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Speciale Far West

Il West come non si è mai visto

By Alessandro De Simone, 14/10/2010

Spaghetti western 1880, vi ricorda qualcosa? L'era dei cowboy, degli sceriffi, dei pistoleri e dei banditi. Il tempo del poker, delle bevute e delle risse nei saloon. L'era dei ricercati, dei cacciatori di taglie, dei duelli, delle rapine e dell'oro. L'era del Far West! Chi non ha mai sognato almeno una volta di essere il pistolero più veloce del West, magari dopo aver visto uno dei tanti film girati? Per prima cosa, un po' di infarinatura storica per capire di cosa stiamo parlando. Per West si intende il territorio oltre il Mississippi negli USA, il suo periodo di “splendore”, se così si può dire, risale verso il 1800, età dove gli europei stavano colonizzando parte dell'America. Inutile dire che ci furono molte guerre tra coloni e nativi, tante devastanti per entrambe le fazioni, ma è da qui che il Selvaggio West diverrà territorio di fuorilegge, mercenari e pistoleri. Da allora film come il buono, il brutto, il cattivo o C'era una volta il West hanno fatto la storia del cinema western. Naturalmente sono stati pubblicati molti libri e fumetti riguardante l'argomento, chi non conosce Tex? E dopo fumetti, libri, film e simili di certo non potevano mancare i videogiochi ambientati in una delle terre più spietate del tempo. Anche se è impossibile descriverli tutti, eccone alcuni. C'era una volta... l'arcade Era il lontano 1984 quando uscì Bank Panic, uno dei primi giochi western arcade sviluppato da Sega. Successivamente sono arrivate altre versioni per il Sega Game 1000 nel 1985, per l'MSX, l'Amstrad CPC e il Commodore nel 1986 e infine per il Sega Master System nel 1987. Il gioco consiste nell'uccidere i banditi che tentano di rubare l'oro di una banca. Il giocatore è uno sceriffo e deve tenere sotto controllo le varie entrate dell'edificio e far fuoco una volta che il ladro apre una porta, evitando però di colpire i civili. La banca in tutto ha 12 entrate ed è possibile controllarne contemporaneamente solo 3. Dietro la porta può esserci: Un bandito: deve essere ucciso prima che spari al giocatore Un civile: fa dei versamenti alla banca e non deve essere ucciso Un ragazzo con dei cappelli: sparando a tutti i cappelli si riceverà un bonus. Nei livelli più avanzati ci sono banditi che devono essere colpiti due volte per essere uccisi, oppure banditi che usano civili come copertura, inoltre capita che venga messa una bomba su una porta, se non viene disinnescata in tempo la partita si conclude. Nella schermata è possibile controllare l'arrivo delle persone e il tempo rimasto. La partita finisce quando lo sceriffo viene colpito da un bandito, quando si spara a un civile, quando la bomba non viene disinnescata o quando scade il tempo. La musica di sottofondo è una continua ripetizione di I Wish I Was in Dixie, meglio conosciuta come Dixie. Lo stesso anno(1984) fu pubblicato anche Cheyenne, sparatutto arcade da usare esclusivamente con una light gun collegata alla macchina, forse uno dei primi giochi western ad usare questo metodo. A differenza di Bank Panic, Cheyenne usa un sistema di mira libero, cioè è possibile spostare il mirino ovunque nello scenario, mentre Bank Panic permetteva solo di sparare a 3 porte usando 3 tasti differenti. Lo scopo del gioco è quello di proteggere lo sceriffo sparando agli Apache, ai pistoleri e a tutti i criminali che tentano di eliminarlo. Una volta iniziata la partita è possibile scegliere il livello da fare, ovvero lo scenario da utilizzare. Scelto lo stage lo sceriffo inizia a camminare e il giocatore deve uccidere i nemici prima che loro uccidano lui. Oltre alle persone è possibile incontrare coyote, pipistrelli, bufali, lupi, orsi, ratti e altri animali del genere. Ogni livello ha dei ricercati che, se presi, fanno guadagnare punti, inoltre se si finiscono tutti gli scenari entra in gioco un livello