Logo di Game
Seguici su:
fb

Username
Password


GameWidget

Speciale The Legend of Zelda - Seconda Parte -

del 24/06/2010

Il Futuro della Leggenda...  


Inizio Secondo Tempo

Nella scorsa puntata ci eravamo avventurati nella saga di The Legend of Zelda incentrandoci sui capitoli usciti negli anni ’80 fino ad arrivare a quelli di fine anni novanta. Partendo dal primissimo The Legend of Zelda (1986), infatti, ci eravamo infine soffermati ad analizzare l’ultimo episodio uscito su Nintendo 64, ovvero The Legend of Zelda: Majora’s Mask (2000). Ma non perdiamo altro tempo: armati di spada e scudo, e qualche bottiglia di latte del Lon Lon Ranch in saccoccia (senza dimenticare qualche utile pozione), rimettiamoci dunque in viaggio per le terre di Hyrule e scopriamo cosa ci riservano questi ultimi dieci anni di Storia riguardanti la Leggenda…

Dopo Ocarina of Time il nulla…anche no!

In seguito all’incredibile successo riscontrato da Ocarina of Time, le aspettative del pubblico e della critica sui futuri episodi erano incredibilmente alte, e i rischi per gli sviluppatori di dar vita ad un totale fallimento erano altresì elevate. Per fortuna tutti sappiamo che non fu così, grazie all’uscita dopo soli due anni dell’originale Majora’s Mask. Tuttavia Nintendo non perse molto tempo ad adagiarsi sugli allori, preferendo lavorare sodo per stupire nuovamente i giocatori di tutto il mondo; anche se in verità incaricò il lavoro ad un team esterno, ossia Capcom. In ogni caso un ambiziosissimo progetto fu presto annunciato: ben tre episodi per GameBoy Color. Non si trattava di giochi nati per essere concepiti in modo separato: la loro particolarità risiedeva nel fatto che sarebbero dovuti essere necessari tutti e tre i titoli per giungere al vero finale della storia, con Link in grado di “passare” da una cartuccia all’altra. Qualcosa di stupefacente e innovativo (come al solito); purtroppo, però, questo progetto risultò molto più complesso del previsto e dai tre titoli inizialmente previsti si retrocedette a due. Difatti, dopo un “parto” così difficile solo The Legend of Zelda: Oracle of Seasons e The Legend of Zelda: Oracle of Ages videro la luce, nel 2001. Nei due giochi, Link, trasportato dal potere della Triforza, esplorava mondi sconosciuti: Holodrum in Oracle of Seasons, Labrinna in Oracle of Ages. Come da consuetudine anche questi due capitoli riuscirono a soddisfare le esigenze dei fan, grazie ad un gameplay indubitabilmente solido e fedele alla serie, oltre che ad una trama particolare, ma comunque ben strutturata. Tuttavia, la vera sorpresa arrivò solo con l’avvento del Nintendo GameCube, quando Miyamoto e Aonuma presero una decisione decisamente inaspettata, un cambio di rotta (letteralmente) volto ad esplorare nuovi orizzonti per la saga.

