NES: Nintendo Entertainment System
La console che ha rivoluzionato il nostro modo di giocare!
By Valerio Turrini, 04/11/2011
Prima di tutto, parliamo del papà!
Difficilmente dei prodotti fatti solo per far soldi e risollevarsi da una crisi, riescono nell’ardua impresa di risolvere la situazione. A questo serviva il FamiCom, macchina progettata dal grandissimo Masayuki Uemura a cui dobbiamo dire grazie, per aver rivoluzionato il modo di giocare futuro. La console era stata progettato per un obiettivo ben preciso e cioè, quello di mettere fine alla Crisi dei videogiochi del 1983. Per chi non sapesse cosa fu questa crisi, lo illustro brevemente. Alla fine della seconda generazione di videogiochi, nel 1983 ci fu una campagna pubblicitaria mondiale contro le console e a favore dei primi Personal Computer, in particolare in favore del Commodore 64. Infatti tutte le campagne pubblicitarie di quei tempi, diffondevano il verbo del PC istruttivo, invece di una console perditempo per i bambini. La campagna pubblicitaria del C64 recitava: “Perché comprare una console a tuo figlio distraendolo dalla scuola, quando potresti comprare un computer che lo preparerà al college?”
Ed ecco che molte famiglie, optarono all’acquisto di un PC, piuttosto che di una console per videogiochi. Ciò sviluppò una mole assurda di console prodotte, con lo scopo di risollevare le vendite del settore, ma portò solo un'indecisione incredibile da parte degli acquirenti, che li portò ancora di più a scegliere i PC. Nel 1983 c’erano oltre 12 console sul mercato, tra cui Atari 2600, Atari 5200, Colecovision, Intellivision e Vectrex, per non parlare dell’Atari 7200 in dirittura d’arrivo nel 1984. Ma senza dubbio, la causa maggiore del fallimento delle console in quegli anni era l’esclusività dei titoli. A quei tempi, ogni produttore di console si sviluppava i giochi in proprio e nel 90% dei casi, venivano fuori dei prodotti di scarsissima qualità, proprio perché la stessa software house, sviluppava in contemporanea più titoli possibile, in modo da offrire una maggiore scelta agli acquirenti. Inoltre, la tantissima mole di prodotti, fece avviare la pirateria sui giochi, che sempre più spesso venivano scritti su Floppy o Cassette e ciò permetteva una copia più semplice, piuttosto che con delle cartucce ROM. Ed è proprio in questo periodo difficile, che Nintendo mette in commercio il Family Computer, console per videogiochi che viene considerata l’alba, dopo la crisi dell’83. La macchina prevedeva tre titoli al lancio: Donkey Kong, Donkey Kong Jr. e Popeye, che già segnavano un nuovo inizio per le console, visto che finora erano stati commercializzati solo giochi molto simili a Pac-Man o E.T., mentre le conversioni dei coin-op Nintendo ebbero un grande successo. Inoltre la casa di Mario fu la prima software house a concedere le licenze di sviluppo sulla propria console a terzi, cosa oggi molto diffusa. Purtroppo il FamiCom ebbe scarse vendite e risultò difettosa per via di un chip interno molto fragile, che si rompeva molto velocemente. Nintendo ritirò la console dal mercato e la rimise in commercio nel 1984 con una scheda madre rinnovata e che non presentava più il difetto. Ciò rese il FamiCom la console più venduta in Giappone e per questo venne commercializzata anche nel resto del mondo con alcune migliorie, sotto il nome NES (Nintendo Entertainment System)
Lo sbaglio di Atari e l’arrivo del NES!