bonus che, se finito completamente, porta ulteriori punti aggiuntivi. In tutto gli scenari sono 7: Saloon, Canyon, Cimitero, Città fantasma, Deserto, Miniera e il livello bonus. Dopo questi inizi sono stati sviluppati molti altri giochi arcade non solo sparatutto, un esempio è Express Raider, uscito nel 1985 e prodotto dalla Data East, successivamente uscito per Commodore 64 e Amstrad CPC due anni dopo. È possibile anche giocare in due giocatori a turno, quando uno dei due perde tocca all'altro. Il giocatore non interpreta più uno sceriffo, bensì un bandito che, come dice il nome stesso, assalta i treni per rubarne i tesori. Principalmente il gioco si divide in due parti, la prima è un picchiaduro a scorrimento sopra un treno in corsa, mentre la seconda è uno sparatutto a scorrimento laterale. Quando c'è la parte del picchiaduro l'obiettivo del giocatore è quello di arrivare all'inizio del treno, eliminando tutti i nemici presenti sopra i vari vagoni. Inoltre c'è un tempo limitato per andare da un vagone all'altro poiché c'è sempre una bomba che, scoppiando, divide il vagone dal mezzo in corsa. Il protagonista e i nemici non hanno una vera e propria salute, in alto è presente una barra che indica il vantaggio tra i due. Ogni colpo aumenta la barra di un tot, quando diventa piena il nemico o il giocatore muore. Una volta raggiunto l'obiettivo si passa alla fase sparatutto, in questa parte non si è più sopra il treno ma di lato con un cavallo e l'obiettivo e sempre lo stesso, cambia solo il combattimento che ora è basato su sparatorie e anche un singolo colpo può uccidere il bandito. I livelli si alternano in questo modo, mescolando un picchiaduro a scorrimento ad uno sparatutto western. Neanche Konami resta inerme davanti a questo boom, e decide di cimentarsi a quel che sembra una vera e propria moda. Ecco che viene pubblicato Iron Horse, questa volta arcade picchiaduro a scorrimento, anche se è possibile usare la pistola. Come i precedenti titoli, due anni dopo è stato pubblicato per Commodore 64 e Amstrad CPC. Come Express Raider, anche in Iron Horse è possibile giocare in 2 a turni. Il gioco inizia con dei criminali che assaltano un treno prendendone il controllo. Iniziata la partita si può scegliere se utilizzare la pistola, la frusta o solamente i pugni per eliminare i nemici, dopodiché bisogna attraversare tutto il treno per completare il gioco. Iron Horse porta un miglioramento che non si era visto nei primi giochi western, ovvero pur essendo la grafica in 2D, è possibile andare avanti, dietro, sopra e sotto e non solo lateralmente come i classici arcade, questo eleva ulteriormente anche la difficoltà complessiva del gioco. Ma con il prossimo titolo il western videoludico si sposta, passando dai soliti arcade al Commodore 64 che, ricordiamo, aveva una CPU di 0.985 Mhz: Law of the West è il suo nome, sviluppato dall'Accolade. Law of the West è un misto tra avventura grafica e sparatutto, non è stata un'innovazione solo per la scelta della piattaforma, ma soprattutto per il suo gameplay. A differenza dei suoi simili, il gioco mostra l'evento forse più famoso nel Far West: il duello. Come il titolo può far intuire in Law of the West il giocatore è lo sceriffo di un piccolo paese, e in quanto tale deve mantenere l'ordine tra i cittadini. I livelli sono strutturati proprio in duelli contro vari personaggi e la visuale è posta dietro al giocatore in modo da far vedere solamente il nemico e la pistola nel fodero. Non sempre è richiesto l'uso dell'arma, nei vari livelli la cosa principale è il dialogo. Con ogni nuovo NPC è possibile, infatti, mantenere una discussione per cercare di risolvere le cose “pacificamente” oppure è anche possibile sparare direttamente al nemico... questo però può riflettere negativamente sul punteggio finale. Law of the West è stato uno dei primi titoli ad utilizzare un sistema simile, ormai comune nei giochi odierni. Se il giocatore viene colpito