Cell-shading? Link bambino? Mare? Barche? Piccole isole? Ma che c…

Oramai tutti avrete capito che mi riferisco allo stravagante The Legend of Zelda: The Wind Waker, quindi, senza girarci troppo intorno direi che è arrivato finalmente il momento di salpare per il mare aperto! Tuttavia limitiamo un attimino l'entusiasmo, perchè è inutile negare che la prima volta che fu presentato in molti rimasero delusi: infatti la grafica realistica caratteristica degli Zelda per Nintendo 64 aveva lasciato il posto ad un infantile cell-shading e la cara e vecchia Hyrule era stata sommersa dagli oceani; piccole isole sparpagliate qua e là erano tutto ciò che ne rimaneva. Niente più galoppate nelle immense praterie, niente più peregrinazioni infinite esplorando ogni angolo della mappa, solo un deserto di acqua. In quel periodo il pessimismo e lo scetticismo dilagava, ma quando nel 2003 (2002 in Giappone) The Wind Waker raggiunse gli scaffali di tutto il mondo, ogni dubbio si dissolse, come trasportato dal vento, lo stesso vento in qualche modo protagonista di questo nuovo episodio. Link era tornato! Si perché The Legend of Zelda: The Wind Waker (pur essendo ancora oggi non ben visto da tutti) è davvero uno degli episodi più zeldosi della saga, ed è semplicemente magnifico, un’altra opera d’arte che nessuno dovrebbe lasciarsi sfuggire. Già dalla trama si può facilmente intuire il valore del titolo: Epica, intensa, focalizzata sulla Triforza e sullo scontro tra il bene e il male. Con ovviamente il leggendario trio a fare da protagonista, cioè Link, Zelda e Ganondorf, quest'ultimo divenuto decisamente più maturo della sua apparizione in Ocarina of Time. Forse (la storia) è ancora più poetica e profonda di quella del capitolo per Nintendo 64, grazie alla sua carica drammatica, ma anche ai suoi momenti comici, alla sua miriade di personaggi, alla sua completezza in grado di fornire al giocatore un’esperienza a 360 gradi. E la grafica cartonesca non sminuisce affatto ogni situazione, al contrario, è assolutamente perfetta per raccontare le gesta di un bambino di soli dieci anni, che partito per salvare la sua sorellina rapita, si ritrova a prendere parte alla leggenda, la stessa leggenda che viene tramandata di generazione in generazione come se non riguardasse più l’era presente, come se fosse soltanto un lontano ricordo. Lo stesso ricordo del passato che vive in chiunque abbia salvato la Hyrule di Ocarina of Time, lo stesso passato che fa il suo ritorno in The Wind Waker divenendo presente, regalandoci una nuova emozionante esperienza. Perché The Wind Waker è molto vicino ad Ocarina of Time: è il suo diretto seguito, e nonostante al posto del cavallo ci sia una barca (parlante!) o che al posto delle verdi distese ci sia un azzurro mare, è tutto profondamente uguale, ma è anche tutto così diverso… insomma, è un capolavoro! Dalla musica alla giocabilità (forse più “sporca” di altri episodi, ma anche per questo tremendamente coinvolgente), con la sua marea di sub quest, i suoi enigmi, i suoi curiosi personaggi, le meccaniche basate sul vento (controllabile dal giocatore grazie ad uno strumento musicale), tutto si assesta su livelli che definire eccellenti è quasi un’offesa. Poiché ogni momento va vissuto, ogni momento contribuisce a dar vita ad un viaggio privato, personale, intimo. Persino assistere al tramonto diventa un momento magico: il Sole che piano piano scompare come inghiottito dal mare, le onde rosse increspate sotto la nostra piccola imbarcazione, il vento che accarezza la vela; tutto diventa quasi tangibile, concreto, palpabile. Chiudendo gli occhi ed ascoltando il rumore del mare si riesce quasi a percepire l’odore della salsedine o il vento sulla faccia. Ma anche l’alba non è da meno, e dopo una lunga nottata a navigare proprio in mezzo all'oceano sotto un cielo stellato magistralmente ricreato, è facile esaltarsi nel vedere nascere il Sole, ancora di più se ad accompagnarlo vi è una traccia musicale travolgente oltre ogni limite. Inoltre vi posso assicurare che una grafica realistica, anche tecnicamente priva di sbavature, non riuscirebbe comunque a trasmettere tanto quanto riesce a fare lo stile unico di Wind Waker, che è Poesia in movimento. Seppur chi non abbia mai giocato l’episodio datato 1998 probabilmente non comprenderà fino in fondo quanto The Legend of Zelda: The Wind Waker sia speciale, può comunque lasciarsi trasportare da quella che è una esperienza videoludica senza tempo, mastodontica, incantevole, creativa ed artistica in ogni sua parte. Un sogno ad occhi aperti…