Anche se il FamiCom aveva reso bene in Giappone, Nintendo non si voleva prendere il rischio della distribuzione nel resto del mondo e decise di cercare un publisher. Iniziò tentando di prendere accordi con Atari, discutendo la concessione della licenza per la distribuzione del NES in America, sotto il marchio “Atari”. Atari era molto propensa a valutare la proposta, ma proprio quando stava per diventare tutto ufficiale interruppe le trattative per una serie di ragioni che fecero saltare l'accordo. Una di queste ci fu alla presentazione del Coleco Adam, dove Atari notò una conversione di Donkey Kong e ciò fece interrompere le trattative. La compagnia, infatti, possedeva i diritti esclusivi per le conversioni in versione floppy disc del gioco, mentre Coleco aveva acquistato la licenza soltanto per le versioni a cartuccia e aveva usato una versione floppy soltanto a scopo dimostrativo, non nuocendo quindi al mercato Atari e non infrangendo alcun termine di contratto tra Coleco e Nintendo. Atari accusò Nintendo di vendere le licenze ad acquirenti multipli e interruppe le trattative per la distribuzione del NES al di fuori del Giappone, portando Nintendo alla stremata ricerca di un distributore per la propria console. Alla fine fu costretta a distribuire in proprio la console in tutto il mondo e la presentò per la prima volta, nel 1985 al Consumer Electronic Show.
Le novità annunciate per il NES furono diverse e ciò, lo resero quasi una console a parte rispetto al FamiCom. Il design fu rinnovato totalmente e dal bianco-rosso, si passò al grigio con un totale restyling grafico. L’ingresso per le cartucce era stato spostato sulla parte frontale e protetto da uno sportelletto, mentre nel FamiCom, le cartucce venivano inserite dall’alto. Altra novità era la porta d’espansione, che cambiava attacco e posizione nella console. Anche il pad cambiava e laddove nel FamiCom erano saldati alla console, nel NES si potevano staccare, permettendone la facile sostituzione in caso di rottura. Era presente anche il primo sistema antipirateria della storia, il chip 10NES, che non permetteva la lettura di giochi non autorizzati da Nintendo, mentre la cosa che venne un po’ presa male dal mercato, fu la mancata retrocompatibilità dei giochi FamiCom con il NES. La console sarebbe stata commercializzata in due diversi bundle. Il primo prevedeva, oltre al NES, la pistola Zapper, il Robot R.O.B. e due giochi, Gyromite e Duck Hunt e il costo era di 249,99$. Il secondo bundle, invece, era la versione più economica e per 199,99$ ci veniva data la console, due controller e il gioco Super Mario Bros. Il NES venne commercializzato in Nord America a partire dal 18 ottobre 1985, per poi arrivare in Canada e in Europa nel 1986, mentre qui in Italia aspettammo fino al 1987.
La conquista del monopolio del videogaming americano.
Il Nintendo Entertainment System al lancio aveva un prezzo decisamente alto per essere “solo” una console per videogame soprattutto considerato il taglio al ribasso del C64, che veniva piazzato sul mercato mondiale a quota 199$, lo stesso prezzo del bundle di Super Mario Bros. del NES. Ciò creò non poche difficoltà a far decollare le vendite, ma non più di tanto, perché in poco più di un anno, il NES raggiunse quota 3 milioni di unità vendute e cominciò a guadagnare un’ottima fetta di mercato. Finalmente si cominciava a vedere la fine della crisi videoludica, cosa che diventò realtà nel 1987 e che vedeva il NES, vincitore della console war con il Sega Master System. Principalmente la causa della sconfitta della concorrente console SEGA, era una... Nintendo, aveva delle clausole di contratto molto severe per le terze parti che creavano giochi per il NES. Infatti non poteva essere effettuata alcuna conversione dei suddetti giochi per altre console, ad almeno 2 anni dalla commercializzazione. Altro grande freno posto alle terze parti, era sulla qualità dei titoli. Tutte le software house, potevano sviluppare un massimo di 5 giochi all’anno e avevano la possibilità di svilupparne un altro, soltanto se il successo dei precedenti era stato considerevolmente alto, con critica e vendite. Ciò frenò notevolmente il flusso di giochi disponibili per il Master System, che spesso ospitava conversioni ad oltre