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Tomb Raider: la saga

L'ascesa di una nuova stella

By Marco Gioletta, 15/04/2011

Una bomba sexy in veste di archeologa Lara Croft, la procace protagonista della saga di Tomb Raider (letteralmente, escursionista di tombe) può tranquillamente essere considerata una delle icone più importanti e note del mondo dei videogiochi, al punto che la sua fama ha spesso trasceso il mondo del divertimento elettronico. L'affascinante archeologa è divenuta protagonista di ben due film, di una serie a fumetti edita da Top Cow e di numerose iniziative musicali, tra cui mi limito a citare la canzone Amami Lara, presentata da Eugenio Finardi al festival di Sanremo del 1999. Nel 2006, Lara è entrata addirittura nel Guinness World Record come l'eroina dei videogiochi più famosa del mondo e nel 2009 un sondaggio online ha addirittura proposto di intitolare una strada del Derby alla bella avventuriera! Del resto, non si può certamente dire che il successo del personaggio non sia meritato: fin dalla sua prima apparizione, avvenuta nel 1996 nel primo episodio della serie Tomb Raider, apparso in esclusiva su Playstation, Lara seppe subito conquistare l'affetto e l'ammirazione di tutti i fan, sia per il suo carattere solitario, coraggioso e spericolato sia grazie al suo aspetto incredibilmente sexy e quasi provocatorio (pare che le dimensioni spropositate del suo seno siano dovute in origine ad uno scherzo da parte del disegnatore, che però impressionò gli sviluppatori, i quali decisero di adottare quelle misure per l'aspetto definitivo del personaggio). Certo, si può ben dire che il successo riscosso da Tomb Raider sia dovuto in grande misura proprio al personaggio di Lara, ma sarebbe assolutamente inesatto ritenere Lara l'unico elemento vincente di Tomb Raider. Il gioco, realizzato da Core Design di Eidos, ebbe infatti l'enorme merito di essere il primo action adventure completamente tridimensionale, un genere di gioco assolutamente nuovo per l'epoca. Il giocatore, controllando Lara, avrebbe avuto il compito di esplorare una serie di livelli vastissimi, superando numerosi ostacoli, risolvendo enigmi e sbarazzandosi di tutti i nemici (prevalentemente animali, ma non solo) che infestavano le varie ambientazioni. La trama, pur non essendo certamente ai livelli di un Resident Evil, restava molto appassionante: Lara veniva ingaggiata dalla misteriosa Natla per recuperare il leggendario Scion, un manufatto che sembra risalire addirittura alla civiltà di Atlantide. Ben presto, Lara si renderà conto che Natla la sta solo usando per impossessarsi del manufatto, che si scopre essere formato da altre due parti uguali, per scopi misteriosi. Lara a questo punto deciderà di andare fino in fondo e scoprire quale mistero lega l'artefatto ad Atlantide e a Natla. La prima grande innovazione proposta dal gioco era l'incredibile struttura dei livelli, composti da ambientazioni completamente tridimensionali e che davano al giocatore una libertà di movimento pressoché totale, forse mai vista per l'epoca. La telecamera, altra novità del gioco, era posta alle spalle di Lara, con una visuale in terza persona, molto diversa da quella dei tradizionali sparatutto alla Doom, ma che consentiva un controllo del personaggio ancora maggiore, soprattutto durante i salti. Inoltre, la struttura dei livelli era realizzata in maniera davvero superba: per essere completati essi andavano girati letteralmente in lungo, in largo e in alto e riuscire a venire a capo di ognuno di essi avrebbe richiesto un controllo perfetto di Lara e delle sue numerose abilità. La bella archeologa aveva infatti a disposizione un numero di movimenti molto vasto, tra camminata, corsa, salti, salti acrobatici, possibilità di usare le armi ecc. Imparare a padroneggiare tutte queste abilità, in particolare il salto in corsa, avrebbe richiesto un po' di tempo, ma per fortuna il gioco metteva a disposizione la possibilità di fare pratica nella ormai leggendaria casa di Lara, dove il giocatore avrebbe potuto sperimentare un po' tutte le mosse a disposizione della protagonista. Tornando ai livelli, anche il loro