può essere curato dal dottore, sempre se quest'ultimo ha voglia farlo. La scelta di curare o di lasciarlo morire ricade sugli eventi che l'hanno riguardato e in base al comportamento che ha avuto lo sceriffo stesso nei suoi confronti. Dopo il titolo firmato Accolade ci furono altri giochi simili per il Commodore 64, ma nulla che non si era già visto. Sega prese in mano la situazione il 31 dicembre 1989, giorno in cui rilasciò Wanted. Non ci fu nulla di rilevante se non la scelta della piattaforma, ovvero il Sega Master System, console rilasciata da Sega nel 1985 in Giappone e un anno dopo in America. Il gioco consiste semplicemente nello sparare ai banditi presenti in città. Il giocatore non ha possibilità di movimento ma deve usare una light gun per prendere la mira e sparare. La difficoltà aumenta per il fatto di non dover mai colpire i civili. Dopo un nuovo letargo di cinque anni da parte del western videoludico, la TAD Corporation entrò in gioco con Blood Brothers, meglio conosciuto come Blood Bros. Questa volta si ritorna nuovamente all'arcade ma senza light gun. Blood Bros è il solito sparatutto 2D ma con una differenza: non è a scorrimento. In ogni livello, infatti, è presente un unico scenario da poter parzialmente distruggere e il giocatore potrà muoversi solamente a destra e a sinistra. È possibile giocare fino a due giocatori contemporaneamente dove il primo è un cowboy e il secondo un indiano. Nel gioco è presente un mirino ed è anche possibile muoversi liberamente, a differenza di Wanted e simili. Finché si usa solo il joystick il giocatore muove il personaggio mentre per spostare solo il mirino è necessario sparare e muovere il joystick. Un anno dopo Konami ritorna con Sunset Riders, arcade successivamente sviluppato per Sega Mega Drive e il “nuovo” SNES nel 1993. Il genere torna ad essere uno sparatutto 2D a scorrimento simile al futuro Metal Slug e per la prima volta è possibile giocare contemporaneamente fino a quattro giocatori. Lo scopo è sempre lo stesso: uccidere i criminali e avanzare nel livello fino al boss. Durante il gioco è possibile raccogliere vari power up per migliorare le armi in uso e sono anche presenti candelotti di dinamite. La maggior parte dei livelli si svolgono a piedi, ma alcuni devono essere svolti in sella ad un cavallo, con lo schema che scorre in automatico. La versione per il Mega Drive, inoltre, ha una modalità Vs dove è possibile sfidarsi a vicenda. Dopo Sunset Riders viene sviluppato qualche altro titolo simile come Wild West C.O.W. - Boys of Moo Mesa, sempre da Konami. Verso il 1995, inoltre, sono stati pubblicati titoli come Dust: A Tale of the Wired West o Alone in the Dark 3, tra i primi ad essere sviluppati per PC. Dust, da parte di Cyberflix, è principalmente basato sul gioco d'azzardo nel Far West mentre il secondo, capitolo di una serie ormai celebre sviluppato da Infogrames, è un'avventura survival horror. L'anno seguente è stato pubblicato Alone in the Dark: Ghosts in Town, versione per Windows 95 del predecessore. Il Western diventa 3D Ma una vera e propria innovazione fu il titolo firmato Lucasart nel 1997: Outlaws. Dopo titoli rivoluzionari come Wolfenstein 3D o Doom di certo non poteva mancare il Selvaggio West. Finalmente, infatti, viene usato un motore grafico tridimensionale, precisamente il Jedi Engine, lo stesso usato per Star Wars: Dark Forces. L'Engine è stato leggermete modificato ed è molto simile a quello del primo Doom, anche se con qualche miglioramento. Pur essendo lontano anni luce dalla grafica odierna, Outlaws fu una rivoluzione per gli amanti del genere, riuscì a riprodurre un ambiente 3D con sequenze d'animazione e con una visuale in prima persona, dando quindi più senso alla parola FPS. Tra i vari livelli ci sono scene d'intermezzo disegnate a mano e poi prodotte al computer, inoltre è stato il primo gioco ad utilizzare lo zoom ottico del cecchino, ormai comune in molti giochi. La storia viene