due anni dall’uscita su NES. SEGA intraprese quindi una causa legale contro Nintendo, che fu accusata di attività antitrust nei confronti della casa di Sonic e costretta a cambiare le sue clausole, a partire dalla quarta generazione di console (SNES e Mega Drive). Altro grande fattore del dominio NES, fu l'uscita di grandi titoli tra l’87 e il ’90, che incrementarono le vendite grazie a capolavori quali Metroid, Castelvania, Contra, Mega Man, Arkanoid, Final Fantasy, Metal Gear , Punch-Out!!, Shinobi, Double Dragon, The Legend Of Zelda e Zelda 2: The Adventure Of Link, che rappresentarono un vero salto di qualità del gaming mondiale e in alcuni casi, diedero inizio a una lunga serie di successi. Le saghe intraprese con il NES, spesso le ritroviamo anche in questa attuale generazione di videogiochi, proprio perché la qualità di questi giochi, li ha mantenuti famosi e importanti. Queste prime grandi saghe del NES, insieme a Super Mario Bros., sono quasi tutte in corso e vendono milioni di copie con ogni nuovo capitolo. Grazie a questi primi grandi capolavori che uscirono tra il 1986 e il 1987, il NES arrivò a quota 6 milioni di console vendute, che vennero portate a 12 nell’anno seguente con l’uscita di Super Mario Bros. 2, Final Fantasy 2, Castelvania 2: Simon’s Quest, Mega Man 2 e Double Dragon 2, tutti sequel di saghe iniziate nel 1986 e nel 1987, che hanno fatto impennare le vendite del Nintendo Entertainment System. Tra il 1989 e il 1990, il NES arrivò a conquistare la maggiore fetta di mercato del gaming, grazie all’uscita di altri titoli di grosso calibro quali Ninja Gaiden, Castelvania 3: Dracula’s Curse, Final Fantasy 3, Mega Man 3, Prince Of Persia, Dragon Quest e Super Mario Bros. 3, che uscì nel 1990 e segnò il tetto massimo raggiunto dalla giocabilità 8 bit. Purtroppo questo periodo non fu del tutto florido per la casa di Mario, visto che il 1989 fu l’anno della famosa causa tra Sega e Nintendo di cui avevamo parlato prima, che fece calare la visibilità di Nintendo nell’opinione pubblica, ma ciò non creò moltissimi problemi alle vendite del NES e dei suoi giochi. Il NES conquistò la fetta maggiore del mercato videoludico casalingo, risultando la console più diffusa di sempre e arrivando in totale, a vendere oltre le 60 milioni di unità nel mondo. Nintendo creò un’ottima campagna pubblicitaria per la sua console a 8 bit, pubblicizzando la macchina con lo slogan “Now you’re playing whit power” (“Ora, giochi con la potenza”), che convinceva gli acquirenti a preferirla al Sega Master System, proprio per la potenza dell’hardware tanto decantata. Inoltre in questo periodo, venne introdotto il marchio “Nintendo Seal Of Quality” sui giochi migliori per il NES, che stava ad indicare una qualità eccelsa, garantita direttamente da Nintendo. Il marchio poi venne esteso a quasi tutti i giochi usciti per la console, in modo da far credere al pubblico che tutti i prodotti erano di qualità. Il marchio è tutt’oggi in uso sui giochi Wii, Nintendo DS e 3DS.
La fine di un’era!
Il Nintendo Entertainment System, rimase in vetta alle classifiche di diffusione americane fino alla fine del 1991, quando la terza generazione di console volgeva al termine e si affacciavano sul mercato i sistemi a 16 bit. Il primo a superare le vendite del NES annuali, fu il Sega Mega Drive che già dalla fine del 1990, vendeva di più del NES, che però non mollava e fino alla fine del 1991, era ancora la console di riferimento per molte software house. Nintendo commercializzò tra il 1991 e il 1992 il successore del NES, il Super Nintendo Entertainment System. Ma ancora molte software house, non abbandonavano la praticità e il fascino degli 8 bit e fino al Natale 1992, il NES risultava ancora molto sfruttata e supportata da titoli come Mario & Yoshi e Kirby’s Adventure, che la tenevano in gioco nella nuova console war che si stava creando tra Super NES e Mega Drive. Però nel periodo natalizio la battaglia si fece più complicata e il NES cedette alla vecchiaia dei suoi circuiti, restando in disparte a vedere il futuro dei videogiochi che si stava creando in quegli anni. La console, cominciò ad essere commercializzata ad un costo inferiore e veniva venduta ai giovani, nuovi avventurieri nel mondo dei videogiochi.
