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Speciale COMMODORE

del 06/12/2009

Inizi , vita, declino e rinascita di un'azienda storica   


Gli inizi

La società conosciuta come Commodore fu fondata nel 1962 da un certo Jack Tramiel, un polacco sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz ed emigrato in giovane età negli Stati Uniti. Inizialmente il volenteroso Tramiel aprì un piccolo negozio di riparazione per macchine da scrivere nella città di New York. Era all’incirca la fine degli anni 50. L’attività andò bene per diversi anni e subì una svolta quando Tramiel firmò un contratto estero per costruire macchine da scrivere in Canada. Trasferitosi nello stato americano, Tramiel avviò la sua nuova attività a Toronto, costruendo e vendendo macchine da scrivere. Era nata la Commodore Business Machine(CBM). Subito dopo l’avvio della nuova attività, lo spirito di iniziativa e la vena quasi pionieristica che lo contraddistinguevano, spinsero Tramiel a cimentarsi in uno dei progetti più audaci ed ambiziosi del tempo: la realizzazione della macchina calcolatrice da tavolo. La società riscontrò un moderato successo e gli affari subirono una nuova impennata, finché le cose non vennero affossate dal socio di Tramiel, coinvolto in pratiche ai limiti della legge. La CBM si trovò quindi in crisi ed andò in rosso, rischiando il fallimento. Venne tratta in salvo dai capitali di un certo Irvin Gould, che in cambio volle essere nominato presidente della società. Tramiel accettò e la CBM si salvò dalla bancarotta. Gli affari però iniziarono ad andare di male in peggio a causa del crollo della domanda di calcolatrici da tavolo. Per tentare di correre ai ripari, l’intraprendente Tramiel decise di compiere un viaggio in Giappone per sondare il mercato e raccogliere quante più informazioni possibili su quanto stesse facendo la concorrenza. Scoprì quindi che ciò che il mercato chiedeva erano le calcolatrici elettroniche. Tornato a casa, non perse tempo a riconvertire l’azienda per la produzione di tali dispositivi. La CBM di Tramiel e Gould produsse la prima calcolatrice elettronica americana, entrando così in aperta competizione con le società giapponesi per la progettazione e la realizzazione di dispositivi sempre più all’avanguardia e allo stesso tempo economici. Il successo e gli introiti garantiti dal mercato delle calcolatrici elettroniche permisero alla CBM di espandersi attraverso l’acquisizione di piccole aziende di elettronica e l’assunzione di nuovo personale, tra i quali particolare menzione merita un certo Chuck Peddle. Peddle convinse infatti Tramiel a lasciar perdere il mercato delle calcolatrici, conteso ormai non solo dalle storiche case giapponesi, ma anche da altre aziende americane come la Sinclair e la Texas Instruments, e di buttarsi invece nel settore degli home computer. Nel 1977 venne quindi messo in commercio il Commodore PET (Personal Electronic Transactor), un sistema stand-alone completo di case, tastiera, monitor e lettore di cassette a nastro. Progettato da Peddle, il PET non ebbe purtroppo molta fortuna e non riscosse molto successo anche perché oscurato dal Tandy TRS-80 e soprattutto dall’Apple II. A questo si aggiunsero le dimissioni di Peddle che lasciò la società nel 1979 a causa di diverse incomprensioni con Tramiel. Ancora una volta la Commodore sembrò crollare, ed ancora una volta trovò la soluzione per uscire da quella empasse. Quella soluzione si chiamava VIC20!

