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The story so far: God of War.

del 25/02/2010

Who wants to be a God?  

[PlayStation3]
"Ma di che parliamo?"

A meno che non abbiate vissuto in una grotta fino ad ora, dovreste sapere che verso la fine di Marzo l’ultimo capitolo della trilogia di God Of War arriverà sulle nostre PlayStation 3. “Ok” direte voi,” ma perché è il capitolo finale? Che cosa ci dovremmo aspettare? E soprattutto, che diamine è successo negli episodi precedenti?!?”. Visto la vostra deprecabile ignoranza in materia, sia che siate appena entrati nel mondo playstation e non abbiate giocato ai vecchi capitoli, sia che abbiate la memoria corta, abbiamo ritenuto utile ripercorrere le gesta del nostro spartano preferito (no, non Leonida) in questo speciale; e tutto in meno di una pagina di Microsoft Word ad episodio! E poi dite che siamo pigri! Ah giusto, dimenticavo: ATTENZIONE SPOILER!

"God of War: Tutti mi cercano, tutti mi vogliono …"

Tutto inizia come poi finirà. Abusando degli stereotipi di Hollywood, gli sviluppatori decidono di far partire il videogame con il nostro protagonista che si butta giù da un dirupo, per poi raccontarci tutta la storia attraverso un mega flashback; originale, eh? Partendo in ordine cronologico, il nome del nostro eroe è Kratos (“potere” in greco, i suoi genitori avevano grandi speranze per lui) ed è uno spartano e, in quanto tale, è caratterizzato da una serie di tratti distintivi: è un generale, è violento, è cattivo, ama combattere, si infervora facilmente, ha una barbetta stupida ed è pelato. Durante una delle sue numerose battaglie contro dei barbari, si ritrova con le spalle al muro e dover decidere di vendere la sua anima al dio della guerra Ares in cambio della vittoria. Quest’ultimo accetta volentieri lo scambio, gli incatena alle mani due spade chiamate “Lame del Caos”, stermina tutti i barbari e da quel momento in poi inizia a trattare Kratos come il suo cane da riporto. Il nostro Ares, come forse avrete supposto dal fatto che è il dio della guerra, decide di dare battaglia un po’ a tutti, soprattutto alle città di sua sorella Atena, rea di essere la favorita del vecchio Zeus. Un giorno, quindi, decide di mandare il nostro eroe e la sua barbetta a sterminare gli abitanti di un villaggio poiché essi adorano la dea sopracitata; Kratos è ben felice di poter affilare le sue lame sulla pelle umana, peccato che non si accorga (non chiedetemi come faccia, evidentemente non è tipo che usa molto il cervello …) che il villaggio che sta distruggendo sia quello dove abitano sua moglie e sua figlia, che finiscono massacrate insieme a tutti gli altri. Resosi conto del piccolo errore, Kratos, maledetto da un oracolo locale che gli attacca sulla pelle le ceneri dei suoi famigliari appena uccisi facendogli assumere quella bella tonalità biancastra, decide di recidere il patto con Ares e chiede agli dei dell’olimpo di cancellargli la memoria; questi accettano in cambio di 10 anni di servizio incondizionato... così via con altre battaglie. Qui incomincia il mega-flashback del gioco, con il nostro pelatone impegnato a sterminare un’Idra in mezzo al mar Egeo. Qui gli viene chiesto dalla dea Atena di andare a salvare la di lei città che sta venendo distrutta dal fratellino Ares, dato che gli dei non si possono uccidersi tra di loro. Kratos arriva in città, prende nota del fatto che sarà un po’ difficile fermare il dio della guerra, visto che è alto almeno due chilometri, e decide, dietro consiglio dell’oracolo della città, di trovare la “scatola di pandora”; l’unico artefatto in grado di donare ad un mortale il potere di uccidere un dio. Peccato che questa scatola non sia custodita dietro l’angolo, ma all’interno del Tempio di Pandora, situato in cima alla schiena dell’ultimo gigantesco titano vivente, Cronos, che è costretto a vagare per l’eternità nel deserto delle anime perdute. Facile, no? Il nostro, arriva nel deserto, trova il gigante, scala la sua schiena per tre giorni senza mangiare o dormire, arriva al tempio, uccide tutto ciò che c’è all’interno e recupera la scatola di Pandora. Tutto sembra filare per il verso giusto, quando arriva Ares che ammazza il nostro spartano e si prende la scatola; per fortuna Kratos non è il tipo che si demoralizza per essere stato ucciso e si apre la strada nell’Ade fino a tornare nel mondo dei vivi, si dirige verso Atene, recupera la scatola, la apre, diventa grande come Ares e inizia a spaccargli il c***o. Quest’ultimo allora decide di combattere il nostro eroe nell’unico modo in cui è possibile battere uno spartano: psicologicamente. Prima lo manda in un’altra dimensione, gli fa incontrare delle copie della famiglia di Kratos e poi tenta di fargliela morire di nuovo mandandogli contro delle figure simili al nostro pelatone. Ovviamente questi riesce a respingere le orde di avversari costringendo Ares a strappargli dalle carni le “lame del caos” che gli aveva regalato e ad uccidere personalmente la famiglia dello spartano. Il nostro eroe a quel punto si risveglia disarmato, nota che affianco a lui vi è la “Spada degli Dei”, unica arma in grado di far fuori questi immortali con manie di grandezza, e decide di sperimentarla sulla pelle di Ares. Dopo aver fatto il suo lavoro, Kratos chiede ad Atena di rispettare il patto e cancellargli la memoria, peccato che quest’ultima gli dica di non averne alcuna intenzione; ed eccoci allora alla scena iniziale del gioco, con il nostro pelatone che decide di farla finita per il dolore ma, poco prima di morire, egli viene salvato dagli dei che decidono di trasformarlo nel nuovo dio della guerra. Mica male, eh?

