal Kombat interamente in tre dimensioni (in modo analogo a quanto fatto da Capcom con Street Fighter Ex), dando vita, nel 1997, a Mortal Kombat 4. Il gioco fu letteralmente sommerso dalle critiche, dal momento che, per accontentare i fan dei picchiaduro 3D, Midway aveva perso completamente di vista lo spirito di Mortal Kombat, realizzando un gioco dall'aspetto grafico molto poco accattivante e con una giocabilità molto approssimativa e caotica. Dopo questo insuccesso, bissato dall'atroce Mortal Kombat Mythologies, orrendo gioco a scorrimento dedicato a Sub Zero, la saga cadde nell'oblio. Si dovette attendere addirittura fino al 2002 per poter giocare ad un nuovo episodio della saga principale, che si concretizzò con Mortal Kombat: Deadly Alliance. Questo gioco riuscì dove Mortal Kombat 4 aveva fallito, ovvero nel trasportare le atmosfere e la giocabilità di Mortal Kombat in un gioco in tre dimensioni, presentandosi come un titolo curato, completo e divertente. A Deadly Alliance seguirono altri due giochi, Deception e Armageddon. Entrambi questi titoli, pur essendo molto ben realizzati e arricchiti di numerose modalità secondarie e sfondi interattivi, non riuscirono a riportare Mortal Kombat alla posizione di primo piano di cui questa serie godeva ai tempi dei primi tre capitoli, presentandosi come ottimi picchiaduro, ma sempre un gradino sotto ad altre ben più fortunate serie come Soul Calibur, Tekken e Virtua Fighter. Tuttavia, proprio quest'anno, il team Netherealm Studios, coadiuvato dalla Warner Bros, ha realizzato il nono capitolo della saga, intitolandolo semplicemente Mortal Kombat. Questo gioco segna un vero e proprio reset nella saga e permette al giocatore di ripercorrere la trama dei primi tre episodi della saga, con alcune varianti che non sto a spiegare, per non rovinare la sorpresa ai giocatori. Forte di una modalità storia avvincente e ben realizzata, di un gran numero di modalità di gioco e di una giocabilità tornata finalmente alle origini e potenziata all'inverosimile, questo gioco ha ottenuto giudizi entusiasti dalla critica di tutto il mondo e sembra proprio avere le carte in regola per riportare la saga agli antichi fasti. Ci riuscirà? Solo il tempo potrà dircelo!
Pagina ufficiale: Mortal Kombat
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