VIC 20 – Il primo home computer per tutti

Messo in commercio nel 1981, il VIC20 fu un vero successo e rappresentò un deciso cambio di rotta rispetto al precedente, e per certi versi fallimentare, PET. Non si presentava più infatti come un sistema completo di tutto, dal monitor al registratore. Il VIC20 era costituito più semplicemente da una tastiera e da una motherboard collegabile ad un qualsiasi televisore, al pari delle odierne console. Cosa più importante, la nuova macchina si rivelò decisamente più economica e conveniente del PET, essendo venduta ad un prezzo consigliato di soli 300 dollari, contro i quasi 1500 del predecessore. Ciò rese il VIC-20 un computer di massa, il primo home computer per antonomasia, che fece dimenticare presto gli scarsi volumi di vendita del PET. L’hardware era basato sul processore MOS 6502, montava una memoria ROM da 20 KB dove trovava posto il sistema operativo e il Basic 2.0 e una memoria RAM di 5 KB. Il termine VIC è un acronimo che sta per Video Interface Chip, mentre 20 approssima la quantità massima di memoria disponibile attraverso opportune espansioni. Per quanto riguarda il comparto grafico, la risoluzione massima era di 176x184 pixel con una palette che poteva andare da otto a sedici colori, mentre per quello sonoro si poteva disporre in tutto di quattro canali. Il VIC-20 vendette oltre le più rosee aspettative di Tramiel e soci, ma il mercato cominciò a chiedere si più, soprattutto in termini di potenza. Era giunto il momento del Commodore 64!

C64 – Un successo memorabile

A solo un anno di distanza dal lancio del VIC-20, la Commodore mise sul mercato il C-64 (denominato in fase di progetto VIC-30) che in appena due anni infranse qualsiasi record di vendita, bissando e surclassando il successo del predecessore. Con più di venti milioni di pezzi venduti , a tutt'oggi il Commodore 64 è uno dei personal computer più venduti della storia, forse il più venduto in assoluto. Il nuovo gioiello della CBM somigliava molto al VIC-20 dal punto di vista estetico presentando perfino lo stesso case, sebbene di colore diverso (crema invece di bianco), ma come spesso capita non è l’abito a fare il monaco. Le differenze tra le due macchine erano decisamente più sostanziali e tutte ben nascoste all’interno di quel case dal sapore “riciclato”. Rispetto ai 5KB del VIC-20, il C-64 disponeva, come dice il nome stesso, di ben 64KB di RAM (un’enormità per i tempi), poteva vantare una risoluzione grafica significativamente più alta e a 16 colori (caratteristica anche questa notevole per i tempi) e montava il SID 6881, il primo chip sintetizzatore audio mai usato in un personal computer. Il “cuore pulsante” del sistema era rappresentato dal processore 6510 ad 1MHz, non particolarmente veloce, ma comunque di discrete prestazioni. Il sistema operativo era suddiviso su tre ROM distinte: la 901225 per il generatore di caratteri, la 901227 per il kernel e la 901226 per il Basic. Nell’ottica di ridurre al minimo i costi di produzione, il C-64 non venne dotato del Basic 4.0 allora disponibile, ma del più datato Basic V2. L’impiego del 4.0 avrebbe infatti richiesto l’adozione di un’ulteriore ROM aggiuntiva e un conseguente aumento dei costi di produzione e di vendita. Come nel caso del VIC-20, invece, il C-64 era stato messo in vendita ad un prezzo senza dubbio competitivo per i tempi, meno di 600 dollari. In merito a questo, secondo quanto raccontato da uno degli uomini della Commodore, al momento del debutto al Consumer Electronics Show il C-64 destò subito scalpore e stupore negli spettatori, perfino negli uomini di ATARI che non poterono fare a meno di chiedere come si potesse fare una cosa del genere per soli 595 dollari. Il C-64 dovette misurarsi con diverse macchine, ma grazie all’eccezionale prezzo di listino e al suo hardware certamente di ottimo livello, superò senza troppe difficoltà molti dei suoi diretti concorrenti. Negli Stati Uniti dovette competere anzitutto con l’ATARI 800 e l’Apple 2. Il primo non differiva poi molto dal C-64, ma costava decisamente di più, mentre il secondo non si dimostrò proprio in grado di competere con le caratteristiche hardware del nuovo prodotto della CBM. Nel Regno Unito, invece, il C-64 dovette vedersela essenzialmente con l’Amstrad CPC e soprattutto con il Sinclair Zx Spectrum. Proprio il Sinclair, arrivato sul mercato qualche mese prima del C-64 e venduto a quasi metà del suo prezzo, divenne rapidamente leader del mercato. Per tutta la seconda metà degli anni 80 , C-64 e Spectrum si contesero quindi i favori del pubblico, ma mentre la produzione di Spectrum venne definitivamente interrotta nel ’92, il C-64 resistette ancora per più di un anno prima di andare definitivamente in pensione. Pur di piazzare e diffondere il proprio prodotto, la Commodore adottò politiche di marketing atte ad “aggredire” il mercato, vendendo così il suo C-64 non solo nei negozi specializzati, ma anche nei grandi magazzini, nei negozi di giocattoli e perfino nei discount. La copertura del territorio fu capillare. Nel 1983 arrivò addirittura ad offrire un incentivo alla rottamazione di ben 100 dollari a chiunque avesse comprato un C-64, restituendo un qualsiasi altro computer o console di gioco. Con il passare degli anni l’interesse degli appassionati non si spense e anzi venne “solleticato” dalla realizzazione di diverse periferiche quali joystick di vario tipo, registratori, stampanti, penne ottiche, lettori di floppy disk e perfino tastiere musicali e chitarre elettriche (Guitar Hero non ha proprio insegnato niente a nessuno!). Per di più, il gioiello di casa Commodore poteva contare su un catalogo di oltre diecimila programmi, tra cui i primi fogli di scrittura e di calcolo, e soprattutto giochi famosi ancora oggi per la loro originalità ed elevata fattura : urrican, Last Ninja, Myth, Impossible Mission, Stunt Car Racer, sono solo alcuni esempi. Andato definitivamente fuori produzione nel 1993, il C-64 rimane tuttora una pietra miliare nella storia degli home computer e dei videogiochi casalinghi. La passione per questa macchina non sembra essersi mai definitivamente spenta come dimostra la gran quantità di fan e di siti ad essa dedicati, siti nei quali è possibile reperire praticamente quasi tutti i giochi usciti e che è possibile far girare sulle macchine odierne grazie ad emulatori appositamente creati.

