Street Fighter: la saga
Le origini di un genere
By Marco Gioletta, 09/10/2010
b>Un genere che fece storia!
Guardando all'attuale mercato dei videogames, esso appare quanto mai variegato. I giochi che escono ogni mese sono moltissimi ed appartengono ai generi più svariati. Se però avessimo a disposizione una macchina del tempo e potessimo tornare tra la fine degli anni ottanta e la metà degli anni novanta, noteremmo subito che esisteva un genere videoludico che più di ogni altro era in grado di attirare le orde dei videogiocatori, sia sulle console casalinghe che nelle care vecchie sale giochi, cioè quello dei beat'em up, o, per dirla all'italiana, picchiaduro. Se discuterete con qualsiasi appassionato del genere, il primo gioco che vi citerà non sarà Tekken, come qualche neofita potrebbe pensare, bensì la saga che può a buon diritto rivendicare il titolo di capostipite dell'intero genere: Street Fighter. Il primo titolo della saga Capcom risale al 1987, quando nelle sale giochi di tutto il mondo apparve Street Fighter. Questo gioco metteva il giocatore nei panni di Ryu (o di Ken, nel caso si utilizzasse la porta per il secondo giocatore), il quale aveva il compito di sconfiggere dieci avversari provenienti da varie parti del mondo in feroci scontri uno contro uno. Questo concept per i tempi rappresentava una novità assoluta, dato che fino a quel momento, se si eccettua il leggendario International Karate, i picchiaduro erano impostati esclusivamente su una struttura a scorrimento, nella quale controllando il nostro personaggio dovevamo raggiungere la fine del livello sconfiggendo orde di avversari. Inoltre, le grandi dimensioni degli sprites del gioco Capcom contribuirono a destare la curiosità e l'ammirazione dei fan di tutto il mondo, così come la definizione dei fondali, molto buona per l'epoca. Inoltre, il numero di mosse a disposizione del giocatore era davvero alto: Ryu e Ken potevano sferrare pugni e calci di tre diverse intensità ed avevano addirittura la possibilità di attaccare in basso o in salto. Il cabinato originale però disponeva di soli due pulsanti, uno per i pugni ed uno per i calci. L'intensità dei colpi era determinata dalla forza con cui il pulsante veniva premuto. Tuttavia, visti i danni arrecati dai giocatori ai cabinati, Capcom pensò bene di sostituire questi particolari pulsanti con i tradizionali sei bottoni, che caratterizzeranno tutti i successivi titoli. Nel gioco erano presenti anche le famigerate mosse speciali, Hadoken (una sorta di fireball) Shoryken (un pugno sferrato in salto verso l'alto) e Tatsumaki Sempu Kyaku (un attacco a giravolta), che potevano ssere eseguiti inserendo particolari combinazioni. Street fighter, tuttavia, non era esente da difetti. I controlli erano davvero imprecisi e spesso le collisioni col nemico erano del tutto casuali. In particolare, le mosse speciali erano davvero ardue da eseguire e la loro corretta esecuzione era perlopiù fortuita. Ciò non impedì al gioco di ottenere un ottimo successo, cosa che spinse Capcom a progettare un seguito.