La console però aveva ancora un grandissimo successo in Europa, dove era stata distribuita dalla Mattel a un prezzo esorbitante nei primi anni di vita, ma col tempo poi, chiaramente, cominciò ad avere un prezzo abbordabile per tutti. Nel vecchio continente, la console rimase il sistema più diffuso fino a fine 1993 e in questi anni, veniva venduta in diversi bundle, tra cui quello con Super Mario Bros. 3 (il bundle più famoso), quello con The Legend Of Zelda e con Punch-Out!!. Il Nintendo Entertainment System, morì ufficialmente nel 1995, quando Nintendo, annunciò ufficialmente la fine della produzione della console. Nonostante la produzione fosse finita, Nintendo non si fece parlare dietro riguardo all’assistenza e nonostante la mole di console vendute, continuò a ripararle fino a fine 2007, quando le scorte di magazzino finirono e il NES divenne un cimelio per tutti i fortunati possessori.
Sotto la scocca!
Ora che abbiamo parlato in dettaglio, delle avventure del NES nel suo lungo periodo di attività, durato ben 7 anni, andiamo a descrivere i circuiti che l’hanno resa grande, a cui va tutto il merito del successo, partendo dalla CPU, che era settata differentemente in base alla regione di appartenenza. Infatti, entrambi i microprocessori a 8 bit erano della Ricoh, ma prodotti in due differenti versioni. La prima, dedicata al mercato NTSC operava ad un clock di 1,77 MHz, mentre la versione dedicata alle console PAL, operava a 1,66 MHz. Inoltre, in entrambi i casi era presente un generatore sonoro. Per quanto riguarda la memoria, il NES era munita di 2 kB di RAM per la CPU e di altri 2 kB di VRAM per la memoria video, entrambe prodotte dalla Hyundai, che a quanto pare, prima di fare le automobili, produceva le schede di memoria del NES. Inltre il NES aveva altre due memorie separate alloggiate nella PPU (Picture Processig Unit, la scheda video della console, prodotta anch’essa da Ricoh) che erano, 256 byte dedicati interamente agli sprite, che per chi non fosse pratico di informatica, erano principalmente i personaggi dei giochi e più in generale, tutto ciò che si muoveva completamente indipendente dallo sfondo. Ciò permetteva al NES di gestire un massimo di 64 sprite su schermo, che ai tempi era un gran numero e di farli muovere di un pixel per volta in orizzontale e in verticale, su un solo piano. L’altra memoria di 28 byte, era invece dedicata alla gestione della tavolozza dei colori, che nel NES era di 52 in totale, ma ne venivano visualizzati soltanto 25 per volta, un limite che poteva essere superato con degli accorgimenti software, che permettevano di scurire o illuminare alcune sezioni, creando così nuove tonalità di colori oltre ai 52 base offerti dalla tavolozza. La PPU generava un segnale video composito e le immagini avevano la risoluzione massima di 256x240 pixel. I giochi erano scritti su cartucce ROM e avevano un massimo di 32 kB di dati al loro interno, che servivano al codice base e alla grafica e ciò, era dannoso per la qualità video dei primi giochi. Fortunatamente Nintendo trovò una scappatoia per evadere il limite dei 32 kB, con dei controller di memoria, istallati direttamente nelle cartucce, che venivano sfruttati a dovere grazie al bank switching, tecnica che permetteva l’uso di un maggior quantitativo di memoria, migliorando così la qualità video. Le cartucce del NES, anche dette Game Pak, erano decisamente enormi e venivano chiamate spesso brick (mattone, in inglese), date le dimensioni di molto superiori a quelle del FamiCom. Alte più di 13 cm, larghe 12 e spesse 2, erano dei veri e propri mattoni e a giustificare la dimensione, era la composizione interna differente da quella del FamiCom. Le cartucce del NES avevano 72 pin, contro i 60 del FamiCom e ciò richiedeva un connettore più grande. Anche se le cartucce avevano 2 pin in meno, dovute alla mancanza dei chip audio aggiuntivi del