C-16 e C-128 – Cronaca di un flop (quasi) annunciato

Agli inizi degli anni ottanta, la Commodore poteva contare sull’economico VIC-20 e sul più costoso e prestazionale C-64, ma Tramiel pensò fosse il caso di ampliare l’offerta al pubblico con l’introduzione di una nuova macchina da collocare in mezzo alle due fasce di prezzo già coperte. La CBM progettò allora la nuova piattaforma 264, che comprendeva tra gli altri il Commodore 16. Il C-16 riprendeva le forme dei precedenti VIC-20 e C-64, presentando un case simile con spigoli arrotondati e di colore nero con sessantasei tasti grigio chiaro ed equipaggiava un sistema operativo costituito da tre parti distinte ed integrate : il KERNAL, l’editor di schermo e l’interprete BASIC. Il C-16 presentava alcuni aspetti piuttosto interessanti come un processore più evoluto e la gestione dinamica della memoria(16 KB di RAM e 32 KB di ROM). In questo modo era possibile utilizzare 12 KB dei 16KB, relativamente meglio del C-64 che invece poteva utilizzarne 38 dei 64 in dotazione. Inoltre erano disponibili ben 121 colori contro i 16 del C-64 in quanto il TED(Text Aditing Video) con cui era equipaggiato permetteva di gestire e regolare la luminanza del colore ottenendo in questo modo otto tonalità per ognuno dei 15 colori di base più il nero. Sfortunatamente il TED integrava anche l’unità audio e quindi il C-16 non fu equipaggiato con il performante SID, pregiudicando in tal modo la qualità del comparto sonoro del sistema. Altra grave pecca del TED fu la mancanza della gestione degli sprites che tanto invece aveva caratterizzato e contraddistinto il C-64. Sfortunatamente la Commodore ebbe anche l’idea di dotare la nuova macchina di connettori specifici con il risultato che nessuna delle periferiche già presenti sul mercato, e disponibili per il C-64 e il VIC-20, potevano essere utilizzate con il C-16. La modesta dotazione di memoria, assieme all’assenza degli sprites ed ad un audio di basso livello resero difficoltoso lo sviluppo di software a tal punto che i titoli di una certa qualità furono davvero pochi, mentre la gran quantità si attestava a livelli inferiori a quelli del C-64. A causa di questi problemi la nuova macchina ebbe vita breve e venne ritirato dal mercato USA quasi subito, mentre resistette un po’ di più in Europa. Il lancio del C-16 si rivelò decisamente un passo falso e rappresento un vero e proprio errore di strategia commerciale da parte della CBM, e purtroppo non fu l’unico di quel periodo. Infatti quando ancora il C-64 era all’apice del suo successo, nel 1985 la CBM decise di mettere sul mercato un nuovo prodotto ad 8-bit, il C-128. Il fratello maggiore del C-64 si presentava con un case dal design nuovo e di colore bianco, era equipaggiato con tre microprocessori ed incorporava nientemeno che 128 KB di memoria. Sfortunatamente le grosse potenzialità della macchina erano sfruttabili esclusivamente con software progettati appositamente e non con il software realizzato per il C-64. Era comunque incorporata una modalità per il C-64 al fine di garantire la retro-compatibilità con il software del fratello minore. Questa si rivelò un’arma a doppio taglio ed in definitiva fu uno dei motivi che resero il C-128 una macchina destinata all’oblio. Se infatti inizialmente la modalità 64 contribuì ad una discreta diffusione dell’8-bit Commodore, successivamente scoraggiò e demotivò gli sviluppatori a realizzare due versioni dei loro programmi per sfruttare le potenzialità del C-128 quando in definitiva chiunque possedesse questa macchina disponeva in tutto e per tutto di un C-64. Realizzare software per due piattaforme diverse comportavano dei costi che solo pochi sviluppatori decisero di sostenere. Il risultato fu la scarsa disponibilità di software “nativo” per il C-128. A quel punto il dado era tratto: che senso avrebbe mai avuto acquistare un C-128 per usarlo come un C-64? Praticamente nessuno! Il lancio del C-128 si rivelò quindi davvero un passo falso da parte della Commodore, un errore commerciale non di poco conto, soprattutto se considerato il fatto che il C-64 era ancora in pieno auge e che da lì a poco sarebbero stati rilasciati i primi sistemi a 16 bit come il Machintosh, l’ATARI St, i PC propriamente detti e soprattutto il Commodore AMIGA.