Ma andiamo oltre e soffermiamoci su due episodi ingiustamente snobbati dai fan. Si tratta di The Legend of Zelda: Four Swords per GameBoy Advance (inserito nel remake di A Link To The Past datato 2002), e del suo seguito The Legend of Zelda: Four Swords Adventures uscito per GameCube nel 2004. Entrambi i titoli non ricevettero un grande successo di pubblico e specialmente il secondo venne considerato un mero “contentino” di Nintendo per rendere l’attesa di Twilight Princess (ne parleremo dopo) meno pesante. Malgrado ciò, tutti gli elementi vincenti ritrovabili in ogni episodio della saga (in particolare in quelli in 2D, visto che i due Four Swords sfruttavano la stessa tecnologia), facevano nuovamente capolino anche in questi, rendendoli di fatto due degli Zelda più classici. La vera novità risiedeva nella modalità multigiocatore: infatti fino a quattro giocatori potevano prendere parte all’avventura. Ciascuno di essi controllava un Link diverso (caratterizzato da un proprio colore), e si poteva sia affrontare la modalità Storia/Avventura, dove il nemico da sconfiggere era un certo Vaati, sia cimentarsi in una modalità incentrata su sfide. Per giocare in cooperativo in quattro era necessario possedere (per entrambi i titoli), ben quattro GameBoy Advance (i GBA si potevano infatti collegare al GameCube!). Affrontare l’avventura in solitaria restava comunque divertente, almeno per quanto riguarda Four Swords Adventure visto che la modalità in singolo nell’originale Four Swords era assente (proprio per questo, per non lasciare i giocatori solitari a bocca asciutta, era presente A Link To The Past). Prima di dimenticarcene, però, andiamo anche a conoscere più da vicino The Legend of Zelda: The Minish Cap. Il capitolo in questione uscì su GameBoy Advance nel 2004 e vedeva un Link, anche questa volta, intento a salvare la Principessa Zelda, pietrificata dal già citato Vaati. Ciò che più affascinò i giocatori fu il fatto che l’eroe dalla tunica verde questa volta era in grado di cambiare le proprie proporzioni, divenendo minuscolo per poter esplorare il mondo dei Minish, un curioso popolo. Insomma, The Minish Cap era uno Zelda a tutti gli effetti, e come ogni suo antenato introduceva delle meccaniche nuove, ma sempre perfettamente in sintonia con l’atmosfera proposta.