FamiCom, c’erano 4 piedini in più per il chip antipirateria 10NES e 10 per la compatibilità con la porta d’espansione. Inoltre alcune cartucce, avevano dei chip di espansione della memoria, in modo da poter gestire più di 32 kB e altre dei chip per i salvataggi, con la relativa batteria a tampone aggiuntiva per alimentarli. Per ovviare al problema di compatibilità, vennero creati diversi adattatori, che rendevano compatibili le cartucce giapponesi, anche nei sistemi del resto del mondo. La mancanze dei chip audio aggiuntivi, determinava un totale calo della qualità sonora rispetto ai giochi giapponesi del FamiCom, visto che ora l’audio passava soltanto dai 5 canali integrati del chip interno. Il colore dei mattoni delle meraviglie è familiare a tutti. Penso che qualsiasi videogiocatore ha presente quel grigio opaco, usato sulle cartucce dei giochi non sviluppati da Nintendo, mentre i marchi di fabbrica Nintendo, erano colorati in giallo. Nel FamiCom invece, la fantasia dei colori non mancava in quanto ogni cartuccia aveva un colore diverso, trasformando così la nostra libreria videoludica in un arcobaleno degno di un Katamari. Il controller del NES è uno dei simboli più diffusi del videogaming. Per chi non sapesse com’è fatto è composto da tre semplici sezioni. A sinistra abbiamo la prima croce direzionale della storia, al centro i tasti “select” e “start” e sulla destra i tasti A e B, da sempre marchi di fabbrica Nintendo.
Riflessioni personali
Uscendo dall’oggettività, voglio raccontarvi cos’è stato per me il NES. Anche se la mia giovinezza non mi ha permesso di vivere con lui, mio papà ne ha avuto la fortuna e per eredità, nel momento in cui mio padre ha posato il controller, l’ho preso io. Il NES è stata la mia prima console e le esperienze che ho avuto non si dimenticano facilmente. Un po’ come accade con il primo amore. Ebbene la macchina Nintendo è stata il mio primo amore videoludico che mi ha introdotto a questa passione e senza di lui, probabilmente voi non starete leggendo queste parole. Evidentemente ero troppo piccolo per ricordare le giornate che passavo sparando alle papere di Duck Hunt con la NES Zapper e ora che mi viene raccontato, mi viene quasi da piangere. Poi, andando avanti con l’età ho cominciato a sviluppare una maggiore intelligenza e ciò mi ha permesso di avventurarmi nella foresta di Hyrule insieme a Link, nel capolavoro The Legend Of Zelda. Ma la cosa più bella, e che certamente ricordo, è quando mi venne regalata la Playstation. quest'ultima mi appassionò molto, ma non mi fece innamorare neanche con i vari Rayman, Crash Bandicoot, Tombi e Metal Gear Solid e ciò mi riportava molto spesso a reinserire i mattoni nel NES e a ritrovare il divertimento. Lo stesso accadde con la Playstation 2, che nonostante abbia avuto al suo attivo prodotti di spessore, non riuscì a sostituire l'immortale console Nintendo. Ed ora, nell’era della Xbox 360 e della Playstation 3, dove 2 kB di RAM non riuscirebbero nemmeno a far partire la schermata iniziale, il NES rimane ancorato alla TV col sederone dietro, che nel tempo si è trasferita dal salotto, alla camera da letto. E anche oggi, tra giochi quali Call Of Duty, Halo, Gears Of War, Battlefield, Mass Effect e Assassin’s Creed, una partitina a Duck Hunt fa sempre piacere e il bello è scoprire che la tua Pistola Zapper vecchia di 27 anni, è più precisa di certe periferiche arancioni prodotte nel 2008. Però una nota dolente c’è. Purtroppo più passano le generazioni di console e più ci si rende conto di quanto erano belli gli anni ’80 e man mano, si perde la speranza di avere prodotti che possano soltanto scalfire la perfezione che c’era a quei tempi. Io parlo da lascito, da figlio di una persona che li ha vissuti e posso soltanto immaginare, come fossero meravigliosi i videogiochi a quel tempo. Grazie Nintendo!
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