AMIGA – la macchina delle meraviglie

Nel 1984 il fondatore della CBM, Tramiel , abbandonò improvvisamente la propria azienda per andare a lavorare all’ATARI di Bushnell (incredibile!). La piena gestione e la proprietà della Commodore rimasero quindi nelle mani di Gould che decise di concentrare maggiormente gli sforzi dell’azienda nella progettazione e realizzazione di sistemi a 16 bit. Con un’abile mossa economica ai danni di ATARI, la Commodore riuscì ad acquisire una piccola, ma molto promettente azienda fondata da un certo Jay Miner. L’azienda in questione si chiamava Amiga Inc. L’azienda di Miner si stava ormai da tempo occupando di un progetto molto ambizioso denominato Lorraine che dopo l’acquisizione da parte di Commodore cambiò nome diventando più semplicemente Commodore-Amiga. Dopo un’attenta revisione del sistema operativo dell’originario Lorraine, nel 1985 venne introdotta l’AMIGA 1000, basato su processore Motorola serie 680xx (lo stesso impiegato dall’ATARI St e dal Macintosh) , che segnò l’entrata della CBM nel nuovo segmento dei 16 bit. La nuova macchina Commodore era stata pensata per portare a livelli di eccellenza sia il comparto grafico, disponendo tra le altre cose di una palette a 4096 colori, che quello sonoro grazie anche ad un sintetizzatore vocale incorporato. Era inoltre equipaggiata con un sistema operativo pienamente multitasking, in grado di gestire ed eseguire più programmi contemporaneamente, dal nome inequivocabile e distintivo: AmigaOS. Come a voler dimostrare di aver imparato la lezione, la nuova piattaforma Amiga non era quindi più compatibile con le precedenti piattaforme CBM. La nuova macchina inizialmente ebbe un grande successo, ma col passare del tempo risultò un po’ troppo costosa per il mercato che quindi le preferì l’Atari ST, inferiore a livello di prestazioni, ma meno cara. Nel 1986 due differenti team si occuparono di sviluppare due nuove macchine basate sull’architettura dell’AMIGA1000. Vennero così immesse sul mercato l’AMIGA 2000 e l’AMIGA 500. La A2000 era corredata di diversi slot che garantivano una espandibilità davvero di tutto rispetto(era dotata di cinque slot di tipo ZorroII e di due di tipo ISA). Equipaggiava inoltre più memoria, da 1 a 2 MB. L’A500 non era altro che una versione più compatta “a tastiera” (come nel caso del VIC-20 e C-64) della 2000, ma mentre quest’ultima venne presentata dalla Commodore come una macchina a carattere professionale, l’A500 venne invece commercializzata come macchina da gioco. In tale contesto, il suo più diretto concorrente fu l’ATARI ST dal quale inizialmente veniva effettuato il porting verso l’AMIGA. Essendo il processore dell’ATARI un po’ più veloce, le conversioni verso la macchina Commodore perdevano in termini di prestazioni. Tuttavia, le grosse potenzialità della nuova piattaforma (soprattutto a livello grafico e sonoro) portarono molti sviluppatori a realizzare giochi direttamente su AMIGA e a convertirli successivamente per l’ATARI ST. La compatta macchina Commodore si affermò come migliore macchina da gioco rispetto agli altri concorrenti, primato che mantenne per diversi anni. Nel 1987 venne addirittura definita come il miglior prodotto dell’elettronica di consumo dell’anno, essendo quanto di più tecnologicamente avanzato fosse disponibile sul mercato ad un prezzo comunque ragionevole.