design era davvero eccezionale: non ci sono due livelli in tutto il gioco che appaiano uguali e le ambientazioni spaziano da un'antica città azteca a un monastero che nasconde nelle fondamenta enormi edifici tipici dell'antica Grecia (un Colosseo ed una cisterna, tra le altre cose), per poi passare all'Egitto ed infine ad una piramide risalente alla leggendaria civiltà di Atlantide. La grafica del gioco, pur apparendo oggi molto datata e spigolosa, ai tempi fece gridare al miracolo, riuscendo a creare davvero l'idea di un mondo totalmente a tre dimensioni, in cui il videogiocatore si trovava completamente immerso. I brani musicali del gioco erano pochi, visto che nelle fasi esplorative il gioco era privo di musica, ma tutti estremamente d'atmosfera e magnificamente realizzati. Insomma, Tomb Raider era un vero e proprio capolavoro e venne considerato da molti il miglior gioco in assoluto disponibile per Playstation, ottenendo vendite da record e lanciando Lara Croft nell'Olimpo dei videogiochi. Il peso dell'eredità Visto l'incredibile successo raggiunto, era assolutamente invevitabile che Eidos decidesse di realizzare un sequel, che si materializzò nel 1997 col titolo Tomb Raider 2: starring Lara Croft (o Tomb Raider 2: il pugnale di Xian). Stavolta Lara è alla ricerca del pugnale di Xian, un antico artefatto cinese in grado di donare a chi lo possieda il potere del drago. Durante la sua ricerca, Lara dovrà vedersela col boss mafioso Marco Bartoli, convinto di essere il prescelto, l'unico degno del potere del pugnale. Durante l'avventura potremo esplorare la Grande Muraglia cinese, Venezia, le montagne del tibet, una piattaforma petrolifera e il relitto di un'antica nave. Rispetto al predecessore, si può notare un netto miglioramento per quanto riguarda il comparto grafico (sia nei modelli dei personaggi che negli sfondi) che per quanto concerne la velocità e la fluidità del gioco, molto superiore rispetto all'originale. Inoltre, Lara aveva molte nuove armi a disposizione, tra cui un lanciagranate ed un arpione (praticamente inutile), oltre alla possibilità di arrampicarsi su determinate pareti e di utilizzare i bengala, razzi luminosi in grado di illuminare aree particolarmente buie del gioco. Infine, erano presenti due veicoli, il motoscafo e la motoslitta, che dovevano essere usati per superare determinate aree del gioco. Il gameplay dunque non subì cambiamenti radicali, risultando molto simile al primo titolo, tranne per il fatto che il gioco era molto più improntato sull'azione e sui combattimenti che sull'esplorazione. Inoltre vi era una maggiore presenza di ambientazioni urbane e moderne, che si alternavano ai più tradizionali templi e rovine. Il gioco ricevette un'accoglienza decisamente positiva, sebbene a molti non fosse piaciuta la mancanza di innovazioni sostanziali. Il buon successo di Tomb Raider 2 convinse Eidos del fatto che il marchio di Tomb Raider poteva essere ancora molto, molto redditizio e così, nel novembre del 1998, venne realizzato Tomb Raider III: Adventures of Lara Croft. La trama del gioco vedeva Lara alle prese con alcuni misteriosi artefatti provenienti da un meteorite. In modo simile a quanto accaduto con TR 2, Eidos decise di non inserire particolari innovazioni in questo titolo, ma di potenziare esponenzialmente tutti gli aspetti vincenti della formula di Tomb Raider: la grafica venne ulteriormente migliorata, con l'inserimento di vari effetti luminosi e degli agenti atmosferiche, il numero di armi e delle azioni che Lara poteva compiere venne molto accresciuto. Venne inserito anche un numero molto maggiore di veicoli, per aumentare la varietà del gioco. Inoltre, dopo aver superato il primo livello, il giocatore aveva la possibilità di decidere autonomamente l'ordine con cui affrontare le successive tre location, aspetto che permetteva di personalizzare l'esperienza di gioco. Era anche possibile superare alcuni livelli seguendo percorsi differenti, fatto che aumentava ancora di più la longevità, già elevata a causa della difficoltà ed enigmaticità degli stage, davvero complessi e ben strutturati. Le ambientazioni, infine, erano quanto mai