L'arrivo della leggenda
Inizialmente, però, Capcom pensò di trasformare il sequel di Street Fighter in un picchiaduro a scorrimento laterale, il cui nome avrebbe dovuto essere Street Fighter'89 (il titolo fa riferimento all'anno di uscita del gioco). Tuttavia, quando il gioco fu pronto all'uscita, si decise di trasformarlo nel primo episodio di una nuova saga ed il titolo fu cambiato in Final Fight. Final Fight divenne uno dei più famosi ed amati picchiaduro a scorrimento di sempre, ed ebbe ben due sequel. Come vedremo, però, mantenne sempre un legame con Street Fighter, come vedremo più avanti. Il vero sequel di Street Fighter vide la luce nel 1991, col titolo Street Fighter II: World Warrior. Ogni tentativo di descrivere l'impatto che questo gioco ebbe sul mondo dei videogames sarebbe riduttivo. Basti dire che la versione da bar del gioco ottenne un successo planetario e che la conversione per SNES del gioco risulta ancora oggi essere il titolo Capcom più venduto in assoluto. Non solo: Street Fighter 2 è considerato da molti uno dei più grandi videogiochi della storia. E la cosa più incredibile è che questo successo fu pienamente meritato: la grafica segnava un miglioramento totale rispetto al primo titolo, con sprites enormi e dettagliati e sfondi magnifici. Anche il sonoro si stagliava su livelli altissimi, presentando tutti i temi musicali che sarebbero diventati dei classici col proseguo della serie. Ma la cosa più straordinaria di questo titolo era la sua eccezionale giocabilità. Ora il giocatore poteva scegliere tra otto lottatori diversi, ognuno con stili di lotta totalmente differenti (tranne Ryu e Ken, che risultavano identici) e con le sue mosse speciali personali. Fecero qui la loro comparsa tutti i personaggi storici della serie, come Chun Li, Honda, Dhalsim, Guile e Blanka. Per vincere, il giocatore doveva necessariamente sconfiggere tutti gli altri sette personaggi più i quattro boss finali, M. Bison, pugile sosia di Mike Tyson, Balrog, spietato assassino mascherato, il buon vecchio Sagat, boss finale del primo episodio, più grosso e arrabbiato che mai e il terribile Vega, spietato dittatore dotato di poteri psichici (da notare che nelle versioni occidentali i nomi di Bison Vega e Balrog furono scambiati proprio perché gli americani trovarono offensiva la caricatura di Tyson). Tra uno scontro e l'altro vennero inseriti anche dei bonus stage (come la famosa macchina da demolire, tributo a Final Fight). Il gameplay riproponeva la formula del primo episodio, ovvero sei pulsanti, tre per i pugni tre per i calci. Ma stavolta i controlli erano assolutamente perfetti: ogni mossa, ogni animazione ed ogni collisione era perfettamente calcolata e ogni bravo giocatore poteva controllare alla perfezione il suo personaggio, dando vita a spettacolari sfide in multiplayer, dove a vincere non era più il più fortunato, ma semplicemente il più bravo. Questa formula di gioco suscitò tali consensi da generare una schiera vastissima di cloni, o comunque di giochi il cui gameplay era chiaramente ispirato a Street Fighter 2, con tutte le varianti del caso. Limitiamoci qui a citare i picchiaduro SNK, come Fatal Fury o King of Fighters e la saga Mortal Kombat di Midway. L'enorme fortuna di Street fighter 2 portò Capcom a realizzare varie conversioni, molte davvero atroci (ricordo la tremenda versione Amiga targata U.S. Gold). La migliore delle versioni casalinghe fu senz'altro la già citata versione SNES, che lanciò ancora di più la console Nintendo in testa al mercato giapponese.
Una serie nella serie
A questo punto, tutti si aspettavano che Capcom cavalcasse il successo realizzando un nuovo titolo della saga, ma non fu questa la strada intrapresa dalla casa di Osaka. Capcom infatti, per sfruttare ancora di più il successo della sua gallina dalle uova d'oro, decise di realizzare una LUNGA serie di update di SF2. Il primo di essi uscì nel 1992, col titolo Street Fighter 2: Champion Edition. La differenza fondamentale rispetto al titolo originale era la possibilità di selezionare i quattro boss del gioco e di utilizzare lo stesso personaggio nella modalità versus. Oltre a questo, il gioco ricevette dei ritocchi grafici ed una serie di aggiustamenti nel gameplay, ma rimase quasi invariato nella sostanza. L'anno seguente, in risposta all'enorme quantità di versioni hack di SF2 