Agli inizi degli anni ’90 il brand AMIGA, forte del successo della A500 in campo videoludico e della 2000 in campo professionale(soprattutto nell’industria dell’intrattenimento), era sostenuto e mantenuto in vetta da una folta schiera di utenti “devotamente” appassionati. Nel 1991 venne realizzata e immessa sul mercato la A3000, equipaggiata con il processore 68030 a 16 o 25 MHz. Con questa nuova macchina, la Commodore introdusse anche l’ECS(Enhanced Chip Set), una versione migliorata del precedente chip grafico, e il nuovo sistema operativo AmigaOS2. Fu la prima piattaforma a 32bit esistente e avrebbe dovuto rappresentare un deciso passo in avanti del brand verso il mercato professionale, grazie anche ad un sistema operativo più ragionato ed orientato alla maggiore produttività. Purtroppo la Commodore ebbe diversi problemi a far accettare in tal senso il nuovo prodotto: dopo la svolta prettamente videoludica della A500, l’AMIGA cominciò inesorabilmente ad essere vista solamente come una macchina da gioco e niente di più . L’A500 venne in seguito sostituita dalla A500plus, semplicemente una A500 con chipset ECS e corredata di AmigaOS2.04. Proprio il sistema operativo ne pregiudicò la fama e il favore verso gli utenti a causa di problemi di incompatibilità con il parco software sviluppato su base OS1. Nel Marzo del 1992, dopo soli sei mesi dal suo lancio, Commodore interruppe la produzione di AMIGA 500Plus e prese a commercializzare un nuovo modello: l’A600. Dotata di una tastiera priva del tastierino numerico, la nuova macchina presentava un aspetto ancora più compatto delle versioni precedenti ed era equipaggiata con un controller IDE interno e soprattutto della inedita porta PCMCIA, della quale sono stati in seguito dotati quasi tutti i notebook. Anche in questo caso la “diceria” secondo la quale l’AMIGA fosse principalmente una macchina per giocare colpì ancora e l’A600, complice anche l’aspetto così compatto, fu spacciata e considerata come una “console dotata di tastiera” e si trovò quindi a competere con Nintendo e Sega (quelle si, davvero delle macchine da solo gioco). Tutto questo non fece altro che allontanare e danneggiare ulteriormente l’immagine del sistema AMIGA come piattaforma professionale. Nonostante le indubbie qualità, la piattaforma AMIGA necessitava sempre di più aggiornamenti sia di tipo hardware che software per competere con i PC e i Macintosh dell’epoca. L’ECS non era più sufficiente a garantire un primato nel settore e, anzi, il gap di AMIGA verso i concorrenti cominciava ad allargarsi in maniera allarmante. Già nel 1992, a pochi mesi dal lancio di A600, la Commodore annunciò la produzione dell’A4000, che venne poi messa sul mercato nel 1993. Probabilmente il modello più avanzato e potente della famiglia, A4000 era dotata di un chipset grafico a 32bit, l’AGA (Advanced Graphics Architecture), che permetteva risoluzioni grafiche più alte e maggiore profondità di colore grazie alla modalità HAM8 in grado di visualizzare fino a 256000 colori. Era equipaggiata con l’ultima versione del sistema operativo proprietario, l’AmigaOS 3.0. Era molto espandibile e consentiva anche l’utilizzo degli hard disk ad interfaccia IDE (quelli dei primi PC ,per intenderci). Come già avvenuto nel caso di A2000 e A500, la CBM decise di commercializzare la A4000 come macchina professionale ad alte prestazioni e di affiancarle una versione di fascia bassa, basata sempre sull’AGA e corredata dell’ AmigaOS 3.0, ma più spiccatamente rivolta al campo videoludico: l’AMIGA 1200. AMIGA1200 riscosse un buon successo, ma non fu in grado di bissare il successo della precedente A500, almeno in termini di diffusione e di quota di mercato. Di conseguenza non bastò a risollevare le sorti della Commodore che, dopo una serie di mosse sbagliate(di cui si parlerà subito più avanti), si trovava davvero in cattive acque.