"God of War 2: Mai fare arrabbiare uno spartano, tendono ad essere vendicativi …"

Poco tempo dopo gli eventi del primo episodio, Kratos è ancora perseguitato dal ricordo della sua famiglia dilaniata per sua stessa mano e in cosa può trovare sollievo uno spartano pelato diventato il dio della guerra? Guardando film come” Avatar”? Ovviamente no, aiutando Sparta a fare ciò per cui è diventata famosa: conquistare e radere al suolo tutte le città che incontra. Inutile dire che un simile atteggiamento non è che renda tanto entusiaste le altre divinità che quindi gli chiedono gentilmente di finirla. Il nostro anti-eroe non è però tipo da fare qualcosa se glielo si chiede, figuriamoci se con cortesia... quindi continua la sua campagna di distruzione cercando di conquistare Rodi insieme ai suoi soldati; sul più bello però arriva una strana aquila che prima prende quasi tutti i poteri di Kratos poi li infonde in quella statuetta da poco conto chiamata “il colosso di Rodi” che si anima e comincia a tentare di uccidere il neo-dio della guerra. E siamo solo al primo livello! Ingaggiato il duello con la statua, Kratos sta ovviamente avendo la peggio quando Zeus in persona scende in campo e gli dà un consiglio: infondere tutto il potere che gli è rimasto dentro la “spada dell’olimpo” in modo da ottenere la possibilità di fermare il colosso anche se al costo di ritornare mortale. Ora, dopo gli eventi del primo gioco, il fantasma di Sparta dovrebbe aver capito che non bisogna mai dar retta agli dei, giusto? E invece il nostro barbetta si fida, rinuncia ai suoi poteri, distrugge il colosso e poi si fa fregare da Zeus stesso che lo infilza con la spada appena potenziata. Infatti l’aquila che rubò i poteri allo spartano non era altro che il re degli dei in persona, intenzionato a salvare l’olimpo e tutte le divinità dalla furia di Kratos; il nostro quindi viene ucciso da Zeus (che sussurra “il ciclo finisce qui”) , e spedito nell’Ade mentre il dio pone fine alla battaglia di Rodi in modo piuttosto violento. Come forse avrete già intuito, morire non è un problema per il nostro pelatone visto il suo c*lo assurdo e, poco prima che Kratos finisca nell’aldilà a soffrire eterne sofferenze, viene salvato dalla madre dei Titani; Gaia. Per chi non avesse studiato mitologia greca, sappiate che all’inizio dei tempi si combatté una terribile battaglia tra gli dei dell’olimpo e i giganteschi titani conclusasi con la vittoria dei primi e l’imprigionamento dei secondi. Gaia chiede quindi allo spartano di aiutare lei e la sua specie a prendersi la loro vendetta, gli consiglia di trovare le tre Parche, le artefici del destino di ogni mortale, per cambiare il suo destino e gli dona il cavallo alato Pegaso per raggiungere l’isola della creazione, dimora delle suddette parche. Durante il viaggio, però, Kratos viene fermato da un Cavaliere Oscuro ed è costretto ad atterrare su un’isola dove dimora il Titano Tifone che gli imprigiona Pegaso. Kratos, in cerca di una maniera per liberare il cavallo, incontra Prometeo incatenato alla roccia con l’aquila che gli sta divorando le interiora (la conoscete la storia di Prometeo, vero?) che gli chiede di porre fine alle sue sofferenze, lo spartano acconsente, lo ammazza, ottiene