varie e spaziavano dalle giungle indiane alle metropolitane inglesi, fino al mar glaciale artico. Tutte queste innovazioni fecero di TR3 il miglior Tomb Raider disponibile per Playstation e gli valsero un buon successo di critica e, soprattutto, di vendite, con ben sei milioni di copie vendute in tutto il mondo. Ciò che sale prima o poi deve scendere Tuttavia, col successivo capitolo, Tomb Raider: The Last Revelation, la popolarità della serie iniziò lentamente a calare. Il gioco, pur presentando una trama più elaborata che in precedenza e una struttura molto meno lineare (era possibile passare da un livello all'altro durante il gioco, per accedere ad aree in precedenza precluse), venne accolto in maniera molto più fredda da critica e pubblico. A deludere i fan furono soprattutto la scelta di ambientare il gioco quasi interamente in Egitto, fatto che limitò di molto la varietà dei livelli e soprattutto la totale mancanza di innovazioni importanti rispetto a Tomb Raider 3, che lasciò molti giocatori con l'amaro in bocca, ma mai quanto il finale del gioco, che vedeva Lara finire sepolta sotto il tempio del Dio Seth (!). Si trattava, naturalmente, di un Cliffhanger, utilizzato da Eidos e Core Design per aumentare ancora di più le aspettative per il successivo episodio della serie, episodio che si materializzò nel novembre del 2000 col titolo Tomb Raider Chronicles. Questo gioco venne accolto in maniera ancora più fredda di TR: Last Revelation. Si trattava infatti non del proseguo della serie, ma di una serie di avventure di Lara, completamente staccate tra loro, narrate da alcuni amici riunitisi per onorare la memoria dell'eroina. In modo simile a TR3, il gioco presentava una grande varietà di situazioni ed ambientazioni, ma, anzora una volta, nessuna innovazione. Ancora peggio, dal punto di vista tecnico, il gioco era identico in tutto e per tutto a Last Revelation, cosa che attirò ancora di più il malcontento dei fans, che considerarono il gioco una sorta di espansione a pagamento piuttosto che un nuovo capitolo della saga. Unica nota positiva, il finale, che vede il ritrovamento dello zaino di Lara in Egitto, confermando quello che tutti già immaginavano: la bella archeologa era ancora viva e pronta ad una nuova avventura! Con queste premesse, il momento della riscossa doveva per forza essere vicino, giusto? Beh, non proprio... La caduta nell'oscurità Dopo Tomb Raider Chronicles la serie rimase ferma per diverso tempo, fino a quando venne annunciata la realizzazione di un nuovo episodio di Tomb Raider, intitolato Angel of Darkness, che avrebbe visto il primo passo della saga di Tomb Raider sulle Console di nuova generazione (in particolare, per la PS2). Le prime immagini del gioco mostrarono subito un forte cambiamento sia nelle atmosfere di gioco, molto più oscure e misteriose, sia, soprattutto, nel design di Lara, che appariva con un look decisamente più serio e dark. Le attese per questo titolo erano davvero enormi e quando finalmente vide la luce, nel 2003, la delusione da parte di tutto il mondo dei videogiochi fu incalcolabile, ancora maggiore, se possibile, di quella causata da Chronicles. Il gioco presentava numerose innovazioni, da una grafica molto più moderna e definita all'aggiunta di numerose abilità, tra cui la possibilità di lottare a mani nude e di eseguire un super salto con l'ausilio di una lunga rincorsa. Inoltre, il sistema di controllo era stato completamente ritoccato e adattato all'uso dello stick analogico, con risultati non propriamente esaltanti. Erano stati infine inseriti vari elementi RPG, come la possibilità di ottenere dei potenziamenti per le abilità di Lara o di parlare a determinate persone, scegliendo quali frasi utilizzare. Tuttavia, il gioco era afflitto da numerosissimi bug, sia grafici che legati al sistema di controllo. Inoltre, la trama del gioco si presentava estremamente caotica e confusionaria e presentava dei veri e propri buchi al suo interno. Come se ciò non bastasse, molti giocatori e critici si lamentarono per la scelta di ambientare il gioco quasi esclusivamente in ambienti urbani, rinunciando alle classiche tombe, oltre che