finalmente più marcata e ne viene data più importanza, si passa da una totale mancanza d'introduzione con “eroe” sceriffo che uccide tutti ad una vendetta personale, staccandosi così da quel che era diventata la solita routine ormai troppo usata. Le musiche sono state scritte da Clint Bajakian, dipendente della Lucasart fino al 2000 che ha anche composto le musiche per alcuni giochi di Indiana Jones e Star Wars. In totale sono presenti circa 15 canzoni diverse, cosa alquanto strana per quei tempi. Un'altra cosa mai affrontata in precedenza è la modalità multiplayer che offre il gioco. Per la prima volta è possibile giocare online fino a sei giocatori, e tutt'ora vengono rilasciate mappa aggiuntive per il gioco. Purtroppo la popolarità del titolo è molto calata per vari motivi e di conseguenza sono poche ormai le persone che ci giocano. Successivamente, tramite patch, sono stati implementati l'Aureal A3D e Direct3D al gioco. Ricercato: Vivo o morto! Eccoci nel nuovo millennio, ed ecco venir fuori un nuovo titolo western per PC: Desperados: Wanted Dead or Alive. È stato sviluppato da Spellbound, pubblicato da Atari nel 2001 e, diversamente da tutti gli altri titoli, è uno strategico/stealth in tempo reale dove bisogna usare l'astuzia e l'abilità per superare i vari livelli che il gioco propone. Il personaggio principale è John Cooper, un cacciatore di taglie che da la caccia a El Diablo, un fuorilegge con una taglia sopra la testa, vivo o morto. Nel corso del gioco è comunque possibile impersonare fino a sei giocatori contemporaneamente e fargli fare cose diverse stile Commandos. Ogni personaggio ha delle abilità ed è indispensabile usarle tutte per andare avanti. Per esempio Cooper è in grado di trasportare i cadaveri, ha un coltello che può essere anche lanciato, ha una colt a sei colpi e una sveglia con cui distrarre i nemici. Con la combinazione di tutte le abilità è possibile finire il livello in molti modi, da quello più stealth a quello più “pistolero”. Il giocatore è in grado di vedere tutti i campi visivi degli NPC. Se si è nel campo visivo di un nemico il cono diventa sempre più giallo fino ad arrivare a rosso, cioè quando il nemico ha individuato il giocatore. Esistono vari livelli d'allerta: Verde = il nemico non sospetta nulla Giallo = il nemico ha rilevato un movimento e si è insospettito Rosso = il nemico ha avvistato il giocatore ed è pronto a far fuoco Rosa = il nemico è stato ammaliato da Kate, donna in grado di usare il fascino come arma Nero = il nemico è stato avvelenato da Mia Il titolo è stato giudicato molto bene dalla critica, dalla maggior parte ha ricevuto voti come 7/8, soprattutto per il suo gameplay quasi totalmente libero. Rockstar entra in gioco Nel 2004 anche Rockstar tenta d'immergersi nel Far West e l'11 maggio dello stesso anno rilascia Red Dead Revolver, primo capitolo della serie Red Dead. Il titolo firmato Rockstar, sviluppato solo per Xbox e PlayStation 2, in realtà è originario di Capcom. La Software House giapponese aveva iniziato i lavori molti anni prima per poi abbandonarli nel 2002. Ecco che Rockstar prende la palla al balzo e compra il gioco, modificandolo e dandogli l'aspetto di un vero film stile Spaghetti Western. Inoltre modifica la musica e viene sostituita con quella di Ennio Morricone, celebre compositore italiano che ha scritto ben 496 colonne sonore cinematografiche, di cui 30 per film western come il buono, il brutto e il cattivo. Per di più ha ricevuto un Premio Oscar il 25 febbraio 2007. Red Dead Revolver è un action shooter in terza persona strutturato graficamente in modo d'essere il più somigliante possibile allo stile western italiano, quasi come un tributo al grande Sergio Leone. La storia è nuovamente basata su una vendetta personale del personaggio principale, Red. Anche se questa non risulta essere granché, l'ambientazione e l'atmosfera da cinema riesce però ad oscurare quasi totalmente questa lacuna. Avendo