Declino e chiusura

L’AMIGA è stata senza dubbio una macchina tecnologicamente molto avanti per la sua epoca, avveniristica per certi versi e in grado di precorrere i tempi. Senza ombra di discussione, fu la prima macchina multimediale e multi-tasking mai realizzata fino ad allora, quando forse il termine ”multimediale” non esisteva ancora. Quando ancora gli utenti PC dovevano accontentarsi di una modalità video EGA a 16 colori, i fortunati “Amighisti” potevano deliziarsi le pupille con 4096 colori grazie a chipset grafici proprietari. Alcune versioni dell’AMIGA disponevano anche di un’uscita video per TV e videoregistratori. Fu il primo computer con sintesi vocale ed il solo in grado di gestire schermi multipli a diverse risoluzioni su un singolo monitor. Purtroppo le potenzialità del brand AMIGA non furono capite appieno, in primis dalla Commodore stessa, che assieme ad altri ritennero la macchina un mero strumento di gioco, non capendo invece quanto sarebbe diventato importante negli anni a venire proprio l’aspetto multimediale .
Questa miopia fu alla base(assieme ad altri elementi, certo) del declino della Commodore e in definitiva anche del suo fallimento.
Nonostante infatti l’AMIGA fosse di gran lunga la migliore macchina multimediale allora presente sul mercato, il marketing della casa di Toronto mostrò il fianco e non seppe sfruttare la cosa per risolvere i propri problemi e dare nuovo slancio all’azienda. Da quando nel 1984 Tramiel aveva lasciato l’azienda, la Commodore non sembrò più in grado di promuovere incisivamente i propri prodotti, nonostante una macchina come l’AMIGA si promuovesse praticamente da sola! Come risultato il gioiello di famiglia venne relegato ad una nicchia(comunque ampia a dire la verità) di mercato costituita in parte da utenti devoti alla casa di Toronto e in parte da esponenti dell’industria dell’intrattenimento (grazie alle sue capacità grafiche e di editino video). Invece di puntare tutte le risorse disponibili sull’AMIGA, una Commodore in stato quasi confusionale compì diversi salti nel buio con il rilascio ad esempio di due consolle domestiche, il CDTV e il CD32 (per tentare di competere con il Sega CD e il 3DO). La prima era stata lanciata ai tempi dell’A500 per tentare di promuovere un nuovo concetto di gioco, un sistema da salotto interattivo. Di fatti non era altro che una A500 dotata un lettore CD-ROM, di mouse, joystick ad infrarossi. L’ambiguità su cosa fosse esattamente il CDTV (era più un computer o più una consolle?) ne limitò fortemente il successo e causò ingenti perdite economiche alla Commodore. Anni dopo, ai tempi della A1200, in maniera analoga venne lanciato il CD32 per tentare di affrontare la crisi in cui si era venuta a trovare l’azienda. Basata sull’architettura della A1200, il CD32 fu la prima console a 32bit ad essere prodotta, anticipando quella che sarebbe stata più tardi la prima PlayStation. Utilizzava infatti un lettore CD e poteva visualizzare filmati in formato MPEG e VideoCD. Nonostante ciò, il parco software disponibile non mostrava particolari features e migliorie rispetto alle versioni sviluppate per la A1200 tali da giustificarne l’acquisto(considerando anche il costo non proprio irrilevante). Come ciliegina sulla torta, il governo americano impose una tassa alla Commodore per poter commercializzare il loro nuovo prodotto sul suolo statunitense(pare a causa di alcune infrazioni delle leggi americane da parte dell’azienda). Tutti questi fattori frenarono la diffusione del CD32 che analogamente al precedente CDTV svuotò le casse già poco piene dell’azienda. Il cattivo marketing della Commodore in tutti e due i casi citati provocò quindi danni non di poco conto ed infatti solo pochi ben informati seppero dell’esistenza e della validità di queste due macchine e decisero di acquistarle. Anche per questo oggi è davvero difficile trovare qualcuno a cui il nome CDTV o CD32 ricordi o dica qualcosa! Marketing lacunoso e scelte strategiche poco accorte minarono e pregiudicarono il futuro della Commodore che smise di produrre macchine nel 1993. Solo un anno più tardi, allorché molte succursali dovettero chiudere perché schiacciate dai debiti, l’azienda andò in liquidazione e chiuse definitivamente.