Gli eredi di The Wind Waker e l’arrivo del Crepuscolo

Benché gli altri episodi di cui vi ho parlato apparvero ottimi su ogni fronte, The Legend of Zelda: The Wind Waker si dimostrò un titolo di elevatissima qualità, imperdibile per qualunque possessore della cubica (ma neanche troppo) console di Nintendo. Riscosse così tanto successo (anche se penalizzato dalle poche unità vendute del GameCube) e fu così apprezzato, da spingere gli sviluppatori a crearne un seguito per il Nintendo DS, cioè quel piccolo gioiello che è The Legend of Zelda: Phantom Hourglass (2007), in verità non particolarmente amato dai fan, che iniziavano a sentire il peso degli anni della serie. Hourglass riportava sul piccolo schermo le idee proposte da Wind Waker: in particolare la possibilità di navigare per il mare e la grafica in cell-shading. La vera novità andava ricercata nel sistema di controllo, che grazie alle capacità del Nintendo DS, faceva apparire il titolo fresco ed immediato. Sulla scia di questo nuovo filone creatosi, recentemente ritroviamo The Legend of Zelda: Spirit Tracks uscito a fine 2009. Il titolo, disponibile sempre sul DS, basa fortemente le sue radici sulle meccaniche di Phantom Hourglass, sostituendo però al mare una Hyrule lussureggiante, e alla barca un comodo treno. Pur non innovando particolarmente la formula generale, Spirit Tracks riesce ad eliminare i pochi difetti presenti nel suo predecessore. Tuttavia è inutile approfondire ulteriormente i titoli in questione, poiché fanno parte di una storia relativamente recente e a dirla tutta non particolarmente interessante, se vista nell'ottica generale di tutti gli Zelda. Arrivati a questo punto, invece, vale la pena soffermarci su uno dei capitoli più discussi e controversi della saga. Tutto è cominciato quando parecchi anni fa un nutrito numero di fan, forse spaventato dall’andamento della serie, chiese a gran voce un ritorno al passato, poichè desideroso di rivivere ancora una volta la rivoluzione portata da The Legend of Zelda: Ocarina of Time. In pratica i fan volevano giocare ad una sorta di Ocarina of Time pompato, con atmosfera cupa, toni adulti, grafica ultra realistica e gameplay, portati all’ennesima potenza. Sulla carta quindi sarebbe dovuto essere il gioco perfetto: lo Zelda per eccellenza elevato al quadrato. Nintendo, pressata anche da questa continua insistenza dei giocatori, decise perciò di sviluppare The Legend of Zelda: Twilight Princess ed esaudire i desideri della massa. Dopo ben quattro lunghi anni di lavorazione, nel 2006 Twilight Princess era finalmente pronto ad invadere i negozi, oltre che due console. Già, perché anche se pensato e studiato per il GameCube, questo episodio fu realizzato anche per la nuovissima console bianca di Nintendo, il rivoluzionario Nintendo Wii. E quindi? Twilight Princess era davvero questo capolavoro assoluto tanto atteso? Era davvero migliore di Ocarina of Time? Vi basti sapere che, nonostante il grandissimo successo, in molti rimasero delusi da questa nuova avventura di Link (si sa che i fan non sono mai contenti). Eppure Twilight Princess restò fedele a quasi tutte le promesse fatte: l’atmosfera tenebrosa c’era, Link adulto pure, la Hyrule più grande della saga anche, la storia epica ovviamente non mancava, come nemmeno un gameplay molto simile a quello di Ocarina (che è quello che tutti volevano), che era stato però opportunamente rifinito, corretto e migliorato. Un’esperienza perfetta insomma. E sembrerà assurdo, ma è proprio questo il tallone di Achille del gioco. Il fatto di essere troppo simile ad Ocarina of Time. Le nuove meccaniche introdotte (primariamente la possibilità di trasformarsi in lupo) non erano ancora sufficienti a far dimenticare lo Zelda del ‘98, nuovamente rimpianto dai fan. La cosa buffa è che oggettivamente parlando bisogna riconoscere che lo Zelda per GameCube/Wii è probabilmente il miglior gioco della serie uscito fino ad ora. La maggior parte dei dungeon sono strutturati magnificamente, meglio di tutti quelli dei capitoli precedenti! L' azione è più varia, tecnologicamente è il più avanzato, possiede un comparto audio divino e un mondo vastissimo esplorabile anche a cavallo; e proprio il cavallo è uno dei punti vincenti del gioco, galoppare è facile, immediato ed è divertente. Inoltre è possibile intraprendere dei furiosi e spettacolari combattimenti in sella al proprio destriero! Insomma non si poteva chiedere di meglio. Forse le uniche pecche si ritrovavano in un mondo vasto, ma forse troppo vuoto e nella presenza di “poche” sub quest rispetto ad altri episodi. Comunque sia, con Twilight Princess si è raggiunto l’apice: questo è forse la dimostrazione che è arrivato il momento per la saga di lasciarsi alle spalle la pesantissima eredità lasciata da Ocarina of Time, a vantaggio di soluzioni nuove, che segnino almeno in parte un distacco netto col passato, senza ovviamente rinnegare l’essenza stessa della serie. Questa speriamo sia la strada che Miyamoto, Aonuma e compagnia abbiano imboccato da tempo. All’E3 2010 appena conclusosi è stato mostrato The Legend of Zelda: Skyward Sword, e in verità i pochi minuti di presentazione non sono stati sufficienti per permetterci di valutare lo stato del progetto, ancora avvolto nel mistero. L’unica vera rivelazione è stato il particolare aspetto grafico, una sorta di mix tra la grafica di The Wind Waker e quella di Twilight Princess con un caratteristico effetto da acquerello. Una grafica, quindi, valutabile a seconda del proprio gusto personale, peccato però che dal punto di vista tecnico sembri ancora poco rifinita. La prima apparizione di questo primo vero Zelda next-gen ha lasciato quindi molte domande; domande a cui solo il tempo potrà fornire risposte …