presenti sul mercato, Capcom realizzò Street Fighter 2 turbo: Hyper fighting, che prese spunto da alcune delle caratteristiche presenti nelle versioni hack. Oltre ad un nuovo set di mosse per ogni personaggio, il gioco dava la possibilità di regolare la velocità degli scontri, creando sfide sempre più rapide frenetiche. Nel 1993 fu la volta di Super Street Fighter 2, realizzato tramite un nuovo Hardware, il CPS2. Questo gioco proponeva una grafica migliorata e quattro nuovi personaggi, Cammy, Fei Long, Thunder Hawk e Dee jay, oltre ad un bilanciamento della velocità di gioco e vari ritocchi alle voci dei personaggi e ai loro finali. Nelle versioni casalinghe, il gioco aggiunse anche molte nuove modalità, tra cui la possibilità di sfidarsi in tornei o di effettuare delle battaglie a squadre. Nel 1994 infine uscì quella che molti considerano la versione definitiva di SF2, nonché uno dei migliori giochi dell'intera serie, ovvero Super Street Fighter 2 turbo. In questo gioco venne reinserita la possibilità di regolare la velocità di gioco, fece la sua prima comparsa Akuma (Gouki in giapponese), storico personaggio segreto della serie, e venne inserita una nuova barra, che una volta riempita permetteva ai personaggi di eseguire delle spettacolari super combo. La cosa interessante è che ognuna di queste versioni del gioco da sola riuscì ad ottenere buonissimi consensi. Non solo, Il successo della saga di SF2 fu tale da generare, oltre ad un'enorme quantità di merchandising, anche un film di animazione (Street Fighter 2: The animated movie, uscito nel 1994 in Giappone) e persino un film vero e proprio (il tremendo Street Fighter - Sifda finale). Era chiaro però che ormai SF2 era stato sfruttato fino alla nausea e che Capcom doveva intraprendere nuove strade per continuare il successo della sua serie. Tuttavia, Capcom ancora una volta decise di non limitarsi a realizzare un sequel, ma diede il via diversi progetti legati a Street Fighter, portandoli tutti avanti in contemporanea. Esistono però in effetti altre due versioni di SF2, uscite molto più tardi. Si tratta di Hyper Street Fighter 2 - anniversary edition, edizione realizzata nel 2004 in occasione del quindicesimo anniversario del gioco, che permetteva di scegliere tutte le versioni di ogni personaggio tratte dai precedenti SF2 e di Super Street Fighter 2 turbo: HD remix, ovvero, come dice il nome, un remix in alta definizione di Super Street Fighter 2: turbo acquistabile via Internet da Playstation store ed X-box Live Arcade. Archiviamo ora definitivamente il secondo episodio di Street Fighter, e concentriamoci sulle varie evoluzioni della saga.
Un tuffo nel passato
Il primo di questi progetti risale al 1995. Sull'onda del successo ottenuto in Giappone da SF2: The Animated movie, Capcom decise di realizzare un nuovo capitolo della serie che avesse uno stile grafico più vicino al mondo degli anime. Il risultato fu Street Fighter Zero (giunto in Europa col titolo Street Fighter Alpha: Warrior's Dream). La trama di questo gioco si svolgeva tra il primo Street Fighter e il secondo e rivelava numerosi retroscena sia sulla trama generale del gioco che sulle vicende dei vari personaggi. Il cast venne profondamente modificato, escludendo molti dei personaggi di SF2, recuperando alcuni personaggi dal primo episodio, come Adon e Birdie, prendendone altri da Final Fight (rivelando così che i due giochi si svolgono nello stesso universo) e aggiungendo dei personaggi del tutto nuovi, come Rose e Nash (Charlie in occidente), l'amico di Guile che in SF2 risultava essere stato ucciso da Vega. Il gioco, oltre che per il nuovo stile grafico, si contraddistingueva per varie caratteristiche del gameplay tratte da altri picchiaduro Capcom, come la possibilità di parare al volo, di scegliere tra diverse super combo e tra due modalità di gioco, manuale ed automatica. Inoltre, la barra della mossa speciale venne tripartita, permettendo di scegliere se eseguire subito la super o aspettare di potenziarla al massimo. Inoltre, venne inserita una particolare mossa chiamata Alpha counter, in grado di trasformare un colpo subito in uno inferto. Il gioco fu convertito sia per Saturn che PSX, in maniera pressochè identica alla versione da sala, con l'aggiunta di una nuova modalità segreta denominata Dramatic Battle, in cui utilizzando Ryu e Ken