un nuovo potere libera il suo pony alato ecc. ecc. e arriva all’isola della creazione, dopo aver ovviamente unito le due parti che la compongono grazie ai cavalli di Crono che erano protetti da Teseo. Complicato? Un po’. Da questo punto in poi è solo una serie di massacri di eroi famosi della mitologia greca. In breve: ammazza un mostro che aveva mangiato Giasone e il suo vello d’oro e si impadronisce di quest’ultimo oggetto, squarta Euriale (la sorella di Medusa), fa fare una brutta fine a Perseo, precipita insieme ad un Icaro impazzito, si fa dare una mano dal Titano Atlante e fa tornare in vita la mitica Fenice. Mentre si prepara a domare l’uccello, per sbaglio uccide un suo ex-generale arrivato fino all’isola sopravissuto allo sterminio di Rodi che lo informa del fatto che Zeus era un po’ infuriato con gli spartani e, per sfogarsi, aveva raso al suolo la città e tutti i suoi abitanti. Brutta mossa. Kratos si incavola sul serio, ammazza un Kraken che era nei paraggi, arriva nel palazzo delle parche, confina dentro uno specchio le due parche Lachesi e Atropo e non risparmia la terza (una femmina con seri problemi col cibo). A questo punto Kratos ottiene il potere di controllare il suo filo della vita ma, mentre una persona normale sarebbe tornata indietro nel tempo, non so, poco prima di sterminare la propria famiglia per sbaglio, il pelatone decide di tornare a Rodi poco prima che Zeus lo finisca. Riesce nel suo tentativo, riprende la spada dell’olimpo, salva l’altro se stesso, ingaggia battaglia contro il re degli dei e, con un trucchetto, lo infilza con lo spadone. Poco prima di dare il colpo di grazia, però, interviene Atena che si prende la spada in petto al posto di suo padre mentre quest’ultimo ne approfitta e fugge via. Oramai morente, la dea svela a Kratos la verità: egli è il figlio di Zeus e quest’ultimo era intenzionato ad ucciderlo per impedire al ciclo figlio-uccide-padre-e-prende-il-posto, iniziato con Crono e Urano, di compiersi. Detto questo, Atena muore tra le braccia dello spartano che, per una volta, ha un’ottima idea. Torna indietro nel tempo fino alla battaglia finale tra i Titani e gli Dei e convince Gaia e gli altri a venire nel suo tempo poiché Zeus è debole e Ares e Atena sono morti e quindi, per un semplice calcolo probabilistico, ci sono maggiori possibilità di vittoria. Il gioco termina quindi con Kratos che scala l’olimpo in sella a Gaia e gli altri titani urlando a Zeus che “Se gli Olimpici si opporranno alla mia vendetta, allora tutti gli Olimpici moriranno. Ho vissuto troppo tempo all'ombra degli dei, il tempo degli dei volge al termine!”; a quel punto appare la famosa scritta ” The end begins …”. O MIO DIO CHE FINALONE!

"E 'mo che si fa?"

Ora si aspetta, il capitolo finale della trilogia che uscirà in Europa il 19 Marzo 2010 in esclusiva per la console Playstation 3. Riusciranno Kratos e la sua barbetta a eliminare l’intero olimpo? Vogliamo scommettere?

A cura di : Nicolò "thenikname" Sartore

Kratos contro Ciclope Le mitiche catene di Kratos Ciclope in God of War Kratos in volo God of War Sulle ali di Pegaso Battaglia in volo God of War III Kratos in God of War III
La storia di God of War



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