anche quattro modalità multiplayer, Red Dead Revolver è riuscito a conquistare i fan del genere e la critica, che gli ha assegnato voti come 8/9. Rockstar ha fatto centro! I Desperados ritornano! Dato il grande successo del primo capitolo, Spellbound rilascia tramite Atari Desperados 2: Cooper's Revenge, nel 2006. Il gioco rimane sempre uno strategico stealth, ma con qualche differenza. L'innovazione principale è quella di poter aumentare lo zoom fino a portare la visuale alle spalle del giocatore, proprio come un gioco in terza persona. È possibile quindi utilizzare una visuale isometrica, come il suo predecessore, o una visuale in terza persona, riuscendo così a vedere l'enorme salto di qualità grafica tra i due titoli. Infatti questa volta Desperados 2 utilizza un motore grafico totalmente 3D, ottimale e ben ottimizzato. Riproduce bene le varie locazioni presenti nel gioco, come canyon, deserti o città. La banda inizialmente è composta dagli stessi personaggi del primo capitolo che sono stati realizzati in modo totalmente tridimensionale. Il risultato è un lavoro ben fatto e curato anche nei dettagli per quanto riguarda gli NPC principali, mentre nettamente inferiore è il lavoro svolto per gli NPC generali che sembrano quasi tutti uguali. Come nel precedente capitolo, i livelli di Desperados 2 possono essere completati in diversi modi, anche se il metodo migliore è certamente quello di utilizzare tutte le abilità che i personaggi offrono. A parte questo il gameplay è rimasto pressoché invariato, è possibile controllare il raggio visivo degli NPC, uccidere silenziosamente o creare delle vere e proprie sparatorie. Anche se ha avuto relativamente buoni commenti da parte della critica non ha raggiunto i livelli del primo Desperados, probabilmente dovuto al fatto che sostanzialmente, grafica a parte, ci sono stati pochi cambiamenti rispetto al suo predecessore. L'oro di una leggenda Ecco che la Techland ci prova e sviluppa un vero punto di riferimento per il futuro del western videoludico per PC e Xbox 360. Il suo nome? Call of Juarez. Con una storia del tutto originale Call of Juarez mostra il Selvaggio West come non si era mai visto, da una parte un ragazzo d'origini messicane in fuga, incapace di affrontare il proprio destino, dall'altra un reverendo giustiziere, convinto di essere la mano del Signore che punisce i criminali. Il gioco è un FPS che mostra l'ambientazione del Far West grazie al Chrome Engine 3, un rivoluzionario, per l'epoca, motore grafico 3D. Essendo uno sparatutto si potrebbe pensare che sia solo uno dei tanti giochi dove si deve solo sparare e uccidere, ma Call of Juarez è questo e molto più. Principalmente il titolo è diviso in due parti che si alternano quasi ad ogni livello. Nella prima parte il giocatore impersona il ragazzo messicano, Billy. Non si sa quasi nulla su di lui, nemmeno il cognome. Porta sempre con se un medaglione che raffigura una candela, così gli amici lo chiamano Candle, Billy Candle. Non è abile nelle armi da fuoco ma è molto agile, infatti con lui il giocatore dove usare l'abilità per superare i livelli. La seconda parte riguarda lo “spara-spara” del gioco, ovvero il reverendo Ray che, impugnando due pistole, è in grado di sbarazzarsi di molti nemici in pochi minuti. Durante i livelli con Ray sono presenti dei veri duelli del West, dopo un tot di secondi si estrae la pistola usando il mouse, dopodiché il tempo rallenta ed è possibile mirare e schivare i proiettili nemici. In questo modo viene richiesto un maggiore uso dell'abilità, non solo del tempismo nell'estrarre. Negli scontri è possibile far roteare le armi creando una specie di bullet-time per eliminare facilmente più nemici in pochi secondi. Anche se la trama è ben ideata può sembrare un po' corta, ecco che viene in aiuto la modalità online divisa in Deathmatch, Deathmatch a squadre, Corsa all'oro e Rapina in banca. Le ultime due consistono rispettivamente di raccogliere