contemporaneamente due giocatori devono vedersela con un Vega più potente che mai (proprio come avveniva nel film di animazione). Tuttavia il gioco, pur ottenendo un discreto successo, non fu esente da critiche: dal punto di vista grafico, all'ottima realizzazione dei personaggi facevano da contraltare dei fondali davvero piatti e banali. Inoltre, il numero di personaggi selezionabili era davvero basso. Anche dal punto di vista della giocabilità, SF zero, pur restando un ottimo picchiaduro, risultava meno bilanciato e divertente di SSF2 turbo e decisamente inferiore agli ultimi picchiaduro targati Capcom, come Darkstalkers o il bellissimo X-Men: Children of the Atom. Capcom tuttavia prestò orecchio alle critiche, che vennero ampiamente corrette l'anno successivo, quando uscì Street Fighter Zero 2. Questo titolo migliorò tutte le caratteristiche del primo Zero, ampliando molto il roster dei personaggi, col ritorno di Zangief e Dhalsim da SF2, di Gen dal primo Sf e con l'aggiunta di Rolento direttamente da Final Fight. A questi si aggiunse Sakura, un nuovo personaggio e i tre personaggi segreti del primo titolo, cioè Vega, Gouki e Dan. Dal punto di vista grafico, il gioco era enormemente migliorato e anche il gameplay, pur restando praticamente invariato, se si eccettua la possibilità di realizzare delle combo personalizzate chiamate custom combo, vedeva la correzione di tutti gli elementi che risultavano poco rifiniti. Capcom però non si fermò qui e nel 1998 realizzò Street Fighter Zero 3, titolo che va inserito a buon diritto tra i primi quattro migliori Street Fighter di sempre. Questo Street Fighter aveva davvero tutto: un numero pazzesco di personaggi (che nelle versioni casalinghe arrivarono a ben 28) col ritorno di tutti i personaggi di SF2, l'aggiunta di Cody da Final Fight e di una serie di nuovi personaggi, come Karin e Mika. Inoltre, il gioco permetteva di scegliere tra tre stili di combattimento differenti, uno ispirato al vecchio SSF2 Turbo (niente parate al volo e una super devastante) uno ispirato ai precedenti titoli della serie Zero e un terzo basato sulle combo personalizzate. Inoltre, il gioco presentava una grafica assolutamente fantastica, con strepitose animazioni ed effetti speciali eccellenti. Le versioni casalinghe, per PSX e Dreamcast, risultarono addirittura superiori al coin-op, grazie all'enorme numero di modalità di gioco presenti, tra cui spicca il fantastico World Tour, una sorta di giro per il mondo in cui lottando il nostro personaggio accumula punti esperienza, che gli consentono di sbloccare nuove abilità e di personalizzare il nostro stile di gioco. Questa modalità non venne più riproposta nel resto della serie, particolare che accresce ancora di più il valore di SF Zero 3, che resta tutt'oggi una pietra miliare nel panorama dei picchiaduro 2D.
Nel mondo del 3d
Come abbiamo già detto, oltre alla serie Zero, Capcom intraprese altre strade. Visto l'enorme successo riscosso da picchiaduro in tre dimensioni come Virtua Fighter e Tekken, la casa di Osaka decise di realizzare uno Street Fighter in 3d. Tuttavia, considerando il progetto di importanza secondaria, ne affidò la realizzazione alla Arika, che nel 1996 realizzò Street Fighter EX. Il gioco presentava un cast di personaggi rinnovato, con alcune vecchie glorie affiancate da personaggi totalmente nuovi (come l'agghiacciante skullomania) e una struttura di gioco ibrida, a metà tra lo stile di gioco dei precedenti Street Fighter e i ritmi dei picchiaduro 3D. Dunque Sf EX, pur presentando una buonissima veste poligonale e animazioni più realistiche, era ancora legato ad una struttura bidimensionale (non era possibile muoversi in profondità). Tuttavia questo esperimento, pur vantando una buona grafica ed un gameplay piacevole, finì col non accontentare né i fan di vecchia data, né gli appassionati di giochi di lotta 3D. Questo titolo ebbe una serie di sequel ed update, sia su PSX (Street fighter Ex plus, Street fighter ex 2, Street fighter ex 2 plus) che su PS2, dove nel 2001 comparve Street Fighter Ex 3, caratterizzato da una nuova modalità Tag team. Nessuno di questi titoli godette però di un buon successo e Capcom decise di abbandonare del tutto questo progetto. Era chiaro che la natura di Street Fighter era legato a filo doppio ad una struttura bidimensionale.
Finalmente, Street fighter III!