Curiosità da Hyrule

Bene, ora che abbiamo fatto una panoramica generale su tutti i vari capitoli della Leggenda, direi che è giunto il momento di passare ad argomenti decisamente più leggeri. Abbandoniamo quindi per un attimo la guerra tra il bene e il male, la Triforza, e anche quella rompiscatole della Principessa Zelda (tanto abbiamo tutto il tempo per salvarla dopo), e dedichiamoci ad altre faccende, in puro stile da sotto quest zeldosa. Per iniziare in bellezza vorrei porvi un quesito: ma la saga di The Legend of Zelda è sempre stata rose e fiori? Un successo dietro l’altro? I più attenti di voi avranno già capito dove voglio andare a parare, e quindi direi di non girarci troppo attorno; via il dente, via il dolore… Dovete sapere che nel 1992 la Philips (cosa c’entra penseranno alcuni di voi) a seguito di una collaborazione con Nintendo finita male, decise di distribuire sul mercato una console: il Philips CD-i. Dato che in passato Nintendo le aveva donato i diritti per alcuni dei suoi giochi, tra cui Zelda e Mario, la Philips pensò bene di sviluppare ben tre episodi di Zelda, oltre che un puzzle game chiamato Hotel Mario. Anche se i tre titoli non hanno niente a che vedere (per fortuna!) con la vera saga, è comunque divertente (o masochismo…) conoscerli meglio, in modo da potersi fregiare di possedere un’ampia cultura zeldosa. Il primo Zelda per il CD-i uscì nel 1993 sotto il nome di Link: Face of Evil. Il gioco apparve davvero pessimo, tecnicamente pietoso e dalla giocabilità bassissima. In compenso fu l’unico dei tre ad avere una trama che si avvicinasse a quella originale: Zelda viene rapita da Ganon e Link si mette alla ricerca dei pezzi di Triforza per acquisire il potere necessario per salvare la principessina. Sempre nel 1993 fu la volta di Zelda: The Wand of Gameleon. E anche stavolta il gioco si dimostrò una schifezza totale, ancora peggio del primo arrivato. Inoltre l’assurda trama prevedeva che l’eroe questa volta fosse Zelda, relegando Link in un angolo. Per non parlare poi della grafica inaccettabile, del comparto audio frustante o del gameplay indigeribile. Nel 1995 arrivò finalmente l’ultimo capitolo della saga: Zelda’s Adventures che vedeva, come facilmente intuibile dal titolo, ancora la Principessa protagonista. Le meccaniche di gioco questa volta si avvicinavano a quelle del primo Zelda, nonostante i lunghi caricamenti tra una schermata e l’altra. Per di più le orribili sequenze cartoon caratteristiche dei due Zelda precedenti erano state sostituite da filmati interpretati da personaggi umani (…). La giocabilità, rispetto ai due predecessori, restava comunque accettabile; ciò permise al gioco di divenire il migliore della trilogia. In ogni caso il pubblico preferì dimenticarsi di questi tre insignificanti episodi, che non potevano far altro che rovinare la reputazione della saga; quella vera! Spostiamoci adesso a trattare della grande importanza della colonna sonora. In Zelda la musica è così importante che molti dei capitoli possono contare su un proprio CD personale che racchiude tutti i brani presenti in quello specifico gioco. Ma oltre ai CD musicali, esistono anche moltissimi altri gadget su The Legend of Zelda: ad esempio le bellissime action figure, le magliette, i peluche, i manga ecc… Ovviamente tutte queste belle cose non ebbero mai la fortuna di attraversare l’oceano e ad approdare qua da noi, almeno la maggior parte di esse. Oltre a tutto ciò The Legend of Zelda è stata persino una serie TV animata (orribile!!!) in onda anche qui da noi durante i primi anni novanta, non che ce ne fosse bisogno sinceramente. Tra le altre mille curiosità non dimentichiamoci, poi, del remake del primissimo The Legend of Zelda chiamato Bs Zelda, uscito però solo in Giappone, o di Master Quest (rivisitazione di Ocarina of Time presente nell’edizione limitata di Wind Waker), o ancora, del Game & Watch di Zelda, senza ovviamente tralasciare gli innumerevoli camei, ovvero riferimenti sulla saga inseriti in altri giochi. Prima però di avviarci alla conclusione, forse vi interesserà sapere cosa sono i Game & Watch. In pratica si tratta di vecchissime console portatili, contenenti un solo gioco, nel nostro caso quello di Zelda; anche stavolta uno dei titoli migliori presenti per queste strane console. In questo poco conosciuto episodio Link se la doveva vedere con 8 draghi per salvare la solita Principessa Zelda. Per quanto riguarda i camei, invece, possiamo ad esempio ritrovare Link (ma non solo) nel famosissimo Tetris, soltanto però dopo aver completato il livello 9; ma Link è presente anche nella fortunata saga di Super Smash Bros. o in Soul Calibur 2, in entrambi come personaggio giocabile. Inoltre in moltissimi altri giochi (Donkey Kong Country 2 e 3, Wario Land 2, Kirby Superstar, Mario Golf, ecc, la lista è davvero lunga) possiamo ritrovare diverse allusioni alla serie: che si tratti della Triforza o di una rupia (la valuta di Hyrule) o perchè no della potentissima Master Sword (la spada sacra brandita da Link). Volendo si potrebbe continuare a parlarne per pagine e pagine, soffermandoci magari anche su spin off come Link’s Crossbow Training, disponibile per Nintendo Wii. Un divertente minigioco (perché alla fine è quello che è) di tiro al bersaglio in cui Link utilizza una balestra. Come non nominare poi il gioco (o i giochi, visto che ha un seguito!) interamente dedicato a Tingle, da sempre uno dei personaggi più strani della saga; soprattutto presente in Wind Waker, dove poteva venire in aiuto al giocatore tramite il GameBoy Advance, a sua volta collegato al GameCube. Insomma, come avrete capito The Legend of Zelda ha indubbiamente segnato un’epoca videoludica, continuando ancora oggi la sua lunga corsa senza dare un segno evidente di cedimento, nonostante siano passati ormai ben 24 anni dalla sua partenza. In fondo si sa che i Miti e le Leggende non muoiono mai…