più oro possibile e di rapire/difendere una banca. Call of Juarez ha riscosso un successo non indifferente, tant'è che nel 2010 è stato fatto un remake del titolo che offre un totale rinnovamento grafico e sonoro ad un prezzo a dir poco stracciato. Il sonoro è stato migliorato come qualità e la grafica è stata completamente rivista. Il gioco utilizzava le librerie DirectX 9 mentre nella nuova edizione Oro vengono utilizzate le librerie DirectX 10, di conseguenza solo per utenti Vista e 7. I McCall al completo Dopo tre anni la Techland pubblica, per la gioia di molti fan, un secondo capitolo per PC, Xbox 360 e PlayStation 3 sempre grazie a Ubisoft: Call of Juarez: Bound in Blood. In realtà, Bound in Blood è ambientato circa 20 anni prima di Call of Juarez, di conseguenza è un prequel della serie. I protagonisti sono i fratelli McCall, composti da tre persone: Ray, Thomas e William, rispettivamente dal più grande al più piccolo. Pur essendo tre i personaggi giocabili sono solo Ray e Thomas, e in quasi tutti i livelli è possibile scegliere con chi giocare. Ray, il futuro reverendo, è più un tipo per lo scontro ravvicinato. Usa due pistole contemporaneamente ed è quello più robusto della famiglia, può smontare le Gatlin e trasportarle dove vuole, in più sa usare doppiette e dinamiti. Thomas, futuro padrino di Billy, preferisce l'attacco a distanza e usa un fucile. Può usare un coltello per uccidere silenziosamente i nemici e in più è in grado di raggiungere posti inarrivabili grazie ad un lazo che porta con sé. Come il precedente capitolo, Call of Juarez: Bound in Blood è un FPS, naturalmente western. Ogni tot di uccisioni si “sblocca” una modalità speciale per uccidere molti nemici in pochi secondi, per Ray si deve mirare il nemico passandoci col mouse mentre per Thomas basta solo muovere il mouse per sparare a bersagli prefissati. Anche il duello è stato rivisto, la visuale è posta dietro il fodero della pistola in modo da far vedere il nemico, un po' come Law of the West. Inoltre ora il giocatore può spostarsi lateralmente e deve cercare sempre di essere di fronte al nemico e, contemporaneamente, avvicinare la mano alla pistola senza esagerare. Al dong della campana è possibile estrarre la pistola e sparare. Spesso, inoltre, in base alla scelta del personaggio il livello cambia, per esempio ci sono momenti in cui i McCall si dividono e in base alla scelta d'inizio livello il giocatore vede una parte della mappa piuttosto che un'altra. Questo favorisce anche la longevità del prodotto portando lo stimolo a fare una nuova partita per vedere gli ambienti non visti. Ogni tanto è possibile girare liberamente per un pezzo di mappa, anche se molto limitata. In queste situazioni si possono fare missioni secondarie o comprare armi e munizioni. Graficamente Bound in Blood ha fatto un bel salto di qualità da Call of Juarez, usa la versione successiva del suo motore grafico, ovvero il Chrome Engine 4. Questo straordinario Engine riesce a riprodurre fedelmente tutti gli ambienti di gioco, dalle città ai deserti. Inoltre migliora notevolmente l'aspetto degli NPC rendendoli più realistici e più sporchi. Il sonoro, invece, risulta nella media e il doppiaggio è quasi scadente per Thomas. Come il suo predecessore, Bound in Blood ha una componente multiplayer composta da cinque modalità: Sparatoria, Banda, Ricercato, Caccia all'uomo e Leggende del West. Mentre i primi due corrispondono al Deathmatch e al Deathmatch a squadre, gli ultimi tre consistono rispettivamente nell'uccidere un giocatore nominato ricercato, di difendere/attaccare il ricercato e di completare vari obiettivi. Bound in Blood è stato degno del sequel raggiungendo i voti di 7/8 dalla critica. Piombo & Oro? Eccoci finalmente nell'attuale 2010. Ancora oggi l'ambiente del Vecchio West viene usato di tanto in tanto, anche perché è un'atmosfera relativamente poco usata. Ad inaugurare l'anno, quindi, ci pensa Paradox con il suo