dell'eliminazione delle doppie pistole, una delle caratteristiche portanti della serie. Il gioco, in definitiva, fu un vero fallimento e fece toccare alla serie il suo punto più basso, spingendo Eidos a separarsi dalla Core Design, che venne rimpiazzata dalla Crystal Dinamcs. Gli sviluppatori della Core Design, in una successiva intervista, accusarono Eidos di avere mosso pesanti pressioni affinché il gioco venisse concluso prima del superamento dell'anno finanziario e questo portò alla pubblicazione di Angel of Darkness mentre era in una fase ancora incompleta. In ogni caso, sembrava che la saga di Tomb Raider si fosse avviata verso un declino ormai inevitabile. I fasti dei primi tre capitoli erano lontanissimi e i fan sembravano aver perso l'attaccamento per una serie che non aveva saputo evolvere e che da troppo tempo non presentava un titolo che potesse essere considerato un capolavoro assoluto. Tuttavia, quando sembrava che ormai il destino di Lara Croft fosse segnato, la saga di Tomb Raider seppe risorgere dalle sue ceneri. La nuova trilogia Dopo altri tre anni, Lara Croft fece il suo trionfale ritorno in quello che sarebbe divenuto il primo episidio di una nuova trilogia, ovvero Tomb Raider Legend uscito nel 2006 su PC e su praticamente tutte le nuove console, dalla PS2 al Nintendo Gamecube. Crystal Dinamcs riuscì in quello che a Core non era riuscito, ovvero rinnovare la saga facendole fare quel salto di qualità che tutti attendevano da tempo. Questo nuovo titolo aveva davvero tutti gli elementi che fanno di un gioco un grande gioco: anzitutto, una trama solida ed interessante, che vede svelato per la prima volta il passato di Lara. Accantonato totalmente ogni riferimento ad AOD, il gioco mostra Lara alla ricerca di alcuni leggendari artefatti legati alla mitica excalibur, che sarebbero collegati anche alla scomparsa della madre, avvenuta quando Lara era ancora una bambina. Lara sarà ostacolata nella sua ricerca da Amanda Evert, vecchia amica di Lara creduta morta e anch'essa interessata agli artefatti. Anche la grafica e l'audio del gioco apparvero totalmente rinnovati, dando finalmente alla serie quel tocco di rinnovamento e di modernità di cui aveva tanto bisogno. Venne proposta anche una Lara totalmente rinnovata, con un aspetto molto più umano e proporzionato. Ma la cosa più importante ad essere stata ripensata è il sistema di controllo. Prendendo spunto in maniera evidente da altri titoli del genere, in particolare alla saga Prince of Persia di Ubisoft, il gioco presenta un sistema di controllo molto più semplice ed accessibile rispetto ai titoli precedenti, permettendo uno stile di gioco molto più veloce, frenetico ed accattivante. Anche la scelta delle location e il design dei livelli venne pensato con estrema cura, con livelli ed ambientazioni ben differenziati tra loro e quasi sempre realizzati con la massima cura. Tra le innovazioni più gradite, ci fu il rampino magnetico, che consentiva a Lara di effettuare scalate e di lanciarsi da una parete all'altra in puro stile Tarzan. Infine, alcune sezioni dei livelli videro l'inserimento di alcuni quick time events, in cui il giocatore avrebbe dovuto premere i tasti mostrati sullo schermo nella giusta sequenza, altra novità molto gradita dai fan. TR Legends godette di un ottimo successo e riuscì nel difficilissimo compito di rilanciare un brand che sembrava ormai in completo affanno. Ma Crystal Dinamics non si fermò qui. L'anno seguente, in concomitanza col decimo anniversario della nascita della serie, Vide la luce quello che è da molti considerato il miglior Tomb Raider mai realizzato, ovvero Tomb Raider Anniversary. Si tratta, apparentemente, di un remake del primo gioco, con grafica totalmente rinnovata e coi livelli adattati alle meccaniche di gioco di Tomb Raider Legend. In realtà, Crystal Dinacs è riuscita a realizzare molto più di questo: ogni livello, pur restando perfettamente fedele al gioco originale, è stato ripensato e modificato in maniera superba, al punto che anche chi conosce a memoria il primo gioco avrà non pochi grattacapi a completare questa avventura. Giocare a Tomb Raider Anniversary è quasi