Nel 1997 Capcom decise finalmente di infrangere quello che ormai sembrava un vero e proprio tabù e realizzò finalmente quello Street Fighter III che i giocatori attendevano da tempo. Il gioco fu lanciato in tre versioni differenti. La prima, apparsa solo in sala giochi, si chiamava Street Fighter 3: New generation. Il gioco era basato su una nuova scheda, il CPS-3, e presentava una grafica davvero sbalorditiva, soprattutto per quanto riguarda i personaggi e le loro animazioni. Inoltre, SF3 vantava un nuovo sistema di parata denominato parry, eseguibile premendo il controller in direzione dell'attacco dell'avversario e che consentiva di annullarlo completamente, lasciandolo scoperto ad un contrattacco. Questo sistema cambiò molto le meccaniche di gioco e spinse Capcom a decidere di eliminare la parata aerea. Il sistema delle super combo venne ripreso dalla serie Zero, con l'aggiunta delle E.X. moves, versioni potenziate delle semplici mosse speciali che però consumano una piccola porzione della barra delle super (in modo analogo a quanto avveniva in Darkstalkers). Per quanto riguarda il cast dei personaggi, esso venne totalmente rivoluzionato, mantenendo solo Ryu e Ken dai giochi precedenti e presentando un set di lottatori totalmente nuovi, tra cui il wrestler Alex (che avrebbe dovuto divenire il protagonista della serie), la ninja Ibuki e Jill, il nuovo boss finale. Tuttavia il gioco non riuscì a rispondere appieno alle aspettative dei fan, delusi soprattutto dall'esiguo numero di personaggi e dalle varie novità del gameplay, che disorientarono molti giocatori. La seconda versione del gioco, Street Fighter 3 2nd Impact: Giant Attack venne rilasciata pochi mesi dopo. Questo nuovo gioco presentò vari aggiustamenti nel gameplay, nuovi sfondi e due nuovi personaggi, Urien e Hugo (recuperato da Final Fight), oltre al caro vecchio Gouki/Akuma presente come personaggio segreto. Queste prime due versioni vennero convertite per dreamcast in un unico gioco, Street Fighter III: W impact, che vide la luce nel1999. Nello stesso anno arrivò anche l'ultima versione di SF3, ovvero Street fighter3: third Strike. In questa nuova versione vennero aggiunti altri quattro personaggi, Makoto, Twelve, Remy e Q. Per la gioia dei fan, fece ritorno anche Chun Li e Gouki divenne un personaggio giocabile fin dall'inizio. Tutti gli altri personaggi furono dotati di nuovi stages, nuovi finali e nuove voci. La grafica venne ulteriormente migliorata e rifinita, presentando uno dei migliori 2D mai visti. Anche il sistema delle parry venne perfezionato, dotando il gioco di una giocabilità praticamente perfetta, basata su equilibrio, tempismo e soprattutto tattica. La cosa migliore era l'eccezionale sistema di combo, che permette di concatenare praticamente qualsiasi attacco, generando una serie praticamente illimitata di possibilità di attacco. Questo gioco è probabilmente il miglior Street Fighter in 2D mai realizzato ed ottenne un successo enorme in Giappone. Tuttavia, nel mondo occidentale, il gioco non ottenne i riconoscimenti che meritava, anche a causa del fatto che venne convertito solo per Dreamcast, la cui sfortuna è nota a tutti. Solo molto tempo dopo il gioco venne convertito anche su PS2 e X-box, all'interno di Hyper Street Fighter II: Anniversary collection, nuova versione dell'Anniversary edition che comprendeva, appunto, anche SF3 (ma la versione per PS2 venne pubblicata solo in America).
Street Fighter is Everywhere
Dopo Street Fighter III, passarono diversi anni prima dell'uscita del capitolo successivo della serie regolare. Prima di parlare di esso, tuttavia, è bene ricordare il fatto che esiste un enorme numero di altri titoli legati a questa saga e ai suoi personaggi, ad ennesima testimonianza dell'importanza che Street Fighter ha avuto e ha tuttora nella storia dei videogames. Citiamo anzitutto Street Fighter The movie, pessimo picchiaduro uscito nel 1995 su PSX per ricalcare il successo del film Street Fighter Sfida finale. Citiamo inoltre il bellissimo Super Puzzle Fighter 2 turbo (1996 sempre su PSX), puzzle game sulla falsariga di puyo puyo che ospitava personaggi tratti da Darkstalkers e Street Fighter in una divertentissima veste super deformed. Questa nuova veste dei personaggi fu così apprezzata da spingere Capcom a realizzare Pocket Fighter, picchiaduro 2D spassosissimo in cui i personaggi di puzzle fighter ritornano per sfidarsi in accaniti scontri uno contro uno, caratterizzati da un sistema di controllo semplice ma efficace e da mosse al limite del demenziale. Non possiamo poi non citare la famigerata serie Versus. Forte del successo ottenuto da X-Men, Children of the atom, Capcom decise di mescolare