Un destino turbolento e qualche timido segnale di rinascita

La Commodore venne acquistata un anno dopo il fallimento(un anno caratterizzato dall’incertezza e dalla confusione) da una compagnia tedesca, la Escom AG. Inizialmente la società tedesca sembrò interessata prevalentemente al marchio e al logo che utilizzò per commercializzare diversi PC compatibili. In seguito, per quanto riguarda AMIGA, venne creata una divisione ad hoc, l’Amiga Technologies, che riportò sul mercato una nuova A1200 e una A4000 Tower. Timidamente e senza troppe risorse a disposizione, la neonata società prese anche a progettare nuovi sistemi AMIGA. Purtroppo, nemmeno due anni dopo il crollo della Commodore, anche Escom mostra i primi segni di cedimento a causa delle scarse vendite di PC. Nel luglio del 1996 Escom segna definitivamente il passo e dichiara bancarotta. Il marchio fu quindi acquistato dall’olandese Tulip Computers, dopo essere passata dalle mani di una non ben conosciuta azienda asiatica, anch’essa poi fallita nel 1998. Agli inizi del 2005 la Tulip cede ogni diritto sul brand Commodore(compreso il famoso logo C=) ad una sua connazionale, la Yeahronimo Media Ventures. Ultimata l’acquisizione, la Yeahronimo cambia il proprio nome in Commodore International Corporation ed immette sul mercato diversi gadget dai nomi simili alle vecchie glorie del passato Commodore (PET,VIC-20,C64). Nel 2008, durante il salone d’esposizione tecnologica di Berlino, la nuova Commodore ha annunciato il lancio sul mercato del laptop UMMD 8010/F, equipaggiato con processore VIA, 1GB di RAM, 80 GB di hard disk, webcam 1.3 Mpx, WI-FI e Bluetooth (opzionale) al prezzo di 325 sterline, forse un po’ troppo considerato il fatto che il nuovo prodotto non è classificabile come notebook (data la pochezza delle caratteristiche tecniche) e allo stesso tempo rischia di essere non concorrenziale sul mercato dei netbook che in media presentano prezzi decisamente più bassi. Per quanto riguarda la piattaforma AMIGA, sin dal fallimento della Escom, la divisione Amiga Technologies passò per le mani di diverse aziende, ognuna delle quali tentò a suo modo di ricreare il passato successo attraverso un’opera di innovazione dell’architettura hardware e del sistema operativo. Nel 1997, la divisione Amiga Technologies fu ceduta dalla morente Escom alla Gateway e fu rinominata in Amiga International. Il primo passo del nuovo proprietario fu quello di dare licenza a diverse case produttrici di realizzare macchine con la tecnologia AMIGA.
Parallelamente, Gateway diede vita ad una nuova divisione, l’Amiga Incorporated, per lo sviluppo e l’innovazione della piattaforma che dai tempi del fallimento di Commodore non aveva compiuto particolari e rilevanti passi in avanti. Purtroppo le cose non andarono come previsto. Amiga International (e Amiga Incorporated) in definitiva non portò alcuno sviluppo della ormai datata piattaforma che continuava rovinosamente a rimanere la stessa ormai da anni, mentre i prodotti dei concorrenti continuavano ad evolversi e velocemente. Come conseguenza molte riviste dedicate al mondo degli amighisti chiusero i battenti e parecchie software house decisero di non sviluppare più prodotti per l’AMIGA, che sembrò avviarsi sempre di più verso l’oblio.
Data la indisponibilità di vere e proprie macchine e piattaforme, alcune produttori di hardware realizzarono e misero in commercio tutta una serie di espansioni per consentire “de facto “ l’aggiornamento hardware dell’AMIGA. Vennero quindi commercializzate, ad esempio, le prime schede grafiche per migliorare le capacità grafiche del sistema, al pari degli odierni PC. Tra questi produttori menzione particolare merita la Phase5 che si prodigò nella produzione e vendita di molte schede di espansione, tra le quali quelle a doppio processore CyberStormPPC(autunno 1997) e BlizzardPPC(primavera 1998) per A4000 e A1200 che diedero nuova linfa vitale al sistema.
Senza entrare ulteriormente nei dettagli di quanto accaduto fino ad oggi all’AMIGA, una lunghissima sequela di fatti ed avvenimenti includenti diversi passaggi di mano, svariati progetti mai realizzati, lo sviluppo di nuove versioni di AmigaOS, la diffusione dell’emulazione su PC e la nascita di una foltissima comunità online ([[Aminet]), possiamo concludere dicendo che dopo un successo clamoroso ed un turbolento declino, il sistema AMIGA non è mai stato messo definitivamente da parte e che sta attraversando negli ultimi anni un periodo di evoluzione che possa riaffermarlo presto o tardi come un sistema alternativo a quanto oggi disponibile sul mercato.