Fine!... Dello speciale

Siamo partiti dal 1986, ci siamo spinti fino al meraviglioso A Link To The Past per poi addentrarci con Ocarina of Time in una avventura innovativa e rivoluzionaria. Abbiamo vissuto un’esperienza leggera e spensierata ma ugualmente seria e intensa nel sognante mondo di The Wind Waker, e una oscura ed epica nel regno del Crepuscolo di Twilight Princess. Abbiamo ripercorso in poche pagine tutta la meraviglia offertaci da più di venti anni di Storia, la Storia di The Legend of Zelda!!! Una Leggenda in grado di rinnovarsi ogni volta, ogni volta in grado di trasportarci in un mondo sconosciuto, ogni volta in grado di regalarci una avventura che rimarrà nei nostri cuori per molto, moltissimo tempo, probabilmente per sempre. Un’avventura che in questi ultimi anni sta forse rischiando di fallire proprio dove un tempo vinceva: nella capacità di stupire i giocatori, ormai abituati ad assimilare lo “stesso” gameplay da un ventennio. Sarà forse questo The Legend of Zelda: Skyward Sword a portare l’innovazione tanto agognata? Miyamoto ha promesso: questo Zelda sarà qualcosa di mai visto! A giudicare dai pochi video di gameplay rilasciati non si direbbe, ma in fondo noi chi siamo per dubitare delle parole del maestro, che è in grado di sfornare capolavori su capolavori ogni anno, ogni generazione. Ora l’unica cosa che ci resta da fare è quella di dare fiducia ancora una volta a Nintendo ed aspettare pazientemente l’arrivo di questo già certo capolavoro, e quale modo migliore per farlo se non quello di rigiocarsi alcuni dei capitoli della saga?

La Leggenda è appena iniziata…



A cura di : Filippo "Fatum92" Barbuscia

Oracle of Ages Four Sword Minish Cap Oggetto esclusivo di Wind Waker Le espressioni facciali sono uno dei punti forti della grafica Link per CD-i; traumatizzante non c'è che dire... Galoppata al tramonto, magnifico! Combattimento in Twilight Princess Action Figure: Link con Epona...bruttina in effetti Un simpatico peluche di Link versione Wind Waker Manga di Zelda: Ocarina of Time La mitica ocarina
Speciale The Legend of Zelda Tutto lo splendore di The Wind Waker Link in Twilight Princess



Distribuzione | Pubblicità | Giochi: The Legend Of Zelda: Skyward Sword - Alan Wake 2 Game | Sitemap | Contatti
GAMEPLAYER © Copyright 2006-2010. Tutti i diritti riservati