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The Darkness - L'evoluzione del tie-in si autodirige

del 13/09/2008

Quando la regia salva il gameplay


La Dark Generation

Mettiamola così: la Dark Generation è esplosa con "il Corvo" alla fine degli anni '80 e da allora continua ad affascinare intere generazioni. In verità, nell'ambito dei fumetti made in USA, Frank Miller molto tempo prima diede il primo sostanziale tocco “oscuro” agli eroi Marvel/Dc condensando nel suo format narrativo violenza ed eccesso, sia nei tratti grafici che nei dialoghi. I suoi personaggi erano spesso disadattati e dalle doppie personalità, al pari dell'essere maledetto nato dalla fantasia di Marc Silvestri, Jackie Estacado. Dopo il successo riscontrato da Todd McFarlane con Spawn, un altro anti-eroe avrebbe reso felice una piccola etichetta indipendente di fumetti, la Top Cow, la quale aumentò il fatturato in brevissimo tempo, portando parecchi milioni di dollari al suo portafogli anche grazie ad accordi stipulati per lo sfruttamento dei diritti dei suoi personaggi. Passò davvero molto poco sicché un fumetto di successo si trasformasse in videogioco di successo, maneggiato dagli ever green, nonché professionisti del settore, Starbreeze Studios. Il loro precedente lavoro, tratto da una licenza cinematografica (Le Cronache di Riddick, seguito del più illustre e riuscito Pitch Black) su Xbox fece incredibilmente parlare di se: i tie-in passivi e tecnicamente spaventosi stavano evidentemente lasciando il posto a opere ben più complete e affascinanti, in grado di rivaleggiare ad armi pari con le nuove proprietà intellettuali.

Dietro la maschera il buio!

The Darkness è tuttavia un titolo davvero contraddittorio: dispersivo nel suo fingersi un titolo free roaming – ammettiamolo, andare avanti e indietro passando dalla metro è noioso! -, incostante nel rappresentare la dinamicità della minaccia – i soldati oltre ad essere imbecilli, si fanno silurare che è un piacere! - e ben più grave, non è in grado di utilizzare una risorsa così importante come i Darkling in maniera funzionale – basta un proiettile, la luce o la loro idiozia a farli sparire in un soffio. Insomma, non siamo dinnanzi ad un capolavoro ma, per certi aspetti, è senz'altro un titolo fortemente innovativo e coinvolgente. Vediamo perché.

L'inizio è dei più immersivi: all'interno di un'auto, sembriamo fuggire da una sparatoria mentre due nostri sgherri ci parlano di un colpo andato a male. All'interno dell'abitacolo possiamo muovere la visuale e ascoltare ciò che hanno da dire, percependo tra le righe una certa ansia. Imboccato un tunnel, la macchina finisce la sua corsa scaraventandosi addosso a un muro e chissà come mai siamo i soli a sopravvivere all'impatto. Che sia solo fortuna? Non proprio, è qualcosa di più. Ma continuiamo. Ci troviamo all'interno di una stanza. La televisione poggiata su di un vecchio mobile si accende improvvisamente lanciando un messaggio dello zio Paulie. Una bomba nell'armadio? Che significa? Il tempo di controllare che il ticchettio si insinua nelle orecchie facendoci tremare come una foglia. Ci voltiamo di scatto puntando sull'unica via d'uscita più vicina: la finestra. La telecamera, fissandosi dietro le nostre spalle ne riprende la caduta. La tensione è palpabile, l'adrenalina a mille. Finale del primo capito, il più incredibile: una casa isolata, delle voci. Ci avviciniamo alla porta... è lei, Jenny. Finalmente l'abbiamo trovata. Ma, cosa? Ci sono due uomini nella stanza che le parlano in maniera furibonda. Non riesce a liberarsi dalla morsa dei due omaccioni. Al che, decisi, ci lanciamo verso di lei... qualcosa però ci ferma. E' la tenebra, che sadica com'è non ci concede la possibilità di decidere il futuro della nostra amata. Ella si avvicina alla porta... attraverso la piccola fessura di vetro chiede aiuto, disperata. Ci dimeniamo in maniera virulenta ma è tutto inutile, la tenebra ci controlla, ci possiede. In breve sopraggiunge lo sparo. Lo schizzo di sangue colora di rosso la porta. Jenny è morta. Annichiliti, ci spingiamo verso il bagno e fissandoci allo specchio... decidiamo di porre fine alla nostra vita. Quello è il giorno in cui siamo morti. Quello è il momento più alto di attiva immedesimazione raggiunto da un videogame.
Applausi.

Dirigimi verso l'ignoto

La voce della Tenebra è di Mike Patton (voce dei “Faith No More” dal 1988 al 1998), il font utilizzato per i sottotitoli in italiano non aiuta la comprensione ma non importa perché l'intonazione data dal cantante è perfetta. Sebbene nei momenti in game ci siano troppi dialoghi inutili, la narrazione si impone per una semplice ragione. E qui veniamo al primo punto, il più importante che attesti l'indubbia qualità del titolo: la regia cinematografica. Quelle appena descritte sono situazioni piuttosto comuni nei videogiochi benché in questo caso esaltati da una Regia dinamica e avvolgente. E' proprio la regia a forgiare il carattere del titolo ponendolo al di sopra della concorrenza. Essa ci trascina all'interno dell'incubo con delle sequenze chiave spettacolari. Quando nel finale la tenebra si muove in maniera indipendente dalla nostra volontà, o quando utilizziamo personalmente quella che abbiamo in corpo, la soggettiva non cambia e la regia sa sempre come enfatizzare ogni momento di tensione.

L'(anti)eroe romantico

Jackie Estacado non è uno schizzato che soffre della crisi della doppia personalità. Non è né Dott. Jekyll né Mr. Hyde. E' semplicemente se stesso con qualcos'altro. Il comportamento ambiguo del personaggio fa sorgere inoltre diversi dubbi sulla sua metodologia: è lui la tenebra o è la tenebra a possedere lui? E ancora: si lascia possedere per un suo tornaconto personale o è una povera vittima degli eventi, incapace di controllarli? Il confine che separa l'uomo dal mostro è labile come il sentimento che lo lega allo zio Paulie. Nei meravigliosi monologhi al buio – intelligente pausa nascondi-caricamento - in cui v'è solo una luce dall'alto a conformare di ombre il suo viso segnato da una profonda malinconia, si interroga sul passato e sul futuro, stringendo a se due pistole come fossero l'unico mezzo per dare concretezza al suo pensiero. La recitazione è ai massimi livelli, la gestualità dell'italo americano medio si rende espressione di un modus operandi illogico, violento dettato da una drastica situazione sociale. Il personaggio dai capelli lunghi neri e dal giubbotto di pelle è l'anti-eroi a tutti gli effetti: non salva nessuno se non se stesso. Massacra chiunque pur di raggiungere il suo fine. Eppure è sentimentale, ricerca la sua amata per ritrovare la pace interiore. Ma in un mondo in cui tutto è male, soltanto i sogni possono dare all'uomo ciò che la realtà nega loro. Un abbraccio di pochi secondi con Jenny, in una dimensione che non lo appartiene, si trasforma così nel momento più intimo e sincero della storia dei videogiochi e della Dark Generation tutta.

A cura di : Vito "Vito302" Sugameli

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