i mutanti marvel con i più famosi personaggi di Street Fighter, sfruttando anche il desiderio della Marvel di espandersi nel mondo dei videogiochi. Nacque così X-Men Versus Street Fighter, picchiaduro che presentava lo stesso gameplay di Children of The Atom, ma in cui tutti gli scontri si svolgevano a coppie. Il giocatore, scelti i suoi lottatori, aveva la possibilità di scambiarli in qualsiasi momento dello scontro e persino di eseguire devastanti mosse combinate. il gioco godette di un'ottima conversione per Saturn e anche di una per PSX, di qualità molto scadente (il sistema tag venne eliminato, privando il gioco della sua caratteristica principale). Forte del successo dell'esperimento, Capcom pensò di riproporlo, realizzando una serie di titoli crossover, di cui l'esponente migliore risulta essere senz'altro Marvel VS. Capcom 2 New Age of Heroes, (uscito nel 2000 per Dreamcast convertito anche per PlayStation 2 e Gamecube), caratterizzato da una giocabilità sensazionale e di un cast di ben 56 personaggi! I consensi mietuti da questa serie spinse Capcom e SNK a realizzare quello che era il sogno proibito di tutti i fan: una serie di picchiaduro che ospitasse personaggi tratti dai titoli di entrambe le case (anche se c'è chi pensa che questo progetto potè concretizzarsi solo grazie alle difficoltà economiche di SNK). Stavolta però vennero proposte due serie distinte, una realizzata da Capcom e un'altra curata da SNK Playmore. Mentre i due titoli Capcom, Capcom VS. SNK Millennium fight e Capcom VS. SNK 2 (usciti rispettivamente nel 2000 e nel 2001) risultarono essere due ottimi picchiaduro a squadre, sia SNK VS. Capcom (uscito solo per Neo Geo Pocket) che soprattutto SNK VS. Capcom SVC Chaos risultano essere poco più che cloni di King of Fighters. L'esperimento ebbe comunque un ottimo successo e quasi tutti questi titoli suscitarono una buona reazione da parte dei fan. Come sappiamo, la serie Versus venne rispolverata nel 2008, quando venne realizzato Tatsunomko VS. Capcom: Ultimate All Stars e si arricchirà di due nuovi esponenti nel 2010, anno in cui è prevista l'uscita sia di Marvel VS. Capcom 3 che del doppio crossover tra Street Fighter e Tekken: Street Fighter X Teken e Tekken X Street Fighter.
I giorni nostri
Dopo Street Fighter III, sembrava che l'interesse per la saga del picchiaduro Capcom stesse scemando. Dal 2000 al 2008 infatti l'unico titolo targato Street Fighter ad essere pubblicato fu il già citato Hyper Street Fighter 2: Anniversary edition. Ci fu chi pensò che la saga Capcom appartenesse ormai al passato e fosse stata sostituita nei cuori dei fan da titoli come Tekken e Soul Calibur. Tuttavia, nel 2008 i combattenti della strada fecero il loro trionfale ritorno. Nel giugno di quell'anno apparve infatti nelle sale giochi giapponesi Street Fighter IV, il nuovissimo titolo della saga, che l'anno seguente venne convertito sia per PlayStation 3 che per Xbox 360. Forte di una fantastica grafica 3D ispirata sia agli anime che ai dipinti tradizionali giapponesi, di un sonoro eccellente e di una giocabilità sensazionale, il gioco ottenne enormi consensi sia dai fan che dalla critica. Questo titolo è riuscito a fare ciò in cui SF Ex aveva fallito, cioè unire perfettamente la frenesia e l'immediatezza che da sempre avevano caratterizzato la saga ad una veste grafica tridimensionale ed accattivante. Il sistema di controllo resta molto simile a quello di SF3 Third strike, con l'abbandono del sistema dei parries a favore dei nuovi focus attack, particolari attacchi che consentono di effettuare delle contromosse e allo stesso tempo di spezzare la guardia dell'avversario. In più, il gioco proponeva una fantastica modalità online, che garantiva un divertimento ed una longevità illimitate. Come già detto, il successo fu enorme e SF4 è stato riconosciuto quasi all'unanimità come il miglior picchiaduro attualmente disponibile su console. Ma Capcom non si è fermata qui e nel 2009 ecco uscire Super Street Fighter IV, nuova fiammante versione del gioco che propone personaggi aggiuntivi, vari aggiustamenti sia grafici che nei controlli e una modalità online più vasta e varia che mai.
Una saga immortale
É dunque evidente come la saga di Street Fighter abbia rivestito un'importanza capitale nella storia dei picchiaduro e dei videogiochi in generale, divenendo uno dei marchi più noti ed apprezzati del settore. Nell'attesa dei prossimi titoli taragti Street Fighter, non posso che limitarmi a rendere ancora una volta omaggio a Capcom e a questa fantastica serie che ha regalato, regala ancora e regalerà molto a lungo sfide e divertimento a volontà!
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