nuovo titolo, Lead And Gold: Gangs Of The Wild West. Contrariamente a molti titoli che lo hanno preceduto, Lead And Gold può essere classificato come uno shooter in terza persona online only. È disponibile per PC, Xbox 360 e PlayStation 3 distribuito rispettivamente su Steam, Xbox Live Arcade e PlayStation Network. Essendo solamente online, tutorial a parte, contiene varie modalità multiplayer, dal classico Deathmatch a squadre alle modalità più “elaborate” come attaccare/difendere una banca, rubare l'oro, conquistare delle zone o distruggere/difendere alcuni obiettivi. Il punto forte di Lead And Gold che lo contraddistingue da tutti gli altri giochi è il lavoro di squadra. Risulta molto difficile, se non impossibile, fare un buon lavoro da soli poiché più si è vicini al gruppo più la saluta viene ricaricata e vengono aggiunti ulteriori bonus, quest'ultimi dipendenti dalla classe scelta. Le classi disponibili sono solamente quattro: pistolero, sceriffo, dinamitardo e cecchino. Il pistolero è abile nella corta-media distanza, possiede un revolver che è in grado di usare con grande velocità. Lo sceriffo preferisce la media-lunga distanza, porta un fucile e una pistola ed è in grado di bersagliare i nemici vedendoli anche se nascosti. Il dinamitardo predilige la distanza ravvicinata con una doppietta e una pistola. È in grado di lanciare dinamiti per uccidere vari nemici in un colpo solo. Il cecchino è solo per la lunga distanza. Porta un fucile di precisione e una pistola per qualche incontro ravvicinato ed è in grado di posizionare delle trappole che immobilizzano l'avversario. Da soli è possibile resistere per poco tempo, mentre quando si è in gruppo ognuno copre il compagno e tutti guadagnano dei bonus all'attacco, difesa, danni e precisione. La classifica dei giocatori non è basata sul totale delle uccisioni, ma dalla quantità di esperienza accumulata durante la partita. Più si fanno azioni come uccidere, aiutare un compagno, guarirlo, portare sacchi d'oro o completare obiettivi, e più si guadagna esperienza, raggiungendo ulteriori livelli. Anche graficamente Lead And Gold si difende piuttosto bene, usa il Diesel Engine, lo stesso usato per titoli come Bionic Commando o Wanted: Weapons of Fate. Le mappe e i personaggi appaiono ben definiti e l'ambiente “pulito”. Purtroppo inizialmente c'è stato un enorme problema... il lag. Data l'assenza di server dedicati era molto facile capitare in qualche server dove si laggava molto e questo comprometteva il buon gameplay del gioco. Effettivamente, prendendo le prime tre lettere di Lead And Gold esce fuori la parola “LAG”, che abbiano deciso di prenderci per i fondelli? - Scherzi a parte, per fortuna il problema è stato risolto e vengono rilasciate periodicamente delle patch che correggono e alcune volte aggiungono feature al gioco. Sulla via della redenzione Con questo articolo ho cercato di descrivere al meglio i giochi ambientati nel Far West... in questi anni è stato sviluppato di tutto e di più, ma a questo punto viene una domanda: “Com'era la vita nel Far West?” In risposta ci viene incontro nuovamente Rockstar che, il 21 maggio 2010, pubblica il seguito “ideologico” di quel che un tempo è stato uno dei migliori titoli western in circolazione, il secondo capitolo della serie, per Xbox 360 e PlayStation 3: Red Dead Redemption. Con Redemption, Rockstar ha dato un tocco finale a uno degli ambienti più ostili al mondo. Riproduce una vera e propria vita del Far West con un genere free roaming stile GTA. Il personaggio principale, John Marston, non cerca né vendetta né oro, ma la redenzione dei suoi peccati, da qui il titolo del gioco. Come il predecessore Red Dead Revolver, Redemption è un action che utilizza una visuale in terza persona. Di questo titolo si nota la grande somiglianza con Grand Theft Auto IV ed effettivamente in alcuni casi sembra proprio di giocare al quarto capitolo della famosa serie criminosa Rockstar, senza