Per concludere...

“Ho fatto un computer per le masse e non per classi (Computer for the masses, not the classes)” Con queste parole Jack Tramiel presentò il C64 nel 1982 all’Electronic Show ,e senza dubbio non furono parole dette a caso o tanto per dire qualcosa. La storia della Commodore dimostra come l’azienda di Tramiel e di Gould non si sia mai esclusivamente rivolta ad una elite di persone più o meno facoltose. A partire dall’entry level VIC-20, passando per l’innovativo C-64, fino ad arrivare alla strepitosa AMIGA (in particolare A500, A600, A1200), la casa di Toronto ha sempre mostrato un occhio di riguardo verso i ceti per così dire “più popolari”, dimostrando di avere a cuore che l’utilizzo del computer non fosse un affare di pochi, bensì di una platea la più ampia possibile. Per molti il VIC-20 o il C64 fu il loro primo personal computer, l’unico che forse potevano permettersi. La grandezza della Commodore fu quella di non confezionare però prodotti scadenti perché economici. Il VIC-20 prima, il C64 e l’AMIGA dopo furono dei veri e propri gioielli informatici, innovativi e sempre un passo avanti agli altri competitori. Molte furono le innovazioni tecnologiche introdotte dalla CBM che spessissimo presentò soluzioni ed idee forse anche troppo avanti per tempi ancora non troppo maturi per metabolizzarle e valorizzarle come meritavano(CDTV e CD32 docet!). Purtroppo l’azienda non ha potuto contare su un reparto marketing accorto e ben indirizzato nella direzione giusta o comunque più opportuna per far fronte a problemi di questo tipo e ai diversi attacchi da parte della concorrenza. L’abbandono di Tramiel ha come messo una ipoteca sulle capacità amministrative e commerciali dell’azienda che, a fronte di risultati tecnici sempre di primo ordine, ha commesso una serie di errori che alla fine l’hanno costretta a ritirarsi oramai incapace di stare sul mercato. È con una certa amarezza che si deve constatare come in definitiva più che i concorrenti sia stata la Commodore stessa a togliersi la terra da sotto i piedi! Tuttavia la CBM rimane un’azienda storica che con le sue innovazioni tecnologiche ha contribuito in maniera fondamentale e decisiva allo sviluppo e all’espansione dell’industria informatica e dell’intrattenimento videoludico.

A cura di : Federico "pinkdire" Selmi

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