come giocare ad un prodotto completamente nuovo, intriso dei ricordi di un vecchio classico e questa sensazione è assolutamente fantastica! Come se ciò non fosse abbastanza stimolante, Dynamics ha portato anche alcune modifiche alla trama del gioco, rendendola molto più profonda ed appassionante, con momenti assolutamente toccanti (come quando Lara, per la prima volta nella sua vita, sarà costretta ad uccidere un uomo) e vari collegamenti alla trama di TR Legend, cosa che rende Anniversary, di fatto, il secondo episodio della nuova trilogia. Infine, oltre a tutti gli elementi già presenti in Legend, come il rampino e i quick time events, sono state inserite delle novità anche nel sistema di controllo, come un nuovo sistema di combattimento basato sulle schivate (più adatto a fronteggiare le miriadi di animali presenti nel gioco). Degne di menzione, infine, le epiche battaglie coi boss, che andranno affrontati ognuno con una strategia particolare. Il gioco riuscì a bissare, se non a superare, il successo di Legend, divenendo il nuovo punto di riferimento per i fan di Tomb Raider di tutto il mondo. Era inevitabile, a questo punto, la realizzazione di un terzo gioco, che chiudesse definitivamente la nuova trilogia, e questo puntualmente si materializzò nel 2008, col titolo Tomb Raider Underworld. Anche questa volta, Crystal Dinamics fece centro, realizzando un degno capitolo conclusivo per la sua serie. Il gioco venne realizzato per PC, Xbox 360 e Playstation 3 (e successivamente anche su PS2, in una versione nettamente inferiore alle precedenti) e ripropose lo stesso sistema di gioco dei capitoli precedenti, con numerose innovazioni: livelli molto più ampi e meno lineari rispetto a Legend, eliminazione dei Quick time events, ora sostituiti da fasi in cui il gioco si muove al rallentatore, per enfatizzare ancor di più le situazioni di pericolo e soprattutto un livello di interazione con l'ambiente decisamente maggiore: ora Lara si bagnerà, si sporcherà, e potrà interagire con numerosi elementi dello scenario, utili per risolvere gli enigmi. Anche la trama risulta assolutamente all'altezza delle aspettative e vede il rientro in scena sia di Amanda che di Natla, oltre all'apparizione di un clone malvagio di Lara, creato dalla stessa Natla. Tra rivelazioni e colpi di scena inattesi, la ricerca della madre porterà Lara a cercare gli antichi artefatti norreni legati a Thor, famoso dio del tuono, in grado di aprire un varco verso una sorta di mondo parallelo, nonchè di azionare il terribile macchinario denominato Jormungandr, in grado di distruggere il mondo intero. Il gioco fu, ancora una volta, un successo, divenendo la degna conclusione per una grande trilogia. La fine e l'inizio Ma la saga di Tomb Raider sembra ben lungi dal concludersi: dopo l'acquisizione di Eidos da parte di Square Enix, avvenuta nel 2010, il colosso giapponese ha avviato una serie di interessanti progetti relativi a Tomb Raider: il primo è stato l'interessante esperimento di Lara Croft and the Guardian of light, spin off della serie pubblicato nel 2010 unicamente per il download digitale, un gioco arcade simpatico e divertente, ma ben lungi dal poter essere considerato un nuovo Tomb Raider. Da poco, Square-Enix ha annunciato però la realizzazione del nono episodio della serie principale. Il gioco sarà sviluppato ancora una volta da Crystal Dinamics e segnerà, probabilmente, un nuovo reset per la serie, incentrandosi principalmente sul passato di Lara e proponendo un sistema di gioco totalmente rinnovato, oltre a una Lara dotata di un aspetto molto più giovanile che in passato. Se saprà essere all'altezza del nome che porta, solo il tempo potrà rivelarlo. Nel frattempo, rendiamo nuovamente omaggio ad una delle serie più longeve e famose della storia dei videogiochi, che ci ha regalato ore e ore di mistero, avventura, esplorazione e combattimenti, il tutto sempre in compagnia della sola ed unica Lara Croft, colei che può tranquillamente essere considerata, senza timore di smentita, la più grande eroina che il mondo dei videogiochi abbia mai conosciuto!



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