contare che il motore grafico e fisico è lo stesso. La mappa è molto più grande rispetto a quella di Liberty City ed è praticamente possibile fare qualsiasi cosa, dalle sicure giocate di poker nei saloon alle sparatorie all'ultimo sangue. È possibile stare nelle città a giocare, fare missioni, catturare bestiame o cavalli, catturare i banditi oppure ucciderli, rapinare banche e qualsiasi cosa può portare un guadagno. Il giocatore può decidere se rispettare la legge e catturare i criminali senza ucciderli, ottenendo Onore o diventare anch'esso un criminale e rapinare chiunque, uccidendo anche la “concorrenza”, guadagnando Fama. Nell'ultimo caso, dopo un tot di fama è necessario indossare una bandana sul volto per nascondersi dagli sceriffi delle città e non farsi riconoscere. In base alla notorietà del personaggio e alla sua reputazione gli NPC avranno comportamenti diversi nei nostri confronti. Un oggetto quasi indispensabile è il lazo. Con esso è possibile catturare criminali e legarli, catturare bestiame, trascinare qualcuno con il cavallo o addirittura legarlo sui binari dei treni. Se si commette un crimine la legge inizierà a sparare contro il giocatore, che dovrà ucciderli tutti o scappare. Riguardo le sparatorie, in Red Dead Redemption sono presenti molteplici armi, pistole, fucili, doppiette, coltelli e simili, inoltre sono presenti armi fisse come Gatlin o cannoni. Non esiste la barra della salute, se si viene feriti basta aspettare un paio di secondi senza essere ulteriormente colpiti per guarire. Inoltre è stato implementato lo stesso sistema di copertura adottato in GTA IV. Come ormai è consuetudine fare con i giochi western, è anche possibile rallentare il tempo creando un bullet-time stile Max Payne dove il giocatore può puntare le parti dei nemici da eliminare riuscendo così ad uccidere un gruppo di criminali in pochi colpi. Come detto prima il comparto visivo è tale e quale a quello di GTA IV, entrambi infatti usano il motore grafico R.A.G.E., ovvero Rockstar Advance Game Engine. Questo Engine riesce a fare il suo lavoro dannatamente bene presentando i personaggi nei minimi particolari, oltre naturalmente all'ambiente quasi reale che li circonda. A sostenere il R.A.G.E. viene in aiuto il motore fisico Euphoria, che da agli NPC dei movimenti mai visti prima in tempo reale, e non registrati in precedenza. Il sonoro, invece, non è al livello del comparto grafico ma è comunque godibile grazie alle musiche composte da Bill Elm e Woody Jackson, membri dei Friends of Dean Martinez. Oltre all'immensa longevità del titolo, si aggiunge la componente multiplayer fino a 16 giocatori che permette il free roaming online oppure le classiche modalità come Deathmatch e Cattura la bandiera. Forse questo è uno dei punti di forza di Red Dead Redemption, non giocare più solo con l'IA, ma con altri giocatori in carne ed ossa. Rockstar ha fatto nuovamente centro, un gran centro. Non a caso ha avuto voti come 9/10 dalla critica mondiale ed è diventato un best seller dopo aver venduto ben 5 milioni di copie in soli due mesi dopo l'uscita. Per di più sono usciti tre DLC che aumentano ancora l'infinita longevità del titolo, sia in single che in multiplayer. Inoltre è in sviluppo un quarto contenuto aggiuntivo che sarà disponibile entro il 26 ottobre di quest'anno. La resa dei conti Beh, ecco la fine di quest'articolo. Si è parlato di alcuni giochi western ma naturalmente, come detto nell'introduzione, non è possibile descriverli tutti perché sono un bel po'. Ma ho tentato di spiegare come, dopo tanti anni, il Far West è ancora così usato ma allo stesso tempo sempre più innovativo. Un po' come la Seconda Guerra Mondiale, con la differenza che quest'ultima ha una data d'inizio e soprattutto una data finale. Ma il Wild, il Far, il Selvaggio, il Vecchio o in qualsiasi modo lo si voglia chiamare, in realtà non è mai giunto al termine.


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